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QUELL’EUROPA DISUNITA IN NOME DEL FASCISMO

      

   

Editoriali

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Luca Gallesi © il Giornale


Un Saggio di Marco Fraquelli: «Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre»

 

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QUELL’EUROPA DISUNITA IN NOME DEL FASCISMO

Un Saggio di Marco Fraquelli: «Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre»

(Milano, 20/02/2015)

Di destra o di sinistra, ri­voluzionario o conser­vatore, repubblicano o monarchico, dittatoriale o carismatico, consegnato alla sto­ria o tuttora protagonista della politica: a quasi cento anni dalla nascita, e a settanta dalla sconfitta militare, il Fascismo è oggi l'oggetto principale degli studi storici, come dimostrano gli scaffali delle librerie, sempre affollati di volumi su questo argomento che non smette di incuriosire, attrarre e dividere gli italiani, perfino quando vie­ne affrontato con superficialità, pregiudizio, addirittura cattiva fede.

Non è questo il caso di Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre (Mursia, pagg. 624, euro 26), un ponderoso studio di Marco Fraquelli, già autore di numerosi libri dedicati alla cultura di destra. L'autore non è certamente sospettabile di simpatie per l'argomento dei suoi studi, come dimostrano i suoi articoli - a volte irritanti e spesso discutibili - pubblicati sul blog giornalistico «Lettera 43». Ma, come è successo a molti prima di lui, è probabil­mente caduto vittima della fa­scinazione che può colpire chi provi a studiare il fascismo sen­za preconcetti per scoprire che la vulgata antifascista non reg­ge all'esame dei fatti.

Fraquelli mette in fila, in ordine rigorosamente alfabetico, le vicende e i protagonisti dei movimenti fascisti europei, che fu­rono molto più numerosi di quanto si immagini: se molti, in­fatti, hanno sentito parlare della Guardia di Ferro romena, della Falange spagnola o delle Croci frecciate ungheresi, quasi nessuno probabilmente sa dell'esistenza del Partito Nazista Lussemburghese che pure arri­vò a comprendere, fra simpatiz­zanti e militanti, quasi l'80 per cento della popolazione; e al­trettanto sconosciute sono le simpatie elvetiche per il fasci­smo, confermate dal fatto che la Svizzera, oltre a ospitare nel 1934 a Montreux il primo con­vegno dei fascismi europei, fu sede del Centro Internazionale di Studi sul Fascismo, diretto a Losanna dall'inglese James Strachey. Altrettanto ignote, e qui efficacemente ricostruite, le vicende dei fascismi baltici e slavi, inglese e russo, dei nazisti islandesi e delle camicie blu ir­landesi, dei rexisti belgi e degli ustascia croati, tutti uniti da nazionalismo, antimaterialismo e interclassismo.

Alla fine, il quadro offerto è quello del fascismo come di un fenomeno popolare, che pro­vò a dare una risposta, spesso credibile, qualche volta effica­ce e sempre sconfitta, alla crisi globale che colpì l'Occidente fra le due guerre.


Luca Gallesi © il Giornale

 

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