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IL CLAN BONAPARTE

      

   

Inchieste

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Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


L’epopea bonapartista di una Famiglia di piccoli nobili Corsi che si sono spartiti l’Europa

 

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1805 - NAPOLEONE IMPERATORE


Le Ricerche Storiche di Massimo Iacopi

IL CLAN BONAPARTE

L’epopea bonapartista di una Famiglia di piccoli nobili Corsi che si sono spartiti l’Europa

(Assisi PG, 26/09/2017)

IL CLAN BONAPARTE

Napoleone I, giunto al suo apogeo col sostegno dei fratelli, delle sorelle e di uno zio, impone la sua legge alla maggior parte dell’Europa. Tutto ciò è passato alla Storia col nome di Epopea bonapartista, ma in realtà si trattò dell’operato di una fratellanza di piccoli nobili Corsi che ha fatto man bassa sullo scacchiere continentale.

Premessa

Quando veniva chiesto a Paolina Bonaparte se si fosse sentita infastidita dalla presenza dello scultore Canova, allorché veniva immortalata nel marmo, la donna rispondeva con un tono sbarazzino: “Ma no, c’era del fuoco !” Non si sa se Napoleone, un essere pudibondo sotto le forme del diavolo, abbia rimproverato sua sorella per questa statua nuda che ha dato scandalo in tutta Europa. Sicuramente no: egli amava teneramente sua sorella, a tal punto che alcuni giornali inglesi sono arrivati persino a sospettare fra di loro una complicità incestuosa. Ma anche Paolina era molto affezionata a suo fratello. Essa é stata la sola della famiglia a fargli visita nell'isola d'Elba (aprile 1814), proponendo di impiegare i suoi gioielli per finanziare la sua fuga. Il suo piede, che esibiva con fierezza, era piccolo, ma il suo cuore per contro era grande. La donna amava collezionare più amanti che parure ed era sposata ad un ricco aristocratico italiano, il principe Borghese, che chiudeva gli occhi ed apriva la borsa per una delle più belle donne del suo tempo ed una delle più ... dispendiose ! Paolina é la sorella frivola e generosa dell'Imperatore, personaggio simpatico e leggero in questa famiglia a cui ha prodigato molteplici attenzioni e tanti vantaggi, senza aver ricevuto, spesso, gratitudine.

Una “marmaglia” alquanto ... sbracata

Napoleone Bonaparte é un uomo solo da destino unico, mentre Bonaparte é il nome di un clan e questo clan, variopinto, avido, incoerente, portato ai vertici da un fratello senza pari, ha regnato sull'Europa. L'Imperatore, fedele esclusivo, familiare come é tipico in Corsica, ha piazzato i suoi fratelli e sorelle sui troni come se si distribuisse posti da impiegato ad un parente indigente. Napoleone, formato allo spirito dell'Illuminismo, patriota francese ed vecchio giacobino, capo di uno stato autoritario che assicura, attraverso la propaganda e la polizia, l'unità della società, il regno della legge e la gloria dell'Impero, rimane un corso nel profondo dell'animo per il suo attaccamento alla famiglia. Il Codice Civile Napoleone porta il segno di questa tradizione stabilendo il potere del padre, le relegazione delle donne, il carattere sacro della proprietà familiare. Il clan Bonaparte, filo francese aveva fallito nell'imporsi in Corsica ed era stato cacciato nel 1793 dalla fazione di Pasquale Paoli, ma si prenderà la sua rivincita a livello di una Nazione ed a livello continentale. La ragazzaglia, alquanto sbracata, che giocava sulla soglia dell'austera casa di Ajaccio sotto l'occhio attento di Letizia Ramolino, avrebbe prodotto un imperatore, tre re, un principe, una principessa ed una granduchessa. L'Imperatore si é costruito da solo, mentre tutti gli altri sono riusciti per merito del fratello, secondo le regole del clan, così come esse reggevano il sistema nell'isola a quell'epoca. Per i Corsi del tempo, l'individuo vale poco mentre la famiglia é tutto. Si fa parte di un lignaggio che si difende, che si rende famoso, di cui si é solidali per definizione, che aiuta il suo membro e che promette in cambio tutto quello che é possibile. Alcuni dicono che questa mentalità perdura ancora oggi, ma ... é tutta un'altra storia. In ogni caso, in questo modo si é comportato l'Imperatore, il Corso supremo, colui che ha piazzato i suoi parenti, i suoi alleati ed i suoi clienti in tutti i livelli dell'Impero: la famiglia vicina, alla quale distribuisce le corone per governare le conquiste, ma anche allo zio Fesch, cardinale investito di grandi missioni, e le famiglie associate - Giuseppina, imperatrice, i suoi figli (Ortensia, regina d'Olanda, Eugenio, Viceré d'Italia), i Murat, i Lecrerc, i Junot, i Borghese ed anche Felice Baciocchi, marito di Elisa, ufficiale mediocre, brutto anatroccolo, comunque promosso... . L'avanzamento nella Grande Armeè si basava sul merito, ma anche sulla fedeltà degli ufficiali al destino dell'Imperatore, che non si fidava di soldati ... indipendenti (non é sotto questo aspetto che il mondo sia molto cambiato). Il senso del clan costituiva per Napoleone una seconda natura, che vigilava con minuzia sui matrimoni e sui legami e le amicizie del suo ambiente: Egli diventa furioso quando Luciano, gli resiste nel voler rimanere con Madame Jouberthon ed obbliga Gerolamo a divorziare da una americana di basso prestigio per far entrare nella famiglia una principessa tedesca. Nella storia del continente, questa famiglia ha giocato un suo ruolo, tragico e comico allo stesso tempo - Ah se nostro padre ci potesse vedere ! avrebbe detto Napoleone a Giuseppe il giorno dell'incoronazione a Notre Dame -, attaccata al carro imperiale, ma lanciata anche in una impossibile ricerca di libertà, che il sistema napoleonico, familiare ma nazionale, non consentiva.

Un’avidità condivisa

I Bonaparte, all'apogeo del Grande Impero, governano l'Europa: Napoleone, la Francia ed il Belgio direttamente; Luigi, l'Olanda, Girolamo, una gran parte della Germania; Eugenio, Elisa e Gioacchino Murat, l'Italia; Giuseppe, la Spagna, Marmont, una parte della ex Jugoslavia; e Junot, il Portogallo, tutti sotto l'autorità brusca e puntigliosa dell'Imperatore. La Francia imperiale, che arriva ad avere fino a 132 dipartimenti e alcuni Stati vassalli ed impone, per famiglia interposta, riforme piuttosto progressiste a tutti quei paesi fino a quel momento sottoposti alle leggi dell'Ancien Regime: uguaglianza civile, diminuzione dell'influenza clericale, emancipazione degli Ebrei, razionalità amministrativa. Ma il clan é anche avido, arricchendosi a danno dei paesi conquistati, che vengono sottomessi ai soli interessi dell'Impero. Quando un fratello o una sorella parteggia e spinge a vantaggio del paese che gli é stato affidato, Napoleone li richiama seccamente al fatto che essi gli devono tutto e che non hanno altro dovere che quello di eseguire i suoi ordini. Questo stretto controllo contribuisce molto rapidamente ad indisporre i popoli sottomessi: Napoleone sarà vinto in prima battuta dalle insurrezioni delle nazionalità, in Spagna, in Germania,m in Italia, provocate dal dominio di una famiglia, indubbiamente formata dall'Illuminismo (i Bonaparte erano quasi tutti massoni), ma anche mossa dallo spirito di clan e dall'abitudine alla tirannia.

Carlo Bonaparte, il padre, era un notabile di Ajaccio la cui progenitura - otto figli avuti da Letizia - avrebbe dovuto condurre una vita senza sussulti da discendenti di bassa nobiltà corsa, gelosi del proprio rango e privati di una grande carriera a causa della loro bassa estrazione. La Rivoluzione sarà l'evento che deciderà altrimenti per loro. Schierandosi a favore dei Francesi conquistatori, la famiglia Bonaparte costretta, nel 1793, a lasciare la sua patria, dominata da Pasquale Paoli, alleato degli Inglesi, per vivere le disgrazie di un esilio senza risorse in una Francia in piena tempesta. Giuseppe, il fratello maggiore, é il primo ad uscire dalla miseria: egli sposa Giulia Clary, figlia di un ricco negoziante di Marsiglia, ed a ridare un certo smalto all'appannato blasone dei Bonaparte. La sorella di Giulia, Desirée, sposerà il generale Bernadotte e diventerà regina di Svezia. Ma sarà Napoleone, il cadetto nervoso e buio, militare fantasioso e cerebrale che, attraverso la sua straordinaria carriera, tirerà la famiglia fuori dai problemi. Capitano all'assedio di Tolone, il corso viene nominato generale di divisione alla caduta della città, quindi generale Comandante in capo dell'Armata dell'interno, dopo aver represso senza pietà la rivolta monarchica del 13 Vendemmiaio del 1795. Propulso nelle alte sfere del Direttorio, amico dei potenti del momento, Napoleone dispensa numerosi sussidi al suo famelico clan, impiegando la sua enorme influenza, egli riesce a far nominare suo fratello Giuseppe, Commissario di Guerra in Italia, Questi, distintosi sia per le sue capacità, che per il suo nome, diventa ben presto deputato nel Consiglio dei Cinquecento, mentre Luciano, il secondo fratello, anch'egli commissario e deputato, diventa Presidente della stessa assemblea. Tutti e due sono sostenuti dalla gloria del loro fratello, vincitore in Italia e quindi in Egitto, generale adulato e risorsa della borghesia rivoluzionaria, che anela a farla finita con il periodo rivoluzionario.

Parigi é una festa

Già da prima della presa di potere i Bonaparte si arricchiscono, con mezzi legali e con l'uso d’influenze e accomodamenti con denaro pubblico, molto frequente a quei tempi (ma ... anche dopo). Napoleone acquisisce un’abitazione privata in rue Chantereine, ribattezzata in suo onore via della Vittoria, quindi un castello elegante, la Mailmaison, ai bordi della foresta di Neuilly. Giuseppe diventa ben presto Signore di Mortefontaine, un grande castello solenne a nord i Parigi. Luciano non sarà da meno, vivendo alla grande nella Parigi del Direttorio, anch'egli, padrone di terre, collezionista di quadri e che arrotonda la sua immensa fortuna con speculazioni nella guerra di corsa. Quanto alle sorelle, esse si sono ben accasate. Carolina a Gioacchino Murat, il cavaliere favorito di Napoleone, che sarà re di Napoli; Paolina, a un altro generale vicino a Napoleone, Leclerc, quindi, dopo la morte del militare, incaricato di mettere al passo gli schiavi in rivolta di Santo Domingo, al principe Borghese, i cui palazzi sono ancora oggi parte degli ornamenti di Roma. Solo Elisa, di cui Letizia temeva il nubilato, trova una sistemazione meno rilevante, sposata con un mediocre ufficiale corso, Felice Baciocchi, che Napoleone ha fatto nominate Comandante della cittadella di Ajaccio. Elisa, molto legata a suo fratello Luciano, condurrà in ogni caso una brillante vita a Parigi, protettrice di Fontanes, di Chateaubriand e di scrittori di corte, per diventare, più tardi, granduchessa di Toscana. Entrata nel clan per alleanza matrimoniale, Napoleone sposa Ortensia, la figlia di Giuseppina, con il suo terzo fratello, Luigi, il padre del futuro Napoleone III, personaggio biliare, paranoico, affetto da gelosia patologica, insofferente del dominio di suo fratello e della poca stima che egli aveva per lui, triste re d'Olanda, che fuggirà dal suo regno per sfuggire alla tutela imperiale. Napoleone nomina ancora Eugenio, il fratello d'Ortensia Beauharnais, vicerè d'Italia al quale prodiga questo saggio consiglio: Rimanete silenzioso in pubblico, perchè correte il rischio che vi attribuiscano pensieri profondi. Il clan Bonaparte, giunto al vertice grazie ad una carriera folgorante, si é rivelato un rompicapo per l'imperatore, che voleva un potere familiare con una famiglia spesso incapace. Certamente, Luciano aveva giocato un ruolo fondamentale e decisivo il 19 Brumaio per portare suo fratello al potere. Il Colpo di Stato del 1799, ben avviato il primo giorno, subisce un pericoloso rivolgimento nel secondo, quando le assemblee, trasferite a Saint Cloud, ascolteranno un discorso confuso e minaccioso di un Bonaparte, sconcertato dall'opposizione parlamentare. Cacciato dal Consiglio dei 500, minacciato di essere posto fuori legge da parte dei Giacobini ribelli al potere militare, il generale, distrutto, viene salvato da suo fratello, il solo dei congiurati a mantenere il necessario sangue freddo. Luciano arringherà i soldati per ammutinarli nei confronti dei deputati recalcitranti, diffondendo la favola dei rappresentanti dei pugnali, che ha permesso a Murat ed ai suoi granatieri di entrare nella sala dei 500 al suono del tamburo e di disperdere gli avversari con un ordine lapidario: Buttatemi fuori tutta questa gente !. Giuseppe é stato il più costante ed il più serio. Egli é in primo luogo, un diplomatico intelligente e ponderato; sarà lui che negozierà la pace con l'Austria e l'Inghilterra e la Convenzione di Mortefontaine con gli USA, ottenendo la fine dello stato di belligeranza fra le due nazioni e cedendo la Luisiana agli USA per la somma di 60 milioni di franchi. Nel 1805, egli ricopre la carica di Reggente quando l'Imperatore corre a combattere gli Austriaci ed i Russi. Dopo Austerlitz, egli viene nominato re di Napoli, quindi, come una promozione d'ufficio, diventa re di Spagna nel 1808. Egli governa bene Napoli e molto male la Spagna. Giuseppe moltiplica le riforma progressiste in Italia, anche se i saccheggi per opera dei Francesi finiranno per innervosire fortemente i Napoletani. Egli detesta fina dall'inizio il suo regno di Spagna, che si solleverà ben presto con el rey intruso, scatenando una orribile guerriglia che rimarrà fino all'ultimo una ferita sanguinante al fianco dell'Impero. Sovrano di guerra civile, egli susciterà odio e risentimento, soprattutto quando adotta misure di modernizzazione. Inadatto all'arte militare, Giuseppe viene rimproverato dai marescialli che operano in Spagna. Rimessa in ordine da Napoleone all'inizio del conflitto, la situazione militare non smetterà di degradarsi ed i marescialli litigano fra di loro, prima di essere sconfitti da duca di Wellington. Il sovrano Giuseppe sarà costretto a fuggire da regno riconquistato dagli Inglesi. Per il resto si tratta di un esempio lampante dell’applicazione del Principio di Peter (1), secondo il quale ciascuno, un giorno, raggiunge il suo livello specifico di incompetenza, fatto che per i Bonaparte è avvenuto in maniera precoce e rapida.

Brutta compagnia !

Luigi risulta un re d'Olanda incerto e depressivo, ossessionato dalle supposte infedeltà di sua moglie Ortensia, ed alla quale procura una vita d'inferno. Quando egli viene reintegrato nella Grande Armée, si tratta ancora di un generale disastroso, con neanche un centesimo delle visioni strategiche di suo fratello e per questo verrà rapidamente posto sotto la tutela di un generale o di un maresciallo esperto. Gerolamo é re di Westphalia, regno tedesco arrangiato alla bell'e meglio , che riesce a governare mediocremente e con grandi spese. A Waterloo (giugno 1815) egli comando l'ala sinistra, che fallisce nel tentativo di conquistare la posizione di Hougoumont, fatto che consente a Wellington di resistere agli assalti della fanteria sul suo centro e lascia il tempo a Blücher di raggiungerli, determinando la sconfitta dei Francesi. Paolina é conosciuta soprattutto per il suo indiscutibile fascino e le sue scappate amorose. Carolina Bonaparte, avida ed avara, segue suo marito, Gioacchino Murat, dalle cariche leggendarie e dalle uniformi barocche, lungo una carriera scintillante e tormentata. Egli diventa il Comandante della cavalleria della Grande Armée, miglior cavaliere d'Europa, granduca di Berg, quindi re di Napoli al posto di Giuseppe. Incostante e impulsivo, Murat tradisce Napoleone per cercare di mantenere il suo regno nel 1814, quindi si allea nuovamente con l'imperatore prima di Waterloo. scatenando prematuramente la sua offensiva in Italia. Sarà sconfitto, dichiarato decaduto ed esiliato, ma tenterà anche lui un ritorno per finire fucilato, dopo aver tuttavia instillato nella penisola, con il Proclama di Tolentino, l'idea dell'unità d'Italia, che poi farà la sua strada. Elisa costituisce un eccezione in questo quadro familiare deludente. la donna é intelligente,m volitiva, sebbene non sia stata aiutata da un fisico di rilievo. Di lei dirà la duchessa d'Abrantes: Mai una donna ha rinnegato come Lei la grazia del suo sesso. Donna di mente, in ogni caso, essa asseconda suo fratello con efficacia. Nominata granduchessa di Toscana, dopo aver ricevuto in appannaggio il principato di Lucca, Elisa risiede a Palazzo Pitti a Firenze e governa con saggezza. Essa gestisce correttamente i suoi sudditi, rianima l'economia e riforma le istituzioni, pur difendendo in ogni momento gli interessi di suo fratello, che, in ogni caso, provvede ad inquadrarla regolarmente con lettere senza replica. Voi siete soggetta - scrive il corso - e, come tutti i Francesi, siete obbligata ad obbedire agli ordini dei ministri. Alla fine dei conti, il più capace dei fratelli risulterà il meno impiegato. Luciano, salvatore del 19 Brumaio, é un’eccellenza nel Consolato del 1800, ministro degli interni, ed a tal riguardo abile truccatore del referendum che approverà il colpo di stato. Ma egli si sposa senza l'autorizzazione di suo fratello e risulta in combine con i Giacobini. E' la rottura. Ritiratosi in Italia e quindi negli USA, il più politico dei Bonaparte riapparirà solo nel 1815, al ritorno di Napoleone dall'isola d'Elba, per tentare di ammansire le assemblee e proporre invano, dopo Waterloo, una dittatura di salute pubblica. Dopo la caduta dell'Impero, i Bonaparte si disperdono, ritirati all'estero o nei loro castelli, vivendo riccamente, aureolati di una gloria per la quale non hanno fatto gran cosa ed alimentando la fiamma del grande ricordo. Il bonapartismo, che sopravvive grazie alla leggenda ed al Memoriale di S. Elena, non deve loro quasi nulla, a parte un discendente inatteso, Luigi Napoleone, figlio di Luigi e d’Ortensia, avventuriero opaco ma ostinato, che sarà proiettato in primo piano nel 1848 grazie al suo nome e che riuscirà, nel 1852, grazie ad un efficace gruppo di amici, riuniti intorno a lui (fra questi il fratellastro, figlio di Ortensia, il duca di Morny). Ironia incredibile della storia: una volta caduto l'Imperatore, in mezzo ad una famiglia ingrata e soprattutto preoccupata di conservare il patrimonio accumulato, il più grande dei Bonaparte sarà un nipote, senza particolari qualità, appena un modesto discendente del grande Napoleone.

NOTA

(1) Il Principio di Peter applicato alle organizzazioni umane può essere considerato un caso speciale di una formulazione più generale: “Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.” In altri termini, finché costoro si dimostrano in grado di assolvere ai compiti assegnati, essi vengono promossi al livello immediatamente superiore, nel quale devono assolvere compiti differenti. Alla fine del processo gli impiegati hanno raggiunto il proprio «livello d’incompetenza», ovvero la condizione in cui non sono più in grado di svolgere i compiti assegnati e pertanto, non avendo più alcuna possibilità di avanzamento, né d’impiego, diventano inutili. Oggi si direbbe: da rottamare.

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