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LE PORTE DELL’ORIENTE CUSTODI DELL’ULTIMO REGNO LATINO

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Saggio di:

Massimo Iacopi


Storia dell’Isola di Cipro dopo l’abbandono della Terra Santa da parte dei Crociati

 

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STEMMA ARALDICO DEI LUSIGNANO


Il lungo dominio dei Lusignano a Cipro

LE PORTE DELL’ORIENTE CUSTODI DELL’ULTIMO REGNO LATINO

Storia dell’Isola di Cipro dopo l’abbandono della Terra Santa da parte dei Crociati

(Assisi PG, 04/02/2021)

CIPRO ULTIMO REGNO LATINO ALLE PORTE DELL’ORIENTE

A sud-est della Turchia e ad 80 chilometri dalle coste siriane, l’Isola di Cipro, dal passato greco, romano e bizantino, ci propone la favolosa storia di una dinastia, i Lusignano, già regnanti di Gerusalemme, che grazie all’autorità di Riccardo Cuor di Leone, daranno vita all’ultimo regno latino alle porte dell’Oriente.

Tutto ha inizio da Riccardo I Plantageneto, Cuor di Leone, re d’Inghilterra (1157-1199), che aveva deciso di partecipare alla 3^ Crociata. Questa era stata lanciata a seguito della conquista di Gerusalemme del 1187, da parte di Salah al din Yusuf, detto il Saladino (1137-1193), a seguito della vittoria sui Crociati nella Battaglia dei Corni di Hattin. Durante una traversata marittima molto agitata da Messina a San Giovanni d’Acri e con una sosta forzata a Rodi, alcuni vascelli della flotta di Riccardo vanno ad arenarsi sulle coste dell’isola di Cipro, a quel tempo sotto l’autorità del despota bizantino locale Isacco Dukas Komnenos (Ducas Commeno, 1155-1196), che si era reso autonomo dall’autorità di Constantinopoli ed autoproclamato Basileus. Il Komnenos, basandosi sul diritto di confisca per naufragio, decide di impadronirsi delle predette navi, creando il casus belli che darà origine a tutta la storia ! In effetti, fino a quel momento Cipro era stata una tappa preziosa per i Crociati, sulla strada della Sira e dell’Egitto, per il rifornimento di derrate alimentari e per l’utilizzazione dei suoi porti (in particolare Paphos e Limassol nel Sud). Per somma sfortuna del despota cipriota, sulla nave sequestrata nel porto di Limassol si trovano la sorella e la fidanzata del re d’Inghilterra e l’incidente non può rimanere senza seguito. Riccardo Cuor di Leone si vede quindi costretto a sbarcare per liberare le due donne, dando così inizio ad una breve campagna che durerà dal maggio al giugno del 1191. Contro il parere del re francese Filippo II Augusto (1165-1223), che si trova già, dal 20 aprile 1991 a San Giovanni d’Acri, Riccardo si impadronisce dell’isola di Cipro che lascia in custodia a Riccardo de Camville (che morirà nel 1191), comandante delle guarnigioni inglesi nei castelli ed al suo “giustiziere” e “siniscalco”, Roberto de Turnehem, Thornham o Turnham (che morirà più tardi nel 1211). Quest’ultimo, dopo aver facilmente represso una rivolta di sostenitori dei Comneni, decide di affidare l’isola ai Templari, mediante il versamento di 400 mila bisanti, di cui 40 mila immediatamente anticipati, somma che i Cavalieri non saranno in grado di onorare, rescindendo il contratto nell’aprile 1192. Un terzo e decisivo elemento, si inserirà, come vedremo, nel contesto della situazione: l’arrivo a Cipro di Guido di Ugo VIII di Lusignano (1150-1194), conte di Jaffa e di Ascalona ed ex re di Gerusalemme.

Riccardo Cuor di Leone a Cipro

Come sopra evocato, Riccardo si vede costretto a sbarcare, l’11 maggio 1191, nel porto di Limassol per liberare la sorella, Giovanna di Sicilia (1165-1199) e la sua fidanzata Berengaria di Navarra (1165-1230). Combinazione vuole che nel porto di Limassol arrivino da San Giovanni d’Acri anche alcune navi con a bordo tutti i grandi Crociati (Clan dei Lusignano), avversari del marchese Corrado del Monferrato o degli Aleramici (1140-1192), cugino del re di Francia, e costretti a ricorrere alla protezione di Riccardo. Fra questi vale la pena ricordare: il re Guido di Lusignano, con suo fratello Goffredo, vassalli di Riccardo, Beomondo III d’Antiochia (1144-1201) con il nipote Raimondo Rupeno (1199-1222), Leone II d’Armenia (1150-1219), Onfroi o Umfredo de Toron (1166-1192) e molti importanti capi templari. A seguito delle tergiversazioni del despota cipriota, Riccardo inizia una rapida campagna militare che lo porta, inizialmente, nella città di Famagosta e quindi alla conquista di Nicosia e delle fortezze del nord dell’isola sulla catena del Pentadattilo. Il re inglese, che il 12 maggio aveva sposato Berengaria di Navarra avendo compreso l’importanza strategica dell’isola, essenziale per le operazioni in Terra Santa, risponde negativamente e stizzito ai ripetuti appelli del re francese perché raggiunga la Palestina, affermando che non muoverà da Cipro fino a quando la situazione non sarà ristabilita.

Riccardo Cuor di Leone in Palestina

Lasciata l’isola pacificata ai suoi due suoi luogotenenti sopra evocati, Riccardo, il 5 luglio 1191, parte da Famagosta, con la sua flotta, appoggiata dai Pisani (1), per sbarcare, definitivamente tre giorni dopo presso San Giovanni d’Acri, assediata dai Crociati. Gli assediati tormentati dalla fame e nell’impossibilità di ricevere qualsiasi rinforzo o rifornimento dal mare, decidono di arrendersi l’11 luglio seguente alle condizioni di capitolazione imposte dai Crociati (2). A seguito delle tergiversazioni del Saladino, Riccardo dà inizio, il 22 agosto seguente, alla sua campagna in Palestina per la riconquista di Gerusalemme, mentre alla fine di luglio il re di Francia e Corrado del Monferrato si erano ritirati dalla Crociata. Nonostante le grandi vittorie riportate da Cuor di Leone sul Saladino, fra queste quella di Ascalona, egli non riuscirà ad impadronirsi di Gerusalemme e la situazione tenderà, col passare del tempo, a stabilizzarsi, una condizione alla lunga meno favorevole per i Crociati. In ogni caso, il 20 gennaio 1992, il Saladino, anch’egli logorato da quasi sei mesi di lotta, offre a Riccardo i termini per una transazione, una tregua con la garanzia che i Crociati avrebbero mantenuto tutte le conquiste effettuate sulla fascia costiera durante la campagna ed il diritto di pellegrinaggio per i Cristiani a Gerusalemme. Prima di rientrare in patria Riccardo cerca di risolvere il problema della corona di Gerusalemme, che i baroni locali preferiscono attribuire a Corrado del Monferrato, marito di Isabella di Gerusalemme (1172-1205). Ma il problema si riapre subito dopo perché il 28 aprile 1192 Corrado viene pugnalato da un membro della Setta degli Assassini, appositamente inviato dallo sceicco Rashid al Din Sinan (morto nel 1193), il Vecchio della Montagna, riaprendo nuovamente il problema della successione del trono (piuttosto del titolo) di Gerusalemme. Dopo neanche una settimana di vedovanza, Isabella si risposa a Tiro con il conte Enrico II di Champagne (1166-1197), parente del re di Francia e con il tacito consenso di Riccardo. La donna passerà a nuova vedovanza per risposarsi poi, nel 1198, con Amalrico II di Ugo VIII di Lusignano (1144-1205).

Guido di Lusignano, re di Cipro

Riccardo Cuor di Leone, si era perfettamente reso conto che Guido di Lusignano, suo vassallo ed alleato, non sarebbe mai stato in grado di imporsi in Palestina e così decide di assicurare l’avvenire di Cipro. Preso inoltre atto della volontà dei Templari di restituire l’isola di Cipro, il re inglese decide di affidare l’isola proprio a Guido di Lusignano, che vi sbarca nel maggio 1192, dando così origine alla grande dinastia dei re di Cipro (3).Guido, con l’aiuto di cinquecento cavalieri e duecento scudieri oltre al rinforzo di numerosi cavalieri che avevano perso i loro domini in Terra Santa e da cavalieri provenienti dall’Occidente, si insedia a Nicosia e stabilisce sull’isola un regime feudale latino, insediandosi sui feudi del vecchio despota, e su una popolazione composta in maggioranza da Greci e da mercanti italiani che vi avevano installato importanti stabilimenti di commercio. Guido favorirà l’insediamento nell’isola delle comunità religiose scacciate da Gerusalemme e la strutturazione di una chiesa romana (creazione nel 1196 dell’arcivescovato di Nicosia e tre vescovati dipendenti: Paphos, Limassol e Famagosta), che si affiancherà a quella Ortodossa greca. Ma il titolo di re di Cipro verrà concesso ufficialmente ai Lusignano solo nel 1195 dall’imperatore di Germania, Enrico VI di Svevia (Hohenstaufen) (1165-1197), ad Amalrico (Amaury) 2° di Lusignano, fratello di Guido, morto nel 1194. Amalrico, infatti, sposerà Isabella di Gerusalemme, vedova del conte di Champagne, riportando in dote, jure uxori, il titolo di re di Gerusalemme, che già era appartenuto al fratello Guido. Amalrico, amministratore saggio ed esperto, con una accorta ridistribuzione dei feudi nel rispetto del sistema bizantino di base e riservandosi un demanio reale sufficiente, trasformerà Cipro in un vero regno.

Ugo I di Lusignano (re dal 1205 al 1218)

Alla morte di Amalrico succede sul trono dell’isola il figlio Ugo I (1195-1218), che continuerà l’azione del genitore, consolidando le strutture del regno e costruendo una società prospera ed armoniosa, risultato dall’innesto del mondo latino in una struttura maggioritariamente bizantina. Tuttavia, agli inizi la congiuntura non sarà favorevole alla moltiplicazione di costruzioni religiose latine, considerando che la popolazione latina era decisamente minoritaria. Una delle preoccupazioni iniziali del re Ugo sarà quella di rinforzare le strutture difensive del regno, specie al nord, da un possibile ritorno bizantino.

A Nicosia papa Celestino III (1106-1198) impianta la chiesa latina, facendogli attribuire beni propri e mettendosi d’accordo con la chiesa ortodossa. Cipro rappresenterà, per secoli, l’esempio di una coesistenza pacifica fra le due confessioni, nonostante qualche tensione passeggera. Di tutto questo fervore oggi non resta quasi più nulla, in particolare, della cattedrale di Limassol, di quella di Paphos, edificate nel 13° secolo e trasformate in moschea. Solo le cattedrali di Nicosia (Santa Sofia) e di Famagosta sono arrivate fino a noi quasi intatte, anch’esse trasformate in moschea.

Enrico I (re di Cipro dal 1218 al 1253)

Morto Ugo I nel 1218, alla giovane età di 23 anni, la madre Alice di Champagne (1195-1246) affida, in attesa della maggiore età del figlio Enrico I di Cipro (1218-1253) di soli 9 mesi, la reggenza del regno a Filippo di Baliano d’Ibelin (-1227), sostituito alla sua morte, nel 1227, dal fratello Giovanni d’Ibelin (1179-1236). Enrico II viene incoronato in tutta fretta nel 1228, all’età di 10 anni, per paura dell’intervento dell’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250), ma per lungo tempo egli sarà un semplice burattino nelle mani degli Ibelin. Dal 1229 per l’intervento di Federico II, durante la 6^ Crociata, che reclamava la reggenza del regno in quanto feudo imperiale, ha inizio una lunga guerra che si concluderà nell’aprile 1233 con la sconfitta degli imperiali e che avrà uno strascico nel marzo del 1247, quando papa Innocenzo IV Fieschi (1195-1254), nemico dell’imperatore svevo, sottrarrà Cipro alla giurisdizione dell’Impero. In questo modo Cipro diventa un regno autonomo ed Enrico I di Cipro, nel 1244, verrà nuovamente designato Re di Gerusalemme, dai baroni della Terra Santa, con riserva dei diritti degli eredi di Federico II. Enrico I nella sua azione favorisce, lo sviluppo degli ordini: Benedettino, Cistercensie e Premostratense. In definitiva, Enrico I è stato una figura scialba e priva di personalità e non ha rivestito un ruolo determinante nella storia di Cipro e in quella della dinastia dei Lusignano. Il sovrano, invece di imprimere un'impronta personale al suo governo, si è lasciato sempre guidare dagli eventi senza reagire. Soprannominato, senza merito, il Liberale per la sua bonomia verso i nobili e il popolo, l’uomo ha evidenziato anche una notevole inerzia in occasione di accadimenti che avrebbero richiesto il suo deciso intervento. Durante il regno di Enrico I si registra la visita del re francese Luigi IX (San Luigi 1214-1270), che aveva scelto l’isola come base di operazioni nella sua crociata contro l’Egitto, accompagnato dal legato pontificio, cardinale Eudes de Chateauroux (1190-1273).

Ugo II ed Ugo III (re di Cipro 1253-1267 e 1267-1284)

Ugo II di Lusignano (1253-1267) succede al padre Enrico, alla tenera di età di appena un anno e regnerà sotto la tutela della madre Piacenza di Beomondo V d’Antiochia, che muore nel corso del 1261 con il figlio ancora nella minore età. Il Consiglio del regno designa a quel punto un nuovo reggente nella persona di Ugo di Enrico d’Antiochia (1235-1284), parente dei Lusignano per parte di madre. Morto Ugo II di Lusignano, nel dicembre 1267, all’età di 15 anni, senza eredi, gli succede il reggente con il nome di Ugo III d’Antiochia Lusignano, che dopo la morte di Corradino di Svevia (1252-1268; nipote di Federico II) assume legittimamente anche il titolo di re di Gerusalemme, legando, in tal modo, alla discendenza dei Lusignano i titoli conseguenti dalla doppia corona e legandola sempre più strettamente alle vicende della Terra Santa. In pratica, ad ogni intervento occidentale in Oriente, Cipro si trasforma nella base fondamentale arretrata delle spedizioni. Ma a partire dal 1244 i sovrani di Cipro si impegneranno spesso con interventi armati sulla costa siriana (specialmente sotto la reggenza degli Ibelin, signori di Beirut e Tartus), tanto che nel 1271 il sultano mamelucco Baybars (1223-1277) tenterà persino uno sbarco, senza esito, sull’isola. Sotto Ugo III il regno di Cipro acquisisce le sue strutture definitive. Viene mantenuto il regime agrario anteriore con una fiorente agricoltura nella piana fra Nicosia e Famagosta e l’affitto della terra consisteva nel prelevamento del terzo dei raccolti attraverso una efficiente amministrazione bizantina, rimasta in carica. Le entrate reali disponevano di importanti possedimenti fondiari e delle tasse, fra cui le entrate fiscali derivanti da una prospera attività economica, dalle industrie, specialmente tessili, ma anche dal monopolio delle saline, specie quelle di Larnaka. Questo periodo mette in evidenza anche tensioni fra la chiesa latina ed ortodossa, sotto la pressione del papato, che diminuisce il numero dei vescovi ortodossi. Nonostante le amputazioni sulle sue ricchezze fondiarie, la chiesa ortodossa mantiene una forte presa sulla popolazione greca, per mezzo dei suoi tribunali. Lo scontro con Roma, iniziato nel 1222, raggiunge un compromesso nel 1260 con la Bolla Cypria del 1260, promulgata da papa Alessandro IV (1199-1261) (4).

Enrico II (re di Cipro 1285-1324)

La fine del 1300 segna una svolta nella storia del regno cipriota. Dopo la morte di Ugo III, avvenuta nel 1284, gli succede per un breve periodo suo figlio Giovanni I (1259-1285), morto nel 1285. Gli succede, a quel punto, un altro figlio di Ugo III e di Isabella d’Ibelin (1241-1324), Enrico II di Lusignano (1271-1324). La ripresa di possesso dell’insieme del regno di Gerusalemme, viene realizzata dai Lusignano l’anno seguente, ma sarà un successo effimero. Fra il 1289 ed il 1291 cadranno nelle mani dei Mamelucchi sia Tripoli che San Giovanni d’Acri. Nel 1298 un progetto di riconquista della Siria, in concomitanza della conquista dei Mongoli di Damasco, non ottiene risultati apprezzabili. In definitiva, la serie di insuccessi di Enrico II in Siria, dal 1291 al 1303, costano caro alle casse del regno, tanto da spingere il sovrano ad imporre un balzello, il testatico che non risparmia nessuna categoria dei suoi sudditi. Lo scontento, associato agli scarsi raccolti ed alla pressione dei profughi provenienti dalla Terra Santa non fa che aumentare lo scontento fra la popolazione, spinge il fratello del re Amalrico ad impadronirsi del potere dal 1306 al 1310 in qualità di reggente, arrestando il fratello. Nonostante l’abolizione del testatico, la reazione lealista non tarda a manifestarsi, con l’appoggio del Papa e degli ordini religiosi, specialmente gli Ospedalieri, ed il reggente viene assassinato consentendo ad Enrico 2° di riassumere le sue funzioni regali nell’agosto del 1310.  Durante il regno di Enrico II si assiste allo sviluppo di Famagosta, specie a partire dal 1291, con l’afflusso dei rifugiati venuti dalla Terra Santa. L’antica Ammochostos bizantina, sede di un vescovo greco e di uno latino, sfrutta la sua posizione di porto aperto verso l’Oriente e prende il sopravvento su quello di Limassol. La città ospita la seconda residenza reale dopo Nicosia e nella sua cattedrale avviene la seconda cerimonia di incoronazione dei sovrani ciprioti, quella di re di Gerusalemme ed in questo periodo viene costruita una nuova cattedrale di San Nicola. A Famagosta, Genova possiede un quartiere ed un consolato all’interno delle mura e nel suo porto è attivo un lucroso commercio di transito sulle merci orientali per l’Europa. Dal suo porto si esportano granaglie, vino e zucchero, oltre a prodotti tessili di lusso, come il celebre drappo d’oro di Cipro e le stoffe tinte nello stabilimento di Nicosia. Nonostante le sconfitte patite, Enrico II viene ricordato come un sovrano riformatore. Egli è stato rappresentato come “un uomo malaticcio, soggetto a crisi d’epilessia e dominato dal suo ambiente”. Ma di fronte alla rivolta egli ha saputo dar prova di autorità e, come legislatore farà redigere una serie di “bandi ed ordinanze”, con i quali impone l’obbligo di tenere un registro delle sentenze dell’alta corte (prima orali) e organizza la giurisdizione giudiziaria di Cipro in cinque regioni (“dyossés”: Nicosia Paphos, Famagosta, Limassol e Karpas) affidate alla responsabilità di cinque balivi, al di sopra della quali pone una giurisdizione “graziosa”, operante a nome del re.

Ugo IV (Re di Cipro 1324-1359) il Pacificatore

Alla morte di Enrico II succede al trono nel 1324 Ugo IV di Lusignano (1295-1359), il figlio di suo fratello Guy. Il nuovo sovrano sarà attento nel mantenere la concordia fra i suoi sudditi, specialmente fra i Latini ed i Greci. Sotto il suo regno, Nicosia diventa una brillante capitale, ricostruendo le fortificazioni della città e portando a termine la costruzione della cattedrale. La città presenta a quest’epoca un aspetto molto originale, con una vasta ampiezza, paragonabile a quelle di Anversa, Bruges o di Torino, pari a circa 350 ettari,con vasti settori non costruiti, la maggior parte numerosi palazzi signorili, circondati da giardini o orti, che vengono posti in affitto per il loro sfruttamento. In definitiva, la città non risulta densamente popolata e con le sue strade non pavimentate, conserverà, a lungo, un aspetto di città rurale. Per quanto riguarda il palazzo reale, la prima dimora dei Lusignano era la proprietà del veneziano Leonardo Sabatini, al quale venne confiscata nel 1291. Dopo il 1291 verrà edificato, forse per iniziativa del re Enrico II un secondo palazzo reale, sorvegliato notte e giorno per impedirne l’accesso ai “cavalieri” e che oggi è stato sostituito dagli Inglesi dall’attuale Palazzo del Governatore. Sotto il regno di Ugo IV, l’isola attraversa un momento di grande prosperità, con Famagosta, ormai diventata una ”nuova Acri”, con depositi e stabilimenti di mercanti provenienti da ogni parte del mondo, fra i quali: Genovesi, Veneziani, Pisani, Catalani, Armeni, Siriani, ecc. Il re rinforza la politica religiosa specifica dei Lusignano, instaurando un vero rispetto per l’indipendenza delle comunità, ponendo Greci e Latini, a parità di condizioni, sotto la sua autorità. Il miracolo della Croce di Tochni, una reliquia greca che era molto considerata per aver restituito la parola alla regine, contribuisce a consolidare i rapporti fra le due comunità.

La fine di un regno segnato da pesanti vicissitudini (1359-1474)

Pietro I di Lusignano (1358-1369).

Ugo IV, che muore nel 1359, aveva già fatto incoronare suo figlio Pietro I di Lusignano (1328-1369), re di Cipro nel 1358, che gli succede ufficialmente il 10 ottobre 1359. A differenza del regno prudente e brillante del padre, quello di Pietro 1° sarà contrassegnato dall’epopea, ma anche da numerose e dolorose prove. Già Ugo IV aveva orientato la sua attenzione sulla minaccia rappresentata dai Mamelucchi, che controllavano, a quel tempo, il commercio con l’interno dell’Asia. Pietro I, re di Gerusalemme desiderava ardentemente guadagnare la gloria del crociato. Gli abitanti di Gorhigos (Kizkalesi), una città insulare sulla costa del Regno di Armenia, sentendosi minacciati ed in pericolo, avevano già richiesto la protezione di Ugo IV. A fronte di questa richiesta, Pietro risponde positivamente, facendo diventare la cittadina armena una dipendenza del regno di Cipro nel 1360 e distaccandovi una guarnigione, che, però, contribuisce ad inquietare i capi turchi della regione. Tuttavia, Pietro, sostenuto dallo zelo per la crociata del legato del papa, il carmelitano Pietro Tommaso (al secolo Pierre de Salignac de Thomas, 1305-1366) prende d’assalto Adalia (Satalie), sulla costa dell’Asia minore, il 24 agosto 1361. Nel 1363, Pietro I si reca ad Avignone per chiedere rinforzi, visitando a tale scopo anche le corti di Boemia e di Polonia. Il re ottiene l’aiuto di Venezia. Il sovrano cipriota sbarca il 30 ottobre 1365 ad Alessandria alla testa di 8 mila uomini. Ma il saccheggio del porto irrita i commercianti occidentali che vi mantenevano empori e depositi (5). Con l’aiuto di una marea di avventurieri e di crociati, che hanno nel frattempo raggiunto Cipro, Pietro I riesce ad impadronirsi di Tripoli di Siria nel 1366, ma non riuscendo a consolidarvisi, viene costretto a riprendere il mare poco tempo dopo. Nel frattempo, Genova e Venezia, per garantirsi i loro interessi commerciali, spingono per una riconciliazione con il sultano e così nell’ottobre del 1370 verrà firmata la pace. Ma questa gloriosa “epopea” crociata verrà a costare molto cara. La situazione finanziaria del regno era diventata disastrosa: il re aveva allestito più di un centinaio di navi ed aveva dovuto imporre nuove tasse, suscitando lo scontento della popolazione. Inoltre, l’atteggiamento autoritario di Pietro I aveva provocato la disapprovazione dei nobili e nel gennaio del 1369, i due fratelli del re, Giovanni, principe d’Antiochia (1329-1375) e Giacomo, connestabile di Gerusalemme (1334-1398), si mettono alla testa della fronda ed a seguito di un alterco con il sovrano, che li aveva cacciati ed ingiuriati, Filippo d’Ibelin, Enrico de Gibelet o Giblet (della famiglia degli Embriaci di Genova) e Giovanni Gorap (signore di Cesarea), rappresentanti dei nobili che avevano maggiormente sofferto della sua autorità, lo uccidono. Con la sua morte si chiude il regno glorioso di Pietro I, che sarà celebrato da Filippo de Mezieres (1327-1405), cancelliere del reame fino al 1372.

Pietro II di Lusignano (1369-1389)

I nobili, con questo atto avevano voluto esprimere il loro desiderio di recuperare la loro influenza sull’alta corte e proclamano nuovo re di Cipro Pietro II il Grasso di Lusignano (1357-1389), figlio di Pietro I, sotto la tutela di un reggente (lo zio Giovanni di Lusignano). L’operazione viene organizzata a danno di Eleonora d’Aragona (1333-1416), la madre del nuovo re, mentre l’assassino di Pietro I, Filippo d’Ibelin viene nominato luogotenente del siniscalco. Ma la regina Eleonora, temendo per la vita di suo figlio, si rivolge al papa, chiedendo la punizione degli assassini. La reggenza ha corta durata e Pietro II viene incoronato, secondo la prassi, re di Cipro a Nicosia (gennaio 1371) e re di Gerusalemme a Famagosta (10 ottobre 1372). Durante quest’ultima cerimonia un litigio fra Veneziani e Genovesi su chi avesse il diritto di reggere le redini del sovrano, degenera in una sommossa: alcuni Genovesi vengono uccisi ed i loro beni vengono saccheggiati. Il re getta la responsabilità sui Genovesi, che, per vendicarsi, inviano a Cipro una squadra navale di sette galee al comando di Damiano di Leonardo Cattaneo (aveva sposato Eliana Zaccaria di Emanuele dei principi di Acaja e Scio, assumendo il titolo di principe di Negroponte) per reclamare una indennizzazione di 350 mila fiorini. Il re rifiuta ed il Cattaneo si impadronisce della città di Paphos. Nell’ottobre 1373 la flotta dell’ammiraglio Pietro da Campofregoso o Fregoso (1330-1404) arriva davanti a Famagosta. Il Fregoso, con la scusa di agire a nome della regina madre, che nel frattempo ha fatto arrestare, si impadronisce di Famagosta marcia immediatamente su Nicosia difesa dall’ex reggente Giovanni, mentre il fratello Giacomo si rifugia nel Castello di Sant’Ilario a Kyrenia, con un contingente di mercenari bulgari. Durante il tragitto per Nicosia, Eleonora d’Aragona riesce a fuggire. A quel punto il Fregoso decide di lasciare la presa, ritornando a Genova con 65 signori del regno come ostaggi. La pace che ne segue, il 21 ottobre 1374, sarà una sventura per Cipro. Il re di Cipro è costretto a versare alla Repubblica di Genova più di 2 milioni di fiorini, una rendita annuale e deve cedere la città di Famagosta per dodici anni, in garanzia dei pagamenti. Viene di nuovo ripristinato il testatico (Kephalatikon) per poter pagare i Genovesi. Pietro II ricerca, a questo punto, l’aiuto di Venezia e di Milano contro Genova, sposando, nel 1378, Valentina di Bernabò Visconti (1357-1393), la figlia del duca di Milano, ma anche egli muore qualche anno dopo nel 1382.

Giacomo I di Lusignano (1383-1398)

Il più prossimo erede del regno cipriota diventa, a quel punto, il connestabile di Gerusalemme, Giacomo di Lusignano, zio del sovrano ed in ostaggio a Genova. Alla fine i Genovesi decidono a firmare un nuovo trattato (19 febbraio 1383), accettando di liberare i loro ostaggi, in cambio della cessione di Famagosta e del suo porto. Giacomo I di Lusignano (1334-1389) arriva sul trono cipriota in un regno rovinato, che, da quel momento, si vede costretto a fronteggiare anche la minaccia ottomana. Nel 1388 viene istituita una nuova lega per far fronte al nuovo temibile nemico. Ma il nuovo sovrano non ha il tempo di consolidare la sua difficile posizione, perché muore il 9 settembre 1398.

Giano I di Lusignano (1389-1432)

Gli succede suo figlio Giano I di Lusignano (1375-1432), nato in prigionia a Genova. Come suo padre, egli tenterà di riprendere Famagosta ai Genovesi, ma i suoi sforzi non avranno effetto a causa del pesante debito contratto con i Genovesi. A tutti precedenti problemi viene ad aggiungersene un altro: il flagello della pirateria catalana. Il sultano ed il re di Cipro troveranno un accordo su questo punto nel 1414. Tuttavia nel corso del 1424 il balivo di Limassol ed il feudatario di Salines effettuano un raid sulle coste siriane e per rappresaglia i Mamelucchi sbarcano a Limassol, incendiandola. Nel 1425 le truppe del sultano Barsbay (morto nel 1437), sbarcano nel Karpas, la punta orientale dell’isola e le sue truppe passano per Famagosta e si reimbarcano a Limassol, dopo aver devastato Larnaka. Successivamente, il 1° luglio 1426, la flotta del sultano mamelucco, comandata dall’emiro Taghribirdi, sbarca ad Abdimon ed occupa Limassol. Il contrattacco di Giano viene respinto dalle truppe egiziane, che fanno prigioniero lo stesso sovrano. Questi viene portato al Cairo, mentre nel prosieguo delle operazioni i Mamelucchi entrano in Nicosia, mettendola al sacco e portando in Egitto oltre seimila prigionieri. Il re viene rilasciato, dopo undici mesi di prigionia e dietro il pagamento di un forte riscatto (pagato dal papa, da Venezia e dagli Ospedalieri), di un tributo annuale ed accettando di divenire vassallo (vice re) del sultano mamelucco. Rientrato in patria nel maggio del 1427, il re cade in depressione per la sconfitta e  l'umiliazione subita ed, ammalatosi, muore a Nicosia il 29 giugno del 1432. Il regno di Giano I segna irrimediabilmente il declino del regno dei Lusignano.

Giovanni II di Lusignano (1432-1458)

Suo figlio, Giovanni II di Lusignano (1418-1458) succede al padre nel 1432, ma il regno risulta minacciato allo stesso tempo dai Mamelucchi d’Egitto e dagli Ottomani, che nel 1453 conquistano Constantinopoli. Da quel momento, i problemi per il regno non faranno altro che accumularsi. Gli Ottomani sbarcano nell’agosto 1453 sull’isola, devastando le piantagioni di canna da zucchero di Lefka e di Morfou nel nord ovest di Cipro, ma i Ciprioti riusciranno ad infliggere una pesante sconfitta agli Ottomani sotto le mura di Nicosia il 14 dello stesso mese. Giovanni II, che aveva avuto un figlio illegittimo (Giacomo) da una precedente relazione con Marietta di Patrasso (morta a Padova nel 1503), si risposa nel 1442 con Elena Paleologo (1428-1458) e muore, lasciando sul trono la maggiore delle due figlie legittime, Carlotta di Lusignano (1444-1487 a Roma), che sarà incoronata il 15 ottobre dello stesso anno. La regina Elena Paleologo, una donna intrigante e pericolosa, farà tagliare il naso alla sua rivale, sfigurandola e cercherà di eliminare anche il figliastro, ma il re riuscirà a proteggere il figlio bastardo, nominandolo, a soli tredici anni, nel 1452, arcivescovo di Nicosia.

Carlotta di Lusignano (1458-1464)

Carlotta, che sale al trono il 15 ottobre 1458 dopo la morte del padre, aveva sposato in prime nozze, nel 1456, Giovanni di Coimbra o del Portogallo (1431-1457), che, sgradito alla regina madre, verrà da questa avvelenato nel 1457. Nel del 1458, poco dopo il suo insediamento, i Turchi conquistano Gorhigos (Kizkalesi), ultimo avamposto cristiano in Asia minore. La regina, che si era risposata nel 1458 con Luigi di Savoia (1436-1482), conte di Ginevra, regna con saggezza ed equilibrio, meritandosi la stima dei regnanti europei, compresa la corte imperiale germanica e quella bizantina. Dotata di discreto acume e di alto senso della carica, che riteneva aver ricevuto come missione divina direttamente da Dio, ha incarnato alla perfezione la figura della Domina. Ha saputo mantenere una costante autonomia del regno, grazie anche ad un'abilità innata nel tessere alleanze all'insegna della distensione ed ha lasciato il regno in floride condizioni, attuando una riforma fiscale che è riuscita ad individuare, per ogni zona dell'isola, gli indici di ricchezza sui quali calcolare l'imponibile d'imposta; un sistema, all'epoca talmente  innovativo, che è stato perfezionato nel corso dei secoli e ancora oggi è in uso, permettendo alla comunità locale una costante entrata fiscale per le necessità dello Stato cipriota. Nel 1460 viene scacciata dal trono dal suo fratellastro Giacomo il Bastardo, riuscendo al mantenere solo il controllo della fortezza di Kyrenia, che resisterà fino al 1463. Morirà esule a Roma nel 1487, dopo aver ceduto i diritti di successione al nipote Carlo I di Savoia (1468-1490), dietro il versamento di una pensione annua da 4.300 fiorini. Da allora i Savoia si fregeranno dei titoli regali dei Lusignano. E' sepolta nella cripta di S. Pietro accanto a Cristina di Svezia. Durante il periodo in cui la cognata Caterina Cornaro (1454-1510) sarà la regina di Cipro, lotterà a lungo per recuperare il trono, ma non potrà nulla contro la potenza di Venezia.

Giacomo II di Lusignano (1464-1473) e Giacomo III detto il Postumo (1474)

Frutto di una relazione extraconiugale del re Giacomo I con Marietta di Patrasso, Giacomo II di Lusignano, detto il Bastardo o l’Arcivescovo (1440-1473), dopo l’uccisione del ciambellano di corte Iacopi Urri, viene esiliato nell’isola di Rodi. Ribellatosi apertamente al potere della sorellastra Carlotta, si rifugia alla corte del sultano d'Egitto - di cui il regno di Cipro era formalmente vassallo - e lo convince ad aiutarlo a prendere il trono. Nel 1460, sbarca a Larnaca al comando di un distaccamento di mamelucchi guidati dall'emiro Tzany-bey ed appoggiato dal popolo, ma osteggiato dai baroni, s'impadronisce rapidamente dell'isola, eccezion fatta per l'enclave di Kyrenia, dove si asserragliano i sostenitori di Carlotta e Luigi. Nel 1463 si arrende anche la guarnigione di Kyrenia e l'anno successivo, sempre con l’aiuto dei Mamelucchi, ottiene, dopo un lungo assedio, un grande successo con la riconquista di Famagosta, che da quasi un secolo era nelle mani dei Genovesi. Sbarazzatosi, con la scusa di un complotto ai suoi danni, del contingente mamelucco, nel corso del 1464 Giacomo si fa incoronare re di Cipro e di Gerusalemme. Costretto a far fronte a gravi difficoltà finanziarie, il nuovo re viene costretto nel 1472, per avere la protezione di Venezia, a sposare, Caterina Cornaro (1454-1510), discendente da una famiglia veneziana con grandi possedimenti a Cipro. Il contratto di matrimonio è perentorio: se Caterina non avrà figli, il regno passerà alla Serenissima. Dopo poco circa un anno dalle nozze, il re Giacomo 2° muore, il 4 luglio 1473, nel corso di una breve e sospetta malattia (veleno ?), ufficialmente a seguito di uno strapazzo di caccia. Da una relazione con una de Flètrie, precedente al matrimonio, il re aveva avuto quattro figli illegittimi (Eugenio, Janus, Carlotta e Zarla o Ciarla). Il sovrano scomparso lascia la vedova incinta di Giacomo III Lusignano detto il Postumo (1473-1474), che morirà il 26 agosto 1474, ad appena un anno di età, per una febbre malarica.

Caterina Cornaro (1473-1489), regina di Cipro

Divenuta nell’agosto 1473 Reggente del Regno di Cipro in nome del figlio, la donna viene affiancata da un Consiglio di Reggenza, la cui composizione era stata indicata da re Giacomo in punto di morte, di cui fanno parte nobili veneziani e catalani (Andrea Cornaro, zio di Caterina, il conte di Rocas, il conte di Zaffo (Jaffa) Giorgio Contarini, il ciambellano Rizzo di Marino ed il conestabile Pietro Davila). Il novembre seguente un gruppo di nobili catalani, capeggiati dal vescovo di Nicosia (Louis Perez Fabrice) e da Rizzo di Marino tentano un colpo di mano, ma, il 23 dello stesso mese, una squadra navale veneziana al comando del Provveditore Vettor Soranzo, arriva a Famagosta, mettendo in fuga i Catalani e stabilendo anche la composizione del Consiglio di Reggenza, nel quale predomineranno i Veneziani (Giovanni Soranzo, Alvise Gabriel e Francesco Minio). Nel 1474, Caterina succede ufficialmente al figlio sul trono e regna nominalmente fino al 1489 (in realtà il governo de facto è nelle mani dei Veneziani) quando i Veneziani - temendo un nuovo matrimonio e un nuovo erede - la costringono ad abdicare in loro favore e a ritirarsi a Venezia dove muore nel 1510. In definitiva, il 26 febbraio del 1489 nella piazza principale di Famagosta viene ammainata la bandiera dei Lusignano ed il 18 marzo seguente l’ultima regina di Cipro lascia definitivamente l’isola per la sua sede veneta di Asolo. L’isola rimarrà, cosi, sotto il dominio di Venezia fino al 1571, quando verrà definitivamente conquistata dagli Ottomani la piazzaforte di Famagosta.

NOTE

(1) I Genovesi, per contro, appoggiavano il re di Francia ;

(2) La città dovrà essere abbandonata con tutto il suo contenuto, con una taglia di duecento mila pezzi d’oro da pagare ai Francesi e 400 monete d’oro da dare personalmente a Corrado del Monferrato; la restituzione della Vera Croce e la liberazione di 1500 prigionieri cristiani. In cambio gli assediati avranno la vita salva. Particolare interessante: il re di Francia prenderà quartiere nell’ex Commenda generale dei Templari; Riccardo d’Inghilterra si insedia nell’antico Palazzo Reale, mentre il duca Leopoldo d’Austria, capo del contingente tedesco, alza la sua insegna accanto a quella di Riccardo. Questi, però, darà l’ordine di gettare l’insegna dei Tedeschi nel fossato, un gesto di superbia che sarà all’origine di un dissidio che … costerà, poi, molto caro al Cuor di Leone. Va infine soggiunto, che lo stesso Riccardo, fortemente innervosito dalla tattica dilatoria del Saladino nei pagamenti convenuti, darà l’ordine, per rappresaglia, di eliminare il 20 agosto 1191 i 2700 superstiti della guarnigione di Acri;

(3) Genealogia dei LUSIGNANO

Gli antenati di Guido di Lusignano

Ugo III detto il Bianco (morto nel 1012), figlio di Ugo II; sposa verso il 967 una certa Arsende

Ugo IV detto il Bruno (1012-1030 circa):, figlio di Ugo III; sposa Aldiarde de Thouars

Ugo V il Buono (1030 circa-1060), figlio di Ugo IV; sposa Almodis dei conti de la Marche

Ugo VI il Diavolo (1060-1102), figlio di Ugo V; sposò nel 1065 circa Ildégarde de Thouars

Ugo VII il Bruno (1102-1151), figlio di Ugo VI; sposa Sarrasine de Lezay

Ugo VIII il Vecchio (1151-1173), figlio di Ugo VII e padre di Guido; sposa Bourgogne de Rançon

Ugo IX il Bruno, (1173-morto nel 1219 a Damietta), anche Conte de La Marche e d'Angoulême, figlio di Ugo VIII di Lusignano, reggente della signoria per conto del padre, dal 1163 alla sua morte; sposa prima Agathe de Preuilly, poi nel 1189 Mathilde d'Angoulême Ramo dei Conti de la Marche e d’Angouleme

Cronotassi dei re di Cipro e di Gerusalemme

Guido di Lusignano (1050- 1192 - 1194)

Amalrico I (1194 - 1205)

Ugo I (1204 - 1218)

Enrico I (1218 - 1253)

Ugo II (1253 - 1267)

Ugo III (1267 - 1284)  figlio di Enrico di Poitiers e di Isabella di Lusignano

Ramo Poitiers Lusignano

Giovanni I (1284 - 1285)

Enrico II (1285 - 1306)

Amalrico II (1306 - 1310)

Enrico II (1310 - 1324)

Ugo IV (1324 - 1359)

Pietro I (1359 - 1369)

Pietro II (1369 - 1382)

Giacomo I (1382 - 1389)

Giano I (1389 - 1432)              

Giovanni II (1432 - 1458)

 

Carlotta I (1458 - 1464)

Giacomo II (1464 - 1473)

Giacomo III (1473 - 1474)

Caterina (1474 - 1489)

(4)Sotto l’autorità dei Lusignano, desiderando l’armonia nel loro regno, “il clero greco, come quello degli altri riti orientali, continui a seguire le proprie tradizioni; … Accettare una soluzione d’economia che consenta a ciascuno di condurre la propria vita religiosa, secondo i propri costumi, sembra essere stato il comportamento più diffuso” … . Da Testo del Sinodo tenuto a Nicosia;

(5) L’impresa verrà cantata in un poema di Guglielmo de Machaut (1300-1377).

BIBLIOGRAFIA

Boni de Nobili F., Caterina Cornaro. Dal Regno di Cipro alla Signoria di Asolo, Godega S.U. 2012

Filetti F. I Lusignani di Cipro, Firenze, 2000;

Grousset René, Histoire des Croisades, 1936;

Runciman Steven, Storia delle Crociate, pubblicata nel 1951 a Cambridge;

Somma L., La regina Cornaro tra Cipro e Venezia, Villorba, 2010


Massimo Iacopi

 

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