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LA LIBIA PIU’ CHE UNO STATO E’ DIVENTATA UNA TERRA DI NESSUNO

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


Non c’è pace nelle ex colonie italiane. Probabile frammentazione. Vani i tentativi per evitarla.

 

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MUAMMAR AL GADDAFI


Come in Siria, anche in Libia tutti contro tutti.

LA LIBIA PIU’ CHE UNO STATO E’ DIVENTATA UNA TERRA DI NESSUNO

Non c’è pace nelle ex colonie italiane. Probabile frammentazione. Vani i tentativi per evitarla.

(Assisi (Perugia), 15/09/2016)

 LA SITUAZIONE LIBICA
Con il pretesto di favorire la rivolta delle tribù da sempre ostili a Mu’ammar al Qadhdhafi (Gheddafi), partita da Bengasi, l’intervento occidentale del 2011 ha favorito la caduta del regime libico, ma è stata la causa della destabilizzazione di un’area, strategica per l’Occidente, rimasta priva di controllo e diventata pericolosa anche per l’Europa. Una specie di boomerang. L’obiettivo dichiarato era quello di impedire una guerra civile, ma il prodotto finale è stato esattamente l’opposto, una vera e propria guerra di tutti contro tutti … con molti burattinai a reggerne i fili. Del resto il Colonnello aveva avvertito Blair: “Se cadrà il mio regime, il Pese cadrà nelle mani dei jihadisti”.

In Libia, i federalisti della Cirenaica si oppongono agli islamisti della Tripolitania, mentre le milizie Fajr Libya (Alba della Libia) combattono le forze del generale Haftar ed i Berberi lottano contro i Fratelli mussulmani e Al Qaeda guerreggia contro le milizie dell’ISIS. Per quanto concerne i Warfalla di Bani Walid, essi regolano dei vecchi conti con le milizie di Misurata. Durante questo caos i Tubus del sud e del Ciad, proseguono la loro lotta ancestrale contro gli Arabi ed i Tuareg disputano agli stessi Tubus le rotte del traffico trans sahariano. In tutto il paese le milizie tribali, regionali e religiose si scontrano sulla tela di fondo della frattura storica fra la Cirenaica e la Tripolitania.

L’anarchia del potere

In questa guerra di tutti contro tutti, sono parimenti implicati i trafficanti e gli affaristi, i cui legami tribali, gli interessi e le affiliazioni spesso fluttuanti, possono incrociarsi e molto spesso accavallarsi. Un esempio: Ibrahim Jadran, originario di Ajdabiya (Agedabia), le cui forze bloccavano periodicamente i terminali petroliferi della Cirenaica, pur affermando di proteggerli, è l’avversario dei Fratelli Mussulmani di Misurata che concupiscono gli stessi terminali. Egli beneficia del sostegno dell’Arabia Saudita, poiché quest’ultima si oppone al Qatar, alleato dei Fratelli Mussulmani di Misurata, che a loro volta sono sostenuti dalla Turchia … Ma un altro Jadran è per quanto lo concerne vicino all’ISIS che cerca di impadronirsi dei terminali difesi da suo fratello Ibrahim. Oltre a queste divisioni, due parlamentari, che pretendono ciascuno di rappresentare la “legittimità” rivoluzionaria, siedono, uno a Tobruk ed uno a Tripoli. Tripoli è anche la sede del CGN (Congresso Generale Nazionale), che, eletto nel 2012 per due anni, si è auto mantenuto in funzione nel 2014, essendo sostenuto dalla coalizione delle milizie di Misurata, di Tripoli e delle principali città della Tripolitania che formano Alba della Libia. Di fronte al CGN, insediato a Tobruk, siede la CDR (Camera dei Rappresentanti), eletta nel giugno 2014 al termine dell’esistenza ufficiale del CGN. Questa struttura pseudo democratica, riconosciuta dalla Comunità internazionale, ha come suo braccio armato le milizie del generale Haftar.

Il crollo delle alleanze tribali

Questo groviglio di conflitti e di interessi contraddittori è la conseguenza dell’intervento occidentale del 2011. Prima di questa data, in questo mosaico di più di 150 tribù divise in centinaia di sotto tribù e clan che è la Libia, l’ordine socio politico si basava su tre grandi çoff (alleanze o confederazioni): vale a dire la confederazione Sa’adi della Cirenaica, la confederazione Saff al Bahar del nord della Tripolitania e la confederazione Awlad Sulayman della Tripolitania orientale e del Fezzan. Il colonnello Kaddhafi aveva fondato il suo potere sull’equilibrio fra questi tre grandi çoff con elemento unificatore la sua stessa tribù, i Khadhafda (della confederazione Awlad Sulayman). Per di più attraverso la sua persona, erano associate per il sangue la confederazione Sa’adi e quelle degli Awlad Sulayman, in quanto egli aveva sposato una Firkeche, proveniente da un sotto clan della tribù reale dei Barasa. Distruggendo il regime del colonnello Kaddhafi, Nicolas Sarkozy e gli altri dirigenti occidentali hanno fatto detonare tutta questa alchimia tribale. Questa è la spiegazione principale della situazione caotica che conosce oggi il paese, poiché, nel vuoto venutosi a creare, si sono inseriti attori secondari diventati artificialmente padroni del gioco. Come quelli di Misurata, degli islamisti di Tripoli e di Darnah e quindi di quelli dello Stato islamico. Questi componenti non erano né statici né omogenei e conviene non commettere l’errore di attribuire loro una organizzazione coerente. Inoltre, per rendere più complessa la questione, appare opportuno ricordare che ciascuno di queste sei gruppi è al suo interno profondamente diviso, disponendo ogni città ed ogni tribù di sue proprie milizie.

Una Tripolitania divisa in tre parti

Ad ovest, nel Gebel Nefusa, lungo la frontiera con la Tunisi, i berberofoni (20% della popolazione della Tripolitania) hanno combattuto il regime del colonnello Kaddhafi per il fatto di aver negato la loro cultura in nome di un nazionalismo arabo mussulmano. Oggi, i berberofoni, giocando un ruolo identitario, si alleano a seconda delle circostanze a quelli che si impegnano a garantire la loro sopravvivenza culturale nella Libia di domani. In tale contesto essi si sono avvicinati ai Fratelli Mussulmani. Tripoli è la “capitale” di uno stato che ha cessato di esistere, ma dove si riunisce il CGN, dominato dai Fratelli Mussulmani di Misurata e appoggiato su diverse milizie raggruppate nella Fajr Libya. Più ad est della Tripolitania, la città di Misurata è una città-stato, uno Stato nello Stato, feudo dei Fratelli Mussulmani e testa di ponte della politica turca in Libya. Le sue numerose milizie sono fra le più operative del paese. Misurata, sola forza della Tripolitania, suscettibile di opporsi allo Stato islamico, cerca di mercanteggiare il suo appoggio agli Occidentali al fine di ottenere una legittimazione.

Confusione in Cirenaica e nel Gran Sud

In un primo tempo, la guerra interna ha opposto in Cirenaica i fondamentalisti mussulmani, il cui feudo è la città di Darnah, ai “tradizionalisti”, riuniti intorno alla Confraternita Sufi. Poi, agli inizi del mese di maggio del 2014, il generale Khalifa Haftar ha lanciato l’operazione Dignità contro le milizie islamiste, con l’appoggio indiretto dell’Egitto. Per un certo periodo, Ansar al Sharia, Fajr Libya e lo stato islamico hanno combattuto separatamente le forze del generale Haftar, poi, nel mese di ottobre 2014, alcuni islamisti della città di Darnah (Derna) si sono schierati con lo Stato islamico ed Ansar al Sharia li ha cacciati dalla città con l’aiuto di gruppi affiliati ad Al Qaeda. Infine il “Grande Sud” costituisce una zona grigia, dove i “poteri” nordisti di Tripoli e di Tobruk in Cirenaica non vengono obbediti, né dai Tuareg ad ovest, né dai Tubus al centro e ad est. Tuareg, Arabi e Tubus sono in guerra tra di loro per il controllo del commercio e del traffico trans sahariano.

Verso una linea di fronte che oppone due campi

La novità dell’anno 2015 è l‘intrusione di un nuovo attore, lo Stato islamico, il cui scopo è quello di assorbire tutte le forze islamiste tra le quali Fajr Libya, Ansar al Sharia e le diverse sotto marche di Al Qaeda in un futuribile “Stato islamico d’Africa del Nord” ad imitazione dell’ISIS nel Medio Oriente. Nel 2015, lo Stato islamico ha acquisito il controllo della regione di Sirte, alla giunzione della Tripolitania con la Cirenaica, in una no man’s land posta al di fuori delle due grandi zone di scontro. Questa regione è il territorio della tribù dei Kadhafda e, in un primo tempo, di alcuni vecchi sostenitori del colonnello deposto, che per vendicarsi si erano schierati a fianco dello Stato islamico prima di separarsene di nuovo. Questa zona risulta altamente strategica, poiché è quella dei principali terminali petroliferi della Cirenaica (attraverso i quali la Libia esportava il 40% del suo greggio) e perché è anche il punto di partenza di una via di comunicazione penetrante che collega il litorale mediterraneo con il sud ed il Ciad. Da questa zona sarebbe stato possibile per lo Stato islamico stabilire un collegamento con i Boko Haram del nord della Nigeria. Alla fine del 2015, spinti allo stesso tempo dall’Arabia Saudita e dall’Algeria, i Fratelli Mussulmani, Al Qaeda e diverse milizie islamiste si sono alleate contro lo Stato islamico, mentre veniva concluso, in Marocco, un accordo fra certi membri dei due parlamenti rivali,  al fine della formazione di un governo di unità nazionale basato a Tripoli. La situazione, dopo una fase abbastanza confusa e l’insediamento fra molte difficoltà di un governo libico, che peraltro non ha raccolto l’unanimità dei consensi fra le parti in causa, si è evoluta verso un serio impegno tendente, con l’aiuto degli Occidentali, a condurre una vittoriosa campagna contro il nascente Stato islamico a Sirte. La situazione attuale appare più che mai confusa, dal momento che il governo di Tobruk non si è ancora schierato, nonostante le promesse, con il nuovo governo di Tripoli e per di più in una recente offensiva si è impossessato dei terminali petroliferi di Ras Lanuf. Il quadro generale sembrerebbe procedere verso una possibile evoluzione su due livelli: da un lato l’inizio di una lotta definitiva fra islamisti radicali e le altre forze del paese con l’aiuto degli occidentali e dei paesi arabi moderati e dall’altro la continuazione, su una tela di fondo secolare, della lotta per l’egemonia del paese fra due regioni, la Tripolitania e la Cirenaica, che hanno seguito, nel corso dei secoli, evoluzioni e sviluppi spesso diversi e divergenti. Rimane, comunque sul tappeto e di non facile soluzione, il problema del “Grande Sud”, spartito fra Tuareg e Tubus e fonte di traffici illeciti e di emigranti dal sud del Sahel africano, che sembra imboccare una strada di netta separazione dal resto del paese, alimentato in questo dalle mire, quasi palesi, di determinati stati che hanno messo gli occhi sui giacimenti di uranio e di altri minerali del Tibesti.


Massimo Iacopi

 

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