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LA SICILIA SI ALLONTANAVA DALL’ITALIA E SI AVVICINAVA ALL’AFRICA

      

   

Costume

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Diventava possibile l’indipendenza e cessavano gli sbarchi dei clandestini.

 

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DONNA SICILIANA ANTE LITTERAM


Era solo un sogno

LA SICILIA SI ALLONTANAVA DALL’ITALIA E SI AVVICINAVA ALL’AFRICA

Diventava possibile l’indipendenza e cessavano gli sbarchi dei clandestini.

(Lampedusa (AG), 05/01/2015)

Ho sognato che in seguito ad un sommovimento tellurico lento ma inesorabile le due sponde estreme della Tunisia e della Sicilia si avvicinavano a tal punto da provocare un vistoso allargamento dello Stretto di Messina ed un enorme restringimento del Canale di Sicilia, fino a moltiplicare la distanza tra Reggio Calabria e Messina, che diveniva quella ora esistente tra l’Africa e la Sicilia e diminuire la distanza tra Tunisi e Trapani, che si stabilizzava nella misura di quella dell’attuale Stretto. Un sogno. Nient’altro che un sogno. Eppure un simile evento, se si verificasse, potrebbe trasformare radicalmente le prospettive future della Sicilia e forse anche quelle del Nordafrica, se non anche quelle dell’Italia. Intanto, in una situazione del genere, sfumerebbe definitivamente il progetto di realizzare l’ormai famoso Ponte sullo Stretto e la separazione politica ed amministrativa della Sicilia dall’Italia avrebbe forse la meglio sulle residue resistenze di mantenimento dell’aggregazione fra i due territori. Aggregazione giustamente vituperata da più parti perché considerata motivo di enormi sprechi di danaro pubblico e di contaminazioni mafiose non più tollerabili. Vessillo più ricorrente, quello dei 27 mila dipendenti regionali nullafacenti, assunti direttamente senza concorso in prossimità di varie successive consultazioni elettorali. E’ presumibile quindi che  l’eventuale dichiarazione di indipendenza dell’Isola non troverebbe opposizione nel Governo italiano e nel Parlamento; anzi verrebbe percepita alla stregua di una liberazione consensuale e reciproca.

Nel corso del lungo ed articolato sogno, Lampedusa si saldava alla Sicilia e gli sbarchi dei migranti clandestini subivano un arresto colossale. La mafia non aveva più occasioni per esercitare il suo potere sui politici e sugli imprenditori perché veniva a mancare il flusso dei finanziamenti statali proveniente dall’Italia, siccome la Regione Sicilia diventava uno Stato indipendente, per cui si trovava di colpo senza più un quattrino, con un sacco di debiti e migliaia di dipendenti pubblici e parapubblici da licenziare: individui che non erano più considerati intoccabili perché raccomandati, ma parassiti ormai abituati a non far nulla ed a percepire lauti stipendi, i quali, dopo il sommovimento tellurico cominciavano a fare i conti con la disoccupazione, tentando paradossalmente l’espatrio verso l'Africa su vecchi barconi in cerca di un lavoro.  Le scuole diventavano ohimè! bilingue: arabo-siciliano. Le donne venivano costrette ad indossare il velo islamicoe si cominciavano a registrare molte conversioni alla religione del Profeta Maometto. I mafiosi detenuti in Italia venivano rimpatriati e, giunti in Sicilia, godevano di provvedimenti di grazia. Vedevo in sogno Totò Riina detto n U’ Curtu a spasso in viale della Libertà a Palermo e Provenzano da Dagnino con la badante mentre sbocconcellava un panino “ca’ meusa”. I mafiosi venivano arruolati per costituire una polizia speciale con il compito di distruggere radicalmente  il fenomeno mafioso (sic!). Alcuni capi mafiosi andavano a sostituire la vecchia classe politica, quella dei Lombardo, dei Cuffaro, degli Orlando e dei Crocetta. I Giudici, i Carabinieri, i Prefetti, insomma tutti i funzionari statali piazzati in Sicilia dal Governo italiano, venivano richiamati, ma alcuni optavano per l’integrazione nella nuova realtà siciliana. Il Banco di Sicilia riprendeva, come ai vecchi tempi, a battere moneta e come nuova divisa adottava lo storico Tornese. Invece delle volgarissime  tasse i cittadini pagavano allo Stato una tassa unica rapportata al reddito personale, chiamata PUS “Pizzo Unico Siciliano”, che veniva calcolata, imposta e amministrata a livello governativo e la cui entità variava ogni anno in relazione al crescere o al diminuire del saldo di bilancio, col rispetto del principio irrinunciabile di non creare debito pubblico. Il debito pubblico della Regione Sicilia veniva per fortuna assorbito per intero dalla Repubblica italiana, felice di liberarsi di un peso insopportabile protrattosi (ahimè!) per 150 anni. Nel sogno notavo anche il progredire di un traffico diplomatico intenso fra la Sicilia e gli stati del Nordafrica. Il provvedimento più interessante in politica internazionale erano delle Convention dei capi di stato del Nordafrica convocate a Palermo dal nuovo Capo dello Stato Siciliano, orientato a costituire un Commonwealth nel Mediterraneo, naturalmente sotto leadership siciliana. Di conseguenza si aprivano nuove possibilità di lavoro. Le leggi italiane sul lavoro e sul welfare, da Giugni alla Fornero, venivano abrogate e sostituite da norme semplici e leggere, il sindacato era unico e fungeva da consulente per lo Stato e per le aziende. I lavoratori partecipavano agli utili delle aziende, per cui lo sciopero era praticamente considerato inutile, anzi dannoso. Veniva anche  introdotto un assegno statale di mantenimento in favore di  tutti i cittadini  privi di reddito esclusi dalle attività lavorative per disoccupazione, vecchiaia o invalidità. Anche le madri godevano di un assegno di gravidanza e maternità,  fino a quando il figlio non compiva il quattordicesimo anno di età. Le eccedenze di bilancio venivano accantonate e i titoli di Stato venivano emessi solo dopo che era stata realizzata la copertura effettiva dei titoli, allo scopo di finanziare investimenti e soprattutto di non creare debito pubblico. Sognavo che la Sicilia apriva le porte ai depositi di capitali stranieri, in concorrenza con la Svizzera e veniva corrisposto un interesse minimo sui depositi che attraeva anche i capitali improduttivi depositati in Svizzera. La scuola veniva letteralmente riformata e veniva introdotto il sistema dell’insegnamento affiancato al lavoro, per assicurare il posto di lavoro a tutti i giovani. Le Forze Armate assumevano il compito della formazione sociale dei giovani (uomini e donne), della protezione civile e del controllo del territorio. Le imprese dedite alle attività scolastiche venivano obbligate a consorziarsi e a realizzare palestre di addestramento in comproprietà, ove era possibile insegnare agli aspiranti autisti tutti i segreti della guida, in ogni condizione stradale e atmosferica: di notte, di giorno, con vento – pioggia – nebbia, nei centri abitati, sulle autostrade, con fondo stradale sdrucciolevole per olio – fango – brecciolino – neve - ghiaccio, in prossimità di strisce pedonali e passaggi a  livello, in coda nel traffico, nei parcheggi e nelle stazioni di servizio,  nei tunnel, in prossimità di ambulanze - macchine agricole – trasporti eccezionali – autobus – autocarri, e così via. Sognavo che veniva ritirata la patente “a vita “ a chi guidando un autoveicolo causava la morte di persone e che le sanzioni per infrazioni al C.d.S. servissero a migliorare l’educazione stradale, piuttosto che a rimpinguare le casse dei Comuni. Sognavo che la parola degli agenti di polizia valesse quanto quella dei cittadini, senza privilegi e senza la possibilità che soggetti deviati potessero causare danni ai cittadini inventando violazioni inesistenti. Sognavo che l’economia miracolosamente ripartiva… per effetto della leadership mediterranea, della nuova moneta e dell’azzeramento del debito pubblico. I prodotti siciliani venivano richiesti in tutto il mondo e la bilancia dei pagamenti raggiungeva picchi di attivo impensabili. Per chiudere definitivamente col passato, veniva adottato dal Governo siciliano il sistema legislativo anglo americano della Common Law. Pertanto veniva abbandonata la Costituzione italiana, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi numerosi difetti e veniva abrogato lo Statuto speciale siciliano, divenuto ormai inutile. Mentre veniva votata dai cittadini una Carta dei diritti e dei doveri, costituita da pochi semplici articoli, di facile comprensione e applicazione. Il Governo era esercitato da un  unico Ministero costituito da Dipartimenti retti da Commissioni paritetiche composte da soggetti di estrazione politica e tecnica affiancati da funzionari di polizia e/o magistrati. Ogni atto doveva recare le firme senza riserve di tutti i componenti delle Commissioni, responsabili individualmente, non collegialmente. Le leggi venivano proposte dal Governo e promulgate dal popolo attraverso referendum svincolati dal quorum.  Venivano poi riunite in un unico Corpo tutte le polizie nazionali, provinciali e locali. Una cura particolare veniva riservata ai minori, ai giovani di ambo i sessi, alle famiglie, ai vecchi ed ai malati. Nel senso che venivano create strutture specifiche di intervento e sostegno adeguate (sanitarie, scolastiche, sportive, di avviamento al lavoro, per il tempo libero), con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli, abituati alla solidarietà, alla cooperazione e alla pratica dell’educazione al lavoro, civica e parentale. Compito principale dei nuovi governanti sembrava essere quello di abolire tutte le storture del sistema di governo italiano che avevano afflitto le istituzioni, i cittadini, l’economia. Principalmente eliminare per legge la discrezionalità e la burocrazia, al fine di realizzare la giustizia sociale e la soppressione della corruzione ascendente e discendente (cioè il sinallagma corruzione/concussione), con una legge appropriata, controlli concomitanti, pene severissime e confisca/amministrazione dei beni. Mi accorgevo, nel sogno, che il Governo aveva istituito l’obbligo della trasparenza degli atti, dell’accesso a tutti i documenti dalla P.A., anche quelli della sfera tributaria e finanziaria, e del difensore civico con ufficio autonomo, paritetico a quello prefettizio, e stipendiato dallo Stato, prevedendo pene severissime per i contravventori. A seguire sognavo anche che il Governo dichiarava illegittimi tutti i CAF e istituiva uffici governativi autonomi, paritetici agli uffici dell’agenzia delle entrate, con il compito di guidare i contribuenti nella redazione del Modello Unico Tributario. Sognavo anche che tutti i commercialisti venivano obbligati a prestare giuramento, a versare allo Stato una poderosa cauzione, a ripianare con la cauzione tutti gli errori o le malefatte compiuti a danno dei loro assistiti, in concorso con il risarcimento delle compagnie di assicurazione. Sognavo anche che veniva introdotto dal Governo l’obbligo personale per ogni dipendente pubblico di adottare protocolli rigidi nei rapporti coi cittadini, che i colloqui venivano filami da telecamere appositamente collocate, nell’interesse di entrambi i soggetti. E veniva inserito l’obbligo di sospendere  gli atti di fronte ad una norma incompleta o non chiara, con esclusione dell’interpretazione e con l’obbligo di rimetterli al Governo per le decisioni oggettive o per indire nei casi più importanti un referendum. Sognando-sognando, mi compiacevo di vedere come la burocrazia venisse ad essere considerata un nemico pubblico e come gli organi di Polizia vigilassero quotidianamente per reprimere la burocrazia ed i conseguenti fenomeni di corruzione/concussione. I Tribunali avevano un solo grado di giudizio e trattavano qualsiasi materia, in campo civile, penale, amministrativo e finanziario, in tempi contingentati e predeterminati. I ricorsi amministrativi erano trattati da Organi di Governo. La magistratura era quindi unica e i magistrati venivano eletti dal popolo. P.M. si diventava per concorso pubblico dall'età minima di 40 anni per Giudici e P.M.. Dopo ogni biennio veniva esaminato il lavoro svolto e i giudici e pubblici ministeri non idonei venivano sostituiti. I processi si concludevano entro il termine fissato dalla legge. Eventuali brevi proroghe venivano di volta in volta concesse dal Governo e i magistrati riottosi venivano sospesi e giudicati da Commissioni miste politico-governativo-amministrative non permanenti, composte da soggetti paritetici. Mi godevo anche la scena, in sogno, di carceri che venivano suddivise in reclusori veri e propri, riservati ai detenuti irrecuperabili, e in campi di lavoro per la produzione di risorse alimentari ed energetiche, dislocati fuori dal territorio nazionale, nel Nordafrica, in aree acquistate presso i governi indigeni o ricevute in affidamento per lunghi periodi in cambio dell’impiego di manodopera locale.

Fu qui che purtroppo mi sono svegliato, bruscamente, turbato nel subconscio dall’ansia di dover pagare le vecchie e le nuove tasse, di dover ben presto rimanere, come accade già in Grecia,  senza più la pensione, di dover forse diventare “barbone” e di essere multato dal Sindaco per aver recato disordine alla Città dormendo negli scatoloni. Lo hanno fatto il 3 gennaio 2015  i vigili urbani di Padova, sostenuti dal Sindaco Massimo Bitonci, con una multa di 100 € ai danni di Massimo Susa, un clochard di Torino di 48 anni rimasto senza casa e senza lavoro. Avrei voluto sognare tante altre cose. Sarà per il prossimo sogno.


 

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