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Un illustre letterato che ha avuto i natali a Rieti

      

   

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 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

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C. SARCIA'


Personaggi reatini

 

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Sergio Solmi


Sergio Solmi Poeta e Critico

Un illustre letterato che ha avuto i natali a Rieti

Personaggi reatini

(Rieti, Nov 30 1992 12:00AM) La Terza pagina del Tempo di lunedì 30 novembre 1992 riportava un’apertura a firma di Leone Piccioni dal titolo Solmi: la letteratura scelta da un bancario. Graffiti si è già occupato di Sergio Solmi, e vederne considerato il valore critico su di un quotidiano di levatura nazionale, non può che inorgoglire. È vero che Solmi ha vissuto a Rieti soltanto per i primi anni della sua vita e che ha coltivato il suo impegno di critico e di poeta in terra lombarda; ma certamente ciò è potuto accadere perché Solmi si è dovuto occupare del lavoro e della famiglia, in un periodo in cui i mezzi di comunicazione non erano così celeri come oggi. Sostanzialmente Piccioni rimprovera delle dimenticanze. La prima riguarda una dimenticanza nei confronti di Rebora di cui Solmi sarebbe inspiegabilmente responsabile per non averne mai parlato nei suoi articoli di critica letteraria, raccolti nel volume “Scrittori italiani”. L’altra dimenticanza che viene addebitata a Solmi da Piccioni: “nel pur bel Leopardi di Solmi, De Robertis, studioso del Leopardi tra i maggiori, non era neppure citato”. Un’altra dimenticanza investe invece un problema di simpatie e antipatie: Piccioni individua in Solmi una trascuratezza ed uno scarso gradimento per la poesia di Ungaretti, sul conto del quale ha comunque corrette espressioni, mentre stravede per Montale. Leone Piccioni conclude infatti con un commento storico-culturale riferendo un’annotazione di Solmi contenuta in uno scritto del testo celebrativo di Montale, al quale dava la paternità della frattura col mondo e con la poesia, verificatasi con la Seconda Guerra mondiale, dimenticando l’altra illustre paternità in questo genere di fratture che è quella Ungarettiana. Da queste sottolineature Solmi sembra uscire un po’ distratto e un po’ partigiano. Sarebbe interessante conoscere i motivi di questa “distrazione” e di questa “partigianeria”. Adelphi ha pubblicato una riedizione di “Scrittori negli Anni Sessanta”, sottotitolo “La letteratura italiana contemporanea” che contiene una decina di nuovi articoli di Solmi. Da “Scrittori italiani d’oggi” delle edizioni Mondatori 1978: Solmi Sergio è nato a Rieti nel 1899. Questo poeta e saggista, la cui discrezione e probità è pari alla sua sorprendente intelligenza critica e creativa, incarna quella idea della letteratura necessariamente fatta da gentiluomini (di cui egli è superstite esemplare) destinata a scomparire dal paesaggio italiano. Fu educato nella Torino di Gramsci e di Gobetti, si laureò in legge e fu poi per decenni uno degli avvocati dell’Ufficio legale della Banca Commerciale Italiana godendo della stima e dell’amicizia di Raffaele Mattioli. Partecipò alla resistenza e fu arrestato due volte; evase, la prima volta, dalla caserma milanese della “Muti” in modo incredibile quanto semplice: uscito dalla toilette e non ritrovando la guardia, svoltò in un corridoio e si avviò indisturbato verso l’uscita. La sua sicurezza critica è già evidente nel primo e fondamentale saggio su “Il pensiero di Alain”, cui seguì quello su “La salute di Montaigne”, due nomi del santuario della razionalità francese coi quali egli è sempre stato in consonanza. La sua poesia, raccolta in pochi titoli, partita da toni crepuscolari ha, via via, raggiunto una chiarezza stilistica impareggiabile: la desolazione di un mondo e di una generazione sconfitti è riscattata in essa dalla fervida e stoica visione di un nuovo ordine morale. Da questa razionale tensione verso il futuro nacque anche il suo singolare interesse per la fantascienza ai cui esiti narrativi ha dedicato alcuni saggi e una antologia. Oggi, a Milano, dove vive, pochi lo vedono: la sua assenza è, comunque, una operante presenza. Ha, inedita, una raccolta di “nonsenses” , genere che coltiva in segreto con grande violenza iconoclastica. Le sue non numerose opere sono tutte da leggere. Tra le principali, oltre a quelle citate: “Poesie”, “Levania e altre poesie”, “Dal balcone”, “La luna di Laforgue”, “Saggi sul fantastico”. Altre notizie biografiche tratte dal web: Nato a Rieti nel 1899, morì a Milano nel 1982, Sergio Solmi fu Uomo della Resistenza, poeta e saggista finissimo.Ufficiale di fanteria durante la I° guerra mondiale. Nel 1922 fondò a Torino insieme a Debenedetti Primo Tempo. Laureatosi in legge, divenne consulente bancario e partecipò al movimento Rivoluzione liberale di Gobetti. Partecipò attivamente alla Resistenza e venne incarcerato a San Vittore: sono di questo periodo i versi raccolti nel Quaderno di Mario Rossetti. Dopo la II guerra mondiale, Sergio Solmi diresse la Rassegna d' Italia e collaborò a diverse riviste, Il Baretti, Pegaso, Pan, Solaria. Come poeta, ottenne nel 1948 il Premio St. Vincent, come autore di opere di saggistica nel 1949 il premio Montparnasse e il premio Viareggio nel 1963 per l' opera Scrittori negli anni e nel 1976 per la Luna di Laforgue. Morì nel 1981 a Milano. Solmi, la cui storia rientra principalmente negli annali della critica, ha inseguito i suoi sogni di poeta passando dall' interrogazione della realtà a un senso più libero e aperto di fantasia. La sua poesia, se da un lato è strettamente connessa alla storia linguistica del 900 italiano, ponendosi sulla via che dai crepuscolari conduce agli ermetici, d' altra parte è segnata dall' inquietudine profonda di chi cerca un al di là di questa pur sofferta e scontata mitologia stilistica e umana (G. Bàrberi Squarotti), concretandosi nella testimonianza autobiografica del proprio tempo, fondata sulla consapevolezza di appartenere ad una generazione vinta in quanto partecipe della crisi e la speranza fortemente radicata nel superamento storico della crisi stessa. Il poeta si è fatto voce e testimone di un tempo di sconvolgimento, chiarendo responsabilità e posizioni con fermezza: ...la testimonianza sul proprio mondo in rovina non vale come nostalgia del passato, ma come necessaria descrizione di una situazione che ha coinvolto la nostra storia... ...poesia di transizione....: appartato e un po' raro e lento discorso, ma pure non eludibile termine di una vicenda di crisi, di turbamento, di speranza, a cui Solmi ha portato la sua coscienza, il suo giudizio, la sua sofferta partecipazione... (G. Bàrberi Squarotti). Così Sergio Solmi in un' intervista, definì il suo ideale di poeta: quello di una poesia che inerisca integralmente all' uomo, la cui musica sia il respiro stesso della voce, il cui ritmo sia il gioco stesso dei muscoli, il pulsare del sangue, l' ampliarsi del torace nel respiro. Di una poesia energicamente definita, fatta di parole precise, nel giro delle cui frasi si delinei un sentimento, si accenni a un pensiero appassionato e attivo. Poesia che non può fare a meno della tradizione, perché questa si è elaborata attraverso la struttura stessa dell' uomo nel corso della storia, ma sia nello stesso tempo ad un totale livello moderno. L' ultima raccolta Dal balcone, 1968 ne resta a testimoniare la validità della scelta poetica. Un'edizione delle Opere di Sergio Solmi, per le cure di Giovanni Pacchiano, è in corso di pubblicazione presso le edizioni Adelphi. Dai risvolti della sovraccoperta de “Il giardino del tempo” In questa scelta di racconti compiuta in modo strettamente <> da Sergio Solmi gli elementi più vistosi e gli ingredienti tipici della letteratura fantascientifica lasciano soprattutto il posto a più tematiche più intime. Nei tredici racconti di cui si compone il libro si alternano il tema della pluralità dei mondi possibili o degli <> in cui si può scivolare inavvertitamente e una concezione della fantascienza come elemento evocatore di effetto lirico e nostalgico o come satira della realtà contemporanea. Così in questo insieme di elevata perfezione la grande orgia fantastica della science-fiction sembra concludersi con un ripiegamento sul tempo presente e sui destini individuali.

 

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