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DISCORSO SULLA NATURA DEL PENSIERO DELLA MEMORIA E DELL’ANIMA

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C.Sarcià - A. Cantelmo


L’esistenza dell’anima si dimostra attraverso lo studio della natura del pensiero e della memoria

 

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LA FORZA DEL PENSIERO IN UNA DONNA


Riflessioni

DISCORSO SULLA NATURA DEL PENSIERO DELLA MEMORIA E DELL’ANIMA

L’esistenza dell’anima si dimostra attraverso lo studio della natura del pensiero e della memoria

(Villa Tarani Greccio, 16/07/2022)

DISCORSO SULLA NATURA DEL PENSIERO  DELLA MEMORIA E DELL'ANIMA

L’ipotesi dell'esistenza dell'anima, che è saldamente legata alla credenza dell’esistenza di Dio, è una questione che ha diviso i popoli fin dalle origini della civiltà. Lasciando ai teologi l’onere di imbastire enunciati filosofici con lo scopo di descrivere ed avvalorare i concetti di divinità, che comunque rimangono un’esigenza innata ed ancestrale di quasi tutti gli individui, a mio parare il concetto di anima non può essere disgiunto da quello di pensiero e di conseguenza da quello di memoria. Pertanto, se esiste un’anima immortale, come si vuole affermare da più parti, con essa dovrebbe risultare immortale anche il pensiero, poiché è il pensiero che realizza il crogiuolo di immagini, suoni, sensazioni, esperienze e storia di un’intera vita, che si concentra nella memoria ed insieme ad essa costituisce la più alta testimonianza dell’Essere. Innanzitutto andrebbe individuato il concetto di anima ed elencare i segni che ne possano testimoniare l’esistenza. Contemporaneamente si rende necessario configurare i rapporti chimico fisici che esistono tra anima, pensiero e memoria. Nel senso che, se l’anima è anche depositaria, nel bene e nel male, dell’intera storia dell’individuo, dei fatti, delle immagini, dei desideri e delle azioni, risulta evidente che essa anima non può non essere depositaria del pensiero e della memoria stessa dell’individuo, o un tutt’uno, sia quando esso è vivente ed agisce nel pieno delle sue facoltà, sia allorché l’individuo sia venuto a mancare. Secondo i sostenitori dell’esistenza dell’anima, allorché il corpo cessa di vivere e si trasforma in oggetto  destinato al dissolvimento (sia pure protetto da una sacralità innata nella coscienza degli uomini), la morte non colpisce anche l’anima. Ne consegue che non dovrebbe colpire neanche il pensiero e pertanto l’anima dovrebbe rimanere custode della memoria, dei ricordi, dell’intera vita dell’individuo. Questa capacità del pensiero di sopravvivere alla morte del corpo, si presume insieme all’anima, anzi, forse, in una “dimensione” che è essa stessa l’anima, deve poter essere dimostrata attraverso sperimentazioni, nel senso che l’esistenza autonoma del pensiero e della memoria, quindi dell’anima, non può sfuggire alle leggi fondamentali della Natura che dimostrano come in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Possiamo dunque ipotizzare che il pensiero e la memoria, dopo il trapasso dell’individuo che ne è stato il “produttore”, si trasformino, modificando il loro stato di energia compatibile con le cellule viventi del cervello, in uno stato di energia compatibile con il vuoto, o con le molecole dell’aria circostante, o assumano una costituzione quantistica provvista di capacità non solo di sopravvivenza, ma addirittura di movimento spazio-temporale. Nell’uno e nell’altro caso ci si deve interrogare sul fatto che, riesaminando il ragionamento all’inverso, partendo cioè dal trinomio pensiero-memoria-anima, sopravvissuto alla morte mediante la sua “naturale” trasformazione in materia quantica e tornando allo stato iniziale del trinomio stesso, presente nelle cellule cerebrali dell’individuo vivente, la logica più elementare reclama l’affermazione di un concetto fondamentale” e cioè che  “il pensiero” è materia, che la “memoria” è materia e che di conseguenza anche “l’anima” è materia. Dunque, secondo le leggi naturali scoperte da Lavoisier, non sono destinate né al perimento, né alla scomparsa, ma sono semmai soggette a trasformazione, conservando “in eterno” l’essenza della loro funzione e del loro stato naturale (pensiero-memoria-anima). Del resto, anche il corpo umano, dopo la morte,  non scompare, ma cambia forma attraverso una serie di fenomeni chimico fisici ormai noti, della cui natura tuttavia non ci si è ancora occupati a sufficienza. Il pensiero, per effetto di complessi fenomeni chimico fisici (sinapsi), si fissa nella memoria dei viventi. Questo processo, nelle sue finalità, dovrebbe riguardare fondamentalmente l’anima, qualora essa esistesse davvero; e forse anche il rapporto dell'anima con Dio. Dando sempre per scontato che Dio esiste. Questi processi potrebbero dimostrarsi mediante lo studio delle leggi naturali, corroborato dalla consapevolezza dell’esigenza del divino innata negli esseri umani. Non è infatti accettabile che si preferisca mantenere avvolta nel mistero la presunta immortalità dell’anima e quindi della memoria e del pensiero, piuttosto che dedicare scienza, sperimentazioni e fenomeni, al netto di pregiudizi e magonerie, allo scopo di rendere facilmente verificabile quello che appare come un teorema mai dimostrato e forse indimostrabile. Queste mie considerazioni nascono dall’esigenza tutta personale di tentare di diradare i dubbi millenari che hanno accompagnato le credenze popolari e le aspettative dei singoli individui. Non si può infatti negare che qualsiasi individuo, persino quelli convertiti, come si suole ripetere, sulla via di Damasco, “purtroppo” in possesso di facoltà quali l’intelligenza, la capacita di ragionare, la sensibilità e la predisposizione ad indagare in merito alla vita ed all’origine dell’universo, nutre frequenti dubbi circa la credibilità di tante incredibili affermazioni giunte a noi attraverso le Antiche Scritture, laddove vengono enunciati presunti colloqui tra Dio ed i cosiddetti Profeti, finalizzati a concludere un patto tra Dio e gli uomini secondo regole definite da Dio stesso. Sappiamo che il pensiero si deposita nella memoria e vi affastella l’intera vita dell’individuo. Affinché il pensiero possa essere definito immortale, esso dovrebbe essere costituito da una sorta di energia specifica di tipo quantistico e come tale dovrebbe poter essere studiato, individuato, esaminato, captato e addirittura trasmesso da una mente ad un'altra. Di queste possibilità, malgrado i tanti esperimenti effettuati in tutte le epoche, fino ad ora non c'è traccia alcuna. Ne consegue che il pensiero, con ogni probabilità, non è energia, non può essere trasmesso né captato e di conseguenza non può sopravvivere alla morte del soggetto che lo ha prodotto. Possiamo dunque affermare che il pensiero può esistere soltanto nella memoria di un individuo vivente in quanto strettamente legato alla sopravvivenza dell’individuo stesso. E siccome l’anima, di cui le religioni si ostinano a predicare l’esistenza, la sopravvivenza oltre la morte dell’individuo, insieme ai suoi pensieri e alla sua memoria  e più in generale l’immortalità e quindi la capacità di sopravvivere alla parte fisica dell’individuo, dovrebbe essere alimentata o addirittura costituita almeno dalla memoria, dal ricordo e probabilmente anche dal pensiero. Le difficoltà a credere nell’esistenza dell’anima e quindi nella sopravvivenza, con l’anima, del pensiero e della memoria degli individui, nascono dal fatto che tali ipotesi non sono state mai dimostrate, neanche provando che il pensiero sia in affetti una forma di energia, quindi di materia e quindi indistruttibile e semmai soggetto a modifiche naturali attraverso fenomeni chimico fisici che ne conservino la caratteristica principale che è il ricordo. Appare quindi logico poter affermare che la memoria ed il pensiero non possono sopravvivere alla morte del corpo, Ed anche l’anima, costituita nell’immaginario dalla memoria e dal pensiero, perisce anch’essa insieme al corpo, ammesso che un’anima possa verosimilmente esistere, non potendosene a questo punto giustificare la funzione.

Repubblica di S. Elena Greccio,16/07/2022 (Ricorrenza della Madonna del Carmelo) C.S.

A MARGINE

Notizie proto scientifiche di un certo Antonio Cantelmo

Trovate per caso sul web, che ben si attagliano all’argomento da me trattato.

PSICOLOGIA QUANTISTICA: LA FORZA DEL PENSIERO

In questi ultimi anni si stanno diffondendo, a macchia d’olio, libri e corsi di formazione su tecniche di auto-aiuto e tecniche di guarigione che fondamentalmente si basano sulla forza del nostro pensiero. Questo fenomeno viene identificato con nomi diversi, come ad esempio la legge di attrazione o di potere dell’intenzione. Alcune filosofie orientali con radici molto lontane, recenti filosofie occidentali e da sempre alcune religioni, confermano insieme una stessa verità. Da un punto di vista scientifico questa verità straordinaria, che ci riguarda in prima persona, è provata dai più recenti studi di fisica quantistica, di neuroscienze e di biologia: la forza del pensiero umano è in grado di plasmare la realtà. Tutto questo può sembrare incredibile o difficilmente attuabile, per alcuni addirittura impossibile. Ciò che noi pensiamo maggiormente e l’emozione che proviamo mentre facciamo questi pensieri ricorrenti, si realizza nella nostra realtà, diventa il nostro futuro. Questa possibilità di plasmare la nostra realtà è disponibile per tutti, in qualsiasi momento. Per questa ragione è essenziale che iniziamo a porre particolare attenzione al nostro modo di pensare, soprattutto ai nostri pensieri ricorrenti, a ciò che immaginiamo possa accadere nella nostra vita a alle emozioni ad essi correlati. Quindi se pensiamo quanto siamo sfortunati, stanchi, immeritevoli, sgradevoli, cattivi, questo sarà ciò che raccoglieremo nella nostra vita. Le persone che ci sono vicine e le situazioni, ci confermeranno che tutto ciò è vero. In particolar modo se questi pensieri, sono sostenuti da emozioni vissute con disagio come ad esempio la paura, la rabbia, la tristezza, o lo sconforto, la possibilità che si realizzino nella nostra vita è molto alta. Quando riusciamo ad essere consapevoli dei nostri pensieri negativi e decidiamo di volerli cambiare in pensieri o azioni positive, cambiamo la rotta verso quel porto, il nostro futuro, che desideriamo tanto visitare nella nostra vita. Sono certo che nella vostra vita avete già sperimentato l’efficacia di tutto questo: ciò che avete pensato si è realizzato e magari avrete dato la causa o il merito al destino o a qualcun altro. Forse non è proprio cosi. Il processo creativo per plasmare la nostra realtà è semplice, addirittura può sembrare banale. Sicuramente è molto diverso dal nostro usuale modo di pensare e sentire le emozioni e da ciò che normalmente facciamo concretamente nella nostra esistenza. Ciò che è necessario fare per lavorare con il processo creativo, è reimparare ad utilizzare i propri pensieri, le proprie emozioni e la propria fiducia verso qualcuno o qualcosa di più grande. Qualcuno lo chiama Dio, qualcuno Universo, qualcuno Energia Divina. E’ necessario agire in maniera diversa da ciò che facciamo tutti i giorni. Modificando i comportamenti che di solito ci mantengono nella nostra situazione di persone poco serene, infelici o irrealizzate. Inoltre è importante considerare le nostre convinzioni, cioè ciò che noi crediamo sia “veramente vero”. Mi riferisco alle convinzioni subconscie, cioè a quelle verità che noi crediamo vere non solo con la nostra mente e la nostra razionalità, ma soprattutto crediamo vere con il nostro cuore e con la nostra pancia. Quante volte ci è capitato di dirci si, ce la facciamo a raggiungere questo obiettivo perché tanto desideravamo farcela, ma dentro di noi sentivamo che facevamo fatica a farcela e non ce l’abbiamo fatta? Le convinzioni sub consce, sono il motore, che mette in movimento le emozioni. Le emozioni sono l’energia che sostiene il raggiungimento del nostro desiderio o obiettivo. Quindi, se ad esempio crediamo che qualcosa è difficile da raggiungere o che addirittura noi ce lo meritiamo veramente, tutti i nostri sforzi per plasmare la nostra realtà saranno faticosi e sarà difficile raggiungere ciò che desideriamo. Esistono diversi metodi per modificare le proprie convinzioni subconscie, in modo che queste ci sostengano per raggiungere ciò che desideriamo nella nostra vita. Alcuni di questi metodi sono di auto-aiuto, altri necessitano del lavoro di un professionista competente. Ciò che è veramente importante è comunque arrivare a sentire emotivamente in modo diverso e positivo una convinzione, una verità in modo che questa diventi vera anche per la nostra esistenza e per il nostro cuore, oltre che per la nostra mente. In questo modo sarà una convinzione subconscia a sostenere il nostro pensiero, desiderio o obiettivo. Spesso, nell’esercizio della mia professione, mi viene posta questa domanda: dove sta la differenza tra sognare e creare la realtà? A mio avviso ci sono delle caratteristiche specifiche che distinguono il sogno dal processo creativo e di seguito indico quelli che, a mio modesto avviso, costituiscono quei fattori fondamentali di distinzione: a) per primo e più importante l’assunzione di responsabilità al 100% di ciò che ci accade nella nostra vita; b) la scelta, la decisione di voler fare qualcosa per cambiare in meglio la nostra esistenza; c) l’impegno verso se stessi; d) la costanza nell’utilizzo del metodo più adatto per ognuno di noi. Quando penso a tutto questo, alla forza del pensiero e delle emozioni, mi ritengo immensamente fortunato e appagato, grato e felice, inizialmente per aver osato sperare che fosse vero, poi per aver voluto sperimentare direttamente questa verità, questa forza e infine per aver sentito nel profondo del mio essere quanto tutto questo fosse concretamente vero e meraviglioso se utilizzato nel modo corretto. Credo che la ricerca scientifica e la sperimentazione non siano ancora arrivate a comprendere del tutto e in modo empirico tutte le potenzialità della nostra mente. Il cammino è ancora lungo, ma questo viaggio personalmente lo trovo già meraviglioso e sta a noi scegliere se volerlo intraprendere oppure no. In ogni caso anche se decidessimo di non volerlo fare, questa legge, questa forza del pensiero e delle emozioni agiranno ugualmente nel nostro esistere. Forse vale la pena di vivere meglio ogni singola giornata del nostro transito terrestre e di cercare di creare il futuro che desideriamo, tenendo comunque e sempre presente, come dice Deepak Chopra (illustre medico indiano – Nuova Dehli 1946): accetto il presente cosi com’è, perché il presente è sempre come dovrebbe essere. Se ciò che sto vivendo non è la realizzazione dei miei pensieri, significa che l’universo ha in serbo per me qualcosa di ancora più grande e meraviglioso che in questo momento non mi è dato conoscere.

(Antonio Cantelmo)


C.Sarcià - A. Cantelmo

 

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