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L’UE NON AIUTA LA POLONIA SUL PROBLEMA MIGRANTI

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Il disinteresse dell’UE sul tema immigrazione si ripete ogni giorno sulle coste italiane

 

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VARSAVIA PROTESTA CONTRO L’IMMIGRAZIONE


Attualità geopolitica

L’UE NON AIUTA LA POLONIA SUL PROBLEMA MIGRANTI

Il disinteresse dell’UE sul tema immigrazione si ripete ogni giorno sulle coste italiane

(Assisi PG, 16/02/2022) L'UE ASSENTE SUL PROBLEMA IMMIGRAZIONE IN POLONIA
Nel mese di novembre dello scorso anno, il presidente bielorusso Lukashenko mette in opera un’operazione di ricatto contro l’Europa, attivando un canale di migrazione alla frontiera polacca. La reazione ferma e dura della Polonia a questa provocazione, senza alcun aiuto della dell’Unione Europea, ha evidenziato ancora una volta l’inerzia della Commissione Europea nelle avversità..La recente crisi Bielorussia-UE, di metà novembre 2021 ed effetto delle provocazioni del presidente di Minsk nei confronti dell’Europa, per l’inazione della stessa Europa, ha visto trasformarsi la vicenda in una questione polacco-bielorussa, cui Varsavia, sebbene criticata da chi non ha fatto nulla per aiutarla, ha risposto con misure “draconiane” ma efficaci. Ancora una volta i paesi dell’ex “cintura sanitaria” hanno avuto la prova che nelle future prove con l’est, dovranno poter contare solamente sulle loro proprie forze. Ancora una volta l’Europa, che non ha un a sua politica estera e non ha forze armate, si presenta impreparata ed in ordine sparso agli appuntamenti della storia. L’Unione Europea (UE), con la crisi dei migranti fra la Bielorussia e la Polonia al suo parossismo verso la metà del mese di novembre del 2021, ha vissuto un nuovo psicodramma dal quale non esce certamente più consolidata. Di fronte all’afflusso di migliaia di clandestini, l’UE ha reagito in contro tempo, vanamente ed in maniera alquanto vile. Essa ha lasciato la Polonia da sola di fronte a questo grave problema, La maggior parte dei dirigenti europei sono risultati, ancora una volta, paralizzati dalla loro ideologia “immigrazionista” (qualcuno direbbe: dell’accoglienza) ed “internazionalista”, irriducibilmente ostile alle nozioni di frontiera e di sovranità nazionale. Eppure, vivaddio, la stessa Europa ha dovuto definire una sua frontiera comprendente i 27 membri che la compongono, ripartendo le competenze e le responsabilità di sicurezza relative. Queste migliaia di migranti venivano, per la maggior parte dall’Iraq e dalla Siria. Fra di essi, numerosi Curdi, in fuga dalle zone in guerra da 10 anni o sotto il controllo turco. Con essi qualche gruppo di Yemeniti e di Africani. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko (1954- ), si è difeso dall’aver orchestrato questo afflusso, fatto di cui Bruxelles lo ha accusato formalmente, per replicare alle pesanti sanzioni imposte al suo regime da parte dell’UE, a causa della feroce repressione dell’opposizione a Minsk. D’altronde, nel mese di maggio 2021, Lukashenko non aveva nascosto la sua intenzione di fare i conti con Bruxelles, minacciando l’Europa di lasciare mano libera alle filiere dei migranti e della droga. La Commissione Europea stima che il presidente bielorusso sia passato dalle minacce ai fatti, organizzando il trasferimento dei migranti a charter interi, attraverso la Turchia e gli EUA (Emirati Arabi Uniti). I servizi di sicurezza polacchi sono convinti che le autorità bielorusse hanno anche facilitato il movimento dei clandestini fino alla frontiera con la Polonia. Anche lo stesso presidente turco, Recep Tayyip Erdogan (1954- ), esperto di ricatti con i clandestini,,ha lasciato transitare i migranti attraverso i suoi aeroporti,felicissimo di destabilizzare questa Europa che pretende di impartirgli lezioni di morale. Da parte loro, gli Arabi del Medio Oriente hanno certamente voluto approfittare dell’occasione per sbarazzarsi dei loro cittadini più turbolenti, specialmente i giovani Curdi. La situazione ha iniziato a calmarsi verso la metà di novembre 2022, quando la Turchia e gli EUA, sottoposti a molteplici pressioni, decidono di interdire i voli dei migranti verso la Bielorussia. In parallelo, Minsk organizza il rimpatrio di diverse centinaia di clandestini verso il loro paese di partenza. Vladimir Putin (1952- ), considerato molto vicino a Lukashenko, emerge sulla scena come uno dei rari vincitori di questa nuovo scontro basato sull’utilizzo della pressione migratoria. Se egli, inizialmente, ha indubbiamente chiuso gli occhi sul “giochetto” del suo alleato bielorusso, invitando persino gli Europei a “rispettare i loro valori”, vale a dire a lasciare entrare in Europa i migranti colpiti dal glaciale autunno polacco, successivamente si è dichiarato disponibile ad interporre i suoi “buoni uffici” per la risoluzione della crisi. Il Capo di Stato russo, uomo pragmatico si è offerto come arbitro e l’UE ne ha preso atto, facendo buon viso a cattivo gioco. Il colloquio telefonico di quasi due ore fra Emmanuel Macron (1977- ) e Putin, della seconda metà di novembre, ha confermato l’importanza del ruolo della Russia, la sua posizione di partner strategico dell’Europa, a prescindere di tutti quelli che vorrebbero a Bruxelles ed altrove continuare a volerlo ostracizzare. Anche Lukashenko ha ottenuto il suo quarto d’ora di notorietà. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel (1954- ), nonostante la sua notoria ostilità nei confronti dell’autocrate di Minsk, è stata obbligata a chiamarlo al telefono. In questa crisi, ancora una volta, la Polonia ed i paesi di Visegrad (o, se vogliamo, i paesi dell’antica “cintura sanitaria” del 1918) hanno perfettamente compreso che l’UE non è capace di difenderli nelle avversità. La Polonia, in particolare, già sottoposta ad una forte pressione di Bruxelles sul contenuto, giudicato “liberticida”, di certe leggi votate dalla maggioranza cristiana e sovranista al potere a Varsavia, è stata vilipesa per la sua reazione di sicurezza lungo i 400 chilometri di frontiera con la Bielorussia. Bruxelles gli ha rimproverato la dichiarazione dello stato d’assedio, decretato per la prima volta dalla caduta del Comunismo, nel 1989, per lo schieramento dell’esercito e per la costruzione di un muro (barriera) di protezione. Ursula von der Leyen (1958- ), la presidente della Commissione europea ha seccamente respinto la richiesta polacca di un aiuto al finanziamento di questo progetto, stimato a circa 350 milioni di Euro. I Polacchi si considerano confrontati ad una “guerra asimmetrica” con la Bielorussia, la Turchia e la Russia. Essi si ritengono in prima linea per la difesa della frontiera orientale dell’Europa, ma solo 11 dei 27 paesi membri dell’UE hanno avuto il coraggio di sostenerli !!! In questa prova, i Polacchi hanno ricevuto, in risposta alle loro richieste di aiuto, solamente lezioni di morale e di diritti dell’uomo. !!!! E qualcuno all’est si domanda ancora dove sta l’Europa ed a che … serve veramente. Gli eventi di questi ultimi giorni alla frontiera russo-ucraina hanno ribadito ancora una volta che di fronte ad eventi straordinari e critici l’Europa non è capace di parlare con una sola voce, operando in ordine sparso e perdendo quel poco di credibilità politica che era rimasto. Si è assistito, a cominciare dal premier francese Macron e del premier ungherese Orban, seguiti a ruota da tutti gli altri leader europei, ad un “pellegrinaggio” in ordine sparso a Mosca, presso Putin, che li ha ricevuti con degnazione, seduto al capo di un tavolo della lunghezza di ben 4,5 m (forse per non “infettarsi” !!!) Spero, questa volta, che si faccia veramente il tanto auspicato esercito europeo, ma non nelle mani della Francia, perché, in questo caso, si tratterebbe di favorire un ennesimo tentativo francese, a partire dal Re Sole a Napoleone, di egemonizzare l’Europa e, se così fosse, sarebbe veramente la fine di ogni residua speranza di unione continentale.

Massimo Iacopi

 

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