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KALININGRAD TAGLIATA FUORI DAL RESTO DELLA RUSSIA

      

   

Foreign Affairs

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


La cittą russa costituisce oggi una enclave in Lituania in seno ad una Europa allargata

 

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KALININGRAD ENCLAVE RUSSA IN LITUANIA


Un rompicapo di geopolitica internazionale

KALININGRAD TAGLIATA FUORI DAL RESTO DELLA RUSSIA

La cittą russa costituisce oggi una enclave in Lituania in seno ad una Europa allargata

(Assisi PG, 29/09/2022) UN PARTENER DELL'UE, LA LITUANIA, OSPITA KALININGRAD, ENCLAVE RUSSA DALLE ORIGINI TEDESCHE

Dal 1946, i Sovietici, padroni di Könisberg, hanno ribattezzato e ripopolato con Russi la città, cercando di cancellarne il passato tedesco, una situazione geopoliticamente vantaggiosa, ma molto fragile e pericolosa. Nel 1946, i Sovietici fanno di tutto per far dimenticare il passato tedesco di Königsberg – Kaliningrad. La città gioca oggi su una doppia identità, decisamente fragile ed é proprio per questo che non é da escludere la regione possa diventare in qualsiasi momento, epicentro di gravi e pericolose tensioni.

Kaliningrad, città di Kalinin (1), luglio 2005: nei festeggiamenti del giubileo della città, Vladimir Putin (1952- ) sceglie di denominare l'evento come i “750 anni di Kaliningrad”. Eppure, la regione amministrativa russa di Kaliningrad è stata creata solo nel 1946 da parte dei Sovietici … . Questi ultimi hanno ricostruito la città dei bordi del Baltico sulle rovine della città tedesca di Königsberg (Colle del re) , fondata, essa, nel 1255 da parte dei Cavalieri Teutonici. In effetti, sarebbe stato indubbiamente molto più logico che si fossero celebrati i 750 anni della città di Königsberg. Ma come si arrivati a questa assurdità storica e della memoria?... Nel 1945, Königsberg (che non è mai stata russa) è senza dubbio tedesca. Questa antica città reale ha accolto fin dal 1701 la cerimonia di incoronazione dei Re di Prussia. Con la sua università, il suo castello e la sua cattedrale eretti fra il XIV ed il XVI secolo, la città natale di Emmanuel Kant (1724-1804) e di Hannah Arendt (1906-1975) incarna un volto dello splendore culturale tedesco. Tuttavia, fra il 1919 ed il 1939, la Prussia orientale, separata dal resto della Germania dal Trattato di Versailles, cristallizza risentimenti nazionalisti. Tutto si ribalta alla fine della Seconda guerra mondiale, quando crolla il III Reich. Nel 1945, il centro storico di questa città, che contava 372 mila abitanti nel 1939 risulta distrutto a più del 90%: prima sotto i bombardamenti anglo-americani, quindi in occasione dell’assalto finale delle truppe dell’Armata Rossa nel mese di aprile 1945. La popolazione tedesca che non è stata evacuata o che non è fuggita prima dell’arrivo delle truppe sovietiche viene espulsa manu militari nel 1947-1948 ed interamente rimpiazzata con dei “coloni” provenienti da tutta l’Unione Sovietica. Alla Conferenza di Potsdam, Josif Stalin (1878-1953) ottiene il “trasferimento definitivo all’URSS” di questo porto strategico che gli servirà come posto avanzato verso Ovest. Ma i nuovi abitanti, colpiti dalla inquietante stranezza di questa città in rovina, così poco russa e soprattutto così poco sovietica, hanno difficoltà a radicarvisi. Il potere locale ed il potere centrale di Mosca si sforzano da allora ad acclimatarli … Una politica di tabula rasa in materia di urbanistica liquida definitivamente il patrimonio prussiano e tedesco di Königsberg. La nuova Kaliningrad ignora tutto del tracciato della città anteriore, Le vecchie strade gotiche o rinascimentali dai caratteristici mattoni rossi fanno posto ai grandi insiemi ed alla grandi arterie ventose, tipiche della città sovietica. Kaliningrad scaccia Königsberg, che diventa una specie di Atlantide del Nord, una città inghiottita nel maelström (vortice) della storia. La cesura – storica, demografica, sociale – sembra assoluta. Tanto che l’amnesia volontaria colpisce anche la memoria culturale di Königsberg. Tutto lo sforzo di propaganda si basa sulla “fabbrica” di Kaliningrad, come avamposto occidentale dell’Unione Sovietica (2). Il potere russo costruisce, in tale contesto, sulla Grande Guerra Patriottica (la campagna sovietica contro la Germania nazista) la base fondante dell’identità della città, trasformando i Tedeschi in usurpatori: nei discorsi ufficiali, Königsberg diventa una città “malefica”, un “nido di vespe prussiane” o un “santuario della cricca dei generali tedeschi” ed i suoi abitanti vengono considerati come “antenati del fascismo” o come “cani dei teutonici”. Il simbolo più forte di questa germanofobia resta l’insulsa demolizione delle rovine del castello reale prussiano nel 1969. In questo contesto e fino al 1990, i temi di studio autorizzati riguardavano solamente alcuni campi precisi, come lo sviluppo dell’economia e dell’industria socialista. In questa volontà di cancellare il passato tedesco della città, i Sovietici trovano degli inattesi alleati in Germania. La Repubblica Federale Tedesca, orientata verso ovest, dimentica rapidamente Königsberg, mentre la Repubblica Democratica Tedesca di Pankow demonizza la memoria della Prussia Orientale: la città baltica, confusa nell’odio per i Prussiani imperialisti e fascisti diventa così la culla del male assoluto. Tuttavia, e contro ogni attesa, i nuovi abitanti della città comprendono che il presente di Kaliningrad non potrà costruirsi senza appoggiarsi su una eredità storica. I mutamenti politici sopravvenuti nell’URSS con l’arrivo al potere di Mikhail Gorbacev (1921-2022) e la sua Perestroika danno inizio ad un cambiamento a partire dalla metà degli anni 1980. Il tabù che pesava sulla ricerca storica su Königsberg e la Prussia orientale viene progressivamente tolto ed è proprio un gruppo di Kaliningrad che conduce fra il 1988 ed il 1990 il primo progetto di storia orale in URSS (3), Finalmente, dopo che la Lituania è ridiventata indipendente nel 1990, Kaliningrad risulta “fisicamente” tagliata dal resto della Russia. La città costituisce oggi una enclave russa in seno ad una Europa allargata – un rompicapo di geopolitica internazionale (4). Che cosa ne è dell’identità di Kaliningrad nei confronti di questa nuova situazione ed in quale direzione la città si dirigerà nel futuro ? Ancora oggi l’esercizio libero di storia si dimostra pericoloso in Russia. E le evoluzioni recenti di Kaliningrad in materia di architettura e di organizzazione urbana suscitano non poche perplessità. Le scelte politiche non fanno che accrescere la confusione identitaria della città ed a tal fine basta citare qualche esempio. Nel 1995, un referendum locale ha deciso la costruzione di una cattedrale russa ortodossa dedicata al Cristo Salvatore sulla piazza della vittoria, preliminarmente liberata della sua statua di Lenin. Inaugurato nel 2006 da Putin in persona, questo monumento supera di gran lunga in altezza il Dom gotico tedesco ricostruito nel corso degli anni 1990. Nel 2005, viene restaurata la Porta Reale in stile neogotico prussiano per servire da emblema per il giubileo. Questa porta simbolizza la Königsberg tedesca, con le sue statue dei principi Hohenzollern (la cui famiglia ha regnato a partire dal XV secolo sul Brandeburgo e quindi sul ducato di Prussia). Ugualmente nel 2005, in un altro stile, è stata inaugurata una colonna della vittoria che celebra la Grande Guerra patriottica su una delle piazze centrali della città: si trattava questa volta di celebrare la nascita di Kaliningrad. Da parte sua, il cantiere incompiuto della casa dei Soviet simbolizza, da solo, ormai da 20 anni, l’interruzione brutale dell’esperienza comunista … Il posto di Königsberg rimane ancora indeciso in Russia, anche se i depliant utilizzano tutti i possibili clichè folcloristici per attirarvi i turisti: dai Cavalieri Teutonici fino alla birra locale, denominata “Ostmark”, il cui nome evoca la “Marca Orientale tedesca”. Al contrario, figure intellettuali, come lo scrittore e compositore Ernst Theosor Amadeus Hoffman (1776-1882) o Hannah Arendt rimangono ancora largamente dimenticati. Unica eccezione famosa, Emmanuel Kant, il “buon tedesco” agli occhi dei Russi, che costituisce “una specie di cordone ombelicale che collega le due parti di una stessa storia e di uno stesso destino” (5). Il filo sembra essere riannodato, ma nondimeno rimane molto fragile. Resta comunque un fatto incontrovertibile: l'enclave russa di Kaliningrad, proprio alla luce delle recenti minacce di Putin all'Europa durante l'aggressione alla Ucraina, costituisce un luogo che può diventare in qualsiasi momento epicentro di gravi e pericolose tensioni, di fronte alle malcelate concupiscenze della Lituania, degli interessi della Polonia e della Bielorussia e nonché delle nostalgie storico culturali della Germania.

NOTE

(1Mikhail Ivanovic Kalinin (1875-1946) Di origine proletaria, egli viene scelto nell'autunno 1917 come sindaco della città di San Pietroburgo, che egli amministra durante e dopo la rivoluzione bolscevica del 7 novembre seguente. Amico di Stalin, Kalinin ha ricoperto nel Partito Comunista Sovietico importanti cariche. Dal 1919 é stato membro candidato del Politburo, entrandone a far parte attivamente nel 1925, dopo la presa del potere do Stalin. Dal 1919 al 1946 é stato Presidente del Presidiun del Soviet Supremo, cioè Capo dello Stato dell'Unione Sovietica;

(2) Terrier T., “Negare o integrare l’eredità tedesca ? – ville baltiche una memoria condivisa”, Rivista germanica internazionale , novembre 2010;

(3) Eckhard Matthes e Ackermann Arne, “Als Russe in Ostpreussen: Sowjetische Umsiedler ub ihren neubeginn in Konisberg/Kliningrad nach 1945”, Ostfildern, edition Tertium, 1999;

(4) Tetard F., “Geopolitica di Kaliningrad“, Paris Sorbonne, 2007 o anche Du Castel Viviane, “Da Königsberg a Kaliningrad: L'Europe face à un nouveau Dèpartement d'outre-terre sul la Baltique”, l’Harmattan, 2008;

(5) L’espressione di Alexander Popadin (Capo del Russian Cultural Fund di Kaliningrad) citata da Brodersen Per, “Die Stadt im Western“, Gottingen, Vandenhoeck e Ruprecht, 2008


Massimo Iacopi

 

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