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LE GUERRE INIZIANO QUANDO SI VUOLE E TERMINANO QUANDO SI PUÒ

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


L’Operazione Speciale si è rivelata una trappola senza vie d’uscita onorevoli per Putin

 

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NICOLO’ MACHIAVELLI


Parafrasando Machiavelli

LE GUERRE INIZIANO QUANDO SI VUOLE E TERMINANO QUANDO SI PUÒ

L’Operazione Speciale si è rivelata una trappola senza vie d’uscita onorevoli per Putin

(Assisi PG, 16/09/2022)

LE GUERRE INIZIANO QUANDO SI VUOLE

E TERMINANO QUANDO SI PUò

La guerra russo Ucraina si sta dimostrando con il passare del tempo un vero incubo per l'Europa che, oltre a subirne i contraccolpi, si ritrova a giocare un ruolo secondario e subalterno nel contesto delle Grandi Potenze, mentre Putin che l'ha iniziata nel momento in cui pensava di avere un vantaggio strategico e tattico si trova ora impantanato, si ritrova ora in un vicolo cieco, frutto delle sue errate valutazioni. Molto spesso si ascolta una formulazione modernizzata o più esplicita di questa frase di Nicolò Machiavelli (1469-1527), con modifica della seconda parte: “... ma si finisce quando si può”. Essa si accompagna generalmente con una attribuzione svogliata all'opera più celebre dell'umanista e scrittore fiorentino: Il Principe, scritto nel 1513 dal vecchio servitore della Repubblica del Giglio, cercando di rientrare nelle grazie presso i Medici, nuovi signori di Firenze (sopravvivere necesse est ovvero, bisogna pur vivere). In effetti, questa frase apre il Capitolo X del Libro II dei Discorsi sulla prima decade di Tito Livio, composta nel corso del decennio 1510 (1), capitolo, intitolato: “I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è la comune opinione”. La conoscenza di questa emblematica formula avrebbe potuto forse dissuadere Vladimir Putin (1952- ) dall'attaccare l'Ucraina, in quanto essa illustra a meraviglia la situazione in cui egli si ritrova. Passato il tempo del'incredulità, ovvero di sbalordimento, la stragrande maggioranza dei commenti “autorizzati”, ma anche ben informati, per quanto lo si possa essere in un contesto di controllo spinto dell'informazione, ha valutato che lo svolgimento delle operazioni militari non rispondesse più allo scenario iniziale dell'invasione, così come immaginato dal presidente russo. Una decisione che oggi potremmo definire caratterizzata da una certa leggerezza, da una certa superficialità, per non parlare di colpevole accecamento. Putin non si aspettava, manifestamente, operazioni di lunga durata, dure e costose sotto tutti i punti di vista: lui ed il suo ambiente avevano sufficientemente coscienza delle realtà militari, per sapere che non si può invadere un territorio di circa 580 km2 con 200 mila uomini ed, a maggior ragione, per garantirsi il controllo per mezzo di una occupazione durevole!... Piuttosto che l'Afghanistan, il loro errore ricorda quello degli USA in Iraq: fare affidamento sul fatto di essere accolti da liberatori e su quello di poter imporre nuovamente un governo “importato” nei furgoni di un esercito straniero. Il leader russo si aspettava un programmato tradimento a Kiev, effetto della famosa “quinta colonna” all'interno del governo ucraino?... Per uscire da questo vicolo cieco, il boss del Cremlino, che sembra aver ascoltato solo sé stesso fino al 23 febbraio, si trova ora davanti ad una situazione caratterizzata da una serie di molteplici parametri: la situazione militare rimane il dato fondamentale, ma l'atteggiamento dell'avversario ucraino, quello della comunità internazionale, in particolare della NATO e della Cina e l'effetto delle sanzioni economiche o delle forniture di armamenti occidentali a Kiev, peseranno sempre di più con il perdurare indefinito del conflitto. Insomma, il capo del Kremlino non uscirà dalla guerra proprio ed esattamente quando “lo vorrà”. Per valutare fino a che punto egli sarà costretto a fare delle concessioni, sarebbe necessario conoscere le sue vere intenzioni iniziali: come minimo (a minima) il rovesciamento di Volodyomir Zelensky (1978- ), l'ufficializzazione dell'avvenuta annessione della Crimea ed una ufficializzazione di quella del Donbass alla Russia. Orbene, se l'Ucraina ipotizza ormai concessioni sullo Statuto di questi territori e delle loro popolazioni, la loro integrale annessione alla Russia appare poco credibile. L'insediamento di un governo “amico” a Kiev sarebbe quasi certamente votato al fallimento, in quanto non riuscirebbe, indubbiamente, a spegnere la resistenza di una popolazione, il cui nazionalismo é stato portato al parossismo dall'aggressione e dall'esazioni del “grande fratello” moscovita. A prescindere dall'esito finale dello scontro in atto, l'”Operazione speciale” in Ucraina - termine originalmente utilizzato dai Nazisti per dissimulare la loro politica di sterminio, che rinvia in tal modo “a boomerang” l'accusa di neonazismo agitata dal Kremlino - sarà probabilmente un grande fallimento, in quanto, anche se essa non dovesse sfociare su un fallimento totale, la vittoriosa controffensiva ucraina in atto sta dimostrando, con grande sorpresa, le velleità di Mosca davanti ad un popolo motivato e potentemente armato dagli Occidentali. In effetti, le ulteriori controffensive che i Russi dovranno presumibilmente lanciare per recuperare i territori, già occupati a fatica nella seconda fase del conflitto, verrebbero pagate ad un prezzo manifestamente eccessivo, a medio ed a lungo termine. A questo punto sembra lecito domandarsi come mai, con tutti questi alias, che stanno dimostrando la loro effettiva rilevanza, Putin abbia potuto comunque lanciare questa “sciagurata” operazione speciale. La risposta si trova, forse, ancora nel Machiavelli e più precisamente, questa volta, nel capitolo III del Principe: Non si evita mai (una guerra), la si ritarda a proprio svantaggio”. Di fatto, Putin, convinto di avere un vantaggio strategico sull'Occidente con le sue armi ipersoniche, ha voluto trarne profitto prima che il vantaggio tecnologico e la “finestra” di superiorità temporale, si potesse richiudere, senza risultati, con la messa a punto di contromisure efficaci. Ma, alle volte, le armi tattiche (nello specifico missili contro carri, contraerei e terra-terra) possono risultare più decisive di quelle strategiche.

NOTA

(1) Contrariamente all'Arte della Guerra, scritta e pubblicata nel 1512, le opere maggiori di Machiavelli sono state pubblicate dopo la sua morte: i Discorsi, nel 1531, Il Principe e le Storie di Firenze, nel 1532.


Massimo Iacopi

 

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