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I MEDICI: UNA HOLDING DI BANCHIERI, PAPI E REGINE

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


In pochi decenni sarà così influente da portare due sue donne sul trono di Francia.

 

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COSIMO IL VECCHIO DE' MEDICI


La Famiglia dei Medici

I MEDICI: UNA HOLDING DI BANCHIERI, PAPI E REGINE

In pochi decenni sarà così influente da portare due sue donne sul trono di Francia.

(Assisi PG, 13/10/2019)

I Medici, oscura famiglia toscana, diventeranno nel giro di qualche decennio i banchieri dell’Europa, creando, nel frattempo, una vera e propria holding (1) “ante litteram”. L’ascesa al trono di Francia di Caterina e di Maria de’ Medici completa la riuscita di questa dinastia italiana.

Premessa

Nel 1533, Papa Clemente VII (1523-1534) sbarca a Marsiglia in compagnia della cugina di secondo grado, Caterina di Lorenzo II de’ Medici (1519 - 1589), per sposarla al secondo figlio del re di Francia, Enrico di Valois, duca d’Orleans (1519-1559). Tre anni più tardi la morte del delfino Francesco di Valois (1518-1536), spiana la via al trono al suo cadetto e così, nel 1547, Caterina si ritrova regina di Francia. Nel 1600, Marsiglia assiste all’arrivo dal mare di una nuova regina Medici, Maria (1573-1642) figlia del granduca Francesco I (1541-1587) e nipote dell’abile e temibile Ferdinando I di Toscana (1549-1609), un ex cardinale diventato granduca, dopo aver, probabilmente, fatto avvelenare suo fratello, il padre di Maria. Trenta anni più tardi, la donna poteva vantarsi di vedere i suoi figli occupare i prestigiosi troni di Spagna, di Francia e d’Inghilterra, senza contare quello di Savoia. Eppure, i Medici, ancora nel XIII secolo, erano appena un’oscura famiglia originaria del contado fiorentino, il Mugello, a nord di Firenze. Il prodigioso successo dei Medici - in primo luogo economico ed in seguito politico - il loro ruolo di mecenati durante tutto il Rinascimento ed anche nel XVII secolo, sono stati il risultato di una azione collettiva condotta da personaggi che hanno costituito ed organizzato una efficiente rete commerciale ed informativa, una vera e propria holding. Quando, nel 1360, ha inizio la loro ascesa, i Medici trovano nel seno della loro parentela un sufficiente numero di agenti d’affari, che risultano presenti in numerose piazze commerciali. Diventati duchi di Firenze nel 1530, i Medici riorganizzano la loro antica rete commerciale familiare, trasformandola nella culla dalla quale essi traggono i quadri dirigenti del nuovo stato. Le famiglie patrizie fuori dalla rete e rimaste repubblicane vengono progressivamente eliminate dai meccanismi del potere politico granducale.

Il monopolio dell’allume

La matrice della rete è rappresentata dalla impresa commerciale costituita dai Medici sul modello delle compagine toscane che, dal XIV secolo, coprono con le loro filiali, sia l’Italia, che l’Europa: una vera e propria holding. Come i suoi concorrenti, la Compagnia dei Medici basa la sua fortuna sul commercio internazionale delle lane inglesi, su quello delle stoffe italiane e fiamminghe, degli arazzi fiamminghi, delle seterie italiane, delle spezie dell’Oriente ed anche sul commercio speculativo delle monete d’oro e d’argento: attività dalle quali deriva la denominazione di “mercanti-banchieri” attribuita dagli storici ai dirigenti di queste compagnie commerciali. Nel 1464, i Medici aggiungono alle loro attività il monopolio, loro concesso dal Papa, sull’esportazione dell’allume, estratto dalle miniere della Tolfa, nel Lazio settentrionale: questo minerale, impiegato come fissante delle colorazione delle stoffe di lana, risultava, a quel tempo, una materia prima indispensabile per l’industria tessile di tutta l’Europa ed il suo commercio generava enormi profitti. I Medici beneficiano della superiorità italiana nelle tecniche commerciali, usando, in particolar modo, la lettera di cambio, la cui adozione nel resto dell’Europa risulterà molto lenta, a partire dall’ultimo terzo del XIV secolo. I Medici cercano, inoltre, di trarre profitto dagli insaziabili bisogni di denaro fresco dei monarchi europei, inghiottito nelle loro guerre: dai re d’Inghilterra, invischiati nella Guerra delle Due Rose (1450-1485), ai papi impegnati in incessanti conflitti temporali in Italia, passando per il duca di Borgogna, Carlo il Temerario (1433-1477), alle prese con il re Luigi XI di Francia (1423-1483), tutti quanti hanno fatto ricorso alla loro borsa. La compagnia commerciale e bancaria dei Medici raggiunge il suo apogeo al tempo di Cosimo il Vecchio (1389-1434-1464). Come le altre imprese italiane, i Medici dispongono di filiali nei centri nevralgici dell’economia europea: nel 1451, se ne trovano a Roma, Venezia, Milano, a Bruges, Londra, Ginevra ed Avignone. Grazie al commercio delle spezie, la filiale di Venezia è la più redditizia; quella di Roma gestisce, allo stesso tempo lo sfruttamento dell’allume e delle finanze pontificie; quella di Bruges lavora, invece, nel campo dei prodotti di consumazione e scambia, in grandi quantità, cereali, sale e stoffe. In tal modo, dopo la metà del XV secolo, i Medici costituiscono un importante riferimento nell’economia europea: ordinando nel 1464 a Francesco Sassetti (1421-1490), direttore della filiale ginevrina, di trasferirsi a Lione, Cosimo il Vecchio precipita il declino delle fiere di Ginevra e garantisce il successo di quelle dei loro rivali lionesi, da poco istituite dal re Luigi XI. I Medici concedono una larga autonomia di gestione ai direttori delle loro filiali, reclutati nelle famiglie alleate del patriziato fiorentino: Soderini, Bardi, Tornabuoni, Rucellai, Sassetti, Portinari, Martelli, Altoviti. I giovani reclutati da queste famiglie completano la loro formazione con un periodo di praticantato nelle filiali medicee: essi ne traggono una buona conoscenza dell’estero ed una formazione “mirata”, che concorre a creare fra queste famiglie una comunanza di interessi che sfocia nel sostegno fornito al potere politico su Firenze, al quale aspirano i Medici. La potenza della rete delle filiali medicee si esprime anche nel campo delle arti. Associati e dipendenti dei Medici dimostrano il loro successo attraverso commissioni passate ai maestri più prestigiosi. Il pittore Benozzo Gozzoli di Lese (1420-1497) ha fissato le principali figure della prima rete commerciale dei Medici, al suo apogeo, sulle pareti della cappella del palazzo fiorentino della famiglia (oggi Palazzo Medici Riccardi), dipinte nel 1449: vi si vede sfilare la coorte dei parenti, familiari e clienti fiorentini dei Medici, rappresentati come scorta ai Re Magi. Poiché le opere si spostano seguendo le rotte mercantili, la rete di filiali dei Medici ha fatto circolare le forme ed i modelli estetici del Rinascimento europeo. Verso il 1485, Domenico di Tommaso Bigordi, detto il Ghirlandaio (1449-1494), ridecora per il Sassetti, direttore della filiale dei Medici, la cappella della sua famiglia nella Chiesa di Santa Trinità, ispirandosi all’Adorazione dei Pastori, che il maestro fiammingo Hugo van der Goes (1440-1482) aveva realizzato a Bruges nel 1476-78 per Tommaso Portinari (1424-1501). La rete di filiali, a dimensione europea, costruita sotto la guida di Cosimo il Vecchio e retta da membri, tutti di origine fiorentina, viene fortemente scossa alla fine del secolo: la filiale di Bruges dichiara fallimento nel 1481 e la casa madre va in fallimento nel 1494. I Medici perdono il potere a Firenze, da dove ne vengono scacciati fino al 1513. Questi rovesci comportano alcuni aggiustamenti in una rete di filiali europee, rimodellata a partire dall’ascesa al trono pontificio (1513) da parte dei Medici e quindi allo statuto di stato sovrano (Ducato, 1530; Granducato, 1569). Nel 16° secolo, i Medici si preoccupano di meno di ricostituire una Compagnia propria, per il fatto che essi possono ormai contare sulle altre compagnie fiorentine dirette da loro parenti, diventati loro sudditi, alle quali essi aggiungono la rete ecclesiastica sviluppata a seguito di un radicamento romano sempre più forte, conseguente dalla concessione dello sfruttamento dell’allume nel 1464.

Principi sovrani

A Roma, i Medici sono temporaneamente diventati principi con i pontificati di papa Leone X (1475-1513-1521) - figlio di Lorenzo il Magnifico (1449-1492) - quindi di papa Clemente VII (1478-1523-1534). La morte di quest’ultimo non rimette in causa le posizioni acquisite a Roma, i banchieri fiorentini continuano ad esercitare uno stretto controllo sulle finanze pontificie, alimentate da una fiscalità sempre più pesante nel corso del 16° secolo. Negli anni 1570 e 1580, i Rucellai, grande famiglia fiorentina, entrati nell’orbita dei Medici, dirigono la principale banca di Roma. Essi si sono anche insediati in Francia, dove Orazio Rucellai (1521-1605) è diventato uno dei banchieri degli ultimi Valois e si è schierato con Caterina contro i Medici di Firenze. Nel 1572 egli risulta in condizioni di anticipare alla monarchia francese la somma colossale di 1,2 milioni di lire tornesi (lira di Tours). Rientrato in Italia e riappacificatosi con i Medici, Orazio diventerà il banchiere di fiducia del granduca Francesco I e quindi di Ferdinando II. Duchi di Firenze dal 1530, poi Granduchi di Toscana nel 1569, i Medici impiegano la loro rete d’affari fiorentina e toscana, che si estende da Londra a Cracovia, da Anversa a Venezia, passando per Rouen, Parigi, Lione e Norimberga, con l’obiettivo di aprire i mercati europei alle seterie fiorentine ed altri prodotti toscani, ma anche per speculare sul commercio decisamente più conveniente: quello del frumento. Nel corso degli anni 1590, un periodo di grave carestia tocca il bacino del Mediterraneo occidentale: il granduca Ferdinando utilizza questa rete di filiali per acquistare massicciamente il grano polacco. Per mezzo dei Torrigiani, mercanti-banchieri insediati a Rouen ed a Norimberga, essi fanno man bassa del grano disponibile a Danzica e ad Amburgo. I più grossi carichi vengono sbarcati a Livorno nel 1593: 16 mila tonnellate, di cui la metà per conto del granduca, che si ritrova in condizioni di approvvigionare un‘Italia affamata, nella quale il corso del prezzo del grano raggiunge il suo più alto livello del secolo. L’operazione fa diventare il granduca Medici l’uomo più ricco d’Europa. Ferdinando mette la sua fortuna al servizio di Enrico IV (1553-1610), impantanato nella conquista del suo regno fino al 1594. Questo investimento diplomatico e finanziario gli consentirà di offrire, nel 1600, il trono di Francia alla sua nipote Maria: in contropartita dell’annullamento di una parte del debito contratto da Enrico IV, Maria de’ Medici diviene la sua seconda sposa, fondando con lui la dinastia dei Borboni. A questa data, i mercanti-banchieri fiorentini di Parigi e di Lione sono ormai diventati i finanzieri ed i factotum dei granduchi. Tutti questi mettono a disposizione dei Medici, granduchi di Toscana, personale d’agenzie ed uomini d’affari devoti, orgogliosi di servire il sovrano toscano, che, attraverso le sue richieste di servizi, consolida il suo potere sul patriziato fiorentino. Parallelamente ed a partire da Cosimo I (1519-1574) (2), i Medici hanno favorito la promozione di uomini nuovi, provenienti dalle aristocrazie provinciali e a volta da stranieri per la Toscana, ma anche semplici notabili rurali come i Concini, completamente devoti alla dinastia. Questa nuova casta di funzionari granducali, amministra e governa la Toscana, mentre all’estero essa serve il potere dei Medici come residenti ed ambasciatori. La loro fedeltà ai Medici si esprime nel vocabolario pieno di affezione che emerge della loro corrispondenza. Questo fenomeno traduce anche l’incorporazione delle rete di filiali medicee nell’istituzioni e nei modi di pensare feudali, un processo che gli storici italiani hanno definito come di “rifeudalizzazione” e che va di pari passo con la curializzazione (trasformazione in una vera e propria corte) dei membri della rete politico mercantile. Se i granduchi Medici hanno sentito la necessità di modellare una nuova rete di servitori e di agenti, la progressiva assunzione di potere della loro famiglia su Firenze ha suscitato notevoli resistenze. Dopo il fallimento della Congiura dei Pazzi, del 1478 si costituisce una contro rete di oppositori esiliati: la storia ci ha lasciato il nome specifico di “fuoriusciti”. Oltre a Venezia (la loro base principale) é la Francia: gli Strozzi, anima dell’opposizione ai Medici a partire dal 1530, dispongono di una filiale a Lione. La corte di Francia apporterà un notevole sostegno agli oppositori dei Medici: nelle loro imprese italiane, Francesco I (1494-1547) e quindi Enrico II utilizzeranno i “fuoriusciti” contro il duca di Firenze, creatura ed alleato dell’imperatore Carlo V (1500-1558), che ha eretto il loro trono sulle macerie della Repubblica fiorentina. Da parte sua, la regina Caterina de Medici, fa passare in primo piano la solidarietà clanica con i suoi cugini Strozzi, Alamanni e Salviati, prima della solidarietà dinastica che, ai suoi occhi, non ha ragione di esistere; Cosimo I, diventato granduca nel 1537, dopo l’assassinio di Alessandro (1510-1537) (3), è un lontano cugino con il quale rimane aperto un forte contenzioso di successione (fra questi la proprietà del Palazzo Madama di Roma). Il figlio di Cosimo, il granduca Francesco I de’ Medici (1541-1587), è uno dei banchieri di Filippo II di Spagna (1527-1598), fatto che non contribuisce a migliorare le relazioni con la Francia. In tal modo, la corte di Caterina de Medici diviene un covo di intrighi anti-medicei, sostenuto da case mercantili toscane attive in Francia (Sardini, Bonvisi, Cenami, Da Diacceto) fomentati con la sua complicità, almeno passiva.

Covo di intrighi

Gli Strozzi, cugini germani materni di Caterina de Medici, vengono coperti di cariche, benefici e dignità; Pietro Strozzi (1510-1558) muore maresciallo di Francia nel 1558; fra il 1547 ed il 1571, suo fratello Lorenzo Strozzi (1513-1571), figlio di Filippo (1489-1538) e di Clarice de Medici (1489-1528), diviene, in successione, vescovo di Beziers (1547), di Albi, arcivescovo di Aix en Provence (1568). Giuliano di Pierfrancesco de Medici (1520-1588), altro cugino germano della regina, è il fratello Lorenzino de Medici (1514-1548), assassino del duca Alessandro, altrimenti conosciuto come “Lorenzaccio”. Giuliano, escluso da Carlo V da qualsiasi successione al trono ducale di Firenze, si era rifugiato presso la corte di Francia e nel 1548 era stato naturalizzato francese; nel 1561, Caterina de Medici, ormai reggente, lo nominerà vescovo di Beziers (1567). Di fronte a tali promozioni, i sovrani toscani non resteranno inattivi. Dopo le due ultime grandi congiure ordite contro di loro, quella di Pucci, nel 1560 e poi nel 1574, Cosimo I e suo figlio Francesco I decidono di liquidare i “fuoriusciti” stabilitisi in Francia: l’utilizzazione della rete di filiali commerciali a fini criminali ha certamente contribuito a diffondere in Francia lo stereotipo negativo dell’italiano “virtuoso del pugnale e del veleno”. I Medici vogliono a tutti i costi la pelle di Bernardino Corbinelli, compromesso nella congiura dei Pucci. Egli sfugge ad un primo attentato nel 1566, ma nel 1569 verrà scoperto il suo cadavere decapitato. Circa dieci anni più tardi, nel 1578, Francesco Alamanni e Bernardo Girolami (1521-1578) vengono eliminati da Sinolfo Saracini o Saraceni, il residente del granduca a Parigi in persona. Per Enrico III di Valois (1551-1589) e Caterina de Medici, l’attentato alla sovranità reale è intollerabile ed il Saraceni viene rispedito a Firenze nel 1581. Il granduca Ferdinando I (1587-1609), sebbene sia asceso al trono dopo aver fatto sparire suo fratello Francesco e la sua seconda moglie, Bianca Cappello (1548-1587), riesce a riassorbire gli antagonismi che indeboliscono la rete politico commerciale medicea. Egli si riconcilia in maniera sorprendente con Caterina de Medici, sposando una delle sue nipoti, Cristina di Lorena (1565-1636): la donna diviene la principale erede della regina, ottenendo, in tal modo, il rimpatrio a Firenze di tesori artistici che la donna aveva ereditato. Verso il 1600, la Serenissima Casa dei medici può finalmente ricominciare a contare ed a lavorare su una rete riunificata, più efficiente che mai e che sembra guidare i Medici verso una nuova epoca dorata. Una pura illusione !... Nel 1609, alla morte di Ferdinando I, i Medici interrompono definitivamente le loro attività bancarie. Le loro reti cominciano da quel momento un lento declino aperto da fallimenti a catena che provocheranno un grave indebolimento. Lontani dalla grande scena politica europea, gli agenti dei Medici si riducono ormai al ruolo di procacciatori di opere d’arte e di nuovi strumenti scientifici, finendo per trasformarsi in un gruppo di pressione al servizio della causa cattolica.

NOTE

(1) Holding. Questo termine anglosassone (da to hold = tenere) designa una società finanziaria che detiene partecipazioni in altre società della stessa natura di cui controlla le attività;

(2) Cosimo di Giovanni dalle Bande Nere (1519 - 1574), Primo Granduca di Firenze;

(3) Alessandro di Lorenzo II (1510 - 1537). Primo Duca di Firenze.  

Massimo Iacopi

 

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