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VIAGGIO FLUTTUANTE DEL PENSIERO SEMPLICE NEL MONDO COMPLESSO

      

   

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 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

Massimo Iacopi


Semplificare per far comprendere: un viaggio tra manipolazione e disinformazione

 

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VIAGGIO FLUTTUANTE DEL PENSIERO SEMPLICE NEL MONDO COMPLESSO

Semplificare per far comprendere: un viaggio tra manipolazione e disinformazione

(Assisi PG, 15/12/2022)

Ho provato a fare qualche riflessione sulla tendenza generalizzata di semplificare ogni cosa con l'intenzione di interpretare o di capire meglio il mondo che ci circonda. Ma così facendo, nella maggioranza dei casi, si cade in una interpretazione riduttiva della realtà, che non abbraccia la complessità delle realtà con cui giornalmente facciamo i conti. Una realtà quindi incompleta o, in molti casi, persino mendace. Per di più, a forza di voler semplificare tutto si giunge persino a confezionare generalizzazioni brillanti, frasi ad effetto e slogan di tipo propagandistico che sottintendono spesso la deliberata volontà subliminale di coartare le menti di chi ascolta. Insomma, un continuo e dilagante condizionamento psicologico condotto attraverso la manipolazione dei cervelli. La tendenza dell'uomo, nel corso della storia, è stata quella di tendere ad una semplificazione delle categorie di pensiero per poter meglio inquadrare ed interpretare in maniera efficace il mondo che lo circonda. Ma lo stesso mondo, fatto da uomini con la propria volontà e dalla loro libertà, ha, purtroppo, dimostrato, da sempre, che la sua o le sue rappresentazioni non possono essere ricondotte ad una pura e semplice categoria semplificata di qualcosa che è di per sé stesso complesso. Dunque, di fronte al mondo, specie quello odierno, invece di un pensiero semplificato occorre, piuttosto, un pensiero molteplice e che tenga conto dell'interazione delle diverse volontà degli attori che vi operano.

Pensiero semplificato

Dopo il fallimento e la rinuncia nel 1973 all'Accordo di Bretton Woods, dopo la loro sconfitta nel Vietnam alla fine degli anni 1970, dopo la terribile cattura degli ostaggi nell’Ambasciata in Iran, quante volte analisti di tutti i tipi hanno sentenziato la morte dell'America?... Per altri maestri del pensiero semplificato il 2001 doveva segnare la fine dell'Impero americano; poi sono arrivate le conclusioni ineludibili e le profezie dogmatiche sugli Stati “disuniti”, frammentati e preda degli umori delle opposizioni etniche e politiche. L'Euro avrebbe dovuto essere un serio concorrente del Dollaro che poteva “tagliare l'erba sotto i piedi” al suo dominio economico. Ma questo è un altro problema. Il fatto incisivo più recente che ha segnato negativamente l’immagine americana nel mondo è invece quello del precipitoso abbandono dell'Afghanistan del 2021. Era il segnale che la Russia avrebbe finalmente potuto occupare, senza eccessive preoccupazioni di ritorsioni NATO, lo spazio lasciato vacante dallo Zio Sam. Non c'è dubbio che gli USA hanno sempre sofferto delle loro fragilità, delle loro pecche, delle loro difficoltà, ma potenzialmente rimangono pur sempre i gendarmi mondiali più equipaggiati ed addestrati. Sono loro che, per mezzo della NATO, assicurano la sicurezza dell'Europa ed a loro che si rivolgono gli Europei quando il risveglio dell'orso russo si fa più pericoloso. Presso di essi, anche di fronte al Wokismo (1) è ancora possibile esprimere un pensiero contraddittorio, avere dibattiti d'idee, creare scuole ed università, disporre di una certa libertà di stampa. Fatto che, per contro, non risulta possibile in molti altri paesi fuori dalla sfera occidentale. L'annuncio del declino dell'impero americano non deriva solo da quella pigrizia intellettuale che rifiuta di considerare i possibili stravolgimenti dell’ordine mondiale e che si sottrae all’adattamento. Indubbiamente gli USA non possiedono più, come nel 1945, i tre quarti dell'oro mondiale. Ma essi hanno oggi Google e Facebook. Insomma, molto spesso e con una certa superficialità si è portati a pensare al declino americano come ad un evento in essere che, al contrario, potrebbe individuarsi alla stregua di una evoluzione oppure di una trasformazione della sua potenza.

Pensiero povero

La conoscenza corre sempre il rischio di soddisfarsi della pigrizia intellettuale e del conforto delle proprie consolidate convinzioni e fedi politiche. Una specie di pensiero con radici nel mito, confortevole, zuccherato e qualche po' infantile, che rifiuta la complessità e che si soddisfa di qualche semplice giudizio e di qualche pensiero semplificato. Vedere per forza l'islamismo dove ci sono mussulmani (che, peraltro, non può essere escluso a priori), vedere la mano degli USA in tutte le crisi dell'America latina, spiegare tutto attraverso l'azione della finanza o attraverso la potenza cinese o attraverso un altro fattore semplice ed unico. Un pensiero semplificato che considera che è l'altro, ovviamente, che vive separato dalla realtà e che risulta trincerato dietro il politicamente corretto. Ma questo è anche il campo della propaganda politica e della disinformazione, dove con un pensiero semplificato ed efficace, come ad esempio, “le generalizzazioni brillanti”, si tende a diffondere nella mente dei meno provveduti, e per questo più ricettivi, convinzioni e slogan semplificati a sostegno della propria tesi. Affrontare, invece, un pensiero complesso è necessariamente molto più delicato. Pensare ed individuare le molteplici cause, valutare la natura dei cambiamenti, pensare le possibili evoluzioni nel tempo costituisce una attività impegnativa ma anche altamente efficace.

Determinismo e Libertà

Che la geopolitica oggi sia sempre di più utilizzata non può che fare piacere. Bandita dalle università dagli anni 1950, eccola oggi diventare persino una disciplina da liceo e da maturità. I libri e le pubblicazioni abbondano, dando la prova di quanto affermato. Ognuno si accosta alla disciplina con la sua teoria e la sua spiegazione del mondo, spesso giusta, spesso fumosa. A forza di essere utilizzata, la geopolitica corre alla fine il rischio di non voler dire più niente. Eppure, essa procede da un metodo epistemologico (2), che deve essere rispettato anche al rischio di diventare altrimenti qualsiasi cosa. Vi compare, evidentemente, la cornice geografica, l'analisi a diverse scale e livelli e l'incrocio con le altre discipline, ma esiste anche il caso e l'imprevisto. Se la Russia fosse riuscita a conquistare Kiev in tre giorni, se Volodimyr Zelensky fosse partito da Kiev nel momento dell'attacco del 24 febbraio, la guerra avrebbe avuto un altro sviluppo. La geopolitica studia l'uomo nel suo ambiente: in effetti, l'ambiente può essere trasformato e manipolato dall'uomo, ma quest'ultimo conserva sempre una certa libertà nelle sue azioni e nei suoi pensieri. Esistono, comunque, alcune invarianti, ma non esiste, però, un puro e semplice determinismo. Esistono, effettivamente nelle Nazioni, tracce della storia e delle costanti di pensiero, ma né la geografia, né la storia sono in grado di spiegare tutto. Se la Valtellina nel 1500 è stata a lungo un punto caldo dell'Europa, essa oggi é ormai una zona fredda che molto pochi sarebbero in grado di indicare su una carta. Allo stesso modo, ci sono oggi nazioni, ad esempio dal passato coloniale, che concentrano i loro interessi in una determinata area, dimenticando altre regioni, che pure facevano parte del loro impero coloniale. Le carte geografiche sono belle, esse spiegano, forniscono chiavi di lettura, ma le stesse sono state fatte da uomini e quindi soggette a sospetto e prevenzione. Cambiare la scala di colore o modificare il pittogramma, può variare il messaggio e conseguentemente la comprensione di determinati rapporti di forza. Ma, in ogni caso, alla base di qualsiasi giusta analisi in geopolitica c'è alla base il libero arbitrio dell'uomo. In definitiva, nel mondo di oggi, come, sia pure in misura inferiore, anche nel passato, occorre un pensiero molteplice e diverse ipotesi associate per rispondere adeguatamente alle problematiche di un mondo sempre più complesso.

NOTE

(1) Woke, wokismo, letteralmente sveglio, è un aggettivo inglese con il quale ci si riferisce allo stare all'erta, stare svegli nei confronti di presunte ingiustizie sociali o razziali. Movimento sociale in Europa, impiegato per denunciare discriminazioni contro le minoranze, derivato, a sua volta, dal movimento attivista afroamericano statunitense “Black Lives Matter” (Le Vite Nere Contano), fondato nel 2013;

(2) Epistemologia. Indagine critica intorno alla struttura logica ed alla metodologia delle scienze. Il termine, coniato dal filosofo scozzese James Frederic Ferrier (1808-1864), designa quella parte della conoscenza umana (gnoseologia) che studia i fondamenti, la validità, i limiti della conoscenza scientifica (episteme). Nel caso specifico, la coscienza dell'uomo é originata dalla volontà, che nell'atto di coscienza pone l'Io, in concomitanza con le nostre sensazioni. La moralità, la coscienza (in senso lato) e la responsabilità sono i risultati necessari della coscienza.


Massimo Iacopi

 

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