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LA VERA STORIA DEI SOLDATI DI VENTURA

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


Quando la storia era scritta da avventurieri prezzolati senza Patria né Bandiera

 

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BATTAGLIA DI ANGHIARI 1503 ANONIMO


L’un contro l’altro armati … Ogni zolla di terra fu contesa

LA VERA STORIA DEI SOLDATI DI VENTURA

Quando la storia era scritta da avventurieri prezzolati senza Patria né Bandiera

(Assisi PG, 08/10/2021)

LA VERA STORIA DEI SOLDATI DI VENTURA

Dopo la peste nera ed i disastri della Guerra dei Cento Anni, una nuova calamità si abbatte sul territorio francese a partire dai decenni 1350- 1360: le Grandi Compagnie di mercenari, arruolate dal re d’Inghilterra e quindi passate per conto proprio - senza grande differenza, purtroppo, per le loro vittime. Occorreranno circa 30 anni per spurgare il territorio francese da questi soldati veramente poco “simpatici”. Ma da quel momento i problemi si spostano decisamente in … ITALIA

Sin dall’antichità è ampiamente noto che il mercenario rappresenta un arma a doppio taglio: strumento utile in tempo di guerra, esso diventa ingombrante quando ritorna la pace o quando i forzieri sono vuoti. L’inizio dell’Occidente feudale non risulta, a differenza dell’Oriente bizantino, un periodo favorevole per i soldati di ventura, ma essi si recupereranno molto presto. A partire dal XIII secolo i Brabanzoni, degni discendenti dei terribili Belgi, ricordati da Giulio Cesare, si impongono e consolidano la loro reputazione di spadaccini “in affitto”. Filippo Augusto di Francia (1165-1223), certamente con una reticenza molto cristiana, si avvale dei servizi di un certo Lambert Cadoc (1170 circa-1231) (1), originario del Galles, che si illustra con la sua banda all’assedio di Chateau Gaillard contro gli Inglesi nel 1204.

Truppe indisciplinate

La grande epoca dei soldati di “strada” inizia, tuttavia, agli inizi della Guerra dei Cent’Anni. I testi degli anni dal 1350 al 1390 rigurgitano di riferimenti a gente di “compagnie” (2), che, riferisce Giovanni II Il Buono (1319-1364), nel 1362, “incendiano senza ragione, uccidono uomini, donne e bambini, violano pulzelle e donne sposate, distruggono chiese, rubano tutto quello si può e fanno dei misfatti così enormi che sarebbero orribili solo a scrivere” (3). Non è però che il re di Francia si privi di mercenari. Ma i suoi, come i balestrieri genovesi sono disciplinati: essi percepiscono un salario contrattuale e rientrano alle loro rispettive sedi al termine della “ingaggio”. Le bande, invece, obbediscono, in linea di massima, ad un principe, soprattutto inglese, quando questi paga. Ma essi si rifiutano di sciogliersi in caso di pace o di tregua e vivono a spese del territorio che saccheggiano, simili, dicono i cronisti, a sanguisughe che divorano le sostanze del “povero popolo di Francia”. Il fenomeno si manifesta in territorio francese per caso. Alle devastazioni della peste, che ha inizio nel 1348, succede nel 1356 il terribile disastro militare di Poitiers. Con Giovanni il Buono prigioniero in Inghilterra, il regno di Francia cade nell’anarchia. Carlo II di Navarra detto il Malvagio (1332-1387), re di Navarra (4), più francese che spagnolo, ne approfitta per ritagliarsi un principato intorno ai suoi feudi in Normandia. I soldati del re d’Inghilterra saccheggiano le province senza difesa. Vengono concluse diverse tregue per il periodo (1357-19), ma le truppe mercenarie del terribile Robert Knolles (1325-1407) (5) se ne infischiano, saccheggiando non solo le campagne, ma anche le città di Auxerre e di Puy en Velay dal 1359 al 1359. Ma il peggio deve ancora arrivare: di fatto il flagello assume una maggiore dimensione quando Francesi ed Inglesi firmano la pace di Bretigny nel 1360. Edoardo III, in cambio dell’evacuazione delle guarnigioni del Nord della Francia (ad eccezione di Calais), ottiene la piena sovranità su una Aquitania immensa che si estende fino a Poitiers, Limoges e Cahors. Ma se qualche soldato smobilitato rientra oltre Manica, la grande maggioranza dei rimanenti formano “bande”, guidate da un capitano esperto, scelto dai suoi stessi compagni, che rifiutano qualsiasi autorità legale. Essi si spostano da una regione all’altra, per bande di qualche decina di uomini (una cinquantina in media nel Quercy ad esempio) riunite per l’occasione, fino a diverse centinaia per un determinato colpo di mano. Essi saccheggiano tutto al loro passaggio, a meno che non si installino stabilmente in uno degli innumerevoli castelli del reame,per taglieggiare per qualche mese i dintorni. Secondo il principio “l’unione fa la forza” i “tardi arrivati” come vengono chiamati questi avvoltoi arrivati dopo la pace, si riuniscono in veri e propri eserciti e riescono persino a controllare intere regioni. Lo scozzese Walter Leslie (morto nel 1382), dalla base di Pont Saint Esprit, sul Rodano, di cui si é impadronito nel dicembre 1360, minaccia la Linguadoca, la Provenza e persino lo stesso papa ad Avignone ! Nel decennio, il bretone Goffredo Testa Nera (morto nel 1388), con grande discrezione e modestia, si intitola appena “duca di Ventadour (castello in cui si è insediato) e conte di Limousin, signore e sovrano di tutti i capitani dell’Alvernia”. Nel 1380 un mercenario fa persino battere moneta, come se fosse un principe. Secondo la guerra dell’epoca, l’essenziale dei combattimenti di queste “Grandi Compagnie” consiste molto meno in battaglie in campo aperto - anche se non mancano le eccezioni come nel caso Brignais (6) - ma soprattutto in conquiste di piazze e tutti i colpi sono permessi. Jean Froissart (7) si diverte nel raccontare la maniera in cui il celebre mercenario Aymerigot o Merigot Marchés (1360 circa-1391) si impadronisce del castello di Mercoeur, in Alvernia: al cadere della notte, mentre la guarnigione era a cena,i suoi uomini “attaccano la piazza con le scale con la massima facilità”. Il capitano del castello si chiude nel dongione, ma Merigot gli urla che gli lascerà i suoi beni se si arrende. “A quel punto il folle, mal consigliato, attraverso una piccola finestra della porta della torre, gli porge la sua mano per fargli giurare la promessa. Come Merigot prende la mano del capitano, egli la tira verso di sé, la stringe molto forte e gli promette che l’attaccherà alla porta se non gli avrà consegnato le chiavi della torre”.

Astuzie e mascheramenti

La scaltrezza dei soldati di ventura non ha uguali quanto ad inventiva. A Pont Saint Esprit, nel 1360, essi scalano i baluardi passando attraverso case costruite da una parte e dall’altra della cinta muraria. Le città ne traggono i corretti ammaestramenti: la città di Montpellier ordina, nel settembre 1363, di radere al suolo tutte le case vicine alle mura e l’abate del Monte Saint Michel fa fare la stessa cosa nel 1368. Nello stesso anno a Vire, in Normandia, i venturieri si mascherano da donne per introdursi nella città ed assumerne il controllo. Nel 1369, una banda di Navarresi comandata da Bernardon de la Salle o Bernardo Guascone (morto nel 1391), signore di Figeac e di Soriano del Cimino (genero di Bernabò Visconti (1323-1385); cognato dell’inglese Giovanni Acuto (1320-1394) e di Lucio Lando (1357-1402), a sua volta figlio del più noto conte Lando, alias Konrad Wirtinger von Landau, morto nel 1363), penetra nel castello di Belleperche (nell’Allier) per rapire la duchessa Isabella di Valois (1348-1373), suocera del re Carlo V di Francia (1338-1380) e si impossessa del castello. La donna verrà liberata solo nel 1372. La parola data dai mercenari rappresenta l’ultimo dei loro problemi. Froissart riferisce che dei venturieri, insediati in un castello albigese, accettano di evacuare la fortezza in cambio di un enorme riscatto, quindi una volta versato il denaro, essi vi rientrano attraverso un passaggio segreto che essi avevano scavato prima di consegnare il castello. Naturalmente, tutte queste attività risultano estremamente lucrative e costituiscono, per gente di bassa estrazione, un mezzo di ascensione sociale o di arricchimento spettacolare (8). Merigot Marchés, interrogato dal Froissart, afferma di aver guadagnato 100 mila “franchi a cavallo” (9), ovvero l’equivalente di 388 chilogrammi d’oro, saccheggiando i dintorni di un solo castello. Affermazione del venturiere che non era pura vanteria, in quanto ci sono stati casi di capitani di compagnie che hanno versato, molto rapidamente, enormi riscatti dopo una cattura. Ma se il profitto risulta potenzialmente enorme per un capitano,i rischi sono sempre dietro l’angolo. Fino a quando i venturieri risultano in posizione di forza, i poteri pubblici negoziano con loro, versando denaro per farli partire,perdonando loro crimini nella speranza di reinserirli o riutilizzarli. Ma se vengono catturati da un esercito, essi sono molto spesso trattati da criminali e non da prigionieri di guerra. Nell’ottobre 1364, Guyot de Pyn viene preso e decapitato e la sua testa esposta su una piazza delle fiere di Chalon. Nel 1370 diversi capi venturieri, arrestati dai Francesi, vengono parimenti giustiziati a Parigi. Anche nell’ambito di quello che poteva essere teoricamente considerato il loro campo, i venturieri corrono dei rischi. Luigi d’Angiò (1339-1384), fratello del re, ne fa liquidare diversi a Tolosa nel 1369, dopo il passaggio di diversi capitani nel campo inglese. Gli assassinii nell’ambito delle stesse Compagnie non risultano, peraltro, rari. Il motto di Seguin de Batifol (1330-1366): “Amici di Dio, nemici di tutti”, non gli sarà sufficiente per evitare di morire avvelenato. Arnaud de Cervole, detto l’Arciprete (1300-1366) viene ucciso da uno del suo seguito e lo stesso Bernardon de la Salle, sconfitto e tradito … … Rari sono quelli che arrivano alla vecchiaia come Robert Knolles, morto nel suo letto ad 82 anni, nel 1407.

Papa ed … Arciprete

Poiché le truppe reali francesi si dimostrano incapaci di eliminare le Compagnie, il papa Urbano V (1310-1370) impiegherà contro di loro tutto il suo arsenale di sanzioni spirituali: scomunica, interdetto sulle loro terre, privazione della sepoltura ecclesiastica per loro ed i loro discendenti, qualificati come “infami” fino alla 3^ generazione ! Non si può certo affermare che i venturieri se ne siano dati troppo peso o che siano rimasti impressionati … papa Innocenzo VI (1282-1362) lancia, nel gennaio 1361. persino una crociata contro le Compagnie che stanno bloccando i rifornimenti di Avignone. Egli supplica l’imperatore, due re,tre duchi, 15 conti e 75 vescovi di inviargli truppe, ma, purtroppo senza grande successo. Stanco della guerra, il papa acquista per 14.500 fiorini la partenza delle Compagnie … che andranno a saccheggiare l’Alvernia ed il Limousin ! Anche il papa non fa altro che imitare una procedura molto in voga: ogni provincia passa la patata bollente ai suoi vicini.

Senza l’aiuto del re e della Chiesa, gli abitanti dei villaggi, coperti da una ordinanza del 1357 che legittima l’autodifesa contro i predoni, formano le proprie milizie. Questi combattenti improvvisati, che vengono battezzati “tuchins”, si dimostrano relativamente efficaci in Alvernia contro la Compagnia di Seguin de Batifol troppo convinto della sua buona stella, dopo il suo trionfo di Brignais. In tale contesto, una quindicina di venturieri catturati nel 1374 vengono annegati a Beziers. Ma il potere non vede di buon occhio lo sviluppo delle milizie locali (“Tuchinat”), il cui potenziale di contestazione dell’ordine sociale comincia a preoccupare il re e la Chiesa. Ecco dunque che spetta al governo reale di ristabilire l’ordine, eliminando il paese dalla Compagnie. Vanno, in tale contesto, sottolineate le straordinarie qualità del delfino dei Valois, il futuro Carlo V. Dalla sua assunzione del potere, che segue la cattura di suo padre a Poitiers, egli immagina, in primo luogo di sbarazzarsi delle Compagnie inviandole a combattere all’estero (qui cominciano i guai per gli altri, ovvero l’Italia). Arnaud de Cervole, che tutti chiamano l’arciprete, per essere stato realmente un prete in gioventù, viene così incaricato di condurre 4 mila uomini a battersi in Provenza nel 1357. Almeno non saccheggiano il regno di Francia … anche se vi rientreranno l’anno dopo.

La filiera spagnola

A partire dal 1362 e soprattutto dopo il 1365, è proprio verso la Spagna che vengono inviati i mercenari Enrico II di Trastamara (Enrico il Fratricida o il Bastardo, 1334-1379), filo francese, vi disputa la corona di Castiglia a suo fratello Pietro il Crudele o il Giustiziere (1334-1369), alleato degli Inglesi. Nella battaglia di Najera, il 3 aprile 1367, saranno proprio due Grandi Compagnie che si daranno battaglia, da un lato quella di Bertrand Du Guesclin (1320-1380), che combatte per i filo francesi e, dall’altro, quella del Principe Nero, che ha raccolto sotto la sua bandiera i briganti dell’Aquitania per portali in Castiglia. La vittoria dei secondi riporta migliaia di venturieri di nuovo nel territorio francese … . Ma Du Guesclin si vendica. Egli mobilita un nuovo contingente nella Linguadoca ed ottiene la vittoria decisiva a Montiel (13 marzo 1369). Enrico II di Trastamara gli deve la corona di Castiglia e Leon e la sua dinastia rimarrà alleata fedele della Francia fino alla fine della Guerra dei Cent’Anni. Un successo diplomatico militare dovuto in parte ai mercenari. Se la Spagna ha deviato una parte dei venturieri cosiddetti “tardi o ultimi arrivati”, sarà la ripresa della guerra nel 1369 che decide alla fine la loro scomparsa dal suolo francese. Nonostante le perdite subite nel corso degli anni 1360, i ranghi delle Compagnie restano importanti, ingrossati da reclute guascone, inglesi, bretoni e spagnole. Se i Francesi ne reclutano molto pochi, Edoardo III, da parte sua, ne arruola in massa. La guerra condotta dal connestabile Du Guesclin a partire dal 1370 consiste essenzialmente nell’assediare i castelli tenuti dai venturieri inglesi lungo le frontiere definite dal Trattato di Bretigny. Ai margini della regione del Poitou (Poitiers), il connestabile si impadronisce, nel luglio 1372, della fortezza di Montcontour e soprattutto di Sainte Severe, due settimane più tardi, dove i Francesi lanciano diversi assalti simultanei sincronizzati con l’esplosione di barili di polvere da fuoco posti nelle gallerie di mina scavate sotto le muraglie. Per un decennio il connestabile riuscirà a riprendere in tal modo decine di piazze, in questo tipo di guerra in cui eccelle – fino al momento della morte nel 1380 all’assedio di Chateauneuf de Radon, fortezza tenuta dal venturiere inglese nel Gevaudan.

Cacciate dal regno di Francia

Con la riconquista e la ripresa del potere da parte di Carlo V, le Grandi Compagnie vengono, per la maggior parte, scacciate dal regno, ad eccezione notevole dell’Alvernia e del Limousin, dove le bande riusciranno a mantenersi fino al 1390. Perrot il Bearnese e Merigot Marchés, insediatisi nel 1381 nel castello di Chalucet, guidano 500 venturieri che effettuano razzie nella zona di La Rochelle e di Clermont in Alvernia. Essi approfittano anche della guerra feudale fra i conti di Foix e quelli di Armagnac, combattendo per i secondi, dietro il pagamento di ingenti ricompense. Essi verranno ridotti alla ragione tardivamente nel corso degli anni 1390. Merigot viene catturato condannato e giustiziato. Perrot il Bearnese negozia la sua resa ed ottiene il perdono. Alcuni venturieri inglesi, rimarranno ancora per qualche tempo in castelli abbarbicato sulle montagne,come a Lourdes, ripresa solo nel 1407. Ma ormai il flagello, che ha fatto tremare il regno francese, è ormai ridotto ad un risotto fenomeno locale. La maggior parte delle Campagnie si é ormai trasferita prima della fine del 1300, con armi e bagagli, in Italia, dove troveranno un humus favorevole, dovuto alle continue lotte fra i numerosi signorotti e repubbliche. Molti dei loro capitani erano già stati in Italia nel periodo delle tregua della guerra di Cent’Anni ed ora vi ritornano con i loro venturieri, convinti che la penisola offra loro, non a torto, le migliori opportunità per fare fortuna.

NOTE

(1) Cadoc Lambert, signore di Gaillon, risulta il capo di una banda di arcieri mercenari al servizio di Filippo Augusto contro Riccardo Cuor di Leone e successivamente contro Giovanni senza Terra. Brillante combattente, partecipa alla battaglia di Bouvines nel 1214, ma per la sua rapacità verrà imprigionato dal 1220 al 1227;

(2) Campagnia. Il termine “cumpagnia”, nel senso di “riunione di gente armata” appare intorno all’anno 1000 e le bande del XV secolo lo impiegano per designarsi: Compagnia della Fortuna, Compagnia Bianca, Compagnia la Margote o anche “Grant compaignie”, nome adottato negli anni 1350 dalla banda di Arnaud de Cervole detto l’Arciprete … ricordata dalle Grandi Cronache di Francia. Questa denominazione diventa comune e passa al plurale nella storiografia nel XX secolo. Va notato che il termine “compagnia” ha un senso nefasto nel Medioevo ed arriva persino a designare una congiura. L’espressione “Grande Compagnia” doveva essere percepita all’epoca come l’equivalente di “numerosi soldati del male”. Molte bande assumevano nomi fortemente evocativi come I Maestosi, Mani di Sangue, gli Inseguitori Bianchi, i Corvi Tornado, la Croce Dorata, ecc.;

(3) Jean Le Bon detto il Buono. Figlio del re Filippo VI di Valois, incoronato nel 1350, tenta di ricostruire il paese devastato dalla guerra dei Cent’Anni e dalla Peste Nera. Ma viene catturato dal Principe Nero a Poitiers nel 1356. Se il delfino Carlo riesce a controllare il caos conseguente, il trattato che ne segue, quello di Bretigny, firmato nel 1360, risulta disastroso. Edoardo 3° d’Inghilterra, in cambio della liberazione del re Giovanni ed il riconoscimento della legittimità dei Valois, estende il suo dominio su un quarto del regno di Francia, specialmente sull’Aquitania ingrandita, che ingloba anche Armagnac, Perigord, Limousin, Santoinge ed Angoumois;

(4) Carlo II di Navarra detto il Malvagio. Nipote di Luigi X di Francia, ritiene, non senza ragioni, di essere stato molto mal ricompensato dai Valois che hanno preso la sua eredità. Alleato degli Inglesi, quanto dei Parigini insorti, i sui incessanti cambiamenti di campo causano la sua sconfitta finale nel 1379;

(5) Robert Knolles. Capo di una compagnia di mercenari inglesi, saccheggia il territorio francese per conto proprio e per quello di Edoardo III. Cade successivamente in disgrazia a seguito della distruzione del suo piccolo esercito da parte del Du Guesclin nell’inverno 1370-71;

(6) Affare di Brignais. Le Compagnie avevano un reale valore militare ed il dimenticarlo, come nel caso di Brignais è costato molto caro. Nel marzo 1362, una banda di mercenari si impadronisce di questa piazza a sud di Lione, che viene immediatamente investita da un esercito reale guidato dal connestabile Giacomo I di Borbone, conte de la Marche (1319-1362). Testimonianza della solidarietà che esisteva fra i mercenari, alla base delle Grandi Compagnie, il capo banda Seguin de Badefol (1330-1366) interviene immediatamente in soccorso degli assediati con 5 mila uomini, una forza decisamente superiore a quella del connestabile. Questi disprezzando e sottovalutando il suo avversario, si dispensa da riconoscere le loro posizioni. Colpevole di negligenza … al mattino del 6 aprile 1362, avendo lasciati i cavalli sotto la guardia di valletti, secondo la tattica di combattimento a terra in vigore da dopo il disastro della cariche a cavallo di Crecy, le compagnie attaccano di sorpresa. Gli uomini d’arme francesi non hanno il tempo di equipaggiarsi ed ancor meno di salire sui loro destrieri. Questa battaglia, che l’orgoglio francese ha preferito dimenticare, rappresenta una sconfitta risulta catastrofica: oltre al connestabile verranno uccisi i conti di Forez e di Joigny, mentre il conte di Tancarville viene fatto prigioniero insieme ad altri 1000 Francesi. Il disastro causa uno choc in tutto il regno e si diffonde un panico spesso dimenticato dai libri di storia. Le compagnie riunite, dopo la battaglia, invece di sfruttare la favorevole possibilità di attaccare Lione si dividono di nuovo e mentre una va a saccheggiare in Alvernia, l’altra fa la stessa cosa in Borgogna;

(7) Jean Froissart (1337-1405). Originario dell’Hainaut, poeta e cronista della sua epoca, rappresenta un testimone essenziale e truculento (se non affidabile) della prima parte della Guerra dei Cent’anni. Egli risulta al servizio, prima di Filippa di Hainaut, moglie di Edoardo III d’Inghilterra e quindi del conte Guy (Guido) de Blois, associato al partito francese;

(8) Ascensore sociale. Molti componenti delle Campagnie sono Guasconi, Inglesi e Navarresi. Fra i capitani, si incontrano fino al 50% di Guasconi e circa il 30% di inglesi oltre a diversi Bretoni. La maggior parte di essi hanno iniziato la loro carriere nell’esercito regolare e pertanto sono combattenti esperti, ma con origini sociali meno brillanti della media. Nell’esercito del re di Francia si contano fino al 10% di cavalieri provenienti dalla nobiltà, mentre gli stessi sono molto rari nelle Compagnie. Inversamente, se i bastardi rappresentano appena l’1% nell’esercito regolare, nelle compagnie raggiungono il 13%. Il terrore vale il titolo di nobiltà: il bastardo Bartucat d’Albret, il venturiere che le città del Quercy chiamavano nel 1356 solo con il suo nome, nel 1376 passeranno a chiamarlo “Monseigneur”;

(9) Franchi a cavallo. Moneta nella quale il re viene rappresentato montato, con la spada in mano. E’ una moneta creata alla fine del 1360 per finanziare la liberazione di Giovanni II il Buono. Del valore di una lira tornese, aveva un peso in oro di 3,88 grammi.

BIBLIOGRAFIA

Bostock Tony, DOGS OF WAR: Sir Hugh Calveley & Sir Robert Knolles, 2017;

Butaud G., Les Compagnies de routiers (venturieri) en France, 1357-1393, Lemme 2012;

Contamine Philippe, La guerra nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2005

Fowler K., Medieval Mercenaries: The Great Companies, Blackwell, 2001;

Savy Nicolas, Les Villes du Quercy en guerre. La defence des villes et des bourgs pendant la guerre de Cent’Ans, Savy, 2009.

Tuchman Wetheim Barbara. Uno specchio lontano, un secolo di avventure e di calamità: il Trecento. Milano, Mondadori, 1979


Massimo Iacopi

 

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