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FEDERICO II DI HOHENSTAUFEN

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

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Massimo Iacopi


La Storia secondo Massimo Iacopi

 

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FEDERICO II DI SVEVIA


Opera 8

FEDERICO II DI HOHENSTAUFEN

La Storia secondo Massimo Iacopi

(Roma, 11/07/2015)

FEDERICO 2° DI HOHENSTAUFEN

Federico ha dominato la sua epoca in maniera esemplare. Egli continua a dominare la storia europea, aprendo al futuro dei sogni inesauribili. Immenso ed inclassificabile, l’imperatore svevo anticipa per certi aspetti il Rinascimento, pur rimanendo legato alla feudalità. Ritratto di un gigante.

Dal medioevo Federico 2° di Hohenstaufen (1194-1250) non ha mai mancato di alimentare le riflessioni politiche sul Sacro Romano Impero e sulla costituzione dell’identità europea, così come peraltro tutti i sogni romantici sul destino straordinario degli uomini di eccezione. Ma egli ha ugualmente segnato in maniera significativa, dal 13° secolo, l’immaginario collettivo dei suoi contemporanei, perché “nessuno in tutta la Cristianità non aveva detenuto un potere simile dai tempi di Alessandro Magno”. E’ indubbio che questo “stupor mundi” e “ammirevole modificatore dei tempi” è certamente il personaggio più sorprendente della sua epoca ed anche il più controverso. Principe solitario sotto tutela pontificia, percepito come il “Re del clero” all’inizio del 13° secolo, egli muore nel 1250 sotto le imprecazioni del Sovrano Pontefice che lo qualificava di “Anticristo”. Imperatore scomunicato due volte, egli è nondimeno l’artefice della restituzione dei Luoghi Santi ai Cristiani e mentre per alcuni rappresenta l’incarnazione della figura imperiale e della più grande gloria del Reich medievale, per altri egli è (il seppellitore) l’affossatore di una Germania, i cui interessi sono stati sacrificati a vantaggio della Sicilia, terra d’adozione di un sovrano molto più mediterraneo che germanico. Si è tentato spesso di spiegare queste contraddizioni, presentando Federico come un uomo in anticipo sul suo tempo, un principe del Rinascimento o un despota illuminato, prigioniero del giogo delle pesanti tradizioni medievali. La sua vita e le sue lotte mostrano tuttavia ben evidente il contesto delle tradizioni ereditate dal passato. E’ vero, per contro, che questo spirito superiore e decisamente originale, facendosi erede delle tradizioni romane, carolingie e bizantine, ha aperto una prospettiva inedita in Europa di un modello politico ed ideologico decisamente in controtendenza rispetto alle evoluzioni in corso.

Allorché egli nasce il 26 dicembre 1194, a Iesi nella Marca di Ancona, Federico Ruggero di Hohenstaufen risulta promesso ad una eredità fuori dal comune: egli è chiamato in effetti a cingere un giorno la corona imperiale di suo padre, Enrico 6° (1165-1197) ed a raccoglie, per parte di sua madre Costanza (1154-1198), nipote di Ruggero 2° (1095-1154), la Sicilia e l’Italia del sud normanne. Ma il cammino che doveva portalo verso questa consacrazione si rivela assai difficile e molto tortuoso. La morte prematura dell’imperatore nel 1197, pone il giovanissimo Re dei Romani sotto la tutela di suo zio Filippo di Svevia, che non tarderà ad usurpare il suo titolo. Federico, anche se spodestato dei suoi diritti sulla Germania, è nondimeno incoronato nel 1198 Re di Sicilia, poco prima della morte della madre, che l’aveva posto sotto la protezione del Papa. Celestino 3° (1106-1198) e quindi Innocenzo 3° (161-1216) vengono a trovarsi una occasione insperata per mettere sotto tutela i loro ingombranti vicini normanni: la Sicilia viene riconosciuta come un feudo pontificale ed il suo sovrano deve rinunciare al titolo di Re dei Romani e quindi a qualsiasi mira sull’Impero Germanico. Solo e scosso dalle varie fazioni che ruotano attorno a lui (siciliana, tedesca e pontificia) e che cercano di imporsi nell’isola, Federico lancia, a sette anni, un vano appello di soccorso a tutti i principi della Cristianità: “Sono circondato dal pericolo come un agnello fra i lupi !” Ma saranno i casi della fortuna e lo sviluppo degli eventi in Germania, ai quali egli era totalmente estraneo, che aiuteranno Federico a recuperare una situazione per nulla favorevole. Ottone di Brunswick (1175-1218), incoronato imperatore a Roma alla morte di Filippo di Svevia (1177-1208) ed al quale aveva aspramente disputato il titolo imperiale, commette l’errore di orientarsi al recupero del Regno di Sicilia degli Hohenstaufen. Brandendo la minaccia della riunione dell’Italia del Sud all’Impero, egli perde il sostegno del Pontefice, che ha da sempre temuto di vedere il suo potere temporale preso in una tenaglia rappresentata dalle due entità politiche a nord ed a sud dei suoi territori, dominate da una sola autorità. Innocenzo 3°, diviene a quel punto il più ardente difensore del candidato ghibellino e delle pretese imperiali di Federico, al quale fa promettere di non riunire mai i suoi territori. Nel 1212, al termine di una cavalcata epica attraverso l’Italia e la Germania, il giovane re raggiunge Costanza, qualche ora prima dell’arrivo in forze di Ottone di Brunswick che, recentemente scomunicato, si vede rifiutare l’accesso alla città. Federico, rieletto Re dei Romani, percorre il sud della Germania, largamente orientata in suo favore. Per opporsi ed imporsi ai partigiani di Ottone egli conferma tutta una serie di privilegi in favore della Santa Sede, dei poteri ecclesiastici, ma anche dei principi laici, ai quali lascia un buon numero di diritti regali (dogana, conio della moneta, ecc.). Ma sarà alla fine la vittoria francese di Bouvines, nel 1214, che lo libererà definitivamente del suo rivale, sconfitto dall’esercito di Filippo Augusto di Francia (1165-1223). Egli diventa a quel punto il padrone incontestato della Germania, facendosi incoronare di nuovo ad Aachen (Aix la Chapelle) nel 1215. Qualche anno più tardi egli approfitta della debolezza politica dell’imperatore bizantino Onorio 3° (1150-1227) per riprendere a proprio vantaggio l’idea dell’impero universale dei suoi antenati. Egli nomina erede in Germania suo giovane figlio Enrico, diventato Re di Sicilia nel momento della propria elezione alla carica imperiale. Federico si consacra da quel momento con energia alla restaurazione dell’ordine monarchico in un regno di Sicilia in rovina, in preda alle rivolte dei signori ed all’agitazione mussulmana. Le Assise di Capua e di Messina annullano a tal fine i testi delle leggi anteriori ai tumulti del 1189, mentre la cancelleria reale si incarica di verificare i titoli di proprietà dei baroni. Il sovrano può, in tal modo, ricostituire un demanio reale importante, sul quale abolisce il servaggio. Egli rilancia il commercio scacciando i Pisani dai porti ed abolendo le dogane interne. Con l’aiuto di Pier delle Vigne (1190-1249), egli si assicura il sostegno di una pleiade di funzionari, che la nuova Università di Napoli (fondata nel 1224) si incarica di formare, per unificare il sistema di pesi e di misure, creare un’imposta fondiaria e dei nuovi monopoli statali e di coniare una nuova moneta d’oro, gli augustali. Nel 1231 il Liber Augustalis (o Costituzione di Melfi) marca la conclusione della sua politica di centralizzazione del potere. L’arricchimento incontestabile della Sicilia sotto il suo regno gli permette di mantenere una corte sfarzosa e raffinata, dove si trovano riuniti sapienti greci, arabi, italiani ed ebrei. Egli si rende protettore delle arti e delle lettere ed incoraggia la traduzione in latino delle opere d’Aristotele, di Tolomeo, di Galieno o anche d’Averroé. Federico, per contro, rimane nel resto dell’Impero un sovrano feudale. Il suo margine di manovra risulta fortemente ridotto dalla considerevole potenza dei suoi principi vassalli, situazione alla quale egli ha ampiamente contribuito. Allora in tale situazione si ingaggia in una politica imperiale di prestigio che supera ampiamente il contesto della Germania in mano ai poteri locali. Nell’Impero Federico dà un sostegno incondizionato ai cavalieri teutonici, che, nel quadro del formidabile movimento di espansione del “Drang nach Osten”, conquistano delle nuove terre in Prussia ed in Livonia. La realizzazione dei suoi progetti orientali si rivela per contro più complicata, nella misura in cui egli comincia ad opporsi direttamente al potere pontificio ed a risvegliare gli orrori della tormentosa disputa fra il Sacerdozio e l’Impero. Federico, sin dal 1215, si era impegnato a partire in Crociata, ma preso fra il regolamento delle contese in Germania ed il controllo dell’andamento delle riforme intraprese nell’Italia del sud, non aveva smesso di rimandare la sua partenza per la Terra Santa. Era anche vero che la sua educazione e l’universo culturale molto particolare della Sicilia, alla quale egli era visceralmente attaccato, non lo predisponevano ad una guerra santa. Ben lungi dall’essere un islamofilo (di fatto egli non esiterà a deportare massicciamente i mussulmani siciliani a Lucera nella Puglia), Federico è nondimeno attirato dalla cultura arabo-mussulmana. Questo poliglotta autodidatta, avido di conoscenze, trova presso i sapienti mussulmani che accoglie alla sua corte le risposte ai suoi quesiti sulla scienza, l’astronomia, ecc … . Egli mantiene inoltre una corrispondenza molto fitta ed amichevole con il Sultano d’Egitto, Al Malik Al Kamil Nasir ad Din (1177-1238) quello stesso che sarebbe stato costretto ad affrontare se fosse partito per la crociata. Cionondimeno, egli rinnova il suo voto da crociato in occasione delle sue seconde nozze con Isabella di Brienne (1212-1228), l’ereditiera del Regno di Gerusalemme. In tale contesto, allorché Federico nel 1227, differisce nuovamente la sua partenza per la Terra Santa, il papa Gregorio 9° (1145-1241) impiega tutti i suoi mezzi disponibili contro colui che aveva già sfidato il Papato, non rispettando la promessa di non riunire sotto la sua autorità l’insieme dei suoi territori. Ecco dunque che, nel 1228, un imperatore scomunicato si imbarca finalmente per l’Oriente. A Cipro, dove sbarca inizialmente, egli riceve un’accoglienza fredda e sospettosa da parte della nobiltà franca, che cerca di sottomettere alla sua autorità. Ma in Siria egli riesce ad utilizzare abilmente le divisioni del campo Ayyubide, sulla cui situazione era perfettamente al corrente. Al termine di una passeggiata militare, decisamente simbolica, egli ottiene, con il Trattato di Giaffa, l’accesso ai Luoghi Santi per i Cristiani e per un certo numero di Signorie. Egli può così realizzare il sogno di tutti i sovrani occidentali ed incoronarsi, nella Chiesa del Santo Sepolcro, Re di Gerusalemme, ottenendo, in tal modo, per mezzo della diplomazia quello che tutti gli altri avevano fallito con la via delle armi. Salutato dagli ordini religiosi come il salvatore della Cristianità in Oriente, Federico rientra in Europa in posizione di forza per reprimere una rivolta in Italia (1230) e costringere il Papa al compromesso: viene così definitivamente assolto dalla scomunica in occasione del Trattato di S. Germano. Ma ben presto egli deve affrontare, nel 1235, la rivolta di suo figlio Enrico Carlotto di Sicilia (1238-1253), che - insoddisfatto di vedere il suo potere troppo limitato dalle innumerevoli concessioni fatte da suo padre ai principi tedeschi - decide di sostenere le città, allora in piena espansione, contro i grandi feudatari. Questa ribellione costringe l’imperatore al ritorno in Germania, dove, dal 1220, non aveva più messo piede e della quale conosceva ancora poco la lingua e la cultura. Enrico, deposto dal Papa su richiesta dell’Imperatore, si sottomette e viene condannato alla reclusione a vita per alto tradimento. La pace perpetua proclamata a Magonza nel 1235 e la creazione di una istanza giudiziaria permanente, affidata al “Giustiziere della corte imperiale”, sono gli strumenti che dovrebbero facilitare la soluzione di conflitti fra i grandi feudali. Prima di ripartire l’imperatore fa eleggere suo figlio, Corrado 4° di Svevia (1228-1254), nato dal suo secondo matrimonio e sposa, in terze nozze, Isabella d’Inghilterra (1214-1241), la figlia di Giovanni senza Terra (1166-1216), sperando in tal modo da far rinunciare i Plantageneti alla loro tradizionale politica di sostegno al partito guelfo. Federico, di ritorno in Italia, cerca di rinforzare la sua autorità nel nord della penisola, non preoccupandosi per questo di scontrarsi con il Papa e la Lega Lombarda, guidata dalla città di Milano. Quando il 27 novembre 1237 la Lega Lombarda viene sconfitta a Cortenuova, il Papa Gregorio 9°, prendendo a pretesto la politica religiosa condotta in Sicilia, scomunica nuovamente colui che la propaganda della Santa Sede proclama come il “sultano incoronato”. Questo Papa, come il suo successore Innocenzo 4° (1195-1254), si adopererà, senza tregua, a difendere le loro pretese universali, mettendo in opera ogni mezzo per rovinare il potere imperiale, arrivando persino a concedere ai soldati, che combattono contro gli Hohenstaufen, gli stessi privilegi di quelli che si sono battuti in Terra Santa. In tale quadro, mentre Federico è il solo sovrano occidentale a reagire alla minaccia mongola sull’Europa dell’est, Roma invece si impiega a favorire progetti di scismi reali in Germania contro la “bestia dell’Apocalisse”, sostiene le rivolte dei baroni siciliani e quelle delle città lombarde. Federico fa arrestare i cardinali incaricati di condannarlo ed alla fine, nel 1245, egli viene deposto per “eresia, fellonia, sacrilegio e spergiuro” da un concilio riunito a Lione, alla cui assise erano assenti i rappresentanti italiani e tedeschi e si vede opporre un anti re nella persona di Guglielmo d’Olanda, per colmo, non era neanche un principe tedesco. Tuttavia, è proprio in Italia dove Federico risulta in più gravi difficoltà: egli fallisce davanti a Parma in ribellione, suo figlio Enzo di Hohenstaufen (1218-1272) viene fatto prigioniero dai Bolognesi, Pier delle Vigne, sospettato di tradimento, viene giustiziato e … quando egli muore il 12 dicembre 1250 a Castel Fiorentino, la Roma dei papi e le città del nord, in lotta aperta contro di lui, salutano questo giorno come il “ritorno del vento primaverile dopo la spaventosa tempesta”. Innocenzo 4° accoglie con grande sollievo la scomparsa di questo temibile avversario politico, le cui truppe erano persino giunte ad accamparsi fin sotto le mura della città eterna. La sua eredità politica scompare con lui ed i suoi figli falliranno ad imporre, dalla Sicilia e dalla Germania, le pretese degli Hohenstaufen in un impero in piena decomposizione.  Ma quello che era stato il “giovane delle Puglie” non si è accontentato di minacciare il potere temporale del Papa. Detentore di un potere incomparabile, Re di Gerusalemme, egli si era considerato allo stesso tempo Cesare, Augusto e Giustiniano. Intermediario fra Dio e gli uomini, egli intendeva incarnare il sacerdozio ed il regno, fatto testimoniato nell’ornamento dell’arco di trionfo eretto a Capua, nello stile dei monumenti romani imperiali. Si comprende in tal modo perché questo personaggio così carismatico sia entrato nella leggenda. Egli “vive e non vive”, dichiaravano i predicatori, nell’attesa che egli potesse un giorno ritornare a restaurare l’ordine imperiale.

NOTA BIBLIOGRAFICA

Benoist Mechin Jacques, Federico 2° ovvero il sogno scomunicato 1194-1250. Perrin, 1980;

Kantorowicz Ernst, L’imperatore Federico, Gallimard, 1987.


Massimo Iacopi

 

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