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FEDERICO II DI SVEVIA

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Saggio di:

Massimo Iacopi


Le testimonianze indelebili lasciate ai posteri gli hanno meritato l’appellativo di “Stupor Mundi”

 

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PAPA ONORIO III INCORONA FEDERICO II


L’ultimo atto della trilogia degli Hohenstaufen

FEDERICO II DI SVEVIA

Le testimonianze indelebili lasciate ai posteri gli hanno meritato l’appellativo di “Stupor Mundi”

(Assisi PG, 05/06/2021)

FEDERICO II DI SVEVIA

Questa è la Storia di un imperatore dotato, come il nonno Federico Barbarossa, di una forte personalità. Federico II di Hohenstaufen fu un personaggio colto, pragmatico, convinto della propria missione, poco amato in Germania ed odiato dalla Curia Romana a causa della sua non nascosta avversione che scaturiva dalla convinzione che la Chiesa rappresentasse un pericolo esiziale per la sua vocazione a provocare danni irreparabili. Per questo motivo fu sottoposto dal Papato ad una non molto riuscita ”
damnatio memoriae”. Potremmo inoltre affermare che Federico II  è l’inconsapevole autore delle divisioni ideologiche della nostra nazione, perpetuatesi nei secoli sotto le spoglie del guelfismo e del ghibellinismo di quei tempi.Ancora oggi, dopo secoli, Federico II resta, insieme a Carlo Magno, il più emblematico degli imperatori della Storia europea.  La sua lunga lotta contro i papi ha fatto epoca. Piccolo principe solitario sotto tutela pontificia agli inizi della sua vita, nato nel 1194, percepito inizialmente come il “re dei curati”, egli muore nel 1250 sotto le imprecazioni del sovrano pontefice, diventato, nel frattempo, il suo più implacabile nemico. Imperatore, scomunicato due volte, egli è stato, nondimeno, l’artefice della restituzione dei Luoghi Santi senza combattere. Incarnazione, per gli uni, della figura imperiale per eccellenza e della più grande gloria del Reich medievale, Federico II di Hohenstaufen è, per altri, l’affossatore della Germania a vantaggio della sua Sicilia. Si è cercato spesso di spiegare queste contraddizioni, facendo di Federico II un uomo in anticipo sul suo tempo, un principe del Rinascimento. E’ comunque certo che questo spirito superiore, erede della più alta tradizione imperiale, ha aperto in Europa delle prospettive inedite che continuano ancora oggi a far sognare (1).

Una pesante eredità

Il bambino che nasce ad Jesi il 26 dicembre 1194, viene alla luce nel tempo in cui, nel momento delle notti più lunghe, sorge la speranza di un ritorno del sole e del trionfo della vita. Un tale simbolo, in un mondo in cui il popolo credeva ai segni, ha dovuto lasciare un ricordo molto forte nello spirito della gente, tanto più che il neonato rinverdiva le speranze di tante persone. Ma la sua nascita ha suscitato anche tanto odio, tenuto conto della pesante eredità che egli portava con sé.

Il bambino aveva per padre l’imperatore germanico Enrico VI (1165-1197) e per madre Costanza d’Altavilla (1154-1198), erede del trono della Sicilia, creato dai conquistatori normanni, che erano riusciti a scacciare i Saraceni. Il suo nonno paterno era l’imperatore Federico I di Hohenstaufen (1123-1190), un uomo gagliardo e rossiccio denominato il Barbarossa ed il suo nonno materno, Ruggero II d’Altavilla (1095-1154), anch’egli un uomo prestante, ma con la barba bionda. La nascita dell’erede, quando la madre aveva 40 anni – età considerata all’epoca tarda per procreare – viene accolta come una specie di miracolo. Ed è proprio in questo senso che lo celebra il poeta Pietro da Eboli (1150-1220), riprendendo la profezia di Virgilio, nella sua quarta egloga, nella quale annuncia la venuta, un giorno, di un sovrano che avrebbe dato al mondo la pace, l’unità e “l’inizio di una nuova età dell’oro”. Goffredo da Viterbo (Gotifredus Viterbiensis sive Vitembergensis 1125/30-1195 circa), precettore di Enrico 6°, gli predice l’arrivo di un figlio che sarà “il monarca dei mondi, quello che riunirà fra le sue mani l’Oriente e l’Occidente”. Per contro, altre predizioni risultavano alquanto sinistre, come quella del monaco calabrese Gioacchino da Fiore (1130-1202), che annunciava che il neonato sarebbe stato l’Anticristo, il figlio del diavolo. Indubbiamente, anche Costanza aveva sognato, prima del suo parto, che essa avrebbe messo al mondo: “il tizzone, la torcia che avrebbe dato fuoco all’Italia” (2), una prospettiva comunque di un grande destino per il proprio figlio. L’imperatore Enrico VI era, in quel momento, impegnato a reprimere duramente una rivolta in Sicilia e la sua sposa, prima di raggiungerlo, affida il loro figlio alla sua amica la duchessa di Spoleto, la moglie di origine longobarda di Corrado di Urslingen (1150-1202) (3). Enrico VI, regnando sulla Germania e sulla Sicilia, poteva a questo punto stringere nei rebbi di una tenaglia tutti gli Italiani che avessero rifiutato la sua autorità ed in Italia erano in molti che mal sopportavano la tutela tedesca. L’impero tedesco estendeva ora il suo campo d’azione fino al centro del Mediterraneo, sebbene tutti questi vasti territori sotto il suo controllo formassero un insieme abbastanza eterogeneo. Enrico VI lo voleva unificare per lasciare a suo figlio un impero coerente, ereditario (contrariamente al principio elettivo applicato in Germania). Per questo motivo egli aveva inoltrato al papa Celestino 3° la richiesta di incoronare il giovane Federico come co-imperatore, domanda che viene respinta a mittente. In compenso, Enrico VI ottiene dai principi tedeschi l’elezione di suo figlio come futuro re, fatto che gli assicurava la base germanica per il suo futuro potere. Una saggia, ma vana, precauzione, in quanto l’imperatore muore improvvisamente a Messina nel settembre del 1197. La prima conseguenza della sua scomparsa sarà quella del crollo del potere reale in Germania, conteso fra due pretendenti: Filippo di Svevia (1177-1208), fratello di Enrico VI ed Ottone di Brunswick (1175-1218) della casata dei Welfen – un Hohenstaufen ed un Welfen, le cui famiglie si affrontavano già da lungo tempo. Tutto questo, per il massimo vantaggio del nuovo papa Innocenzo III (Ildebrando da Soana (1161-1216)), rappresentante emblematico di una teocrazia, alla quale si opponeva proprio il potere imperiale sin dall’XI secolo.

Una giovinezza difficile a Palermo

Federico II, alla morte di suo padre aveva tre anni. Sua madre, che voleva allontanare da lui qualsiasi influenza tedesca, lo fa portare in Sicilia, dove pensava di riprendere in mano le redini, in quanto discendente dei re normanni. In tale contesto, la donna bandisce dal regno i grandi di origine tedesca (che avevano assunto il controllo di numerosi feudi) e fa incoronare il figlio Re di Sicilia. La germanofobia di numerosi Italiani era attizzata ed incoraggiata dal Papato, che sperava di riprendere un controllo sull’Italia. Le preoccupazioni di Innocenzo III coincidevano con quelle di Costanza: Federico doveva consacrarsi alla sola Sicilia, terra assolata, allontanandosi dalle foreste e dalla rudezza dei Germanici. Inoltre, per il Papato, occorreva allontanare lo spettro di un impero che si estendesse dal Baltico al Mediterraneo, incarnato dagli Hohenstaufen e soprattutto era necessario che la Sicilia e l’Impero rimanessero due entità separate. Da ciò il sostegno apportato da Innocenzo III al guelfo Ottone di Brunswick. In Sicilia, i Tedeschi, scacciati da Costanza, non intendevano partire e contro di loro, la regina aveva urgente bisogno dell’aiuto del papa. Per ottenerlo, la donna accetta di prestare un giuramento di vassallaggio, fatto che il suo defunto sposo aveva sempre categoricamente rifiutato. Quando la donna muore a sua volta un anno dopo, Enrico VI aveva scelto, per testamento di designare il papa come amministratore del suo regno e come tutore di suo figlio. Innocenzo 3° dichiara, a quel punto, l’inutilità, da parte del suo figlioccio, di interessarsi della Germania. Egli avrà, tuttavia, il presentimento che un giorno questa volontà di metterlo fuori gioco avrebbe potuto maturare nel giovane un risentimento nei confronti della Chiesa. Questa predizione, sembrava irreale nella situazione del giovane Federico. Questi era stato quasi dimenticato dai Tedeschi, duramente impegnati nella lotta fra Welfen ed Hohenstaufen (Guelfi e Ghibellini). In Sicilia, Federico rimane praticamente solo ed incontrerà una sola volta nella sua vita – a 17 anni - il suo augusto padrino. Il papa pensava solamente a mantenere il suo dominio sulla Sicilia ed a tal fine si appoggia al cancelliere della Sicilia, il vescovo Gualtiero da Palearia o Pagliara (morto nel 1231), al quale Costanza, prima di morire, aveva chiesto di vegliare su suo figlio. Il vescovo, giocando il ruolo di reggente nei confronti di Federico, ne approfitta per disporre largamente dei beni della corona a suo personale vantaggio. Di fronte a lui, Markward (Marcovaldo) von Annweiler (1150-1202). il capo dei Tedeschi che erano rimasti attaccati alle loro terre siciliane. Markward riesce a conquistare Palermo (1205) e si autonomina protettore di Federico al posto di Gualtieri (Gauthier) III di Brienne (1166-1205), il tutore nominato dal papa e Re di Sicilia dal 1201. Il giovane, all’età di 7 anni, indirizza al papa, senza successo, un profetico appello: “Sono circondato da pericoli, come un agnello fra i lupi”. Per dieci anni la Sicilia viene disputata fra due fazioni rivali, motivate più dal desiderio di guadagno che da calcoli politici. Il giovane Federico, testimone di intrighi e di colpi di forza, cresce in mezzo a questo disordine. Lasciato a sé stesso, egli vaga per le strade di Palermo, avvicinando “sui mercati il popolo, in un miscuglio variegato di Normanni e di Italiani, di Saraceni e di Tedeschi, di Giudei e di Greci”. Egli apprende molto attraverso questi contatti, nella “scuola della strada”, imparando diverse lingue e sviluppando un interesse per le scienze, che colpirà più tardi i suoi contemporanei. Egli manifesta, ben presto, una forza di carattere forgiata dalle difficoltà e saprà rapidamente giudicare le qualità ed i difetti della gente che incontrerà. Sul piano fisico, Federico era un uomo di grande resistenza, specialmente per la pratica delle armi, che prediligeva. Egli praticava anche la caccia con passione e più tardi si dedicherà anche alla redazione di un trattato di falconeria, rimasto celebre. La sua precoce maturità si afferma con forza non appena egli è in condizioni di scollarsi di dosso la tutela del suo padrino papa. Questo avviene, secondo il diritto siciliano, al compimento del suo 14° anno di età.

Federico si emancipa

Sposato dal papa con Costanza d’Aragona (circa 1180-1222) che aveva 10 anni più di lui, Federico comincia immediatamente ad affermare la sua autorità, proprio nel momento in cui occorreva ricominciare daccapo, per rimettere l’ordine in Sicilia. Nella primavera del 1209, a 15 anni, egli conduce una solido contingente attraverso l’isola, fino a Catania, a titolo di avvertimento per tutti quelli che sarebbero stati tentati di ribellarsi. Su un altro campo, Federico viene portato rapidamente a capire che il suo principale avversario sarebbe stato, prima o poi, il papa. Essendo intervenuto nella nomina del nuovo arcivescovo di Palermo, egli viene immediatamente richiamato all’ordine da Innocenzo III: “Tu avresti dovuto pensare al passato e ricordarti che è proprio cercando di arrogarsi dei poteri spirituali che i tuoi antenati, per loro mancanza, hanno provocato un tale caos nel tuo regno”. Le braci della vecchia disputa fra il Sacerdozio e l’Impero non erano ancora spente. Tanto più che il destino della sua famiglia si ricordava di Federico: dopo l’assassinio di suo zio Filippo di Svevia nel giugno 1208, era diventato, a 14 anni, l’ultimo degli Hohenstaufen. Assumere l’eredità familiare doveva necessariamente portarlo, prima o poi, a prendere le sue distanze dal papa. Innocenzo III pensava di aver installato sul trono imperiale una creatura docile, favorendo l’ascesa al trono di Ottone IV di Brunswick del casato dei Welfen (1175-1218), figlio di Enrico il Leone (1129-1195), duca di Baviera; ma Ottone, una volta insediato, dichiara di non dovere nulla al papa. La sua scomunica, nel momento in cui si apprestava ad invadere la Sicilia, lo lascia di stucco e tutto questo senza aver valutato l’abilità manovriera del pontefice romano, che, con l’appoggio interessato del re di Francia, Filippo Augusto di Francia (1165-1223), gli scatena contro un movimento di rivolta dei principi tedeschi ostili ai Welf. Questi ultimi proclamano a Norimberga, nel settembre 1211, l’elezione di Federico di Hohenstaufen a Re di Germania, a 17 anni. Contro il parere di sua moglie e dei grandi di Sicilia, Federico accetta il trono di Germania, che egli interpreta come un dono del cielo, anche se numerosi feudatari tedeschi avevano di nuovo cambiato casacca, ritornando a fianco di Ottone. Federico parte a quel punto alla conquista della sua corona, praticamente sprovvisto di tutto – non senza aver rinnovato il suo giuramento di vassallaggio al papa, per confonderlo. Provvisto di denaro, fornito dallo stesso papa, in occasione del suo passaggio a Roma, Federico parte alla conquista del suo destino, convinto di incarnare l’eredità dei Cesari. Genova, Pavia, Cremona, Verona lo accolgono con calore. Con il suo ridotto contingente, sfugge miracolosamente a suoi nemici ed al suo arrivo in Germania, i sostenitori si moltiplicano lungo il corso del Reno. L’Alsazia gli tributa un trionfo. I Minnesänger (trovatori) cantano la sua generosità (liberalità), che egli concepiva, con realismo, come un valido strumento per attirarsi dei fedeli. L’appoggio del papa e quello del re di Francia gli saranno preziosi. Nel 1212, la sconfitta di Ottone IV a Bouvines consente a Filippo Augusto di inviare a Federico l’aquila d’oro imperiale, presa al vinto. Per quanto concerne il Papa, Federico, rimettendogli con una Bulla d’oro, i diritti sulla Chiesa tedesca, esaudisce i suoi desideri ed il Concilio del Laterano del 1215 conferma la potenza pontificia. Nel luglio 1215, Federico viene incoronato imperatore ad Aquisgrana (Aix la Chapello o Aachen) all’età di 20 anni. Egli prende posto, molto simbolicamente, sul trono di Carlo Magno, mettendo in tal modo i suoi passi sulle orme di suo nonno, il Barbarossa che, facendo canonizzare il re carolingio, aveva voluto affermare che egli regnava su un “Sacrum Imperium”. In tale occasione, Federico annuncia anche che era sua intenzione di assumere la guida della cavalleria cristiana in una crociata, per recarsi a portare soccorso della Terra Santa. Un anno più tardi muore Innocenzo III.

L’affermazione di un sovrano

Federico, per consolidare il suo potere aveva bisogno di sostegni. Egli andrà a cercarseli nei Cistercensi, che favorisce largamente e più ancora presso i Cavalieri Teutonici, il cui Gran Maestro, Hermann von Salza (1179-1239), è stato uno dei suoi consiglieri. Con la Bulla d’oro di Rimini, il giovane imperatore garantisce all’Ordine il dominio totale della Prussia, incaricandolo di condurvi un’opera di cristianizzazione, anche con mezzi coercitivi. Quando Federico ottiene dai principi tedeschi l’elezione a Re dei Romani, suo figlio Enrico é già re di Sicilia in titolo ed in tal modo mette in scacco la preoccupazione pontificia di separare l’Impero e la Sicilia. Poi, una volta incoronato imperatore a Roma dal papa Onorio III (1150-1227), Federico II intraprende una energica riorganizzazione della Sicilia, imponendo i suoi diritti regali – ed epurando il clero siciliano, che era stato il pilastro dell’influenza e del potere papale nell’isola. Ma Federico si orienta verso orizzonti più ampi. Diventato vedovo nel 1222, egli sposa Isabella di Brienne di Gerusalemme (1212-1228), che gli porta in dono la corona della Terra Santa. Fatto che gli conferisce una incontestabile autorità per poter dirigere una futura crociata, indubbiamente rimandata tante volte, ma sempre nell’agenda del sovrano.

Lo scomunicato a Gerusalemme

Nell’attesa, Roma inizia ora ad incoraggiare tutti quelli che si oppongono a Federico ed in primo luogo i comuni lombardi – Milano in testa – tradizionalmente ostili all’autorità imperiale. Nonostante uno scambio di lettere infuocate, Federico, guidato sempre dal realismo politico, si risolve a trovare un compromesso col papa. Saggezza tanto più necessaria in quanto, il nuovo pontefice, Gregorio IX (1145-1241), si rivelerà un temibile avversario, pienamente convinto della necessità di abbattere l’imperatore. Contro di lui, presentarsi come capo della crociata – opera pia per eccellenza - costituiva la migliore e la più intelligente delle mosse. Ma, avendo Federico rimandato il suo imbarco per l’Oriente a causa di una malattia, il papa lo scomunica e lascia anche i suoi alleati lombardi saccheggiare senza vergogna dei crociati che volevano raggiungere l’imperatore. Ma Federico aveva anche degli amici a Roma. A seguito di una insurrezione popolare, il papa è costretto a fuggire dalla città e Federico lo accusa di utilizzare il denaro destinato alla crociata per armare dei mercenari contro di lui. Le relazioni fra i due sono ormai definitivamente degradate. Quando, infine, l’imperatore raggiunge la Terra Santa, il papa ne approfitta per creargli mille difficoltà in Italia e soprattutto in Sicilia., Ma queste basse manovre non possono nulla contro la fama dei successi di Federico in Oriente, proprio nel momento in cui emissari del papa vietavano ai Cristiani di obbedire allo scomunicato (i Teutonici non ne terranno alcun conto). Questi emissari chiederanno persino al Sultano d’Egitto, Al Malik Al Kamil Nasir ad Din (1177-1238), di non consegnare mai ed in nessun caso Gerusalemme all’imperatore. Un viaggio decisamente a vuoto. Il 18 febbraio 1229, Federico conclude con il Sultano un trattato che gli concede il possesso di Gerusalemme, Betlemme e Nazareth, senza lo spargimento di una sola goccia di sangue. Lo stesso trattato prevede una tregua di dieci anni fra mussulmani e cristiani. A quel punto la propaganda pontificia si scatena contro il monarca, dichiarandolo l’Anticristo ed in risposta, i partigiani dell’imperatore qualificheranno il papa come “eretico”. Federico, da parte sua, si accontenta di affermare che egli doveva il suo potere ed il suo successo solamente a Dio. Per destabilizzare Federico in Italia, il papa aveva fatto correre la voce della sua morte in Oriente. Ma, dal momento che lo svevo sbarca a Brindisi sulla strada del ritorno, le testimonianza e di fedeltà arrivano numerose. Le truppe raccolte contro di lui si sbandano e l’imperatore, in posizione di forza, propone la pace al papa. Il pontefice è costretto ad accettare, senza peraltro smettere di mantenere un clima di larvata ostilità contro l’imperatore.

Duello a morte con il papa

Federico, in sua assenza, aveva affidato l’incarico di governare la Germania a suo figlio Enrico Carlotto di Sicilia (1238-1253). Il giovane principe si ribella al padre, alleandosi a tal fine con i suoi nemici lombardi. Federico convoca a Worms una assemblea dei principi tedeschi per condannare Enrico alla reclusione perpetua. Un mese più tardi, in occasione di un’altra assemblea, a Magonza, l’imperatore promulga un “editto di pace generale”, destinato a “sotterrare l’ascia di guerra fra guelfi e ghibellini”. Rimaneva, tuttavia da sottomettere i Lombardi, alleati del papa e questo si concreta con la battaglia di Cortenuova nel 1237. Un duro colpo per la strategia del papa, che scomunica nuovamente Federico, come eresiarca e nemico della Chiesa. Simultaneamente, vengono sparse delle voci velenose: i Mongoli che minacciavano di morte l’Europa, sarebbero stati sollecitati proprio dallo scomunicato … Per scalzare l’autorità dell’imperatore, il papa convoca un concilio con l’intento di deporlo, ma Federico, fa intercettare le navi dei prelati, che vengono imprigionati e quindi dà l’ordine a suo figlio Enzo di Hohenstaufen (1218-1272) di effettuare la conquista di Roma. La città era ormai a portata di mano quando il papa muore. Il suo successore, Innocenzo IV (1195-1254), si rivela immediatamente un nemico più velenoso del precedente. Un tentativo di mediazione effettuato dal re di Francia, Luigi IX (1214-1270), fallisce per l’intransigenza del papa. Questi fa di tutto per impedire all’imperatore di andare in soccorso della Terra Santa, dove Gerusalemme cade nuovamente sotto controllo mussulmano. Poi il pontefice fugge clandestinamente, per riunire a Lione un concilio destinato a deporre Federico. Ma gli inviati di Luigi IX saranno chiari in proposito: “Il papa non dispone del diritto di deporre un re”. Ciò nonostante, sarà quello che farà il concilio. L’imperatore, sentendosi libero da qualsiasi dovere nei confronti del papa, ne denuncia la sua rapacità, il suo nepotismo e la corruzione che incancrenisce la Chiesa. Constatazione credibile: il futuro San Luigi, che aveva cercato di calmare Innocenzo IV, aveva riferito di “non aveva rilevato nel papa alcun sentimento cristiano”. Il pontefice prepara l’assassinio dell’imperatore, ma il complotto viene sventato ed i congiurati saranno puniti ferocemente: di fronte al tradimento Federico sapeva essere un “vero martello del mondo”. Il papa, ritornando ad una vecchia strategia pontificia, suscita un nuovo anti re in Germania nella persona del Landgravio di Turingia, Heinrich Raspe (1204-1247), ma la morte accidentale di questo personaggio sopprime la nuova minaccia. Innocenzo IV, ostinato, fa insediare un nuovo anti re nella persona di Guglielmo d’Olanda (1227-1256), un personaggio di scarso valore che Corrado, uno dei figli, al quale Federico aveva affidato gli affari della Germania, lo eliminerà in una sola battaglia. Mentre ovunque la causa imperiale guadagna dei punti e che il papa si appresta a lasciare Lione per chiedere asilo al re d’Inghilterra, Federico viene colpito da un attacco di dissenteria. Sapendo che la sua fine si approssimava, egli organizza la sua successione, legando l’Impero e la Sicilia a suo figlio Corrado. Egli esala l’ultimo respiro il 13 dicembre 1250. Il giovane imperatore, Corrado IV di Svevia (1228-1254), come suo padre, morirà di dissenteria o di veleno, il 21 maggio 1254. Il suo regno era durato appena trenta mesi. Poiché suo figlio, Corradino (1252-1268), ha appena due anni, Manfredi (1232-1266), fratellastro di Corrado IV, si proclama reggente del regno di Sicilia. Questa decisione provoca la collera del papa, che sperava di recuperare la Sicilia e contemporaneamente invia una truppa di mercenari in Germania per impadronirsi del giovane Corradino, peraltro senza successo.

Innocenzo IV muore il 7 dicembre 1254 senza essere riuscito a sbarazzarsi di Manfredi. Questo progetto verrà realizzato dai suoi successori, Alessandro IV (1254-1261), Urbano IV (1261-1264) e Clemente IV (1265-1268), tutti aiutati dall’ambizioso Carlo d’Angiò (1226-1285), al quale era stato promesso il trono di Sicilia. Il prìncipe francese entra in campagna contro Manfredi, che verrà ucciso nei pressi di Benevento il 26 febbraio 1266. Carlo d’Angiò si proclama re di Sicilia e dopo aver catturato i tre figli di Manfredi li accecherà, facendoli morire nei sotterranei del Castel del Monte, il castello prediletto di Federico II. L’atto finale di questa storia si conclude con l’entrata in scena di Corradino, di appena 16 anni, “giovane, bello e di spirito cavalleresco”. Essendo riuscito a riunire un piccolo esercito, egli si mette in marcia verso la Sicilia nel 1268, ma vinto nella battaglia di Tagliacozzo e catturato, nell’agosto seguente per il tradimento di Giovanni Frangipane, signore di Torre Astura, Corradino sarà decapitato a Napoli il 29 ottobre dello stesso anno. Rimaneva ancora uno Staufen, il giovane bastardo di Corrado IV, chiamato anch’egli Corradino. Carlo d’Angiò lo farà catturare e quindi impiccare a Lucerna nel corso del 1269. A questo punto la sentenza di Innocenzo IV di estirpare “il seme e la progenitura” di Federico II era ormai stata eseguita.

NOTE

(1) Benoist Mechin Jacques, “Federico II di Hohenstaufen o il sogno scomunicato”, Perrin, 1980;

(2) Kantorowicz Ernst, “L’imperatore Federico II”, Gallimard, 1927;

(3) La tradizione vuole che Federico sia stato battezzato nella Cattedrale di S. Rufino di Assisi nel 1196, proprio perché Corrado di Urslingen, nominato duca di Spoleto da Enrico VI, era conte imperiale di Assisi, località dove risiedeva a quel tempo;

BIBLIOGRAFIA

Benoist Mechin Jacques, “Federico 2° di Hohenstaufen o il sogno scomunicato”, Perrin, 1980;

Houben Hubert, “Kaiser Friedrich 2° (1194-1250)”, Stuttgart, 2008;

Kantorowicz Ernst, “L’imperatore Federico 2°”, Gallimard, 1927

Stürmer Wolfgang, “Friedrich 2°”, Darmstadt, 2000

 


Massimo Iacopi

 

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