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L’ARTE DEL DENTISTA NEI SECOLI

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


La carie dentaria si può dire che accompagni l’uomo fin dalle sue origini

 

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IL CAVADENTI DI CARAVAGGIO


Curiosità Storiche

L’ARTE DEL DENTISTA NEI SECOLI

La carie dentaria si può dire che accompagni l’uomo fin dalle sue origini

(Assisi PG, 21/08/2021)

                          L'ARTE  DEL DENTISTA NEI SECOLI                                             Tra le più antiche testimonianze dell’esistenza di maestri delle cure dentarie emergono i reperti rinvenuti sulle mummie egiziane, le quali, proprio si questo tema, offrono una vasta gamma di esempi di interventi dentari di cura della carie e addirittura di recupero di molari prossimi  all’auto espulsione. Per quest’ultima pratica sono stati trovati lavori dentari eseguiti con l’ausilio persino elegante di fili di oro, a volte assicurati anche attraverso fori minuti attraversanti i molari da parte a parte. Sembra che la carie abbia avuto diffusione a partire dal VI millennio a.C.  conseguentemente il mestiere del dentista risale più o meno alla stessa epoca, ma è  solo nell’VIII secolo che il dentista diventerà una figura autonoma, diversa da quella del “barbiere” o del “tonsore cerusico”.. Non va però taciuto che fino agli anni ’40 del secolo scorso, in molti centri del contado, sicuramente in Sicilia, ma non solo,  il barbiere esercitava il mestiere di cavadenti, oltre che quello di applicatore di sanguisughe, volgarmente dette mignatte. Gli Antichi conoscevano l’arte della piombatura e preconizzavano già la pulizia dei denti con l’aiuto di oggetti appropriati. Ma essi praticavano anche dei trattamenti tali da spaventare i clienti. Fortunatamente, con il progresso scientifico, tutto è poi cambiato in meglio- Mascelle di uomini vissuti nel neolitico, circa 7 mila anni prima della nostra era, hanno evidenziato che, già a quel tempo secondo gli specialisti, le carie esistevano, conseguenza del cambiamento del regime alimentare, specialmente con l’estensione dell’uso dei cereali, che introducevano nell’alimentazione una forte proporzione di zuccheri. L’uomo, diventando sedentario, comincia a conoscere la carie, di cui non si conosce a tutt’oggi la patogenesi, ma che viene attribuita molto rapidamente alla presenza di vermi, teoria accettata in Egitto, in Grecia, a Roma ed in Europa fino al XVII secolo ed ancora oggi in alcune regioni dell’Africa. L’igiene della bocca si è rapidamente rivelata essenziale per lottare contro le malattie. Sumeri e Babilonesi utilizzano gli stecchini in legno, in bronzo o in argento. Grazie al Codice di Hammurabi (1), che regolamenta gli onorari della professione, si conosce che i dentisti esercitano correntemente ed in grande numero la loro arte in Babilonia.

L’esame delle mummie dimostra, inoltre, che gli antichi Egiziani conoscevano la piombatura, realizzata con un cemento minerale (terra di Nubia), metallico (oro massiccio) o vegetale (resina di terebinto). Essi erano capaci di perforare le mascelle per curare un ascesso, sapevano mantenere i denti lenti, legandoli agli altri con dei filamenti d’oro. Per contro, l’estrazione dentaria è praticamente sconosciuta e raramente praticata. Il papiro di Edwin Smith, (2) conservato presso l’Accademia di Medicina di New York e risalente al XVI secolo prima della nostra era, è un vero e proprio manuale chirurgico, che non tralascia nulla in materia di riduzione delle fratture delle mascelle. Questo documento preconizza l’utilizzazione del “pan”, una specie di gomma da masticare, nella cui composizione intervengono diverse piante, fra le quali il cardamomo, per accelerare il processo salivare e servire da antisettico. Quanto al papiro Ebers (3), probabilmente redatto fra il 1600 ed il 1500 a.C. e conservato a Lipsia, esso fornisce consigli in materia di emorragie, di trattamento del mal di denti e di igiene della bocca. Le malformazioni dentarie dei bambini dovevano essere curate per mezzo della ingestione di topi cotti, preventivamente spellati. Questa pratica verrà ripresa dai Greci e quindi dai Romani. Già tre secoli a.C. i falsi denti in sicomoro sembrano essere di uso corrente in Egitto. Dal 3 mila a.C. si conosce l’esistenza di dottori specializzati nel trattamento dei denti. Sono stati trovati alcuni dei loro nomi, specialmente quelli dei dentisti preposti alle cure delle personalità della corte reale. Fra i più antichi conosciuti, dei quali è stata scoperta la tomba nei pressi di Gizeh, uno si chiama Hesi-Re ed ha vissuto circa 5 mila anni fa. I Greci ed i Romani sono più stomatologi che odontoiatri ed i precetti d’igiene prendono il sopravvento sull’arte della protesi. Ippocrate di Coo (-460 circa-377 a.C.) conduce le sue osservazioni sugli ascessi, la caduta dei denti e le fratture. Le cure che egli propugna sono la cauterizzazione delle gengive e l’estrazione. Preoccupato per l’igiene, egli raccomanda un tampone di lana imbevuto nel miele per la pulizia dei denti, preceduto da un lavaggio della bocca con vino. Per quanto concerne Roma, non si conoscono grandi cose per i dentisti, se non che la Legge delle 12 Tavole (V secolo a.C.) autorizzava l’interramento dei morti con dei legamenti in oro nei loro denti, mentre veniva vietata la sepoltura di ornamenti e oggetti in metallo prezioso, fatto che dimostra indirettamente sia la loro esistenza ed le loro conoscenze. Più tardi, sotto l’Impero, Galeno di Pergamo (131-201) é il primo a parlare di nervi e di vene dentarie, pur continuando, come i suoi predecessori, a considerare i denti come di osso. Egli raccomanda la spazzolatura e la cura dei denti con l’aiuto di piante aromatiche e dei bastoncini, di stecchini, che possono essere di osso o spine di pesce, e fornisce delle ricette di polveri dentifrice. Queste sono a base di cenere di topi o di corno di cervo, di mirra, di petali di rose e di vino. Egli è il primo a scoprire un’origine interna per la presenza di carie e tratta l’otturazione con escrementi di topo, polverizzati e quindi ricoperti di cera, dopo la loro messa in opera nella cavità dentaria. Viene sciacquata la bocca con orina umana (per la presenza di ammoniaca); l’urina spagnola viene preferita a quella romana per le sue grandi qualità ! (sic). Gaius Plinius Secundus, detto il Vecchio (23-79) la raccomanda per i gargarismi, pratica che perdura almeno fino al XVII secolo e che Erasmo da Rotterdam (1467-1536) è praticamente il solo a contestare. Per quanto ha tratto con Pietro Fauchard (1678-1761), considerato come uno dei fondatori dell’odontologia ed autore, nel 1728, di un trattato “Il chirurgo-dentista o Trattato dei denti”, egli raccomanderà sempre la sciacquatura all’urina. Il Medioevo in Occidente si preoccupa poco dell’igiene e delle cure dentarie, al contrario del mondo arabo: le cure dentarie e soprattutto le protesi, vengono considerate come segni di stravaganza e di civetteria e pertanto condannate come tali dalla Chiesa. (Dens de argento, pag. 1159 del Cenci). Abulcasis (latinizzazione di Abū l-Qāsim Khalaf ibn ʿAbbās al-Zahrāwī; 936 circa-1013), che è vissuto nel Regno di Cordova, è il più importante dei chirurghi arabi ed i suoi scritti costituiranno un riferimento per cinque secoli. Egli suggerisce l’eliminazione del tartaro e fabbrica almeno 14 strumenti utili alla sua professione. Egli pratica la cauterizzazione delle gengive e dei denti, inventa protesi a base di osso di bovino, opera il labbro leporino, anestetizza il dolore con aria calda ed è fautore dell’estrazione, dopo il fallimento di ogni altro possibile intervento, descrivendola minuziosamente. Dopo l’estrazione egli consiglia gargarismi all’aceto o al solfato di rame - altrimenti detto vetriolo. In Europa, i “Cavatori” di denti fanno la loro comparsa nel corso del XIII secolo, essendo la chirurgia, a quel tempo, nelle mani dei monaci. Nel XV secolo, Giovanni Arcolani o Arcolano (1390-1458), professore di medicina a Padova, scrive: “I denti devono essere lavati dopo ogni pasto, utilizzando dei fini pezzi di legno, che non siano né piccanti, né taglienti, di preferenza in legno di cipresso, pino, aloe o ginepro. E ci si deve sciacquare la bocca con un buon vino di forte gradazione”. Ma occorrerà attendere il Rinascimento perché il mondo cristiano si orienti veramente sull’igiene e le cure della bocca e dei denti. Erasmo se ne preoccupa, come lo stesso Andrea Vesalio (1514-1564. Di questo periodo si conoscono alcune avanzate protesi dentarie e si sa che Enrico III di Francia (1551-1589) portasse una dentiera che gli veniva fissata nella bocca ogni mattina, che, peraltro, doveva essere tolta ad ogni pasto, in quanto l’apparecchio applicato aveva essenzialmente una funzione estetica. Queste protesi vengono eseguite da artigiani, abili nel lavoro dell’avorio e dell’osso di mammiferi terrestri o marini. L’uso della chirurgia dentale conosce un vero sviluppo nell’alta società solo a partire dal XVII secolo, dovuto anche al fatto che i Borboni di Francia, che avevano delle pessime dentature, erano costretti ad affidarsi alle cure di dentisti personali. Nonostante i loro sforzi, Luigi XIV di Borbone (1638-1715) morirà completamente sdentato. Dopo l’aristocrazia, anche la borghesia fa ricorso all’uso dei dentisti. Il popolo invece, per essere sollevato dai dolori bucco-facciali, continua ad invocare Santa Apollinare, martire del III secolo, alla quale furono spezzati i denti. E questa situazione durerà praticamente fino all’alba del XX secolo. Pungere la statua della santa con una spilla che veniva poi strofinata sul dente malato o sulle gengive del bambino, per lungo tempo ha rappresentato uno dei rimedi per far passare il dolore di denti. Effetto placebo ? Ci si preoccupa anche della purezza dell’alito. Le belle dame succhiano bolle di muschio che, oltre a gonfiare le loro gote, spargono un buon odore. La spazzolatura dei denti non è ancora di moda, nonostante le esortazioni dei dentisti, molti dei quali suggeriscono ad esempio nel 1759: “quando l’uso degli stecchini è terminato, occorre pulirsi la bocca, vale a dire le gengive ed i denti, con una spugna imbevuta di acqua tiepida”. Essi raccomandano anche la polvere di corallo per ripulire i denti gialli ed il cui smalto risulta irregolare. I primi spazzolini da denti appaiono alla corte di Luigi XIV. Verosimilmente provenienti dalla Cina, che ne conosceva l’uso almeno sin dal XV secolo, dopo aver utilizzato per dei millenni la strofinatura dei denti con erbe vegetali. I necessaires di toeletta includevano gli spazzolini, come anche il “gratta lingua” !! E’ agli inizi del XVIII secolo che appare il sostantivo “dentista”, che prende il sopravvento su quello di “barbiere” o “tonsore cerusico”, sia nel vocabolario, che nella realtà. Come i “tonsori cerusici”, i cavatori di denti sono in genere degli operatori ambulanti, fra i quali, i più celebri, si fanno grande reclame, facendosi precedere anche da rullo di tamburi e riuscendo ad arricchirsi notevolmente. Nella stessa epoca vengono fabbricate delle acque dentifrice, delle quali alcune guadagnano una grande notorietà. Progressivamente la professione viene regolamentata. Compaiono strumenti specifici, come ad esempio le poltrone operatorie ribaltabili, ad altezza regolabile, per stendere il paziente, punte di trapano, frese, che rimpiazzano progressivamente il bulino ed il martello, molle per estrarre i denti, specchi per la bocca, abbassa lingua, forbici per lo smalto, scarificatori, brunitori, ecc.. La prima scuola di chirurghi-dentisti viene aperta nel 1840 a Baltimora, negli USA, emancipando in tal modo l’odontologia dall’insegnamento medico. Occorrerà attendere il XIX secolo perché lo spazzolino da denti divenga di uso comune ed il XX perché il suo impiego si generalizzi in tutta l’Europa con quello del dentifricio. Dopo la fine della 2^ Guerra Mondiale, grazie all’introduzione del servizio sanitario nazionale, la maggior parte della popolazione comincia a fare ricorso sistematico al dentista, per quanto riguarda la prevenzione e la cura dei denti.

NOTE

(1) Si conoscono altre raccolte di leggi promulgate da re sumerici e accadici, ma non sono così ampie e organiche. Venne stilato durante il regno del re babilonese Hammurabi (o Hammu-Rapi), che regnò dal 1792 al 1750 a.C., secondo la cronologia media. scoperto dall'archeologo geologo ed ingegnere francese Jacques Jean Marie de Morgan (185-1924) nell'inverno 1901-1902 fra le rovine della città di Susa;

(2) Il nome del papiro deriva dall'egittologo statunitense, Edwin Smith (1822-1906), nato in Connecticut nel 1822. E’ il più antico trattato di medicina giunto sino ai giorni nostri. Scritto in ieratico, risale alla XVI-XVII dinastia del Secondo periodo intermedio dell'Egitto, all'incirca nel 1600 a.C. In questo periodo la capitale era Tebe e quindi si crede che il papiro provenga proprio da lì;

(3) Il Papiro Ebers, dal nome del suo acquirente europeo Georg Moritz Ebers (1837-1898), è un rotolo di papiro lungo 20 metri ed alto 20 centimetri, suddiviso da 108 pagine e databile alla XVIII dinastia egizia, più precisamente al regno di Amenhotep I, anche se il testo potrebbe essere notevolmente più antico.


Massimo Iacopi

 

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