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Prima che sia troppo tardi

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Cambiare nome alla Casa delle Libertà prima delle politiche

 

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La proposta

Prima che sia troppo tardi

Cambiare nome alla Casa delle Libertà prima delle politiche

(Montegrotto, Sep 18 2004 12:00AM) Fino a poco tempo fa, quando si diceva Gad, il pensiero correva subito a quel giornalista italiano, laico di religione ebraica, colto, intelligente, intellettuale impegnato di sinistra, un po’ tartaglione con la esse sibilante, ma provvisto di un’acutissima sensibilità mediatica, Gad Lerner, incorso tempo fa, un po’ per ingenuità, un po’ per un giustificabile difetto di controllo ed infine per un probabile tiro mancino regalatogli da qualche collega invidioso e meno brillante di lui, in un incidente giornalistico dopo neanche una settimana dalla nomina a direttore della più grande testata tele-giornalistica nazionale, il Tg 1. In questi giorni, invece, quando si dice Gad, oltre che a Lerner si è obbligati a pensare alla «Grande alleanza democratica» studiata da Prodi per presentare alle prossime elezioni europee e politiche il popolo della sinistra, dai disobbedienti a Mastella, passando per noglobal, centri sociali, pacifisti, girotondini, rifondatori, verdi, dipietristi, cossuttiani, boselliani e popolari della margherita. A parte l’episodio sopra descritto che, lungi dal demolire l’immagine di Gad Lerner, l’ha invece rivalutata al punto da farla assurgere ad esempio di correttezza morale e professionale, meritandogli l’immediata assunzione presso la testata concorrente La7, Lerner, pur essendo personaggio noto nel mondo dell’informazione e della cultura, non godeva fino a qualche settimana fa di particolari attenzione medianiche, nel senso che nessuno si era mai sognato di intitolargli pezzi di cronaca o dedicargli servizi giornalistici. C’era Gad (Lerner) e basta. Tutti lo sapevano, ma non c’era motivo che se ne parlasse. Quest’assenza di inserzioni che ha impedito una diffusione capillare del nome (di battesimo? Non so come lo chiamano gli Ebrei), ne ha mantenuto comunque intatta l’immagine. Il fatto che Prodi abbia usato il nome di Lerner come sigla della sua proposta di alleanza democratica, ha sminuito invece l’importanza del giornalista e ne ha deteriorato l’immagine. Il telespettatore italiano medio, quando in serata è preso dalla febbre forsennata dello zapping alla ricerca di un programma che possa soddisfarne la fame di notizie e la sete di cultura, dopo aver letteralmente bruciato tutti i canali okkupati dall’intrattenimento mammalucco, s’imbatte solitamente in una delle trasmissioni condotte dal Gad nazionale, l’Infedele, Otto e ½, ecc. e ne viene sufficientemente appagato, malgrado l’ingombrante presenza di Ferrara o gli imbarazzanti contraltari di Sofri figlio o della Palombelli. Non è più così. Oggi l’immagine di Gad (Lerner) è oscurata da una congiura ordita dalla stessa sinistra di riferimento che opera a suo danno una sorta di vendetta per punirlo, forse, della sua indipendenza ideologica. Sappiamo come si comportano Lorsignori: cancellano le facce dalle fotografie e amen: il soggetto sgradito non esiste più. E se per caso qualcuno, distrattamente, pronunciasse il nome proibito, subito dal fondo della sala, o indifferentemente dal tavolo dei relatori, si leverebbe una voce: “Gad chi?”. Nulla però accade per caso. Da qualche tempo infatti le cronache di politica ed i relativi titoli sono infarciti, senza alcun imbarazzo, del nome di Lerner: «Gad» appunto. Praticamente è avvenuto uno scippo. Nessuno però si è sognato di gridare al plagio e di denunciare l’appropriazione fraudolenta del nome del noto giornalista televisivo. Tra l’altro, neppure l’interessato, dall’alto della sua incontestabile signorilità, ha eccepito alcunché d’anormale o d’immorale. Però sappiamo com’è fatto Gad Lerner: sotto-sotto è un po’ birichino, ha l’animo toscaneggiante, c’è in lui un piccolo segmento del DNA burlone e ridanciano di Benigni e, se vogliamo, gli somiglia anche un pochino, e sicuramente si è imposto di tacere, se non altro per il gusto di vedere come andrà a finire. La cosa comunque si spiega da sé. Dopo l’usa e getta di tanti acronimi e di innumerevoli simboli quali somari, campanili, fiori, cespugli, alberi e poi di alleanze, compromessi, patti, correnti e correntoni, accordi, litigi, separazioni in casa, astensioni, rappacificamenti e, per dirla con Carlo Pelanda, chi più ne ha più ne metta, finalmente, il Centrosinistra (o Centro-Sinistra?), sotto la guida accorta e penetrante del professor Prodi, inventore della panacea di tutti quei mali che per un intero decennio hanno logorato l’attuale opposizione governativa, “è approdato” alla sponda risolutiva di tutti i suoi problemi; “è approdato” cioè alla «Grande alleanza democratica» da cui deriva, giustappunto, l’acronimo «Gad». Gad di qua, Gad di là; non si sente parlare d’altro. E’ interessante notare, a margine, che, da quando si parla di Gad, Rutelli è praticamente sparito dalla scena politica. La sua immagine ci viene talvolta indirettamente rievocata dalle frequenti apparizioni in tutti i talk show, tutte le sere, talvolta in contemporanea su due canali, della consorte Barbara Palombelli che, a dire il vero, ultimamente ha guadagnato prestigio e credibilità con la sua pacatezza e la proprietà di linguaggio; ma la rievocazione del marito sembra essere divenuta ormai, più che altro, una commemorazione. Il professor Prodi invece guadagna consenso, perché illuminato dalla stessa luce prodotta dalla sua idea fulminante. Come fu per l’Ulivo nella precedente esperienza, Prodi ripete l’esperimento elettorale mediante la costruzione di un partito inesistente cui tenta di conferire un’immagine da accreditare come riferimento unico della sinistra, almeno nelle intenzioni dichiarate, chiedendo agli «alleati» di accantonare temporaneamente le diversità, i contrasti e le opposte tendenze, almeno fino alla riconquista del potere perduto, salvo a riaprire le ostilità all’indomani della formazione di uno straccio di Governo che legittimi il «nostro» a sedere nuovamente a Palazzo Chigi. M’immagino già il Professore che sogghigna e che fregandosi le mani minaccia “Gli faremo vedere i sorci verdi!”, attività oculo coloristica che dai tempi dell’introduzione del sistema monetario europeo è divenuta la sua preferita, salvo a farci scoprire più tardi che con l’euromoneta i “sorci verdi” li stiamo vedendo noi, non i Tedeschi e neppure i Francesi. L’idea fulminante di Prodi è quella di utilizzare, come veicolo di propaganda della nuova coalizione, una specie di simulacro in cui l’immaginario collettivo degli elettori possa identificarsi accettandolo come simbolo della sua fede politica, qualunque essa sia; una sorta di totem in cui ciascun elettore possa riporre la fiducia nel presente e le speranze per il futuro. Nessuno può negare che le iniziali della «Grande alleanza democratica» immaginata da Prodi e promossa e sbandierata su tutti i giornali conducano ragionevolmente all’acronimo «Gad». E’ però sfuggito ai più autorevoli commentatori quale sia il reale significato della invenzione prodiana: l’acronimo Gad, sbandierato a destra e a manca dai vari quotidiani, richiama inconsciamente alla memoria, alla stregua di un messaggio subliminale, l’immagine di quel Gad Lerner che ogni sera milioni di cittadini seguono con simpatia su La7 nell’unico programma televisivo decente disponibile sul circuito nazionale, visto che la residua disponibilità di programmi prevede quasi ovunque stupidaggini, turpiloquio e oscenità. Questa scelta conferisce di fatto alla «grande alleanza» creata da Prodi la medesima simpatia che ispira il personaggio Lerner. Essendo il Gad (Lerner) un personaggio televisivo conosciuto, stimato, apprezzato ed amato da molti telespettatori, gli stessi che saranno presto chiamati ad eleggere i nuovi Consigli Regionali e successivamente il nuovo Parlamento nazionale, ben si presta il suo nome a rappresentare la «Grande alleanza democratica» che si prepara a dare lo sfratto a Berlusconi e Soci. La «Gad» nasce dunque sotto i migliori auspici perché si presenta con un nome già noto ed apprezzato ad una grande massa e si adagia quindi sul letto placido di un ruscello che scorrerà tranquillo attraverso le nebbie delle dichiarazioni politiche che seguiranno, passerà senza rumore fra le intricate fronde dei programmi ricchi di promesse elettorali fasulle e s’insinuerà come un serpente nei meandri delle accuse contro Berlusconi e i suoi ministri, conducendo la coalizione fino alla riva pacioccona della vittoria elettorale. Questo è il progetto e questa, in poche parole, la grande idea dell’astuto professore. D’altronde, se Prodi non fosse capace di concepire idee simili, che professore sarebbe? Non dimentichiamo che Prodi, oltre che possedere la capacità di comunicare con l’Aldilà, è l’inventore di Nomisma, ossia della fabbrica d’acqua calda che ha prodotto compensi miliardari in favore di esperti scopritori di carta vetrata. E’ sperabile soltanto che il popolo della sinistra si accorga prima o poi del taroccamento e cominci a ragionare con la propria testa, anziché con la testa di Prodi. Per precauzione suggerirei però al Centrodestra (Centro-Destra?) di bruciare il vantaggio acquisito da Prodi e di pensare ad una nuova sigla che definisca diversamente e in modo nuovo e più allettante la coalizione della Casa delle Libertà: una sigla che richiami alla mente un personaggio che goda di ampio consenso o una situazione adatta ad evocare nell’immaginario degli elettori un interesse superiore a quello evocato da Lerner. Vedrei bene la sigla «GFd» corrispondente ad una auspicabile «Grande federazione della destra». L’idea mi pare assolutamente felice perché le sue due prime lettere, “rigorosamente maiuscole”, richiamano immediatamente alla mente il Grande Fratello, la trasmissione televisiva amata da molti Italiani; mentre la lettera “d”, minuscola, da un lato passerebbe inosservata ai tele-ascoltatori assatanati di simpatia per i personaggi che animano la trasmissione citata, dall’altro sarebbe invece notata dagli appartenenti al Corpo della GdF che non farebbero caso alla sua posposizione, ma scorgerebbero nell’insieme gli estremi dell’appartenenza. Tra l’altro, questa evenienza andrebbe a «sanare» di colpo i dissapori in fieri tra Berlusconi e la Guardia di Finanza, troppo spesso, e forse incautamente, attizzati dal Cavaliere, e attirerebbe i molti voti dei Finanzieri e dei loro familiari che si identificherebbero, senza remore, nella nuova coalizione. Insomma: GFd potrebbe battere Gad «2 a zero». Non sarei del parere di considerarele sigle riferite ai simpatici personaggi di Superman, Zorro, Barbie, Uomo ragno e Orso Yoghy, visto che, per fortuna, la sinistra non è ancora riuscita a conferire il diritto di voto ai bambini e sconsiglierei anche la sigla IdF (Innovatori di destra Federati) che, pur rievocando l’Isola dei Famosi, avrebbe minori chances rispetto al “Grande Fratello” che rimane il reality show più popolare e affermato.

 

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