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HA VINTO IL PUZZONE AMERICANO

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Mr. Obama va a casa. Mrs. Clinton lo precede. E adesso toccherà a Monsier Renzi fare gli scatoloni?

 

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DONALD TRUMP


Aria di Destra sul Pianeta Terra

HA VINTO IL PUZZONE AMERICANO

Mr. Obama va a casa. Mrs. Clinton lo precede. E adesso toccherà a Monsier Renzi fare gli scatoloni?

(Zona della Faglia Appenninica, 09/11/2016)

E’ la prima volta che della elezione presidenziale americana si interessa l’intero pianeta. Il motivo è da ricercare nel fatto che l’intera situazione mondiale è precaria, incerta e in molti casi collassata: le economie languono; le popolazioni povere migrano in massa verso terre meno disagiate delle loro; il fenomeno terroristico, innescato da movimenti di religione islamica estremisti e violenti, si è acuito al punto da diventare minaccia reale e incontrollabile per le nazioni occidentali; le alleanze delle nazioni secondo i blocchi creatisi al termine della seconda guerra mondiale, hanno perso quel significato strategico che funzionava da deterrente contro le minacce esterne; la Comunità Europea, oltre che vessare gli Stati membri in fatto di economia interna, non rappresenta un baluardo difensivo per le popolazioni che si ostinano a chiamarsi “europee”, in quanto in questa Comunità non esiste politica estera, non esiste difesa comune e non esiste condivisione dei fenomeni negativi quali il debito pubblico degli Stati e l’immigrazione selvaggia; la NATO ormai rappresenta solo sé stessa, anzi il fatto che vi appartenga la Turchia di Erdogan, dopo l’accertata sua intenzione di islamizzare il Paese, è divenuta un pericolo per tutto l’Occidente; l’ONU ha perso la capacità di portare la pace e l’intermediazione “super partes” tra Stati belligeranti; il disimpegno degli USA in politica estera coltivato da Obama (etichettato con il premio Nobel per la pace) e la politica ostile messa in atto nei confronti della Russia di Putin che ha costretto gli Stati europei (alleati) ad infliggere reiterate sanzioni contro una nazione post comunista, tutto sommato europea e di tradizioni cristiane, sanzioni che si sono rivelate negative per l’economia dei Paesi europei, compresa l’Italia.

In questo quadro, l’interesse del mondo intero, destabilizzato nel commercio e nelle politiche monetarie, invaso dai prodotti a basso costo provenienti in massima parte dalla Cina, preoccupato per il terrorismo dilagante e per l’immigrazione selvaggia nel vecchio e nel nuovo continente, si è catalizzato su questa elezione presidenziale, nella speranza che l’ago della bilancia si spostasse in una direzione diversa da quella attuale e restituisse a ciascuno una parte dei sogni e delle speranze venute meno a seguito dei fenomeni negativi che hanno colpito i sistemi di tenuta delle nazioni nell’ultimo decennio.

Dopo l’archiviazione dell’URSS e dei regimi comunisti ad essa collegati, molti fenomeni si sono sviluppati sul nostro pianeta. E quasi tutti questi fenomeni si sono rivelati inaspettati, aberranti, dannosi, pericolosi e distruttivi. La caduta della maggior parte dei regimi comunisti, nel dare luogo alla fine della guerra fredda, ha di fatto creato disorientamento e destabilizzazione. I pochi regimi comunisti sopravvissuti hanno dovuto fare i conti con il nuovo corso mondiale e in buona parte si sono accartocciati su sé stessi, dimostrando ancora una volta, seppure ce n’era bisogno, che le dottrine economiche e politiche comuniste uccidono l’economia, impoveriscono i popoli, li rendono succubi dei regimi e li trasformano in esseri infelici, senza speranze, inerti, ignorati e privi di ogni assistenza. La cartina di tornasole di questa fenomenologia è verificabile ovunque, solo che si paragoni lo stato dei popoli, prima e dopo la “cura”, in politica interna ed estera, nel commercio mondiale e nelle singole economie.

Gran parte dei paesi satelliti dell’URSS si sono improvvisamente ritrovati liberi dal tallone oppressivo dell’orso sovietico, ma privati del loro posto nella catena produttiva, economica e commerciale che sorreggeva il blocco. La qualcosa ha aggravato la situazione di povertà nella quale comunque quei popoli in grande maggioranza versavano. La NATO, da baluardo di alleanza, libertà e cooperazione è diventata un peso economico inutile, essendo venuta meno la sensazione di pericolo militare costituita dal blocco comunista. Parallelamente, si è andato sviluppamdo un fenomeno che definirei post-terroristico, nel senso che gli episodi di terrorismo precedenti potevano cnsiderarsi atti di protesta, talvolta anche isolati. Mentre il terrorismo successivo, cioè quello cominciato con l'attentato allo Torri gemelle, è diventato organico, oltre che ideologico, e frutto di una  più regie organizzate e con u programma di lungo respiro.  In Cecenia, paese cui la nuova Russia non aveva concesso l’indipendenza, si è  materializzato il pericolo terroristico islamista, sostenuto, ideologicamente e materialmente, dagli “innesti” provenienti dai fatti storici pregressi, mai accettati e quindi mal digeriti dalle comunità islamiche dei paesi nordafricani, arabi e mediorientali. Riassumo in una carrellata le tappe attraverso cui l'Occidente si trova ora a fare i conti con un fronte di combattimento impalpabile e fluido, contro i quale è difficile opporre valide resistenze o antidoti, a meno che non si decida di estirpare alla'origine le radici della mala pianta. Il fatto che considero numero uno  nella generazione del fenomeno terroristico è la costituzione dello Stato d’Israele. Poi pressoché in ordine, vengono il sostegno all’OLP e la considerazione eccessiva accordata al pericoloso doppiogiochista Arafat; quindi l'occupazione da parte sovietica dell’Afghanistan che da vita al fenomeno talebano e quindi all'occupazione da parte degli USA della nazione afgana. Fin dalle origine fu fondamentale il supporto addestrativo assicurato dalla Bulgaria, longa manus sovietica, ai terroristi palestinesi da parte della Bulgaria. A seguire, l'affermarsi di Al Qaeda e di Bin Laden, l'attentato alle Twin Towers, le guerre sbagliate contro Saddam Hussein e Gheddafi dei cui effetti nefasti dobbiamo ancora ringraziare innanzitutto la Gran Bretagna e la Francia e quindi gli USA. Infine lo scoppio delle cosiddetta Primavere Arabe. L'atto finale è quello della pretesa di costituire il sultanato ISIS da parte di Al Baghdadi in Medio Oriente e di Boko Haram in Africa, condotto selvaggiamente attraverso attentati gravissimi in varie nazioni europee e comunque nell'Occidente cristiano. Si, perché l'istanza dei Sultani sarebbe quella di far scomparire gli infedeli cristiani ed ebrei dalla faccia della terra. Un progetto utopico e sicuramente irrealizzabile, che tuttavia ha causato  vittime e continua a causarne.

Questo il risultato maleodorante seguito alla caduta del Muro di Berlino, rimasta simbolo della caduta del comunismo. In questo confuso quadro globale, si faceva di pari passo strada la diffusione capillare dei nuovi celeri mezzi di comunicazione, via web, il dilagare della globalizzazione, l’apertura delle frontiere alla circolazione delle merci e l’invasione dei mercati con prodotti a basso costo che ha strozzato le economie dei paesi industrializzati nei quali gli stessi prodotti avevano perso competitività a causa dell’alto costo del lavoro ed all’imposizione di tasse e tributi così eccessivi da provocare fallimenti a catena e disoccupazione, povertà e perdita di competitività.  Tutto ciò, insieme alla brillante trovata di tante imprese, della delocalizzazione all’estero di imprese nazionali alla ricerca di lavoratori a basso costo e di utili d’impresa enormi. Questa la situazione degli Stati occidentali, dopo la fine del comunismo sovietico. E gli stessi Stati Uniti d’America non se la sono vista certo meglio. In più si è dato corso, con una serie di trattati, all’allargamento del numero degli Stati membri della Comunità Europea, con l’ammissione di molti dei Paesi ex satelliti dell’URSS, alle prese con economie poco sviluppate e coi mali che ne derivano. L'adozione della moneta unica da parte di alcune nazioni aderenti alla CE ha avuto effetti disastrosi, tranne che per quei piagnoni dei Tedeschi  che prima si sono finanziate, coi sacrifici degli Stati europei, le spese della riunificazione delle Due Germanie, e poi sono entrati di prepotenza nella moneta unica “alla pari” (un marco per un euro) imponendo agli altri Stati, prima l’Italia, svalutazioni delle monete nazionali sfavorevoli e persino estorsive, che da una parte hanno stra-arricchito la Germania e dall’altra hanno stra-impoverito l'Italia e, chi più, chi meno, quasi tutti gli altri Stati che hanno avuto la ventura d adottare l'Euro (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Francia).

Il timore diffuso, prima che arrivasse il giorno dell’elezione presidenziale in USA, era quello di ritrovarsi per i prossimi quattro anni con la Clinton alla Casa Bianca: cioè con ancora un rappresentante politico dei Democratici. Quindi una continuazione delle politiche reticenti e rinunciatarie di Obama. Naturalmente, l’establishment statunitense, ossia i grandi gruppi bancari, l’industria nazionale americana, le varie lobbies, le testate giornalistiche e televisive ed i potentati dell’economia e del commercio, da buoni “gattopardi” avevano puntato sulla Clinton, perché nulla cambiasse e tutto restasse com’era.

Stupisce infatti che tutti i sondaggi, fino all’ultimo minuto, dessero vincente la Clinton sul contendente repubblicano Trump, con uno scarto che non dava speranze all’avversario. Una manfrina quindi, orchestrata stupidamente, più che sapientemente, quella di divulgare insistentemente previsioni largamente favorevoli alla Clinton, quando era chiaro da subito che avrebbe vinto Trump, tanta era la delusione dei lavoratori che venivano intervistati dalle emittenti straniere, addirittura negli Stati in cui la vulgata dava vincente la Clinton, per i risultati negativi degli otto anni di governo Obama.

Per costoro il risveglio, il 9 novembre mattina, non è stato certo esaltante. Si erano infatti messa già in tasca la vittoria della Clinton.

Adesso, cosa si aspettano gli Americani, cosa si aspetta il mondo da Trump?.. Sicuramente un giro di boa. Una fondamentale virata nell’analisi e nella risoluzione dei problemi che affliggono gli USA e di riflesso le nazioni alleate. Le nazioni dell’Europa, legate con gli USA da vari trattati nel campo della difesa e del commercio,  dovranno fare i conti con la nuova situazione che si profila. Trattare ancora la Russia come il nemico che punta testate nucleari e carri armati contro gli Stati Uniti d’America e contro l’Occidente, oltre che fortemente dispendioso, è anche stupido, inutile e, come si può immaginare, anche pericoloso. Fare invece della Russia un alleato europeo, occidentale, in campo monetario, commerciale ed economico ed acquisirla come alleato in campo difensivo, contro ogni possibile attacco proveniente dai fronti caldi del Medio Oriente e dell’Africa, oltre che dalla dormiente Cina e dalla Corea del Nord, a quanto pare governata da un tizio inaffidabile e pericoloso, non è affare di poco conto. E se Trump si farà promotore di una “amicizia” con l’orso russo, peraltro grande fornitore di fonti energetiche a costi competitivi, conviene a tutti, compreso Putin, il quale ha capito da tempo che il futuro della Russia non può essere né al fianco della Cina comunista che sta sfruttando la globalizzazione a danno delle nazioni industrializzate, né nell’isolamento più totale. Insistere nel voler dettare alla Russia le norme di comportamento nei confronti di alcuni paesi ex satelliti costituiti in maggioranza da etnie russe, oltre che pericoloso, rappresenta un’ingerenza cieca che non si può giustificare. Le sanzioni inflitte alla Russia, contro cui Putin non ha reagito, hanno da una parte evidenziato la scarsa lungimiranza di Obama, della Merkel e di Holland ( ma anche di Renzi, se è per questo), e dall’altra hanno presentato di Putin una immagine di compostezza e di tolleranza non comuni, specie se si considera l’apporto dato in territorio siriano, contro le pericolose colonne dei nuovi sultani islamisti e jiadisti. E poi, diciamocelo, un personaggio come Putin, freddo e calcolatore, provvisto di una visione strategica della quale ha dato prova in tante occasioni, è meglio averlo come alleato che come nemico. Questo Trump lo sa bene. E poi nemico perché? Non ha mai minacciato le nazioni Occidentali. Ha sopportato il peso della sanzioni, fiducioso che prima o poi la situazione mutasse a suo vantaggio. Ebbene, con l’elezione di Trump alla Casa Bianca, quel momento sembra essere arrivato.  Ne trarranno vantaggio gli USA, ma ne trarrà vantaggio anche il mondo occidentale. Ed è possibile che, oltre alle mutazioni in positivo che dovrebbe subire l’economia interna degli USA, si possa anche chiarire definitivamente il quadro strategico internazionale, là dove il fuoco e le fiamme dei combattimenti e delle stragi stanno creando, da troppi anni, perdite umane e distruzioni, talché finalmente i popoli mediorientali possano avere accesso ad un lungo periodo di riconciliazione, di ricostruzione e di pace. Di pari passo ne beneficeranno anche gli Stati dell’Europa e soprattutto l’Italia. L’Italia è da troppo tempo nel mirino dell’immigrazione clandestina, incontrollata nei numeri e nella destinazione di queste persone. Questa marea umana che si riversa sul nostro territorio, più che arrivare clandestinamente coi propri mezzi, viene addirittura prelevata davanti alle coste libiche, contro ogni logica di diritto internazionale e della navigazione. E il bello è che si ostinano a chiamarli naufraghi! Dovrebbe invece essere chiaro che nessuna operazione aritmetica è in grado di sostenere il fatto che milioni di Africani (caso strano tutti giovani maschi che non fuggono da nessuna guerra) possano stabilirsi e sostentarsi in eterno sul territorio italiano, senza che vengano soppressi i diritti fondamentali degli Italiani stessi, compreso quello della vita.

Per quanto ci riguarda, con o senza Trump alla Casa Bianca, con o senza la ventilata influenza che l’elezione di Trump potrebbe portare sul voto referendario, ne riparliamo dopo il 4 dicembre, dopo il referendum su quella furbata tutta fiorentina della riforma costituzionale che sa più di Decamerone che di Diritto, votata a colpi di fiducia da una maggioranza eterogenea unita soltanto dalla libidine di completare la legislatura e di conseguire il vitalizio, dopo la soppressione di migliaia di emendamenti inutili e fastidiosi per il manovratore, effettuata con la “trovata” birichina del “canguro”, ossia del sacrificio figurativo di un animale con il marsupio stracolmo di emendamenti appunto. Se le riforme della Costituzione si fanno in questo modo, possiamo stare freschi!... Che il mondo tifasse per Trump, posso capirlo. Ma che l’Italia dovesse contare sulla elezione di un Presidente degli USA repubblicano per migliorare le condizione del suo popolo, dopo il pool “Mani pulite”, dopo venti anni di ping-pong Prodi-Berlusconi, dopo il golpe Napolitano, dopo Monti, la Fornero e Letta e Governo Renzi durante, questo davvero non me lo sarei mai aspettato.


 

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