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GLI SPECIALISTI DELLA GUERRA NEL MEDIOEVO

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


Si combatteva con balestrieri zappatori genieri in gran numero. La polvere da sparo cambia tutto.

 

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UN ASSEDIO CROCIATO IN TERRA SANTA


Lezioni di Storia Militare

GLI SPECIALISTI DELLA GUERRA NEL MEDIOEVO

Si combatteva con balestrieri zappatori genieri in gran numero. La polvere da sparo cambia tutto.

(Assisi PG, 10/12/2017)

LEZIONI DI STORIA MILITARE  

Premessa

La conquista di una piazzaforte nel Medioevo, comincia a dipendere, sempre in maggior misura, dalle competenze di specialisti che variano in funzione del tipo d’assedio ipotizzato. Moltiplicare gli strumenti d’attacco rappresenta una parte specifica di ogni assedio, con la realizzazione di mezzi del lancio di proietti, per allontanare i difensori dagli spalti e dai merli, quindi per effettuare l’approccio e la scalata delle mura per mezzo di torri d’assalto e infine per mezzo di attrezzature, idonee a difendere pionieri e minatori nella loro azione. La tecnica dell’assalto, basata sull’utilizzazione di scale, rappresenta un’operazione molto rischiosa, perché espone i fanti ad una certa ed efficace reazione dei difensori: essi risultano particolarmente esposti ai tiri nemici ed a tutti i mezzi messi in opera dalla difesa per respingerli, specie nel momento in cui essi salgono le scale appoggiate o agganciate alle cortine murarie. Particolare curioso, nelle costruzioni militari della fine del XIII secolo, è rappresentano da un marcapiano esterno e sporgente rispetto alla cortina muraria, il cui scopo era proprio quello di impedire alle scale di appoggiarsi sulla sommità del muro, Fino al XIII secolo la difesa si concentra sulla sommità del cammino di ronda, questo è il motivo per cui l’attacco viene spesso preparato da una azione di artiglieria che ha lo scopo di sguarnire le cortine dai difensori. Con la comparsa della polvere da sparo, l’efficacia delle nuove artiglierie renderà sempre meno utilizzata l’azione di scalare le mura, se non per azioni di sorpresa; eppure, poiché la messa in opera di scale è rapida e discreta, l’attaccante vi fa sovente ricorso per sorprendere l’avversario, in genere di notte. Nel corso delle crociate, i Franchi privilegeranno l’assalto delle mura con le scale e le torri mobili; i mussulmani, dal canto loro, preferiranno, le operazioni di scavo e di mina, nonché l’impiego di granate incendiarie per distruggere le macchine nemiche. L’arte della guerra d’assedio si perfeziona durante questo periodo tecnicamente decisivo, e, se i Crociati non riusciranno mai recuperare il loro ritardo nell’azione di mina, le loro macchine non avranno rapidamente nulla da invidiare rispetto a quelle dei loro nemici.

Effettivi di qualità, in numero molto variabile

Durante l’assedio, ad ogni attore viene affidato un ruolo preciso. Ai piedi della muraglia, i cavalieri pesanti sono di scarsa utilità per gli assedianti; essi cavalcano nei dintorni della piazza forte in veste di informatori, per garantire i rifornimenti e per proteggere gli assedianti contro l’intervento di truppe di soccorso, oltre, naturalmente, a bloccare i tentativi di sortita da parte degli assediati. Per contro, i compiti dei fanti diventano decisivi. I minatori si attivano ai piedi delle cortine, circondati da una folla di fanti e sotto la protezione degli arcieri.

All’interno delle piazze forti, la difesa si organizza. Alla fine del Medioevo, essa è assicurata da guarnigioni e milizie, formate dalla borghesia cittadina. In effetti, le autorità urbane possiedono una loro propria logistica in materia di combattenti, che deriva, sia da un quartiere, sia da una corporazione. Nel momento del pericolo, al rintocco del “campanone”, ogni cittadino abile si riunisce sotto il rispettivo gonfalone. I combattenti provvedono ad equipaggiarsi per proprio conto ed a loro spese, in funzione delle loro disponibilità. Riunite in compagnie, le milizie sono poste sotto l’autorità di un capitano. Nel 1444, sui 16 mila abitanti di Strasburgo, 4.500 sono considerati come mobilitabili, di cui 1.800 possono essere arruolati nelle milizie comunali; gli altri partecipano alla difesa della città. Ma, nel periodo in esame, non viene messa in atto nessuna politica coerente di reclutamento e di formazione specifica. Nel XIV secolo, il numero di questi suppletivi risulta ancora sufficiente per assicurare la difesa della cinta muraria. Va tenuto conto a tale riguardo che la cinta muraria comprendeva anche spazi verdi da destinare ad “orti di guerra” in caso di assedio. In tale contesto, di fronte alla crescita del numero degli assalitori, la situazione evolve a svantaggio degli assediati: i corpi di combattenti specializzati (resi necessari dall’impiego dell’artiglieria moderna) assumono maggior rilievo rispetto alle milizie urbane. Le armi da tiro - archi e balestre - giocano un ruolo primario, anche se, da sole, esse non sono determinanti per l’esito di un assedio. Per la difesa, si preferisce la balestra (portatile o su telaio fisso), che conosce, alla fine del Medioevo, un considerevole accrescimento di potenza, ma il suo maggiore inconveniente risiede nella ridotta cadenza di tiro. I conti economici pervenuti sino a noi sono, per contro, particolarmente precisi quando si tratta di effettivi arruolati e le paghe attribuite al personale permanente specializzato, come: capi mastri, carpentieri, muratori, minatori, pionieri o artiglieri e la loro retribuzione testimonia l’importanza che viene attribuita alle loro competenze. La carpenteria militare comporta numerosi specialisti per la costruzione delle macchine, campi d’assedio con palizzate, pontoni, pedane, tribune … Al pari dei carpentieri, i muratori, i tagliatori di pietre sono reclutati durante l’assedio per lavori di ingegneria.

Quale talento per le “macchinazioni” ?

In Francia, a partire dal regno di Filippo Augusto di Francia, si mette in evidenza una specializzazione, quella dei “maestri di macchine” o “ingegneri” (dal francese engigneur o engigneor, che ha il significato di talento o astuzia). Il termine designa, pertanto, colui che costruisce le macchine ed usa stratagemmi per assediare una fortezza. Alla fine del XIII secolo, la statuto di questi personaggi raggiunge una maggiore definizione, tanto che: una ordinanza inglese del 1289 stabilisce che ogni fortezza guascone dovrà essere provvista di un “maestro machineur” (il capo dei genieri) e di un “maestro di artiglieria” (il capo dell’artiglieria nevrobalistica): il primo concepisce, ripara ed assicura la manutenzione della macchine d’assedio, mentre il secondo provvede alla manutenzione delle piccole e grandi balestre. Oltre ai tecnici specializzati nelle macchine da lancio, nelle cronache si fa sempre più spesso riferimento a minatori, pionieri e zappatori. A priori, ogni fante può partecipare all’operazione di mina, ma la mina, in sé stessa, richiede competenze decisamente più estese (stabilità della terra, taglio della pietra, armatura di legno della galleria, ecc.).

Educati, privilegiati e ricompensati

Ai capi mastri ed ingegneri reclutati sono assicurate rendite appropriate, oltre a ricevere doni o privilegi. Nel 1254, Jean de Maysos, ingegnere di Enrico III Plantageneto, re d’Inghilterra, riceve l’investitura a cavaliere per le sue brillanti capacità. Dalla fine del XIV secolo, il lento progresso dell’artiglieria moderna determina la necessità di truppe ausiliarie di pionieri, minatori e zappatori per i lavori di approccio alla piazzaforte e di terrazzamento per lo schieramento delle bocche da fuoco. Nel 1475, 400 pionieri ordinari, un centinaio di carpentieri ed una cinquantina di minatori e di tagliatori di pietre vengono requisiti per l’esercito borgognone, al fine di condurre l’attacco alla città di Neuss (nelle vicinanze di Dusseldorf). D’altra parte, assediare una piazza forte implica lo spostamento di bagagli, viveri, tende ed armi: si stima che la massa dei non combattenti, a quest’epoca, risultava già pari almeno al doppio degli effettivi in armi, cioè la parte effettivamente combattente.

Con le armi da fuoco, i prìncipi e le città, che dispongono ormai di cospicue  risorse necessarie, riescono ad assicurarsi i servigi di un maestro “cannoniere”, al quale va aggiunto un nucleo di personale permanente di supporto come i fonditori, un corpo di specializzati in pianta stabile e ben pagato. Anche se la maggioranza di essi rimangono ancora artigiani del metallo e quindi personale civile e non militari, alcuni di loro iniziano ad essere presenti nei combattimenti per far funzionare i pezzi e per assicurarne la manutenzione. A tal fine, proprio nell’esercito francese, sotto il re Carlo VII (1422-1466), è costituita solo una “banda (sic) di artiglieria”, quella dei fratelli Bureau (una unità tattica capace di operare, in maniera indipendente, incluso il trasporto, dei pezzi, delle munizioni, delle polveri, ecc.). Di fatto, alla fine del regno di re Luigi XI (1483), le unità d’artiglieria sono già diventate cinque, segno evidente dell’importanza acquisita da un’arma ormai cruciale, il cui potere distruttivo diventa ogni giorno più rilevante sul campo di battaglia e che, per diversi secoli, assumerà la supremazia sul campo di battaglia, nell’ambito degli eserciti occidentali.

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Massimo Iacopi

 

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