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Un omaggio all’Avvocato Antonio Belloni co-fondatore di Forum

      

   

Diritto

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Intervista di:

Massimo Cavoli


Nel cinquantennale della sua abilitazione forense

 

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L'Avv. Belloni


Forum 23

Un omaggio all’Avvocato Antonio Belloni co-fondatore di Forum

Nel cinquantennale della sua abilitazione forense

(Rieti, 17/12/2010)  

«L’augurio che faccio ai miei colleghi, soprattutto ai più giovani, è di avere sostanzialmente un percorso come il mio. Mi viene sempre in mente ciò che nella Divina Commedia Dante fa dire a Ulisse: “E posi me per l’alto mare aperto”, perché questa professione è una scommessa. Si parte, senza sapere dove si arriverà». Antonio Belloni riflette così sui suoi cinquant’anni da avvocato, lui che è stato  il più longevo presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (22 anni), poltrona che ha lasciato nel 2007, un epilogo burrascoso che l’ex Presidente ricorda con profonda amarezza: «Fui vittima di un violento attacco alla mia persona, senza che avessi fatto nulla per danneggiare l’avvocatura, anzi, tutt’altro». Ma poi frena e aggiunge un’altra riflessione: «Non avrei mai immaginato di tagliare questo traguardo e neppure pensavo che avrei attraversato tanti cambiamenti, visto come è radicalmente mutato il mondo della giustizia in tutti questi anni, specialmente per quanto riguarda i rapporti nell’avvocatura. La nostra è una professione affascinante, è fatta di alti valori che permettono di svolgerla in maniera nobile anche nella situazione attuale caratterizzata da numerose e forti difficoltà». Di strada Belloni ne ha fatta davvero tanta, i ricordi da incorniciare sono un’infinità. Durante il suo lungo mandato ha accolto cinque ministri della Giustizia, ha collezionato amicizie autorevoli (di rilievo quelle con l’ex magistrato Fernando Imposimato e con il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli), persino con Papa Ratzinger che conosce da quando era cardinale, ha posto il sigillo del Consiglio su uno dei più importanti convegni sull’eutanasia organizzati in Italia. Quando si laureò e si ritrovò, quasi da subito, a dover affrontare la vita per la morte prematura del padre Gioacchino, Belloni aveva scelto di dedicarsi al penale. «Discussi con il professore De Marsico una tesi di laurea sul peculato, ma fui costretto a cambiare programma. Mio padre, prima di morire, mi suggerì di appoggiarmi all’avvocato Giorgio Leoni, una figura molto importante per me perché mi aiutò ad affrontare quella fase così difficile di transizione. Ereditai un lavoro che riguardava prevalentemente il campo civile e fiscale, ma il penale non l’ho mai abbandonato (fu tra i protagonisti del processo per lo scandalo della Tekno Polimeri, dove difese e fece assolvere l’ex sindaco Otello Anibaldi, n.d.r.)». Soddisfazioni che non gli sono mancate nel civile. Una su tutte, anche per il clamore mediatico che sollevò, fu la sentenza ottenuta dal Tribunale che autorizzò una donna reatina a usare, in via autoctona, le cellule staminali prelevate dal proprio cordone ombelicale (possibilità vietata dalla legge italiana) per curare un altro figlio affetto da una grave patologia.    Decisione che l’ex ministro della salute Sirchia impugnò, ma senza successo. E poi quelle aziende salvate dalla bancarotta («Evitai, con altri avvocati, il fallimento del Sabino che poi confluì nella Stefer e infine al Cotral, come pure rivendico il traghettamento (insieme agli altri due commissari Vespaziani e   Paci) del gruppo Bosi nell’amministrazione controllata prevista dalla legge Prodi. Scongiurare il fallimento servì a garantire ai lavoratori il pagamento delle liquidazioni con il fondo di garanzia dell’INPS»). Oltre due decenni trascorsi alla guida del Consiglio sono davvero tanti («Oggi dico che forse avrei dovuto lasciare prima, ma il lavoro da fare è sempre stato molto e io volevo completarlo»), ha lasciato tracce autorevoli che in molti sono disposti a riconoscergli, come l’impegno (portato avanti anche quando non c’erano campagne elettorali di mezzo) per potenziare la circoscrizione sabina («Rieti è la Cenerentola del Lazio, occorre allargare la competenza territoriale del tribunale ad altre realtà, altrimenti si rischia di essere fagocitati da altri») oppure la proposta di istituire nel capoluogo una sezione distaccata della Corte d’Appello che però non trovò il giusto sostegno. Tanti progetti, qualcuno rimasto nel cassetto, come quello di far realizzare all’inizio degli anni ‘90 il nuovo palazzo di giustizia nell’area industriale dismessa di viale Maraini, (idea oggi recuperata e rilanciata dall’amministrazione comunale), ma osteggiata da chi, in seno al consiglio comunale, all’epoca era più impegnato a regolare questioni interne di partito piuttosto che a pensare ai problemi della giustizia, mondo al quale, peraltro, apparteneva. «Mi dispiace perché c’erano anche i finanziamenti», ricorda Belloni, secondo il quale «è stata la politica, intesa come quella con la “P” maiuscola, che ha fatto mancare il suo sostegno».  Detto da lui, che la politica l’ha frequentata fino a diventare senatore, ha un fondamento.  Amministratore comunale prima (favorì la nascita dell’ASM ponendo fine all’esternalizzazione del servizio a favore di una società di Pescara),  parlamentare poi (dal 1994 al 1996), una sfida persa per la Provincia contro Calabrese, dove fu convinto a presentarsi dietro la promessa di essere comunque candidato nuovamente a Palazzo Madama per il Polo della Libertà (invece, dopo una riunione beffa a Roma, gli preferirono Diaconale, seccamente battuto da Gavino Angius). «Mi convinsero quelli di AN e Forza Italia, mi dissero che la mia presenza era importante per far restare unito il centro destra poiché, con un altro candidato, si sarebbe spaccato. Accettai, pur con molta ritrosia, e finì con una sconfitta. In campagna elettorale fui lasciato solo, tanto che non volevo affrontare il ballottaggio. A sconfiggermi furono soprattutto i miei alleati e il tradimento da parte di chi credevo leale. E’ stata un periodo che ho comunque vissuto con grande disinteresse, visto che il mio impegno prioritario è sempre stato quello della professione». Politica che adesso Belloni si accinge a rivivere in un modo nuovo, proponendosi come punto di riferimento, insieme all’altro ex parlamentare Franco Proietti, per un nuovo movimento. Come andrà? Difficile prevederlo, cambiamenti profondi hanno interessato anche la politica, vista oggi più come un investimento personale piuttosto che come missione da compiere al servizio dei cittadini. A 76 anni, con una toga d’oro sulle spalle e un bagaglio notevole di esperienza, vale la pena provarci. Le stagioni, a volte, non finiscono mai fino in fondo.


Massimo Cavoli

 

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