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LA POTENZA INDUSTRIALE ITALIA IN GINOCCHIO PER INTERESSI OCCULTI E ASPIRAZIONI PERSONALISTICHE

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Il quadro economico finanziario italiano fra potenzialità interne ed influenze estere

 

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La fase cruciale che attraversa il mondo colpisce pesantemente l’Italia

LA POTENZA INDUSTRIALE ITALIA IN GINOCCHIO PER INTERESSI OCCULTI E ASPIRAZIONI PERSONALISTICHE

Il quadro economico finanziario italiano fra potenzialità interne ed influenze estere

(Assisi PG, 30/12/2021)

LA POTENZA INDUSTRIALE ITALIA MESSA IN GINOCCHIO DA INTERESSI OCCULTI E ASPIRAZIONI PERSONALISTICHE

E’ doloroso constatare che una Nazione, fino a pochi anni fa, fra le prime potenze economiche del mondo, abbia perso la sua bussola economica e, con essa, l’espressione di una chiara politica estera, a sua volta manifestazione evidente dei suoi interessi nazionali. Molti commentatori e forse non tutti in buona fede, si interrogano, perché l’Italia non riesca più ad esprimere, pur essendo teoricamente una buona potenza economica, una credibile politica estera, espressione concreta di una effettiva potenza interna e di una politica estera basata sui suoi interessi nazionali. Lascio da parte, per il momento, il fatto che la nostra Costituzione, che sarebbe ora di riformare, non preveda, in nessun paragrafo, una definizione dell’interesse nazionale e l’individuazione degli interessi primari da salvaguardare per il bene della collettività. In effetti, secondo la logica bizantina “dell’attendismo”  (più nota nel gergo burocratico come “pratica banana”) o, forse, secondo una più recente interpretazione come “frenetico immobilismo”, ancora tanti italiani la giudicano una cosa più o meno meravigliosa, a seconda dei rispettivi punti di vista ed, in tale impasse, da anni non si sono colte le occasioni di riformarla, per renderla adeguata alla società nazionale cui è destinata. Ma ormai è evidente ed innegabile, forse persino allo stesso “storico e popolare” generale Buttiglione, che un vestito tagliato “quasi su misura” per la società italiana del dopo guerra non si attagli più ad una società che, in 70 anni, si è profondamente trasformata e modificata.

Ordine economico all’interno, potenza (influenza) all’esterno

L’ordine interno di una nazione risulta preliminare all’espressione della sua proiezione di potenza verso l’esterno. Un paese super indebitato, non è più in condizioni di (o forse non vuole) fare gli indispensabili investimenti militari, necessari al mantenimento del rango del suo esercito. Inoltre, un paese in cui le forze di polizia non controllano più determinati quartieri ed aree del territorio nazionale, può difficilmente dare lezioni di stabilità ai suoi vicini. Un paese in cui appare necessario riprendere corsi di grammatica e di ortografia agli studenti, per cercare di correggere le gravi lacune nel controllo della loro lingua madre, può con molta difficoltà, formare e produrre gli ingegneri, gli strateghi ed i quadri competenti per il mantenimento del livello di sviluppo e del progresso tecnico, che costituisce la base della sua potenza ed influenza. La potenza interna, economica, democratica e materiale, costituisce il fattore preliminare per la proiezione della potenza verso l'esterno. Se Margareth Thatcher ha potuto lanciare il Regno Unito (1) nella vittoriosa Guerra delle Malvine (1982), è perché essa aveva realizzato, dal 1979, le riforme indispensabili al recupero di un paese, che risultava in fallimento e sotto la quasi tutela del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Se ci si prende la briga di leggere le pagine di uno scrittore francese della prima metà del novecento (2), si potrebbero trarre notevoli ammaestramenti sul funzionamento dell’economia, sul ruolo della moneta, sull’importanza di una bassa fiscalità e sulla necessità della libertà d’impresa per lo sviluppo di una nazione. E proprio in questo lavoro l’autore, oltre ad analizzare le relazioni internazionali, studia le politiche economiche, dimostrando che, fra i due problemi non esistono contraddizioni, in quanto un paese non può contare sulla scena mondiale se non dispone di una potenza economica.

Il modello cinese

Questo sopra detto è stato ampiamente dimostrato dalla Cina. Entrata nell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) nel 2001, guardata dall’alto e con un certo disprezzo da molti, essa è ormai diventata una delle superpotenze economiche e può, appena 20 anni dopo, esprimere ad alta voce le sue ambizioni geopolitiche. Xi Jinping con la sua personalità e la sua propria visione, rappresenta l’erede delle riforma di Deng Xiaoping e di Hu Jintao. Se non ci fossero state le aperture degli anni 1980, l’abbandono delle disastrose politiche maoiste e la volontà di diventare il “laboratorio del mondo”, non ci sarebbero potute essere oggi le iniziative delle rotte della seta e le ambizioni nel Mar della Cina. L’URSS, invece, ha conosciuto il cammino inverso: il suo fallimento economico ha provocato la sua implosione interna e la sua scomparsa dalla scena mondiale (1991). Trenta anni più tardi, alcuni paesi ex URSS dell’Asia centrale hanno raccolto la sfida dello sviluppo e sono diventati oggi partner economici di un certo rilievo. Certo l’Italia, per la sua dimensione, per le scelte fatte in momenti di necessità, si trova oggi costretta a ridurre, e di molto, le sue prospettive mondiali, ma questo non le impedisce, in ogni caso, di rimettere in ordine le cose di casa sua ed, in primo luogo, l’economia, base del suo benessere e della sua coesione sociale e, con essa, la disponibilità di uno strumento militare credibile, visto che l’Europa non ce l’ha. Una classe politica che si preoccupa in primis della declinazione dei sostantivi al femminile, credo che non abbia il diritto di guidare una nazione, perché inadeguata al compito che deve assolvere e soprattutto perché non ha capito l’ABC dell’alta missione di orientare il futuro di una nazione. Per andare più lontano: se la Comunità Europea si riduce a produrre direttive sulla lunghezza e la tipologia delle etichette dei prodotti o sulla terminologia da utilizzare per le festività di fine anno e non è stata ancora in grado di produrre una sua politica estera (frutto di una inesistente potenza economico militare), vuol dire che c’è necessità evidente di riformarne la sua struttura. In conclusione, solo una situazione economica solida, supportata da uno strumento militare efficiente costituiscono le basi per una situazione di potenza interna, premessa indispensabile per una politica di influenza e di proiezione esterna, autorevole e credibile.

NOTE

(1) L’Unione dell’Inghilterra e della Scozia nel 1707 ha dato vita al Regno di Gran Bretagna; l’aggiunta dell’Irlanda nel 1801, crea il “Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda”;

(2) Jacques Pierre BainvilleLa Fortuna della Francia”, Plon, 1937. Giornalista, storico, accademico di Francia (1879-1936).


Massimo Iacopi

 

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