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KISSINGER E IL RITORNO DELLA REALPOLITIK

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


La pace non nasce dal pacifismo, ma da un principio di legittimitą riconosciuto da tutti

 

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HENRY KISSINGER NOBEL PER LA PACE 1973


Personaggi della Storia. A cura di Massimo Iacopi

KISSINGER E IL RITORNO DELLA REALPOLITIK

La pace non nasce dal pacifismo, ma da un principio di legittimitą riconosciuto da tutti

(Assisi (Perugia), 04/04/2016)

Henry Kissinger ha diretto la diplomazia americana sotto Nixon e Ford. Egli ha formato con il primo presidente un duo allo stesso tempo paradossale ed indissociabile: Nixinger. Una breve analisi del personaggio dai molteplici aspetti.

Non si può regnare innocentemente, tuonava con piglio accusatorio, Louis Antoine de Saint Just (1767-1794), in occasione del processo contro re Luigi XVI (1754-1793). Il componente della Convenzione era in una posizione tale nel nuovo sistema di potere da poter esprimersi a ragione in tal modo ed in tal caso non ci daremo pena di contraddirlo e di discolpare conseguentemente il potere ed i suoi gestori. Alessandro Dumas padre (1802-1870) non si é sbagliato, facendo Louis de Batz de Castelmore d'Artagnan (1611 circa-1673) e non il cardinal Armand du Plessis de Richelieu (1585 -1642) il suo eroe. Al moschettiere, il fervore del giovane romantico (ed i favori delle giovani). Henry Kissinger (1923 -), nonostante abbia adottato la politica del cardinale, ha avuto nel suo carniere numerose conquiste femminili e la sua politica o meglio la Realpolitik è un qualcosa che si pone al di là del bene e del male. la sua popolarità ne ha sofferto, ma il suo soggiorno al Dipartimento di Stato consentirà agli USA di segnare dei punti preziosi nel loro confronto con l'URSS. Nel tribunale della storia, non sono mai mancati dei procuratori disposti ad inviarlo all'inferno. La sinistra pacifista lo considera un criminale di guerra, la destra anticomunista un agente sovietico, gli Ebrei per un antisemita e gli antisemiti per l'istigatore di un complotto ebraico mondiale. persino la giustizia si é interessata al suo caso. Magistrati argentini, spagnoli e francesi hanno cercato, invano, di far comparire davanti ai loro tribunali, colui che é stato il potentissimo consigliere (1969), quindi Segretario di Stato (1973 -1976, equivalente del nostro Ministro degli Esteri) di Richard Nixon (1913 -1994) e di Gerald Ford (1913 -2006). Nel 2001 il giudice cileno Juan Guzman Tapia (1939 -) che sottoporrà una valanga di domande sulla sua relazione con il generale Augusto Pinochet Ugarte (1915 -2006) e la sua parte di responsabilità nella caduta di Salvador Allende (1908 -1973) nel 1973, ma, anche in questo caso, invano. Il Dear Henry rimane tuttavia per molti il diavolo in persona, cos' affascinante come la figura di un Charles Maurice de Talleyrand (1754-1838), uno dei più illustri antesignani della sua straordinaria carriera. Mefistofelico é l'impressione che lascia il nostro al raffinato Gore Vidal (1925 -2012), scrittore androgino amico dei Kennedy. Un giorno, nel corso di un ricevimento alla cappella Sistina, Vidal spinge un Kissinger assorto nella contemplazione del Giudizio Finale di Michelangelo Buonarroti (1475 -1564), l'affresco che presenta i dannati precipitati nell'Inferno. Guardate - dice Vidal ad un amico - cerca un appartamento. Lo scrittore voleva dire: un punto di caduta dove alloggiare la sua presenta colpevolezza, in qualche luogo fra l' VIII ed il IX cerchio dantesco dove imputridiscono gli astuti ed i furbi. A dire il vero, Kissinger non merita tanto obbrobrio, né del resto tanti onori, lui che nel 1973 si é visto assegnare il Premio Nobel per la Pace per essere stato l'artefice degli Accordi di Parigi, che tuttavia non impediranno alla Guerra del Vietnam di continuare ancora per due anni. Tutto questo traspare in effetti dalla recente biografia fiume che gli ha dedicato il professore Charles Zorgbibe (1935 -) della Sorbona, un vero e proprio romanzo di una vita ed una cronaca attenta del XX secolo. Partito dal nulla, Kissinger un uomo dal destino straordinario, ha conquistato l'America. Nato Heinz Alfred Kissinger nel 1923 nel periodo dell'evanescente Repubblica di Weimar, egli emigra negli Stati Uniti, una nuova Terra Promessa per gli Ebrei di Germania. Nel 1938, la famiglia si insedia a New York in un quartiere popolato da rifugiati che i nuovo arrivati denominavano Quarto Reich. Nel 1943, il giovane Heinz, diventa Henry e segue un corso di formazione per ingegnere militare, prima di essere incorporato nell'Esercito. Sotto le bandiere degli USA egli si legherà d'amicizia con Fritz G. A. Kraemer (1908-2003), un incorreggibile prussiano passato al nemico, sia per anticomunismo che per antinazismo, ma considerava un punto d'onore continuare a coltivare un forte accento germanico per distinguersi dagli Yankees comuni. Un incontro determinante. dopo venti minuti di colloquio - confiderà Kraemer - avevo capito che questo piccolo rifugiato ebreo di 20 ani, che non aveva mai parlato di politica internazionale con la sua famiglia, aveva un orecchio storico, come altri hanno un orecchio musicale. Egli risultava accordato musicalmente alla storia. Nel frattempo, Kissinger partecipa ai combattimenti davanti ad Aachen (Aix la Chapelle), dove otterrà una medaglia. Egli ha appena 22 anni quando viene nominato amministratore militare di una città industriale di 200 mila abitanti, non lontano da Dusseldorf. Nell'autunno del 1947, il nostro si iscrive ad Harvard, dove diviene uno dei pilastri del Dipartimento di studi governativi. Ma, allo stesso tempo, il nostro vuole evitare di lasciarsi richiudere in una torre d'avorio, Personaggio certamente teorico, egli mette in evidenza elevato senso pratico. Inizialmente egli sceglie come padrino Nelson Rockfeller (1908-1979), ma sarà un errore. Troppo aristocratico, il ricco e brillante ereditiere fallirà nel suo tentativo di ottenere la suprema magistratura, licenziando per l'occasione Kissinger e sarà proprio Nixon che lo batterà alle primarie repubblicane del 1968. Nixon e Kissinger formeranno una coppia esplosiva: Nixinger, la somma del figlio di uno pizzicagnolo quacquero e del rifugiato ebreo tedesco. L'uomo che malediva i club accademici della costa est e l'universitario di alto livello. Il primo che sghignazzava in privato sul suo ragazzo ebreo, il secondo che giudicava il circolo del suo datore di lavoro come un pazzo circondato da pazzi. Tutto li opponeva ed alla fine la stampa adorerà Kissinger e brucerà Nixon, che si accigliava solo alla vista di giornalisti o scrittori, mentre Kissinger, armato del suo sorriso, distillando delle brevi frasi, ipnotizzava i suoi interlocutori con il fascino del professore distaccato e cinico. Se i due uomini non si sono amati, essi si riconosceva una stessa ambizione basata su una stessa concezione dell'azione politica, su un fondo di poca considerazione per le teste di cuoio del Pentagono e per le procedure di controllo delle democrazie parlamentari: Li animava una convinzione profonda, secondo il suo biografo, e cioè quella di essere rivoluzionari bianchi - come Otto von Bismarck (1815 -1898), per Kissinger o Benjamin Disraeli (1804 -1881) per Nixon -, vale a dire dei conservatori che hanno sottratto ai rivoluzionari la folgore del cambiamento ... al fine di contribuire ad un mondo più stabile. Se essi non sono riusciti a cavarsela a buon mercato dal pantano vietnamita, questi due dichiarati anticomunisti sono riusciti ad associare la Cina di Mao Zedong (1873 -1976) al gioco diplomatico, spezzando il sistema bipolare ereditato da Yalta ed iniziando persino un discorso di distensione con l'URSS. Un vero e proprio colpo da maestri.

Un diplomatico a volte accostato a Talleyrand

Nel corso della sua carriera, Kissinger darà l'idea di essere diventato americano per caso, sembrando un personaggio uscito da un romanzo di Henry James (1943 -1916). Nulla, in lui, del sogno wilsoniano di un mondo retto da una concezione moralizzatrice del diritto internazionale. D'altronde egli non mancherà un'occasione per stigmatizzare la sindrome di Wilson, la pace non nasce dal pacifismo, ma un principio di legittimità riconosciuto da tutti. Il modello di riferimento é per lui il Congresso di Vienna (1814 -1815) -al quale consacrerà la sua tesi nel 1954- che lungi dall'escludere la Francia la costringerà al tavolo dei negoziati. L'uomo rimane nostalgico di un ordine internazionale passato, che lo avvicini all'Europa classica ed al conservatorismo illuminato delle Cancellerie dell'Ancien Regime. I suoi grandi uomini si chiamano, Klemens von Metternich (1773 -1859) e Robert Stewart, Secondo Marchese di Londonderry, Visconte Castlereagh (1769 -1822) e nel mondo moderna nutriva qualche simpatia per Charles De Gaulle (1890-1970). Nel paese del messianismo puritano bagnato di idealismo, egli sembra un corpo estraneo, la sua finezza il suo brio intellettuale, la sa classe mondana potevano, al limite, sedurre i saloni di Park Avenue, ma non l'animo dell'America profonda. Questa é la ragione per cui il suo tandem con Nixon é stato così temibile. La coppia Nixinger é riuscita, per un certo periodo, a far uscire la politica estera dell'America dai suoi dilemmi morali e dalle sue prediche umanitarie. Un problema richiamerà la sua attenzione: come evitare che il confronto fra Stati sovrani possa degenerare nel caos. Da buon realista, egli é convinto che la pace non può essere assicurata che attraverso un equilibrio di forze fra i principali attori. Mai uno Stato deve risultare così potente al punto tale che i suoi vicini non possano essere in condizioni di difendersi. A titolo d'esempio, l'ex segretario di stato USA ricordava sempre la politica britannica sul continente, orientata, a seconda delle circostanze, contro gli Asburgo ed i Borbone, in modo da non degenerare mai in una monarchia universale. alla fine del XIX secolo, allo stesso modo dell'Impero Romano o di quello spagnolo, minati dalla loro espansione senza fine. Una lezione di Realpolitik  Il realismo nasce da una svalutazione della politica, una svalutazione che nasce in Sant’Agostino (354 - 430) nella sua descrizione della Città di Dio. Secondo il vescovo di Ippona, ci sarebbe solamente una differenza di gradi fra lo Stato ed una impresa criminale, due organismi fondati sulla costrizione e sull'uso della forza per fini ingiusti. Laddove la giustizia é assente, a cosa assomigliano i regni se non a grandi bande di briganti ? A che sono effettivamente queste bande se non dei regni rudimentali?... Distaccata dal suo contesto teologico, questa visione pessimista si ritroverà presso Niccolò Machiavelli (1469 -1527). Kissinger la farà sua, richiamandosi alla tradizione della ragion di Stato e dell'autonomia dell'Esecutivo, contro la quale i Padri Fondatori della costituzione americana avevano voluto premunire la loro nazione. La politica conduce ad equilibrare i rischi, l'amministrazione ad evitare di allontanarsi dalle regole, afferma Kissinger. Nulla deve fare da ostacolo al Principe, ma a troppo intrallazzare nell'ombra, Nixon e Kissinger commettono inevitabilmente delle imprudenze - e qualche colpo anomalo. Quando scoppierà lo scandalo del Watergate, la loro mania del segreto si rivolgerà contro di loro, con Nixon costretto a trincerarsi nelle sue menzogne, fino a dover dimettersi. Nixon, scegliendo di presidenzializzare il regime, ha prestato il fianco alla critica, sovraesponendo la Casa Bianca, ma sarà sotto il suo mandato e sotto quello di Gerald Ford, suo vice presidente, diventato suo successore, che la repubblica imperiale é risultata largamente rinforzata. Gli USA interverranno, direttamente o indirettamente, in numerosi paesi, invece di ricoprire il ruolo di giocatore di riserva sulla scacchiera internazionale, al quale Kissinger teneva tanto. Lo storico di sensibilità democratica Arthur Meier Schlesinger junior (1917 -2007), collega di Kissinger ad Harvard, ha tratteggiato l'ascensione della presidenza imperiale, datando la sua nascita al 1941, al momento dell'entrata in guerra, concomitante con l'aggressione giapponese di Pearl Harbour, ma corrispondente anche alle preferenze di un Roosevelt, in disaccordo su questo punto con una opinione pubblica globalmente isolazionista. La guerra fredda concentrerà ancora di più il potere nelle mani dell'Esecutivo, che da quel momento verrà a trovarsi in prima linea. In ogni caso: Nixon merita molto di più del nomignolo che gli é stato affibbiato dalla sua parte avversa, Dick the cheat (Dick, diminutivo di Richard, l'imbroglione). Nelle sue recenti biografie, specie quella del prof. Antoine Coppolani (docente di storia contemporanea presso l’Università Paul Valery di Montpellier 3), la sua politica, tanto esecrata é stata pienamente riabilitata E' a lui che va ascritto il riavvicinamento sino-americano, di cui Kissinger é stato poi l'artefice. Ma il personaggio non é stato esente da azione maldestre, come ad esempio dopo l'11 settembre, quando si é scoperto un improvvisa prossimità con il wilsonismo con gli stivali dei neo conservatori. Un momento di smarrimento, da cui si é rapidamente ripreso. Alla fine, secondo gli auspici di Kissinger, il mondo si é, per certi aspetti, disamericannizzato ed é ritornato ad essere un sistema multipolare, anche se assomiglia sempre a quel circolo chiuso planetario descritto da René Jean Dupuy (1918 -1997, maestro di Zorgbibe). Se l'Europa sembra avere rinunciato alla Realpolitik, i paesi emergenti, o piuttosto riemergenti, della Cina e della Russia, ne hanno fatto la base della loro politica estera. In tal modo, la concezione dell'ordine mondiale, cara a Kissinger, é tornata a trionfare a Mosca ed a Pechino, ma non a Washington ed ancor meno nelle grandi capitali europee. Come sempre: Nemo propheta in patria sua.

BIBLIOGRAFIA

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Coppolani Antoine, “Richard Nixon”, Paris, Fayard, 2013,

Dallek Robert, “Nixon and Kissinger. Partners in Power”, Harper Collins, 2007;

del Pero Mario, “Henry Kissinger e l'ascesa dei neoconservatori”, Laterza, Roma, 2006;

Dupuy René Jean “La communauté internationale entre le mythe et l'histoire”, 1986;

Fallaci Oriana, “Intervista con la storia”, (intervista n. 1), Rizzoli, Milano, 1974;

Garruccio Ludovico (pseudonimo di Ludovico Incisa di Camerana), “L'era di Kissinger”, Collana Tempi nuovi, Bari, Laterza, 1975

Kissinger Henry, “Gli anni alla Casa Bianca”, Bergamo, Edizioni Euroclub Italia s.p.a. (trad. da White House Years di Alberto Anichini, Michele Buzzi, Bruno Oddera), 1980;

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Schulzinger Robert D., “Henry Kissinger. Doctor of diplomacy”, Columbia University Press, New York, 1989;

Schlesinger Arthur Meier Jr., “The Imperial Presidency”, 1973;

Zorgbibe Charles, Kissinger, Éditions de Fallois, 2015.


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