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ENRICO VI DI HOHENSTAUFEN E LA DAMNATIO MEMORIAE PAPALINA

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


Breve Regno di un Imperatore schiacciato fra il padre Federico I Barbarossa e il figlio Federico II

 

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SACRO ROMANO IMPERO STEMMA ARALDICO


La vicenda storica di un Imperatore tedesco poco conosciuto

ENRICO VI DI HOHENSTAUFEN E LA DAMNATIO MEMORIAE PAPALINA

Breve Regno di un Imperatore schiacciato fra il padre Federico I Barbarossa e il figlio Federico II

(Assisi PG, 08/04/2021)

ENRICO VI DI HOHENSTAUFEN

Enrico VI di Svevia, figlio di Federico I Barbarossa e padre di Federico II, viene molto spesso giudicato senza attenuanti dagli storici, che ci ricordano di essere stato sopranominato: il “Crudele”. Un giudizio che, in molti casi, appare eccessivo ed ingiusto. Il 28 settembre 1197, una morte improvvisa colpisce, nei pressi di Messina, l’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen (Svevia), nel fiore degli anni a soli 32 anni, mentre preparava una Crociata. Alla vigilia del trasporto delle armi imperiali nel Levante, la grande flotta germano-normanna si disperde ed un accesso di febbre – malaria o dissenteria rappresenta, con ogni probabilità, la causa di questo mancato appuntamento del figlio del Barbarossa con la Terra Santa.

Gli Hohenstaufen

Molti, all’epoca, pensano alla maledizione che pesa sul capo degli Hohenstaufen, suo padre Federico I Barbarossa (1122-1190), pensava che la Crociata e la difesa della Terra Santa costituissero un sacro dovere dell’imperatore, il difensore della Cristianità. Nella sua giovinezza, egli aveva partecipato alla seconda Crociata. La conquista di Gerusalemme, difesa dal crociato Baliano d’Ibelin (1142-1193), signore di Rama e Nablus, il 2 ottobre 1187, dopo un assedio iniziato il 20 settembre precedente, aveva provocato una forte emozione in tutta la Cristianità, tanto più che la funesta notizia era pervenuta insieme al racconto della distruzione della vera croce da parte dei maomettani. Il papa Gregorio VIII (1100-1187) aveva immediatamente emanato la bolla Audita tremendi, con un appello alla Crociata. Il Barbarossa aveva prontamente la testa della 3^ Crociata e si era messo in marcia l’11 maggio 1189 da Ratisbona (Regensburg), dove si erano riunite le sue truppe, più di 100 mila uomini. La scelta era caduta sulla via terrestre, probabilmente perché le flotte bizantine e saracene detenevano il parziale controllo del Mediterraneo orientale. Il Barbarossa scopre la doppiezza dell’imperatore bizantino Isacco II Angelo (1156-1204), che si era segretamente alleato con il Saladino (Salah ad Din Yusuf Ibn Ayyub, (1138-1193). Nel marzo 1190, Federico batte i Turchi a Konya Iconium) e libera gli Armeni dal giogo islamico, mentre il Saladino batte precipitosamente in ritirata. Tutto sembrava procedere per il meglio, quando all’improvviso, nelle vallate dei Monti del Tauro accade l’imprevisto. Il Barbarossa, nell’attraversare un guado le acque gelide del fiume Salef, un fiume della Cilicia, perde la vita, annegando, si dice, nel tentativo di salvare un suo valletto, ma altri dicono per una congestione. L’evento, accaduto il 10 giugno 1190, costituisce un disastro per tutto l’Impero. Per quanto riguarda la fine di Enrico VI, il primogenito del Barbarossa, si dirà che Costanza d’Altavilla, sua moglie (sposata nel 1186), abbia probabilmente contribuito alla sua morte, mentre altri arriveranno persino ad affermare, come il cronista Aubry des Trois Fontaines (1), che il suo atteggiamento nei confronti dell’imperatore, risultava istigato dai suggerimenti del sovrano pontefice. In ogni caso, il corpo di Enrico viene trasportato da Messina a Palermo ed inumato nella Cattedrale della città (2). Enrico VI resta per la storia un personaggio poco conosciuto. Figlio maggiore del Barbarossa e di Beatrice di Borgogna, riceve una buona educazione, scrive parla con facilità e conosce, oltre al tedesco, il francese ed il latino. Il suo precettore Goffredo da Viterbo, cappellano e notaio imperiale, ha saputo, secondo quanto riportato dallo storico medievista Francis Rapp (1926-2020), “dilatare le sue ambizioni alle dimensioni universali” (3). Goffredo da Viterbo (Gotifredus o Godefridus Viterbiensis sive Vitembergensis 1125/30-1195 circa), un tedesco di grande cultura al servizio degli Hohenstaufen, nato in Italia e formato alla scuola della cattedrale di Bamberga, è l’autore di una Gesta Frederici I imperator, redatta fra il 1158 ed il 1180 e del Pantheon, redatto fra il 1187 ed il 1191; una storia del mondo in prosa e versi in latino. Mentre molti storici non sono d’accordo sulla sua redazione delle Gesta Henrici VI Enrico, ambizioso e valoroso come suo padre, viene descritto come un uomo di taglia media, ma dalla salute fragile. Altri invece lo descrivono come un uomo arrogante, calcolatore e capace di crudeltà, che pratica la caccia con passione. Personaggio, a suo modo poeta, ama il lirismo dei Minnesäng (canti d’amor cortese) ed ha composto alcuni eccellenti Minnelieder (composizioni singole di questo tipo di poemi). In uno di questi, egli si dichiara disposto a rinunciare alla sua corona ed a tutti i suoi beni per l’amore della sua donna. Egli figura fra i centoquaranta autori del Codex Manesse, nel quale viene rappresentato in maestà, con il capo coronato e ornato da una superba barba.

Il re di Germania

Nel 1169 il Barbarossa fa riconoscere il suo primogenito come erede al trono imperiale in occasione della Dieta di Bamberga ed il 15 agosto dello stesso anno Enrico viene consacrato ad Aquisgrana (Aix la Chapelle) come Re di Germania. Nel 1178 egli accompagna suo padre in Italia e nel 1184 viene addobbato Cavaliere in occasione della Dieta di Magonza, dove Enrico porta il titolo di re di Germania, al quale nel 1186 aggiunge quello di re d’Italia. Nel maggio 1189, alla partenza del padre per la Crociata, egli viene investito della Reggenza dell’Impero. In questa nuova posizione egli si trova a fronteggiare gli intrighi del partito dei Guelfi (4). Questo partito, sottolinea lo storico francese di origine ungherese Henry Bogdan (1936- ), mantiene un clima di guerra civile nella prospettiva di “allontanare dal trono la discendenza del Barbarossa” (5). Per far fronte a questa minaccia, Enrico stipula la Pace di Fulda con il suo rivale Enrico il Leone (1129-1195), duca di Sassonia e di Baviera, capo del partito guelfo, in modo di avere le mani libere per agire in Sicilia.

Costanza d’Altavilla (Hauteville)

Nel 1190, Enrico succede dunque a suo padre. L’evento ha ritardato alquanto la sua partenza per l’Italia. Incoronato a Roma il 15 aprile 1191, egli può, a quel punto, occuparsi finalmente della Sicilia. Nel 1186 egli aveva sposato Costanza d’Altavilla (1154-1198), la figlia del re Ruggero II di Sicilia (1095 - 1154) e di Beatrice di Rethel (1131 circa – 1185). Il re di Germania è molto giovane e la donna ha dieci anni di più dello sposo. Questo matrimonio aveva fortemente contrariato il papa, che viene ad essere circondato dai possedimenti degli Staufen. Nonostante ciò, viene siglato il fidanzamento nel 1184 e Guglielmo II, il Buono, di Sicilia (1154-1189), nipote di Costanza, fa giurare a tutti i baroni di riconoscere per sovrani Costanza ed Enrico, premessa alle nozze, che verranno celebrate fastosamente a Milano due anni dopo. Enrico scende in Sicilia per far valere i diritti di Costanza, dal momento che Guglielmo 2° era morto prematuramente senza discendenza legittima, lasciando il Regno di Sicilia in preda a disordini. Un certo Tancredi di Lecce (1138-1194), nipote di re Ruggero II (figlio naturale del primogenito di Ruggero II di Puglia, Ruggero III d’Altavilla (1118-1148), duca di Puglia e di Emma, figlia Accardo II, conte di Lecce) rivendica diritti sulla corona siciliana. Questi, sostenuto dalla nobiltà locale, si lancia alla conquista dei territori occupati da Enrico e dalle sue truppe. Il suo potere rimane fragile, in quanto si trova costretto a far fronte alle rivolte dei suoi vassalli nei suoi domini del continente ed agli attacchi delle forze imperiali, oltre a fronteggiare le bande saracene ribelli rifugiate nelle montagne del centro della Sicilia. La Sicilia, porta dell’Oriente, non è però l’isola di Citera. Nel 1060, i Normanni l’hanno strappata alla dominazione mussulmana, insediatasi nell’isola due secoli prima (6). Con gli Altavilla, originari del Cotentin in Normandia, era stato fondato il Regno di Sicilia.

Agli inizi del 1190, Tancredi viene incoronato re di Sicilia a Palermo e nel 1192 egli riceve l’investitura da parte del papa Celestino V (Pietro da Morrone, 1209- 1296). In quel momento, Enrico con l’esercito decimato dalle epidemie viene costretto a ritirarsi, lasciando l’Italia, mentre dopo un assedio di quattro mesi, gli abitanti di Salerno catturano Costanza e la consegnano a Palermo a Tancredi. Questi la trattiene come ostaggio e quindi la fa internare nel castello di S. Salvatore a Napoli, di fronte a S. Lucia (Castel dell’Ovo). Il papa, nel frattempo, esercita pressioni su Tancredi perché liberi la zia e la donna nel 1192 viene liberata o, secondo altri riesce a fuggire dal suo internamento. Tancredi, da parte sua, cerca di far riconoscere la sua legittimità, facendo incoronare suo figlio Ruggero e tenta un avvicinamento con l’Impero bizantino, richiedendo in matrimonio per suo figlio, Irene (1180-1208), la figlia del basileus, Isacco Angelo. Il progetto non consegue i risultati sperati, in quanto nel 1193, Ruggero muore prematuramente, pochi mesi dopo il matrimonio. A questo punto Tancredi, nel disperato tentativo di salvare il suo trono, nomina un suo altro figlio, Guglielmo (1185-1198), ancora bambino, associandolo al trono come erede designato, mentre Enrico VI di Svevia invade la Sicilia. Tancredi viene sconfitto nei pressi di Catania ed abbandonato dai suoi, muore nel suo palazzo di Palermo il 20 febbraio 1194. La sua morte mette fine alla dinastia normanna degli Altavilla. Enrico riesce alla fine a ristabilire la sua autorità in Sicilia e le armi imperiali non incontrano alcuna resistenza in Italia. In effetti, il 20 novembre 1194 Enrico effettua il suo ingresso a Palermo, dove il 25 dicembre seguente può farsi incoronare re di Sicilia nella Cattedrale della città. Nello stesso anno, a Iesi, nella Marca di Ancona, Costanza, mette al mondo il futuro Federico II (1194-1250), con i nomi di Costantino, Federico, Ruggero. I due ultimi nomi marcano il ricordo dei suoi due grandi nonni, il Barbarossa e Ruggero 2° d’Altavilla. Rientrato in Germania, Enrico annuncia la decisione di prendere parte alla Crociata nella Dieta di Worms (dicembre 1195) e nel momento in cui il nuovo monarca sogna di partire per S. Giovanni d’Acri, i suoi sudditi siciliani di ribellano, venendo severamente puniti per il loro tradimento.

Soprannominato il “Crudele”

Il rigore evidenziato da Enrico nei confronti dei Siciliani, gli varrà il soprannome di “Crudele”. Il monarca sarà ugualmente biasimato del trattamento inflitto alle spoglie di Ruggero, figlio di Tancredi e l’esilio imposto alla moglie dell’ex re di Sicilia, la regina Sibilla Medania o di Acerra (1153-1205) ed ai suoi figli, relegati in Alsazia nel castello di Hohenburg (verranno liberate dopo la morte di Enrico VI). Enrico sarà inoltre accusato di aver mantenuto in prigionia nel castello di Trifels, nella foresta del Palatinato, Riccardo Cuor di Leone (1157-1199), il suocero di Enrico il Leone, il capo dei Guelfi. Riccardo Plantageneto, rientrando dalla Crociata, che ha lasciato la Terra Santa sei mesi prima della Pasqua del 1193, fa naufragio con la sua nave sulla costa dalmata e tenta, a quel punto, di attraversare l’Austria in incognito. Riconosciuto ed arrestato dal duca Leopoldo V di Babenberg (1157-1194), duca d’Austria, detto il Virtuoso, che era stato gravemente insultato dal Plantageneto in Siria, Riccardo viene internato nel castello di Durnstein e quindi consegnato ad Enrico nel 1193. Enrico lo trattiene per un certo periodo, nonostante le rimostranza del papa Celestino III (Giacinto di Bobone, 1106-1198),  e le suppliche indirizzategli da Eleonora d’Aquitania (7). Enrico rilascia il prigioniero in cambio di un enorme riscatto nel febbraio 1194 ed alla rinuncia alla sovranità su Cipro e ad un omaggio vassallatico all’imperatore tedesco (l’Inghilterra diventa così un regno dell’Impero). Una leggenda riporta che il trovatore Blondin di Nesle sia riuscito a scoprire il luogo di detenzione del re d’Inghilterra, contando una canzone, che il “trovatore” Riccardo riuscì a udire ed a ripetere. Enrico ha indubbiamente cullato vaste ambizioni. La sua potenza è stata considerevole, forse maggiore di quella di suo padre. Egli ha cercato di fondare una monarchia ereditaria, ma i principi hanno rifiutato di seguirlo su questa strada e di privarsi dei loro diritti elettivi. Ma soprattutto anche il papa risultava contrario a tale progetto, anche se nel dicembre 1196, Enrico riesce a far eleggere Federico II, Re dei Romani. Il sogno dell’imperatore Enrico era quello di ristabilire l’unità dell’Impero e conquistare Costantinopoli e suo fratello Filippo di Svevia (1177-1208) aveva sposato la figlia di Isacco II Angelo, la sopracitata Irene, vedova di Ruggero di Lecce. Enrico riesce, in tal modo, a sviluppare relazioni cortesi con gli imperatori bizantini e “spinge” persino il successore di Isacco a contribuire al finanziamento della Crociata. Durante il suo regno, egli affronta con successo le velleità di insurrezione delle Puglie e della Sicilia, reprimendole duramente ed invia la sua flotta a conquistare la Sardegna. I capi della aristocrazia tedesca sono accorsi nell’Italia meridionale per partecipare alla “crociata” voluta dall’imperatore, mentre il re di Cipro si dichiara suo vassallo. I principi di Cilicia si sono schierati dalla sua parte e lo stesso imperatore Isacco Angelo, accecato ed imprigionato, cerca aiuto presso l’imperatore d’Occidente. Ormai tutto è pronto per la Crociata, la flotta è pronta per prendere il largo ed i Cavalieri Tedeschi di S. Maria di Gerusalemme aspettano il suo arrivo in Terra Santa, ma una morte crudele ed improvvisa colpisce il “Crudele”, portando con sé tutti i suoi sogni e quelli dei suoi collaboratori.

Un bilancio

Il bilancio della sua vita è tutt’altro che misero. La sua crociata segna l’entrata in gioco delle politiche europee. Lo storico Jean Barthelemy Richard (1921-2021) sottolinea: “La sovranità imperiale di Cipro e sull’Armenia, la forma di protezione imposta i Bizantini rappresentano dei nuovi fattori nelle prospettive della crociata. Quella del 1197 era veramente la crociata dell’imperatore”. Altro fatto significativo che marca la “crociata tedesca”; la fondazione di un ospedale, a S. Giovanni d’Acri, destinato ai feriti ed ai malati del contingente tedesco, patrocinato da Federico di Svevia. Esso darà la nascita all’Ordine ospedaliero di S. Maria dei Tedeschi. Quando questa organizzazione vorrà essere riconosciuta come Ordine militare, Enrico gli fornirà il suo appoggio, come anche il papa Celestino III, attraverso una bolla, datata 21 dicembre 1196, che ufficializzerà la sua trasformazione in ordine ospedaliero e militare. Esso perdurerà fino ai nostri giorni con il nome di Deutscher Ritterorden, l’Ordine di Cavalieri Teutonici (8). Eppure la propaganda anti imperiale, sostenuta soprattutto dal Papato per motivi politici, si impadronirà del suo destino e diffonderà ai posteri i giudizi sulla sua “feroce crudeltà” e la sua “furberia”, come la sua smodata ambizione al “dominio universale”. Critiche faziose e spesso venate di anti germanesimo. (9).

NOTE

(1) Nato nei pressi di Liegi e morto dopo il gennaio 1252 nell’Abbazia delle Tre Fontane, nella Diocesi di Chalons sur Marne nella Champagne;

(2) Dove verrà raggiunto dal corpo di sua moglie Costanza, morta il 27 novembre 1198;

(3) Rapp Francis, “Il Sacro Impero Romano Germanico, da Ottone il Grande a Carlo V”, Tallandier, Parigi, 2000;

(4) Dal nome della famiglia principesca dei Welfen di Baviera, che disputa la corona imperiale agli Staufen e che serve la causa del Papato; 

(5) Bogdan Henry, “Storia della Germania. Dalla Germania ai nostri giorni”, Perrin, Parigi, 1999;     

(6) Nel 1081, nei dintorni di Catania, si erano scontrati, in una furiosa battaglia, meno di duecento cavalieri normanni, guidati da Giordano d’Altavilla (1060-1092 figlio naturale di Ruggero 1° conte di Sicilia), Roberto di Sordavalle (Robertus de Surdavalle) e da Elia Carlomi, contro migliaia di fanti saraceni, che vennero sconfitti. Vds: Camera MatteoAnnali del Regno delle Due Sicilie. Dalla fondazione della monarchia a Carlo 3° di Borbone”, Volume 1°, Napoli, 1841;

(7) Richard Jean Barthelemy, “Storia delle Crociate”, Fayard, Parigi, 1996;

(8) Bogdan Henry, “I Cavalieri Teutonici”, Perrin, Parigi, 1995;

(9) Grousset Renée, “Figure di spicco”, Plon, Parigi, 1949.

BIBLIOGRAFIA

Bogdan Henry, “I Cavalieri Teutonici”, Perrin, Parigi, 1995;

Bogdan Henry, “Storia della Germania. Dalla Germania ai nostri giorni”, Perrin, Parigi, 1999;

Camera MatteoAnnali del Regno delle Due Sicilie. Dalla fondazione della monarchia a Carlo 3° di Borbone”, Volume 1°, Napoli, 1841;

Goffredo da Viterbo (Gotifredus o Godefridus Viterbiensis sive Vitembergensis, Gesta Frederici I imperator ;

Grousset Renée, “Figure di spicco”, Plon, Parigi, 1949;

Ottone di Frisinga, Gesta Friderici imperatoris (Imprese dell'Imperatore Federico); opera continuata da Ragewin o Rahewin (Ragevinus);

Rapp Francis, “Il Sacro Impero Romano Germanico, da Ottone il Grande a Carlo 5°”, Tallandier, Parigi, 2000;

Richard Jean, “Storia delle Crociate”, Fayard, Parigi, 1996.


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