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1306-1310 Capitanati da Folco di Villaret espugnano Rodi

STORIA DI UN ORDINE CAVALLERESCO COMBATTENTE IN NOME DI CRISTO

Gli irrequieti Cavalieri dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme-Rodi-Cipro-Malta


24/02/2020 - Massimo Iacopi


(Assisi PG)

In questo periodo di crisi della prima decade del 1300, segnato dall’arresto dei Templari a Parigi nel corso del 1307, gli Ordini religiosi militari sono minacciati di dissoluzione. Alcuni personaggi influenti a Roma ed a Parigi sono dell’avviso che la fine del regno franco di Terra Santa renda ormai inutile la loro esistenza. Sotto il nome di “Religione”, gli Ospedalieri, invece, continueranno a testimoniare la presenza dei monaci cavalieri di fronte all’offensiva islamica che si espande nel Mediterraneo. Tuttavia, la disputa fra Cristiani, soprattutto fra cattolici di rito latino e quelli ortodossi di rito greco, contribuisce a paralizzare le operazioni.

Una importante posizione di controllo marittimo

Mettendo piede sull’isola di Rodi il 23 giugno 1306, gli Ospedalieri riescono a conquistare nel Dodecanneso una posizione chiave fra il Mediterraneo orientale ed il Mar Egeo ed in questa situazione, i Greci di Bisanzio, i nominali padroni dell’area, sono costretti a ripiegare verso gli scali del Levante. L’imperatore Andronico II Paleologo (1259-1282-1328) richiama le sue truppe e si trova costretto a riconoscere la sovranità dell’Ordine equestre sull’isola. Dal 1310 al 1522, data della conquista di Rodi da parte dei Turchi, gli Ospedalieri si serviranno dell’isola come porto di collegamento per le loro galere e contribuiranno al contenimento della minaccia mussulmana, impedendo loro di espandersi nel Mediterraneo occidentale. La conquista di Rodi da parte dell’Ordine Ospedaliero è stata narrata da diversi cronisti. I racconti più credibili ed affidabili si trovano nei lavori dello storico greco contemporaneo dei fatti Georges Pachymeres o Pachimere (1242-1310). Esistono, peraltro, anche biografie di papa Clemente V de Got (1264- ; pontefice dal 1305 al 1314), il famoso nemico dei Templari, che forniscono una quantità di dettagli rivelatori. Queste biografie si connettono anche con le Ordinanze della Santa Sede e con le corrispondenze fra il papa ed il re d’Aragona. Gerardo di Monreale, autore della Cronaca del Templare di Tiro (1243-1314) e Francesco Amadi (morto nel 1566), autore delle Cronache Cipriote di Amadi e Diomede Strambaldi, autore delle Cronache Cipriote di Strambaldi del 1600, ci indicano chiaramente come a Cipro sussistano relazioni conflittuali fra gli Ospedalieri ed i re della dinastia dei Lusignano, quelli che ancora avanzano pretese sul trono perduto di Gerusalemme. In queste opere vi si trovano, sparsi, aneddoti piccanti, leggende e racconti popolari.

Al centro delle sfide

Nessuno può contestare il prestigio dell’Ordine degli Ospedalieri, fondato a Gerusalemme nel 1070. Presente nel Levante e padrone di vaste proprietà fondiarie nei regni di Occidente, esso è costretto ad insediarsi a Cipro dopo la perdita di San Giovanni d’Acri nel 1291. La sua casa madre si trova ormai a Limassol sull’isola di Cipro e l’istituzione subisce tutti gli inconvenienti del forzoso ripiegamento: le sue entrate risultano considerevolmente diminuite ed altrettanto ridotti vengono a trovarsi i tradizionali doni finanziamenti provenienti dall’Europa. Il re di Cipro, Enrico II di Lusignano (1271-1324) cerca di far pesare la sua tutela sull’Ordine. Alla corte reale, diversi consiglieri propongono la confisca dei beni degli Ospedalieri. Secondo Gerardo di Montreal, già dal 1305, dal momento dell’elezione a Gran Maestro di Folco di Villaret (Gran Maestro dal 1305 al 1327), l’Ordine aveva cominciato a pensare di lanciare una operazione per la conquista di Rodi. Certamente questa iniziativa rischiava di deteriorare ancora di più le relazioni con l’imperatore romano d’Oriente, ma questi, rimanendo fortemente circospetto e preoccupato nella guerra contro i Turchi, sollevava l’Ordine dal rischio di rappresaglie. Folco, in particolare, si sperava di ritrovare, con questa iniziativa, quella libertà d’azione che il suo insediamento a Limassol, aveva reso complicata. Conservare una enclave a Cipro rimane un fatto positivo, ma controllare il Dodecanneso presentava vantaggi geopolitici e strategici innegabili e Rodi non poteva che sedurre il suo desiderio di espansione. Isola ricca in viveri ed acqua, capace di approvvigionare una flotta e di sostenere una guarnigione, Rodi si trova sulle rotte commerciali marittime fra il Levante, Alessandria e Costantinopoli. In effetti, in questo stesso momento l’Impero romano d’Oriente sta attraversando una crisi insormontabile: nel 1304 l’ammiraglio genovese Benedetto Zaccaria de Castello (1235 circa-1307) si impadronisce dell’isola di Chio (Scio) ed ottiene il riconoscimento ufficiale di vassallaggio, puramente nominale, da parte dell’imperatore Andronico II, che si consola, esacerbando le relazioni fra Genovesi e Veneziani nei porti del Dodecanneso.

Una ventata di speranza

Esistono numerosi precedenti giuridici per quanto concerne Rodi, poiché in diverse occasioni, gli imperatori di Costantinopoli l’hanno concessa in feudo ad ammiragli genovesi. Forte di queste pretese, l’ammiraglio avventuriero e corsaro genovese Vignolo de’ Vignoli (XIII e XIV Secolo) rivendica le isole di Kos (Coo) e di Leros, pur riconoscendo nominalmente la sovranità imperiale. In effetti, queste isole si trovano a poca distanza da Rodi e la presenza genovese potrebbe contrariare le ambizioni degli Ospedalieri, tensioni sulle quali la diplomazia imperiale sa destreggiarsi a meraviglia. Una ventina di anni prima, nel 1299, un nemico personale degli Hohenstaufen, il papa in persona, non aveva esitato a proporre a Federico II di Sicilia (1194-1250) di conquistare l’isola e di cacciarne la guarnigione greca. Il papa aveva sollecitato anche Sancho d’Aragona (1250-1275) cavaliere ospedaliero e fratellastro del re di Sicilia e figlio di Giacomo I d’Aragona (1208-1276), a saccheggiare le isole sotto controllo greco, ma l’operazione si era conclusa con un fallimento. Nel 1300, il mistico e visionario spagnolo Raimondo Lullo (1232-1316), conoscitore di tutta la geopolitica del Mediterraneo, aveva identificato nell’isola di Rodi, la posizione chiave del commercio navale: conquistando l’isola, un ordine equestre sarebbe in condizioni di impedire qualsiasi relazione malsana e traditrice di Bisanzio con l’islam, in particolare in quei traffici nei quali i Greci non disdegnano di dedicarsi. La notorietà ed il parere di Raimondo Lullo consente di eliminare qualsiasi critica nei riguardi della guerra fra Andronico e Folco di Villaret. Qualsiasi spirito, puramente logico e che fa astrazione dalla dimensione spirituale, potrebbe stupirsi di una guerra fra Cristiani e comunque stigmatizzerebbe il comportamento dell’assalitore. In effetti, l’ottica di Lullo risulta radicalmente diversa ed attribuisce a questa guerra un valore di legittimità ed apotropaico (altamente simbolico): considerando che è inaccettabile per un commerciante ed un armatore cristiano di dedicarsi al commercio con l’invasore mussulmano, interdire questa pratica diventa un sacro dovere. Peraltro, Raimondo Lullo fornisce ai Crociati d’Occidente una salutare ventata di speranza in questi tempi agitati della perdita della Terra Santa.

Tempio riedificato

Il Lullo, prima di scegliere di morire da martire a Bugie, un porto d’Algeria, sa che è indispensabile proteggere il Mediterraneo occidentale contro i Turchi ad ovest della posizione chiave di Malta. Con due secoli di anticipo, egli intravede già i risultati drammatici dell’insediamento dei fratelli pirati Barbarossa ad Algeri nel 1529. Egli non può immaginare il tradimento del re di Francia, né l’alleanza di Francesco I di Francia (1494-1547) con i Turchi, né la base di Tolone messa a disposizione del terrorismo schiavista, con la compiacenza di questo re “degenere”, come di fatto avverrà due secoli dopo la sua morte, ma Lullo sa che Rodi, tenuta da un ordine equestre, può ritardare la catastrofe. Lullo rimane sconcertato dalla scomparsa dell’Ordine dei Templari, ma egli sa anche ed è convinto che la cosa è stata decisa per volontà divina; per contro, egli constata che gli altri ordini sopravvivono, come se fosse stato necessario per loro sacrificare il più prestigioso. Egli annuncia per la fine ultima dei tempi la riunione degli ordini equestri in un solo Ordine: il tempio riedificato. Egli attende il sovrano universale, erede di Melchisedec, che riprenderà la fiamma degli imperi d’Oriente e d’Occidente, che regnerà sull’universo e schiaccerà l’islam e tutte le eresie; si tratterà del famoso Rex Bellator, il re guerriero. Nell’attesa di questi tempi apocalittici, Lullo non può che incoraggiare Folco ad impadronirsi dell’emporio mercantile greco di Rodi. Lullo prova una amara delusione, perché egli spera che Carlo di Valois (1270-1325) possa persino lanciare una nuova crociata, grazie all’impiego di Rodi come base logistica. E’ pur vero che le altre potenze cristiane del Mediterraneo continuano ad operare in direzione dei loro propri interessi, senza tenere in soverchia considerazione i moniti del santo predicatore. In tale contesto, i Veneziani conquisteranno diverse isole, fra le quali Karpathos (Scarpanto), al solo fine di controbilanciare l’espansione genovese nell’area.

Il prestigio dei Grimaldi

Le cronache cipriote della corte dei Lusignano testimoniano che Folco di Villaret ha firmato un contratto con un ammiraglio genovese; secondo Gerardo di Monreal, si tratterebbe di Bonifacio Grimaldi, mentre due cronisti italiani pensano che si tratti, piuttosto, di Vignolo de’ Vignoli. Risulta alquanto difficile stabilire con certezza di quale personaggio si sia effettivamente trattato, ma, più verosimilmente, dovrebbe riguardare Bonifacio Grimaldi, perché egli risulterebbe imparentato con famiglie di origine longobarda in tutta l’Italia del Nord. In effetti, il cognome Grimaldi deriva dal vecchio tedesco Greim-Held, l’eroe con la maschera, dunque un membro di un lignaggio che potrebbe pretendere di risalire ad una origine reale, come lo ricorda l’opera wagneriana, nella quale i protagonisti si disputano il Tarnhelm, la maschera o elmo d’invisibilità, che solo Sigfrido è degno di portare. Il prestigio dei Grimaldi è tale che Folco ha tutto l’interesse a trattare con Bonifacio, senza peraltro trascurare un audace e valoroso corsaro come il Vignolo, che, come un implacabile signore della guerra, non possiede l’appeal di un discendente di una dinastia coronata. Si può verosimilmente considerare che la diplomazia dell’Ordine abbia trattato, sia con Grimaldi, che con Vignolo, per motivi di sinergia e di complementarietà. L’ipotesi non può essere completamente scartata, perché un atto del 26 maggio 1306, firmato da Villaret e da diversi membri del Capitolo li impegna nei confronti di Vignolo: quest’ultimo cede i suoi diritti sulle isole di Kos e di Leros agli Ospedalieri, con la riserva di mantenere la sua proprietà di Lardos e di un feudo di sua scelta sul territorio dell’isola di Rodi. Risulta inteso che per tutti gli isolotti sparsi intorno a Rodi che il Vignolo potrebbe conquistare, questi si vedrebbe attribuito, secondo il diritto feudale, il titolo di “vicarius e justiciarius”, vale a dire il diritto di alta giustizia sui sudditi che risiedono in tali isole. Non risulteranno comunque posti sotto la sua autorità giudiziaria i monaci cavalieri siano essi di passaggio o stabilmente assegnati alla guarnigione, come anche i loro sergenti e servitori. Questi ultimi rimangono sotto la tutela diretta del Gran Maestro e del Tribunale dell’Ordine. Vignolo e gli Ospedalieri designeranno insieme gli agenti del fisco sulle isole dell’arcipelago, ad eccezione di Rodi, propriamente detta. Nel complesso delle imposte, l’Ordine percepirà i due terzi ed il Vignolo un terzo. Ci si può stupire di un accordo così favorevole, proprio perché l’Ordine possiede largamente i mezzi militari per conquistare tutte queste isole, ma occorre mettersi nello spirito dell’Ordine, la cui vera vocazione è la Crociata: i compiti ancillari della conquista di un pugno di isolotti, essendo operazioni marginali non interessano i Cavalieri, che, di fatto, si avvalgono della possibilità di subappaltare ad un impresario di guerra la missione di creare una profondità di sicurezza in termini militari intorno a Rodi. All’Ordine interessano solo la base logistica ed il porto, come punti di appoggio per le future controffensive nel Levante. In ogni caso, tutte queste considerazioni sono soltanto delle ipotesi plausibili, in quanto gli archivi del Vaticano non conservano alcuna minuta di questi negoziati, né della corrispondenza di Villaret, avendo certamente il papa, ordinato di coprire da segreto assoluto la conquista di Rodi.

Una ulteriore prova

Il 23 giugno 1306, Villaret e Vignolo salpano da Limassol a bordo di due galere da guerra, seguite da quattro navi mercantili, scortate da 35 cavalieri, 6 cavalieri mercenari reclutati nel Levante e 500 sergenti a piedi. Essi sono seguiti da una squadra genovese. Vignolo fa scalo a Castellorizzo (Castelrosso), perché ritiene che si tratti del migliore osservatorio per individuare eventuali movimenti sospetti al largo di Rodi. In questa località, il Genovese viene tradito da un Greco, che faceva parte del personale civile della spedizione e che aveva preliminarmente avvertito gli abitanti. Vignolo riesce a sfuggire per poco ad una sorte funesta e nel periodo seguente si riunisce con le forze del Villaret. Quest’ultimo, nel frattempo, si è impadronito del castello di Kos, ma la risposta di una colonna greca lo espelle dalla posizione raggiunta ed alla fine, la truppa della spedizione, stanca di tergiversazioni, decide di mettere piede sull’isola di Rodi. Nonostante i sospetti di arrangiamento dei fatti, occorre fare affidamento sulle cronache di Francesco Amadi e di Florio Bustron (Historia overo commentarii de Cipro) che narrano nei minimi dettagli i combattimenti che seguono. Il ridotto contingente ospedaliero tenta nondimeno una incursione anfibia contro Rodi, ma come era da aspettarsi, l’operazione è destinata al fallimento. Il 20 settembre 1306, i Cavalieri Ospedalieri trovano senza guarnigione il castello di Feraklos (Charaki o Haraki) sulla costa est dell’isola e sfruttano in pieno la fortunata occasione. L’11 novembre, giorno di San Martino, un Greco, scontento del potere bizantino, aiuta i cattolici a conquistare il Castello di Fileremos (in posizione dominante, appena a sud della città). Gli Ospedalieri non sono affatto sorpresi di trovarvi una guarnigione di 300 Turchi, una prova di più, se fosse stata necessaria, della supposta connivenza di Costantinopoli con i loro partners commerciali. Gli Ospedalieri non lasciano vivo nessun prigioniero, un avvertimento salutare, diretto agli altri distaccamenti turchi che dovessero coltivare l’idea di rimanere sull’isola di Rodi. Imbaldanziti da questo successo, i Cavalieri ritornano sotto le mura della capitale dell’isola, ma falliscono nuovamente: la popolazione è stata galvanizzata dalla promessa dell’arrivo di rinforzi da parte dell’imperatore Andronico II.

Pace di compromesso

In un dispaccio del 30 aprile 1307, conservato negli archivi reali d’Aragona, attualmente presso il castello di Simancas (nei pressi di Valladolid), riporta i dettagli dell’operazione: l’imperatore invia a Rodi 8 galere, operazione che obbliga gli Ospedalieri a togliere l’assedio. Le perdite assommano ad ottanta soldati greci contro dodici cavalieri ed una quarantina di cavalli. Simultaneamente, secondo la testimonianza di Pachimere, gli Ospedalieri inviano una ambasciata presso l’imperatore per ingiungerli di liberare Rodi, al fine di insediare la loro sede nella guerra contro i Turchi. L’Ordine cavalleresco si impegna a rendere omaggio ligio all’imperatore, a mantenere la sua sovranità sull’isola e ad inviargli 300 tra cavalieri e sergenti, nel caso in cui l’impero risulti minacciato. Andronico II vi oppone un rifiuto, umiliante e sferzante, interrompendo qualsiasi negoziato futuro. Nello steso tempo, egli si affretta a preparare nuovi rinforzi nella speranza di allentare la stretta dei Cavalieri intorno alla città di Rodi. Nella primavera del 1307, in piena crisi fra il papa ed i Templari (questi verranno arrestati il venerdì 13 ottobre), il papa Clemente  V, invita Folco a Poitiers, dove si è insediata la corte papale. Tuttavia, l’invito viene rimandato per il mese di agosto, perché il Gran Maestro è interamente assorbito dalle operazioni in corso, che egli comanda personalmente con l’arma in pugno ed in prima linea. Risulta comunque rivelatore il fatto che Folco, si sente, comunque, nel successivo mese di agosto, in condizioni di assentarsi dalle operazioni in corso, dettaglio che significa che tutto l’arcipelago ed una gran parte dell’isola principale, ad eccezione della capitale, sono ormai sotto il controllo di Vignolo e dei Cavalieri. Il 5 settembre 1307, il papa emette una bolla che riconosce la sovranità degli Ospedalieri su Rodi, anche se, nei fatti, la conquista non risulta ancora completata. Esiste un documento contraddittorio, datato al mese di ottobre del 1307, che riporta che gli Ospedalieri sono insediati nella rocca di Lindos, ma che, nel porto di Rodi, sono ancora all’ormeggio “20 vascelli dell’imperatore di Costantinopoli”; infine, un altro documento, emesso da re Giacomo I d’Aragona, conferma che nel marzo 1309, le operazioni non sono ancora concluse.

Un colpo di fortuna

Folco negozia con i Genovesi: nel 1308 egli ordina ai loro cantieri una navis magna costosa ma temibile, più dodici galere. Egli viaggia nel Regno di Francia e nei Principati italiani per due anni, poi, nel settembre 1309, sollecita l’autorizzazione del papa di rientrare ai combattimenti di Rodi. Egli salpa da Brindisi nel 1310, a seguito di un evento importante: gli Ospedalieri si rifiutano di collaborare con la “crociata della povera gente”, pellegrini senza alcun valore guerriero. Grazie ad un sistema di alleanze, viene organizzata una squadra di guerra crociata, al comando di Folco di Villaret, che conta ben ventisei galere. A bordo si trovano 300 cavalieri e tremila sergenti a piedi. Sfortunatamente, le tempeste ritardano la partenza fino alla primavera. In linea di massima, il compito della flotta era quello di aiutare il regno di Cipro e quello degli Armeni di Cilicia, ma, secondo una curiosa abitudine ormai risalente al 1204, Folco devia la spedizione a suo vantaggio per completare la conquista di Rodi. La città cade, alla fine, il 15 agosto 1310, data dell’Assunzione, ma alcuni credono che si tratti di una pia menzogna, propalata dai biografi del papa !!... Rimane ancora un dubbio: i cronisti ciprioti, senza dubbio poco condiscendenti, pretendono che la città non sia stata presa d’assalto, ma per un colpo di fortuna. Una nave genovese, noleggiata dall’imperatore, che trasportava viveri per gli assediati, era stata bloccata a Famagosta. Il cavaliere cipriota Piero il Giovane, deferisce il capitano genovese a Rodi davanti al Gran Maestro. Per sfuggire ad una esecuzione certa, sembrerebbe che questo marinaio abbia convinto la guarnigione ad arrendersi senza condizioni con salvacondotti personali e senza saccheggi.

Una formidabile potenza

Secondo i loro piani, i Cavalieri trasferiscono il loro convento da Cipro a Rodi. Essi reclutano in Occidente un eccedente demografico al fine di ripopolare l’isola con coloni cattolici e dissuadono i civili greci dall’emigrare. Appena insediati, quando ancora i lavori non sono neanche iniziati, l’Ordine iniziano ad attaccare i Turchi, ma provvedono anche al sequestro delle navi genovesi che si ostinano a commerciare con l’Egitto mamelucco, vietando altresì qualsiasi transazione con i mussulmani. I Genovesi, piccati, rispondono, con un alleanza con l’emiro di Menteshe, ma gli Ospedalieri, provvederanno a distruggerli nel corso del 1312. Nel 1316, l’Ordine si impadronisce dell’isola di Karpathos, che sottraggono ai Veneziani, in rappresaglia per i loro tentativi commerciali. L’Ordine Ospedaliero diventa progressivamente, sotto la guida del Gran Precettore Albert de Schwarzburg (1268-1327), ovvero Albertus Alamannus, una formidabile potenza, sconfiggendo i Turchi a Chio nel 1318. Nel 1319 una flotta turca di 80 galere tenterà una incursione su rodi, ma Schwarzburg la distruggerà, respingendone i resti. Per più di un secolo, i Turchi non tenteranno più attacchi a Rodi.

BIBLIOGRAFIA

Amadi Francesco,  Cronache Cipriote,  XVI Secolo;

Bustron Florio, Historia overo commentarii de Cipro; XVI Secolo

Gerardo di Monreale, Cronaca del Templare di Tiro (1243-1314)

Pachymeres o Pachimere Georges, Historia rerum a Michaele Palaeologo ante imperium et in imperio gesta rum (Storia di Bisanzio)

Strambaldi Diomede, Cronicche Cipriote, XVI Secolo


 

 

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