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EUROPA NELLA “TRAPPOLA”

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Putin smaschera il Golem: emarginata dalle grandi potenze l’Europa non conta nulla.

 

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EUROPA GIGANTE D’ARGILLA


La guerra in Ucraina

EUROPA NELLA “TRAPPOLA”

Putin smaschera il Golem: emarginata dalle grandi potenze l’Europa non conta nulla.

(Assisi PG, 30/08/2022)


La guerra russo-ucraina si sta dimostrando con il passare del tempo un vero incubo per l'Europa che, oltre a subirne i contraccolpi, si ritrova a giocare un ruolo secondario e subalterno nel contesto delle grandi potenze, Il vantaggio con gli Americani risiede nella loro franchezza. Chiaramente, essi vogliono punire la Russia per l'aggressione all'Ucraina. Il loro piano si sviluppa secondo i loro desideri; pesanti sanzioni per la Russia; un aiuto massiccio al paese aggredito. L'Occidente - essenzialmente l'Europa, immediatamente ringalluzzita e la NATO, risvegliata dal suo “coma” - ha sostanzialmente validato questa politica di ritorsione. Primo colpo, la Russia soffre abbastanza, nonostante le misure preventive e pianificate messe in atto, con l'aiuto della Cina e dell'India. Il livello di vita dei Russi diminuisce, esplode l'inflazione ed iniziano le restrizioni. Si può tuttavia pensare che la capacità di resistenza e la tradizionale rusticità e frugalità del popolo russo gli permetteranno di superare anche questa prova. Si sente spesso dire in Russia: “Abbiamo vissuto periodi ben peggiori di questo”. Da lato europeo, per contro, l'avvenire appare “oscuro”. Tutti i paesi dell'Europa non verranno colpiti allo stesso modo, ma tutti dovranno affrontare una crescita dimezzata, un'inflazione galoppante, la degradazione del rispettivo livello di vita e la perdita di molti mercati esterni a vantaggio di paesi emergenti. Una volta sopita l'emozione connessa con la guerra, suonerà inevitabilmente l'ora della verità. Per rimanere fedeli alla loro linea antirussa attuale, i dirigenti europei dovranno dare prova di grande determinazione. Quanto all'economia americana non si vedono problemi all'orizzonte: essa dovrebbe sfuggire all'onda d'urto del conflitto: quindi gli Americani venderanno ancora di più, specialmente in Europa: più materiale d'armamento, più energia, più tecnologia e cereali, con buona pace degli alleati dello Zio Sam. Dopo quattro mesi di guerra, l'America ha chiaramente scelto di impegnarsi ben al di là di quanto si auguravano, agli inizi, la maggioranza degli Stati degli Stati europei. Il presidente Joe Biden vuole portare il suo Paese e l'Europa in una guerra risolutamente morale, vale a dire totale: far trionfare l'armai tradizionale  “campo del bene” di bushiana memoria - la democrazia, i diritti dell'uomo, il sistema liberale. Il nemico russo é diventato il diavolo del momento storico. Esso deve essere battuto, cancellato dalla storia, come lo sono stati, a loro tempo e sempre in nome del bene, gli Indiani d'America, l'Impero del Giappone, Saddam Hussein e come avrebbe dovuto esserlo anche Bashar el Assad di Siria. Biden ha richiesto ai suoi partners europei di stringersi dietro l'America, di fronte ad un “campo del male”. Qualificando Putin come “macellaio” o “criminale”, egli impedisce, di fatto, qualsiasi uscita diplomatica e condiziona, bloccandolo, il negoziato per l'uscita dalla guerra, evento, che ha tuttavia reclamato, già diverse volte, anche il presidente ucraino Volodymir Zelenski. Anche il presidente francese aveva anch'egli scelto di mantenere il contatto con Mosca. Ma Emmanuel Macron ha troppo esitato agli inizi fra il necessario dialogo con i Russi e la solidarietà euro-atlantica ed in tal modo, a livello diplomatico, non ha fatto altro che lasciare il campo libero al turco Recep Tayyip Erdogan, autoproclamatosi negoziatore in capo, Tralascio, per carità di patria i timidi tentativi italiani che si sono risolti, agli occhi degli ortodossi filo-americani (PD in testa), in un miserevole flop. Il vero obiettivo dell'America é ampiamente dichiarato: cacciare Vladimir Putin dal potere e mettere la Russia in ginocchio. I 10-15 miliardi di dollari, distribuiti in Ucraina dal 2014 ed i 40 miliardi, promessi nello scorso mese di aprile, mirano a fare di questo paese una nuova portaerei della NATO alle porte delle stesse frontiere della Russia. Questo vecchio progetto di Washington, nato all'indomani della caduta dell'URSS, purtroppo per l'Europa, va ancora avanti, nonostante il rischio evidente di escalation nel conflitto, che potrebbe portare sino all'impiego tattico di armi nucleari. April Haines, la direttrice dell'intelligence nazionale americano, ha, peraltro, messo in guardia la Casa Bianca contro questo pericolo. L'Ucraina si é ormai trasformata in un campo di battaglia americano-russo. Le armi ed i sistemi informativi forniti dagli USA a Kiev sono riuscite a fare parzialmente deragliare la macchina da guerra russa. L'obiettivo strategico degli Americani é quello di impantanare e quindi rovinare la potenza russa (ma evidentemente essi non hanno imparato la lezione storica delle possibilità intrinseche di recupero della nazione russa, che, oltre ad un senso patriottico profondo, vive da sempre di rendita su immense risorse minerarie), per meglio allontanarla dal concerto delle Grandi Nazioni, anche al rischio di minare interi settori dell'economia europea (e nessuno al momento ne parla a Bruxelles). Se l'interesse dell'America é quello di indebolire sensibilmente la potenza russa, battendosi “fino all'ultimo ucraino”, l'Europa non ha alcun interesse a rimanere inerte di fronte alle radicali (strano per trattarsi di democratici) idee di un Biden. Qui non si tratta di giustificare la criminale azione di Putin, ma giocando anch'essa al pericoloso gioco dell'escalation militare, potrebbe entrare direttamente nella guerra, perdendo così ogni possibile capacità di controllo. La “vecchia Europa”, questa entità, definita da diversi storici del passato come la “parte preziosa dell'umanità”, dovrebbe ritrovare il senso delle realtà geopolitiche, lavorare per comprendere meglio la Russia, il suo competitore strategico, senza necessariamente trasformare Putin in un “nemico assoluto”. Più che mai, la sicurezza e la sovranità dell'Europa dovrebbero consigliare Bruxelles di non respingere in maniera irreversibile la Russia verso l'Asia e nella mani della Cina.


Massimo Iacopi

 

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