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VATICANISTI INSIPIENTI ANTISTORICI E QUALUNQUISTI

      

   

Religione

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Capiscono fischi per fiaschi e attribuiscono al Papa falsi concetti

 

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Fede popolare e 'ndrangheta


Troppi improvvisatori in televisione

VATICANISTI INSIPIENTI ANTISTORICI E QUALUNQUISTI

Capiscono fischi per fiaschi e attribuiscono al Papa falsi concetti

(Santuario di Greccio, 13/07/2014)

L’ultima sedicente vaticanista questa mattina, sul canale 48 di Rai News, ha ripetuto a pappagallo la vulgata del Papa che avrebbe scomunicato gli appartenenti alla ‘Ndrangheta.

Da una settimana, vaticanisti insipienti, antistorici e qualunquisti, si associano nel propalare una leggenda metropolitana:  “Dalla Piana di Sibari Papa Bergoglio ha scomunicato i mafiosi….” Niente di più falso e pretestuoso. Costoro attribuiscono a Papa Francesco un fatto mai accaduto, peraltro impossibile da realizzare nelle modalità descritte e nel contesto in cui si sarebbe verificato. E su questo falso assunto, tutti costoro fanno a gara per costruire scenari che coinvolgono le popolazioni meridionali, senza distinzione tra comuni cittadini e cittadini mafiosi, facendo di tutta l’erba un fascio, accomunando i fedeli partecipanti ad una processione in un discutibile modo di professare la fede, ed indicandoli tutti come fiancheggiatori o appartenenti ad una organizzazione mafiosa.

Addirittura, stamattina, il quasi centenario giornalista di origini calabresi, soprannominato Barbapapà, al secolo Scalfari Eugenio, auto nominatosi intervistatore prediletto di Bergoglio, nell’articolessa domenicale su Repubblica, insiste sul fatto che dalla Piana di Sibari il Papa avrebbe lanciato una scomunica contro i mafiosi della ‘Ndrangheta calabrese.

Nell'ambito del diritto canonico cattolico le scomuniche sono disciplinate dal codice di diritto canonico ai canoni 1331 e 1364 -1398. Secondo i detti canoni, la scomunica è la più grave delle pene che possa essere inflitta a un battezzato, esclude lo scomunicato dalla comunione dei fedeli e lo priva di tutti i diritti e benefici derivanti dall'appartenenza alla Chiesa. Sia però chiaro che la scomunica può essere inflitta solo ad una persona fisica, laica o ecclesiastica, non ad enti, confraternite, intere comunità.

Ciò posto, mi chiedo come possano, in questi giorni, i sedicenti vaticanisti rilasciare giudizi e commenti, senza rendersi conto del fatto che le parole del Papa nella Piana di Sibari non sono state un atto pontificio ufficiale col quale Papa Francesco ha inteso impartire la scomunica a qualcuno. E' evidente che le parole del Papa erano semplicemente un invito ai mafiosi a cambiare modo di vivere ed a rientrare nella comunità cristiana dalla quale si erano allontanati. Infatti Papa Bergoglio, rivolgendosi agli appartenenti all’organizzazione della ‘Ndrangheta, ripeto all’organizzazione, non ai singoli con nome e cognome, ha semplicemente detto: “Siete scomunicati”. Non ha detto “Siate scomunicati”, né “Vi scomunico”. E non avrebbe potuto dire “Vi scomunico” proprio perché i canoni ecclesiastici non gli consentono di infliggere la pena della “scomunica” all’intera organizzazione mafiosa, ma soltanto ai singoli, con nome e cognome.

In altre parole Papa Francesco ha voluto avvertire i mafiosi che il loro modo di vivere, di comportarsi, di agire li ha allontanati dalla “comunità dei fedeli” e pertanto devono considerarsi scomunicati per cui non possono avvicinarsi ai sacramenti ed alla Chiesa, fino a che non si pentiranno, fino a che non saranno perdonati e non modificheranno il loro stile di vita. Nel suo spirito francescano il Papa ha dunque semplicemente esortato i mafiosi a desistere, a convertirsi, esattamente come fece Papa Karol Wojtyla quando lanciò “L’anatema contro la mafia” ad Agrigento il 9 maggio 1993, dopo aver incontrato in maniera privata i genitori del giudice Rosario Livatino:

 “Che sia concordia! Dio ha detto una volta: non uccidere! Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione… mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio! Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte! Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è via, verità e vita. Lo dico ai responsabili: Convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio!”

Le scomuniche scaturiscono automaticamente da un comportamento delittuoso in quanto tale, cioè non vengono esplicitamente inflitte dal Papa o da un ente ecclesiastico, perché chi compie atti contrari alla morale cattolica si trova a essere scomunicato automaticamente (scomunica latæ sententiæ).

E’ proprio questa la fattispecie sottesa nelle parole del Papa: “Siete scomunicati”. Ossia: ”Non sono io che vi scomunico; vi siete scomunicati da voi stessi, con il vostro modo di vivere che vi ha escluso dalla comunità dei fedeli”.

C’è anche da dire che il giudizio negativo della Chiesa nei confronti dei mafiosi, è il medesimo che viene tributato nei riguardi delle associazioni massoniche. L’iscrizione ad esse rimane infatti proibita. Pertanto i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione, perché incorrono nella scomunica latæ sententiæ, come del resto avviene per la simonia e per coloro che nel Conclave si accordano per condizionare l’elezione di un Papa.

Ciò non toglie che la scomunica possa sempre essere inflitta da un organismo ecclesiale (scomunica ferendæ sententiæ). C’è solo l’obbligo di indirizzarla ad un soggetto specifico, ben definito dal nome e dal cognome.

♫♪

Questo episodio, così maldestramente divulgato da molti sedicenti vaticanisti, in questi giorni viene associato a quello del cosiddetto “inchino” (termine rubato alla vicenda della Costa Concordia) che i portatori della statua della Madonna a Oppido Mamertina avrebbero artatamente fatto compiere alla statua davanti all’abitazione di un anziano mafioso ultraottantenne e malato, noto come capo della ‘ndrangheta locale, mentre il popolo in processione elevava preghiere al Cielo invocando la guarigione dello stesso. Forse sarebbe corretto dire ex mafioso, considerata l’età e gli acciacchi del tizio, infatti se il vecchio mafioso fosse stato tuttora un pericoloso malvivente responsabile di delitti, non starebbe stato posto a casa sua agli arresti domiciliari ad attendere la grazia della Vergine, ma, al pari di Riina e di Provenzano, sarebbe stato ristretto in carcere, possibilmente col trattamento dell’art. 41 bis c. p. p. .

Un quadro grottesco. Almeno nei termini in cui è stato riportato dagli organi di stampa. Comunque un quadro difficile da digerire, denunciato in questi termini alla magistratura dal locale comandante dei CC. Personalmente non credo ci sia stato un inchino della statua, ma credo piuttosto, vista in generale, che si sia trattato di una breve sosta davanti alla casa di un malato. Se analoga sosta fosse stata eseguita davanti all’abitazione di un malato qualsiasi, non si sarebbe scatenato tutto questo putiferio. Ma può davvero interpretarsi come fatto delittuoso una pratica che probabilmente non c'entra nulla con la mafia, ma che fa parte da secoli degli usi e costumi di una popolazione e che è regolarmente praticata in tanti altri Comuni della Calabria?   Non credo affatto che i precedenti comandanti avrebbero tollerato in passato un identico fatto. Non se ne ha notizia. Escludo inoltre nella maniera più assoluta che in passato dei Carabinieri abbiano volutamente chiuso un occhio su un fatto analogo che li avrebbe coinvolti in una situazione imbarazzante. Neanche di questo si è mai avuta notizia. I Carabinieri sono noti a tutti gli Italiani per essere “Fedeli nei Secoli”, fedeli alla Patria, fedeli al Dovere, fedeli al Giuramento, non fedeli alla mafia. Quindi, se questa del preteso inchino non è una novità in assoluto, potrebbe anche ipotizzarsi che il fatto abbia assunto i connotati della violazione della legge penale a causa di una più spiccata sensibilità, legittima, ma da approfondire nelle sedi opportune, come credo che avverrà. Il vero problema è quello delle modalità in cui è stata data la notizia dalla stampa nazionale. Ai giornalisti vaticanisti non è parso vero di poter  “sbattere” in prima pagina una simile notizia, che peraltro faceva il paio con l'altra, ghiotta, della “scomunica” del Papa nella Piana di Sibari. Con  simili notizie i giornali ci “campano” sopra per settimane. Chi ci rimette sono i cittadini. Infatti l’immaginario collettivo alla fine pensa che tutti i Meridionali ed in particolare tutti i Calabresi sono mafiosi. Alla faccia dell'integrazione Nord-Sud. E' un fatto che il Meridione appare spesso ai più come una lontana colonia in terra africana, improduttiva e mafiosa: un peso per le finanze italiane. Per fortuna, qualcuno ha scritto che la “pratica” di far sostare la “macchina” del Santo davanti alla casa dei malati gravi della comunità è una pratica se non millenaria, sicuramente centenaria che si ripete da tempo immemorabile in molti centri abitati della Calabria, non soltanto ad Oppido Mamertina, ed è finalizzata a consentire alla popolazione di innalzare una preghiera al Creatore per invocare la guarigione del malato, non a rendere onore al mafioso di turno.

Mi sono chiesto se la legittima denuncia del sottufficiale di Oppido Mamertina meritasse tutto questo baccano giornalistico o se dovesse piuttosto essere esaminata dai giornalisti considerando anche la differente sensibilità delle persone e il retaggio degli usi e costumi tramandatisi nel tempo, quindi approfondita e meditata, piuttosto che essere trattata come farebbe un elefante in una cristalleria.

♪♫

Indubbiamente in Calabria le Forze dell’Ordine vivono un’atmosfera da far-west. Il pericolo che ogni cittadino possa essere sospettato di appartenere alla mafia è reale. Infatti, se spostiamo il teatro di analisi nel Lazio, problemi simili non si pongono affatto. Ho assistito anni fra a Viterbo alla processione in onore di Santa Rosa, che si svolge i primi di settembre di ogni anno. Ricordo che la “macchina” della Santa durante il percorso eseguiva soste strategiche programmate, ufficialmente per far riposare i portatori. La sosta più obbligata era davanti alla Casa Vescovile, dove era previsto un abbondante “rinfresco” per far rifocillare i portatori, esteso alle autorità e ad altri invitati. Ebbene, nessun poliziotto si è mai sognato di indagare sulla rispettabilità dei cittadini davanti alla cui abitazione si è fermata la “macchina” di Santa Rosa, o di interpretare la sosta davanti alla Casa Vescovile come un “inchino” della Santa al Vescovo, o come una grave offesa verso la Santa per il fatto che la macchina veniva mollata dai portatori, più che altro preoccupati di abbandonarsi alla gozzoviglia. Eppure, se si indagasse a fondo, qualche avviso di garanzia potrebbe forse essere notificato anche a Viterbo. Possibile che a Viterbo non abitino mafiosi, confinati di polizia, ex mafiosi e collaboratori esterni della Mafia? Il Centro Nord ne è pieno.

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A proposito delle diverse sensibilità delle persone, voglio inoltre aggiungere una mia esperienza personale. Anni fa sono stato minacciato di “manette” da un giovane Vicebrigadiere dei CC di origini partenopee che mi contestava di aver guidato l’auto con la patente scaduta, ancorché l’auto fosse parcheggiata e mia moglie ed io stavamo transitando a piedi lungo la via. Il sottufficiale ci fermava e chiedeva solo a me di esibire la patente di guida. Preciso che non ero alla guida. La patente era effettivamente scaduta da qualche giorno, ma spiegavo che la sua era una presunzione e non rientrava nei suoi compiti infliggere sanzioni sulla base della presunzione che io avessi guidato l'auto con la patente scaduta perché non c’era flagranza, ed anche perché con me viaggiava mia moglie e poteva dunque presumersi che l'avesse guidata lei. Aggiungevo che, quando saremmo ripartiti, l’auto l'avrebbe guidata sicuramente mia moglie. Per di più, spiegavo che la richiesta della patente ad un pedone appariva come una forzatura non necessaria. Ebbene, il giovane Sottufficiale ha minacciato di mettermi le “manette”, mi ha ritirato la patente e mi ha inflitto una sanzione amministrativa. Dopo aver redatto il verbale, mi ha però impudentemente rivelato di conoscermi personalmente, di sapere che ero un tenente colonnello dell’esercito in attività di servizio e che anzi, come tale, in passato gli avevo consegnato dei militari detenuti, denunciati alla procura militare per reati che prevedevano la carcerazione preventiva (rifiuto di obbedienza), con l’ordine di tradurli al carcere militare di Forte Boccea. Quindi un sottoposto. Basito per l’impudenza e la sfacciataggine, meditavo di dare alla cosa un seguito poco piacevole per l’interessato, ma dopo matura riflessione ho scelto di soprassedere, considerando la questione la ragazzata di un giovane ed inesperto Carabiniere. Naturalmente non è questo un caso che possa assimilarsi a quello di Oppido Mamertino. Ma vale a far presupporre che talvolta differenti sensibilità possono dare luogo a differenti interpretazioni di un  medesimo avvenimento.

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Ciò che invece emerge dalle pagine dei giornali riguarda la leggerezza e la superficialità con cui giornalisti, sedicenti vaticanisti, ecc. talvolta affrontano fatti riguardanti la fede popolare nel Meridione d'Italia.  I predetti giornalisti vaticanisti infatti non si sono molto preoccupati di spiegare cosa fosse realmente accaduto a Oppido Mamertino e non sono stati molti quelli che hanno spiegato che la medesima pantomima si ripete nelle processioni di altri centri abitati della Calabria. In definitiva si potrebbe anche ipotizzare che la condizione di ex mafioso del vecchio malato non era probabilmente il motivo principale della sosta della statua mariana e della preghiera del popolo in processione, ma che riguardasse più che altro la gravità della malattia del vecchio e che anzi, con ogni probabilità, lo stesso trattamento sarebbe stato riservato a qualsiasi altro malato anziano che si fosse trovato nelle stese condizioni di salute e di età, pur se estraneo all’organizzazione mafiosa. Al contrario, sarebbe stato grave, anzi gravissimo, che il vecchio ex mafioso non fosse stato né malato, né moribondo, ma si fosse affacciato alla finestra, magari con il sigaro in mano, in posa per ricevere l’omaggio della Madonna. Non credo che una tale ipotesi sia mai accaduta in Calabria , né che possa mai accadere in futuro. Vaticanisti a parte, sono del parere che il “caso” si possa piuttosto spiegare con l’utilizzo diffuso della “discrezionalità” che viene esercitata ad libitum in molti, se non in tutti, i settori della P. A., non solo da chi ricopre posti di direzione e di coordinamento, ma anche da modesti esecutori, assegnati agli sportelli, ahimè, aperti al pubblico. Potremmo ipotizzare che la “discrezionalità” ha colpito duro ancora una volta? Forse.  La “discrezionalità” è quel cancro schifoso che dal Dopoguerra in poi paralizza l’Italia, vessa i cittadini, nega loro i diritti, nega loro la libertà, nega loro l'equo trattamento e la giustizia, crea i favoritismi, intasa gli enti pubblici, crea il pizzo, le mazzette, genera la concussione e la corruzione, seleziona accuratamente i fissi e i fessi, i figli della gallina bianca e i figli della gallina nera. Quanti secoli ci vorranno ancora perché un corpo politico-amministrativo onesto espella dai codici, dalle leggi, dai decreti, dai regolamenti, dalle circolari,  la “discrezionalità”? Quanto ci vorrà ancora perché si separino il destino del concusso da quello del concussore e il destino del corrotto da quello del corruttore? Oggi si offre protezione ai pentiti di mafia e galera ai concussi, vittime della macchina amministrativa deviata creata, credo involontariamente, dal Signor Bassanini, attuale Presidente della Cassa Depositi e Prestiti. Forse non era questo il miglior destino della “culla del diritto”. Si è instaurato un “sistema” di leggi più che mafioso che sembra (sembra?) creato proprio per agevolare la concussione e la corruzione. Il fatto che un Vigile Urbano a cultura incompleta, Comandante dei Vigili Urbani di un Corpo costituito dal solo medesimo, possa oggi rilasciare licenze per la condotta di taxi ad libitum, a chiunque ne faccia richiesta, anche in un Comune di appena duemila anime, anche a gente residente altrove, molto altrove, vi sembra una cosa accettabile? E secondo voi a chi dobbiamo questa enorme stortura? Per la risposta si ritorna al Via senza passare dalla Prigione: Bassanini. Quale concusso denuncerà mai il proprio concussore nella certezza di dover finire in galera con lui? Quale corrotto denuncerà mai il proprio corruttore? Grande rispetto dunque per i Carabinieri. Ma tanta perplessità sul modo dei giornalisti vaticanisti di gestire le notizie che riguardano la fede nel Meridione d’Italia.


 

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