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ALESSANDRO I LO ZAR ENIGMATICO

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di ricerca di:

Massimo Iacopi


Ha annesso alla Russia la Finlandia e la Polonia e l’ha fatta entrare in Europa

 

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LO ZAR ALESSANDRO I


Le radici della Storia di oggi

ALESSANDRO I LO ZAR ENIGMATICO

Ha annesso alla Russia la Finlandia e la Polonia e l’ha fatta entrare in Europa

(Assisi PG, 07/05/2022)

ALESSANDRO I LO ZAR ENIGMATICO

Il terzo personaggio dei Romanov, Alessandro I, nipote di Caterina II, accusato dell’assassinio di suo padre, avversario, alleato e quindi temibile nemico di Napoleone, rappresenta l’uomo che ha fatto entrare, di pieno diritto, la Russia in Europa, che ha annesso la Finlandia e la Polonia ed ha continuato ad est la politica di espansione negli ex territori mongoli. Inoltre, sconfiggendo Napoleone, ha portato definitivamente la Russia nel cuore della politica europea con il Congresso di Vienna, dando vita anche alla Santa Alleanza. Possiede dello spirito, delle grazie, dell’istruzione, è facilmente seducente; ma bisogna diffidarne. Può darsi che mi abbia mistificato; poiché è fine, falso, abile; può andare lontano. Se muoio qui egli può diventare il mio vero erede.” Questo giudizio, espresso da parte di Napoleone Bonaparte (1769-1821) a Sant’Elena nei riguardi dell’uomo che per primo ha avuto ragione delle aquile imperiali francesi, sottolinea due aspetti essenziali della carismatica figura di Alessandro I (1777-1801-1825): la sua importanza politica in Europa degli inizi del XIX secolo ed il carattere indecifrabile del suo personaggio. Per spiegare i voltafaccia politici, ideologici o ancora diplomatici che hanno costellato il suo regno, si è sovente fatto ricorso alla figura di un principe velleitario e superficiale, un “Amleto coronato”. Ma una recente biografia di uno scrittore francese, Marie Pierre Rey (1961-), va contro questo giudizio semplicistico, basandosi su del nuovo materiale d’archivio e su una notevole corrispondenza, per decifrare tutta la complessità di quest’uomo ambiguo, giudicato dai suoi contemporanei “troppo debole per regnare, ma troppo forte per essere guidato”. Nato nel dicembre 1777, Alessandro è il figlio dello zarevic Paolo Petrovic (1754-1801) e di Maria Fiodorovna (Sofia Dorotea di Wurttemberg) (1859-1828). Ma egli è soprattutto il nipote della zarina Caterina II (1729-1796), pervenuta al potere dopo l’assassinio di suo marito, lo zar Pietro III (1728-1762), nel 1762. Profondamente delusa dal proprio figlio, egli toglie immediatamente il giovane dalla tutela dello zarevic. Preoccupata di modellarlo alla sua maniera, la sovrana redige personalmente un piano educativo nel quale si mescolano ad una ispirazione antica e spartana, dei precetti più moderni estratti dalle riflessioni di Jean Kacques Rousseau (1712-1778) e di John Locke (1631-1704). Alessandro viene costretto, in tale contesto, a crescere in una scomoda situazione di procedere in un doppio universo. Quello della corte e di numerosi professori designata da una nonna onnipresente e quello della località di Gatchina, il modesto luogo di ritiro imposto ai suoi genitori che egli molto poco. Ma, se vogliamo, il suo universo è triplo, se si considera che il giovane, destinato a regnare un giorno come autocrate sulla Russia, amava molto la compagnia del suo principale precettore, il protestante e libero pensatore svizzero Frederic Cesar de La Harpe (1754-1838). Alcuni hanno visto in questa situazione l’origine del suo talento di dissimulatore e della duplicità del suo carattere. Sebbene Caterina abbia persino pensato di trasmettergli direttamente il potere, sarà suo padre Paolo I Petrovic che ascende al trono di Russia, allorché scompare nel 1796. Paolo, impulsivo ed impaziente, preso da una vera e propria febbre legislativa, egli governa in maniera molto autoritaria, a colpi di Ukase. La sua volontà di uscire dalla seconda coalizione diretta contro la Francia rivoluzionaria gli aliena l’aristocrazia anglofila del paese e l’alleanza diplomatica contratta con Napoleone precipita la sua caduta. Alessandro, impregnato dei precetti liberali inculcati dal La Harpe, è cosciente della follia di suo padre. Ne subisce anche personalmente, al punto da dare il suo tacito accordo al complotto ordito contro il despota. Ma, mentre il piano originario prevedeva solamente di deporre il sovrano, le cose si mettono al peggio e lo zar Paolo viene strangolato nella tragica notte del 24 marzo 1801. Alessandro, profondamente marcato da questo tragico episodio, arriva nondimeno a potere in una esplosione di gioia e di ottimismo “la natura aveva fatto molto per lui, sarebbe stato difficile trovare un modello così perfetto e grazioso”. La spigliatezza, il carisma, la semplicità di questo uomo di 24 anni, aperto alle riforme, colpiscono i contemporanei. Due grandi progetti sembrano stare particolarmente a cuore: la creazione di uno stato di diritto, attraverso la redazione di una carta costituzionale e l’abolizione della servitù della gleba. Ma queste due idee, veramente rivoluzionarie in Russia, rimangono relegate agli appassionati dibattiti che animano il circolo degli amici “il mio comitato di salute pubblica”, che lo zar ama riunire. Si è voluto vedere in questo iato fra le riforme annunciate e la realtà dei cambiamenti effettuati la prova concreta carattere velleitario di un sovrano dalle convinzioni liberali, alla fine dei conti molto superficiali. La sua corrispondenza sottolinea in primo luogo la sua paralisi davanti ai numerosissimi ostacoli che deve superare: come, in effetti, trasformare profondamente un paese sprovvisto di qualsiasi cultura politica, senza una base per appoggiare le sue idee ? Come evitare di indebolire pericolosamente il potere imperiale ? Come abolire il servaggio senza rimettere brutalmente in discussione un edificio economico e sociale secolare ? L’opera riformatrice rimane quindi circoscritta, prudente, con pochi collegamenti con le speranze iniziali. La censura, la tortura, le impiccagioni pubbliche vengono nondimeno abolite, l’insegnamento riorganizzato, il popolo ottiene il diritto di acquistare delle terre. Vengono creati dei Ministeri e l’amministrazione è riformata. Ma i progetti di Costituzione non vedono la luce. Alessandro I, mentre conduce una politica espansionistica nel Caucaso e nei territori disputati agli Ottomani, in Europa si fa araldo di una politica di equilibrio fra gli stati. In tal modo, si scontra rapidamente con le mene di Napoleone, che fa man bassa in Germania ed in Italia. Egli risulta particolarmente toccato dall’episodio del rapimento e della esecuzione sommaria di Luigi Antonio di Borbone Condé, duca d’Enghien (1772-1804). Egli partecipa pertanto alla Terza ed alla Quarta Coalizione contro la Francia, fatto che gli vale cocenti sconfitte militari: ad Austerlitz, dove egli stesso aveva preso la guida delle operazioni, ma, soprattutto, a Friedland, dove vengono eliminate le forze russe. Occorre allora trovare un terreno d’intesa con Napoleone, che ha spinto gli Ottomani ad aprire un secondo fronte militare nel sud della Russia. I due imperatori si incontrano a Tilsit nel mese di giugno 1807, in occasione di conferenza che ha avuto un eco considerevole nel resto dell’Europa. Il suo svolgimento teatrale su un pontone nel bel mezzo del fiume Niemen e le rumorose dimostrazioni di amicizia fra i due imperatori hanno stupefatto i contemporanei. Napoleone, ben lungi dal trattare lo zar da vinto, lo considera come un alleato ed il suo “aiutante contro l’Inghilterra”. Alessandro firma anche, contro ogni aspettativa, una trattato di pace ed una alleanza difensiva ed offensiva con il nemico della vigilia. Non ottiene alcun territorio, ma gli tocca abbandonare la Prussia al suo destino, evacuare i Balcani, riconoscere gli stati vassalli della Francia e prendere parte al blocco continentale contro l’Inghilterra. In Russia questo ribaltamento diplomatico viene accolto molto male. La madre dello zar diventa il punto di riferimento degli scontenti. L’opposizione è tanto più convinta dei principi su cui si basano le critiche, tanto che diversi disaccordi intervengono rapidamente fra i due alleati: la posizione equivoca di Napoleone nei confronti dell’Impero ottomano, la sua volontà di ricostituire uno stato polacco alle porte della Russia, l’elevazione di Jean Baptiste Bernadotte (1763-1844) al trono di Svezia ed ancora l’annessione delle città anseatiche. In tale contesto, quando l’Imperatore esige truppe russe contro l’Austria, Alessandro mostra poca fretta ad esaudire i desideri di un alleato che è pronto ad infrangere le regole della diplomazia. La Russia, che realizzava il 50% del suo commercio estero con l’Inghilterra e di cui una parte importante veniva effettuata attraverso naviglio britannico, risulta abbastanza penalizzata dalla politica del blocco continentale. Per lottare contro la penuria e la bilancia commerciale deficitaria, Alessandro autorizza nel 1810 il commercio con i paesi neutrali e tassa i prodotti francesi di lusso. Questa lenta degradazione delle relazioni fra i due imperatori sottolinea, agli occhi di Napoleone, la cattiva volontà dell’imperatore, “una vera testa di mulo”. Egli riunisce, pertanto, buona parte delle sue truppe e costituisce l’armata delle “venti nazioni” per invadere la Russia. Nel mese di giugno 1812, 500 mila soldati attraversano il Niemen per quattro giorni. Scottato dalle passate sconfitte, Alessandro questa volta ascolta i consigli del Maresciallo Michail Ilarionovic Kutuzov (1745-1813), avendo compreso che, solo attraverso il rifiuto del combattimento e la pratica della terra bruciata, egli potrà avere ragione di un avversario costretto ad inoltrasi profondamente nell’immensità russa, lontano dalle sue fonti di approvvigionamento. “Io non tirerò per primo la spada, ma per contro la rimetterò per ultimo nel fodero … Il nostro clima, il nostro inverno faranno la guerra per noi”. Questa è una strategia difficile da mettere in opera, soprattutto per il morale delle truppe di entrambi i contendenti. Lo zar soffre di questa infinita fuga e, soprattutto, dell’abbandono di Mosca. Sarà, in effetti, in una città morta che penetrerà l’esercito imperiale napoleonico “un immenso cadavere”, immediatamente e volutamente devastato da un immenso incendio. Avendo Alessandro rifiutato la sua proposta di pace, Napoleone è costretto ad ordinare la ritirata, dalla quale solamente qualche decina di migliaia di soldati potranno ritornare. Non contento di essere riuscito a respingere l’invasore, Alessandro inserisce la guerra franco-russa in una prospettiva più ampia che la stretta difesa della Russia. “Approfittando della vittoria noi tendiamo una mano in soccorso ai popoli oppressi dell’Europa”. Egli sogna ormai di poter liberare tutta l’Europa. Occorrerà, tuttavia, attendere molti mesi ed alcune battaglie sempre più sanguinose, come quella di Lipsia dell’ottobre 1813, affinché i Francesi vengano progressivamente respinti verso il Reno. E’ ancora Alessandro che incita i suoi alleati europei ad invadere la Francia e, dopo l’abdicazione di Napoleone il 25 marzo 1814, egli soggiorna per qualche tempo a Parigi, dove vi conquista la folla, per mezzo della sua prestanza, ben lontana dalla supposta barbarie dei Russi. Alessandro è ancora un attore essenziale del Congresso di Vienna, che, dal novembre 1814 al marzo 1815, si incarica di rimodellare la carta politica del continente e di porre le fondamenta della diplomazia europea del XIX secolo. Alessandro è il solo monarca a prendere parte attiva ai lavori ed a condurre una profonda riflessione geopolitica sulla natura delle relazioni da instaurare fra gli Stati. Lo zar, che fino a quel momento aveva manifestato poco interesse per la religione, sembra essere colpito da una crisi morale e spirituale di una grande intensità. Traumatizzato già da quello che considera allo stesso tempo un parricidio ed un regicidio nel 1801, egli è rimasto profondamente scosso dalla prova della guerra contro Napoleone, l’abbandono di Mosca alle fiamme ed agli invasori. Tante prove che l’hanno spinto a visitare gli alti luoghi di pietà della Germania ed ancora ad incontrare i Quakers (1), in occasione di un soggiorno a Londra. Desideroso di erigere la fraternità cristiana come principio di governo, egli risulta l’anima della Santa Alleanza, conclusa con la Prussia protestante e l’Austria cattolica. Forse egli sognava anche di mettere fine allo scisma che divideva la Cristianità dall’11° secolo. Lo zar, “liberatore e benefattore dell’Europa”, può finalmente ridare nel 1815 la priorità alla politica interna ed alla sua “cara nazione russa”. Sarà, tuttavia, nelle sole regioni periferiche del suo Impero che egli si impegna in profonde riforme: egli dota la Finlandia (conquistata nel 1808) e la Polonia, di cui è re dal 1815, di costituzioni liberali. Il servaggio viene abolito nei paesi baltici. In Russia, per contro, la carta fondamentale che il ministro Nikolai Nikolaievic Novosiltscev o Novosilcev (1761-1836) è stato incaricato di redigere, resta lettera morta e la censura viene ristabilita. Allo stesso tempo, la sua politica estera diventa sempre più conservatrice: egli lascia che la Santa Alleanza diventi uno strumento di repressione dei movimenti nazionali. Vecchio massone, difensore della prima ore del principio delle nazionalità, egli vede in queste rivolte solo le manifestazioni di una insubordinazione, che vogliono destabilizzare i poteri in carica. Obnubilato dalla paura di una cospirazione internazionale, egli rifiuterà, in tale contesto, di aiutare la Grecia, in piena ribellione contro il giogo ottomano. L’affermazione di una fede individuale molto poco ortodossa, tendente al misticismo, porta ad alienargli il clero ortodosso e si traduce progressivamente in un disgusto per l’azione, arrivando a dire: “il trono non è la mia vocazione”. Egli abbandona, sempre di più, il potere alla gestione tirannica di uno dei suoi stretti collaboratori, il ministro Aleksej Andreevic Araktsiev (1769-1834). Ritirato, paranoico, egli pensa anche di abdicare in favore di suo fratello Nicola, ma la morte lo sorprende, in occasione di un soggiorno in Crimea, il 19 novembre 1825. Gli succederà sul trono il fratello Nikolai I Pavlovic (1796-1855). Il conte generale Joseph Andrault de Langeron (1649-1711) scriverà che i contemporanei di Caterina II non avrebbero riconosciuto la loro patria se, per caso, fossero ritornati sulla terra, in quanto, “fra la Russia del 1790 e quella del 1824 esiste una distanza di 300 anni”. Egli mette in evidenza i reali cambiamenti operati da Alessandro, la cui ambizione era “la pace del mondo e la civiltà in Russia”. Egli ha ingrandito il suo paese, affermato il suo rango nelle questioni europee e preparato gli spiriti alle grandi riforme dei regni successivi. Ma, cosa strana, il mistero che ha finito per avvolgere il personaggio non ha smesso di crescere dopo la sua morte. Dieci anni dopo la sua scomparsa, verrà arrestato per vagabondaggio un eremita, tale Fedor Kuzmic, che conduceva una vita di ascesi e di preghiera nella zona di Tomsk, in Siberia, che stranamente assomigliava al sovrano scomparso. L’affare è tanto più preoccupante in quanto il corpo di Alessandro non era stato esposto al pubblico e che la sua tomba si è rivelata vuota allorché è stata aperta per mettere fine alle voci più assurde. In definitiva, per usare le parole del principe poeta Piotr Wiazemsky o Viazemskij (1792-1878) Alessandro I resterà sempre “una sfinge indecifrabile fino alla sua tomba”.

NOTA

(1) Quaccheri: fedeli di un movimento cristiano nato nel XVII secolo in Inghilterra, fondato da George Fox (1624-1691), appartenente al calvinismo puritano, che si concentra sul sacerdozio di tutti i credenti. I membri sono conosciuti come amici o comunemente come quaccheri, anche se in origine si definivano Figli della Luce.

BIBLIOGRAFIA

Chapman Tim, Imperial Russia, 1801-1905, Routledge, 2001;

Lefebvre Georges, Napoleone, Bari, Editori Laterza, 2009;

Palmer Alan, Alexander I: Tsar of War and Peace, New York, Harper and Row, 1974;

Phillips, Alexander I (tsar), on Encyclopaedia Britannica, Cambridge University Press, 1911;

Rey Marie Pierre, Alessandro I, Flammarion, 2009;

Troyat Henri, Alessandro I, Milano, Biblioteca Storica, Il Giornale, 2001;

Tulard Jean, Napoleone, Milano, Rusconi libri, 1994.


Massimo Iacopi

 

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