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LA FACCENDA UCRAINA DIVENTA SEMPRE PIU’ SCOTTANTE

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi & Carmelo Sarcià


L’analisi del conflitto nata dalla collaborazione Iacopi-Sarcià

 

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CANNONE CAESAR DA 155/52 SU CAMION 6X6


Una carrellata a quattro mani sulla situazione bellica

LA FACCENDA UCRAINA DIVENTA SEMPRE PIU’ SCOTTANTE

L’analisi del conflitto nata dalla collaborazione Iacopi-Sarcià

(Le Pradet FR – S. Elena IT, 14/07/2022)

Un breve commento sull’Operazione Speciale russa ancora in atto in Ucraina. Gli ultimi sviluppi delle operazioni sul terreno, ancora favorevoli alle forze armate russe, nelle intenzioni di Zelensky dovrebbero consentire alle forze armate ucraine di ribaltare l’attuale situazione nel quadro della promessa americana di dotare i militari di nuove armi in grado di colpire con precisione e senza troppe perdite le forze russe. Tuttavia, gli effetti sperati da Zelensky non saranno così immediati come potrebbe augurarsi il Presidente attore, in quanto la sola assegnazione di nuovi e più sofisticati mezzi di combattimento non potrà essere al momento decisiva, occorrendo mesi per l’addestramento degli equipaggi e dei Quadri che dovranno assimilare le nuove strategie.

In questo modo, i Russi sono costretti a comprimere di meno la molla logistica in attacco, perché ora le loro strutture logistiche risultano sotto il tiro delle artiglierie e dei lanciarazzi e missili ucraini. Particolarmente efficace è il cannone Caesar da 155/52 su camion 6x6 in dotazione agli Ucraini, la cui gittata che va oltre i 35 km gli conferisce mobilità e minor rischio circa l’azione micidiale della controbatteria russa. Questo significa che i Russi stanno comunque incontrando difficoltà in misura superiore a quella prevista, nel conseguimento dei loro obiettivi e quindi si può ipotizzare che la durata della guerra sia destinata a protrarsi nel tempo. Insomma, la pace auspicata dai tanti osservatori, al momento non sembra possibile, nonostante che gli USA stiano esercitando forti pressioni sulla Cina con l’arma dei dazi imposti alle merci provenienti dal Paese del Dragone, affinché faccia la voce grossa col Russo. Cosa questa che è da ritenere pressoché impossibile. Si è inoltre osservato che gli incontri fra i capi di Stato che contano, si succedono con ritmo frenetico allo scopo di stimolare in Putin una reviviscenza sulle vere ragioni della sua folle impresa e mettono in evidenza una indisponibilità dei Russi ad aprire negoziati ed una immutata caparbietà nel voler proseguire sul terreno questa cosiddetta “operazione speciale” che non lascia ben sperare in una conclusione a breve termine del conflitto. A meno che Putin (per una somma di fattori esterni ed interni) non si decida a fermare unilateralmente i combattimenti, con l’incognita però delle reazioni di Zelensky e soprattutto degli Americani i quali, a quanto pare, non sembrano granché preoccupati della prosecuzione del conflitto sine die, con l’obiettivo, non si sa quanto possibile e quanto pericoloso per l’Occidente, di mettere in scacco il novello “Zar”. Con ogni probabilità Putin gioca invece al gatto col topo nella speranza di poter dettare lui le condizioni per la “pace finale”, una volta raggiunti i suoi obiettivi. Certo è che, da un punto di vista strategico, gli ultimi avvenimenti non sono andati a favore della Russia. Putin in realtà desidera creare fare in modo che l’Ucraina non diventi l’ennesimo parco giochi della NATO pronta a schierare ulteriori armi strategiche puntate sul Cremlino. E’ inutile negare che il Presidente russo ha scatenato questo tragico “ambaradàn” per porre termine all’espansionismo NATO (leggasi americano) lungo i confini della Confederazione Russa. C’è chi dice che, lungi dal realizzare questa che Putin ritiene essere una esigenza irrinunciabile, egli, pur non volendolo, abbia in realtà provocato un’esasperazione delle mire atlantiche tese a rendere la Russia una nazione inerte e rassegnata, ottenendo, per contro, un evento assolutamente imprevisto ed indesiderato, quale l’allargamento della NATO a Finlandia e Svezia, ormai firmato dal reticente Erdogan. Un fatto, quello dell’assorbire le forze armate di Svezia e Finlandia nelle file degli eserciti NATO, che andrà a completare l’accerchiamento della nazione russa. Cosa questa alquanto pericolosa; basti prendere nella dovuta considerazione gli altolà e i diktat di Putin e Medvedev indirizzati allo Zio Sam che suonano come una lugubre minaccia in caso di ulteriori avvicinamenti della NATO ai confini russi. Avvicinamenti che ridurrebbero quasi a zero lo spazio cuscinetto di profondità tattica tra la Russia e le nazioni circostanti. Sotto questo aspetto, l’agitazione russa per il gas è un segno evidente che il colpo delle sanzioni fa molto, ma molto male sotto l’aspetto psicologico. D’altronde, la Russia non può giocare troppo sul taglio delle forniture di gas all’Europa, perché per sostenere questa guerra sta sperperando gran parte dei suoi capitali ed il gas venduto all’Occidente sarebbe essenziale per finanziare e proseguire i suoi propositi. Diminuirne la quantità ceduta all’Europa può essere per lui una buona mossa, perché scatenerebbe l’aumento dei prezzi e quindi alla fine gli introiti risulterebbero ugualmente appetibili. In questo momento critico, non sembra che la Russia si trovi nelle condizioni di poter rinunciare a questa vitale risorsa, anche perché non le sarà facile trovare acquirenti del calibro dell’Occidente, dato che la Cina è già un buon cliente che però in questo frangente consuma di meno, per effetto della congiuntura mondiale del commercio. Sempre dal punto di vista strategico, l’altro evento negativo per la Russia è l’avvenuta conferma dell’aumento dei budget per le spese militari degli Stati membri fino al 2/2,5% del PIL nazionale, oltre all’aumento delle forze di pronto impiego a livello Europeo. Infatti, la “forza di reazione rapida” passerà dagli attuali 45 mila uomini a 300 mila. Un fatto questo che peserà, comunque, sui bilanci degli stati membri. La NATO ha anche deliberato lo schieramento di nuovi sistemi di copertura antimissile in due nazioni aderenti al patto, una delle quali sarà sicuramente l’Italia. Questa misura è volta a proteggere le basi aeree e navali dell’Alleanza. Tra le pieghe dell’intero pacchetto si può leggere anche un aspetto “propagandistico” che alla fine potrebbe avere l’effetto del “can che abbaia” poiché, per rendere effettivo l’intero dispositivo occorreranno diversi anni. La decisione evidenzia comunque una forte volontà dell’Occidente di inviare a Mosca un messaggio forte e deciso circa l’atteggiamento che gli Stati occidentali intendono tenere da ora in avanti nei confronti delle iniziative della Confederazione. Che Dio ce la mandi buona!...

 
 
 

Massimo Iacopi & Carmelo Sarcià

 

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