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Se Berlusconi fa schifo Diliberto che fa?

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Serve un’ Autority? Chiediamolo a Berlusconi.

 

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Un elefante tra i cristalli…


L’intervista improbabile

Se Berlusconi fa schifo Diliberto che fa?

Serve un’ Autority? Chiediamolo a Berlusconi.

(Arcore (Mi), Feb 21 2007 12:00AM)

Dopo l’espressione offensiva pronunciata da Diliberto al suo indirizzo, abbiamo immaginato di intervistare il Cavaliere. Ne è venuto fuori un pezzo  che con ogni probabilità Berlusconi approverebbe, almeno nelle sue linee essenziali.

 

 

Cavaliere, Diliberto ha detto che lei fa schifo. Cosa gli risponde.

 

Mi consenta, non desidero rispondere alle provocazioni dei comunisti. Questo Diliberto poi, nemmeno lo conosco. Credo si tratti del solito politico che non ha mai lavorato in vita sua.

 

Cavaliere, mi permetta di dissentire, lei Diliberto lo conosce e come, ci ha fatto anche qualche testa a testa in TV, ma soprattutto lo ha criticato personalmente, fin dai tempi di Oshalan e della Baraldini. Ricorda? E poi Diliberto ha lavorato e lavora: è professore universitario.

 

Si, ora che mi ha richiamato alla mente quei nomi, mi pare di ricordare qualcosa; se non altro… il disgusto. Credo sia un cittadino sardo che lavora all’università, non so in che ruolo. C’è gente che fa l’usciere al ministero delle finanze e al suo paesino sanno che è direttore della Banca d’Italia. Potrebbe anche fare il prof., come tanti. Cosa vuole che le dica?

Non comprendo comunque tanto scalpore. Non è la prima volta che Diliberto mi insulta pubblicamente. Al congresso dei Comunisti Italiani nel 2004 a Rimini, per esempio, disse testualmente: “E’ una vergogna mondiale avere Berlusconi come Presidente del Consiglio di questo Paese. Avevo solo detto, con una perifrasi che un prof. universitario avrebbe dovuto comprendere, che bisognava compiere uno sforzo per ridurre la pressione fiscale perchè aveva raggiunto livelli tali da giustificare, allo stato delle cose, persino  l’evasione. A loro fa comodo prendere alla lettera tutto ciò che dico; infatti la storia dei comunisti nel mondo si basa essenzialmente sulle bugie e sulle doppie verità. Qualcuno faceva addirittura cancellare le persone dalle foto ufficiali.

 

Cavaliere, a noi, cioè ai nostri lettori, interessa sapere cosa direbbe lei a Diliberto, dopo che le ha detto che fa schifo.

 

Se vuole farmi dire che Diliberto fa schifo, non ci riuscirà, l’avverto subito.

Lo schifo ci circonda, fa schifo chi fa e dice cose schifose, non fa schifo chi si adopera per ripulire lo schifo. E siccome la politica è scaduta a livelli di inciviltà massiccia, dando luogo ad uno scontro aperto e  permanente, in Parlamento e nelle piazze,  nei media e nei cantieri, forse sarà necessaria un’altra Autority  con poteri speciali per fare dietrofront e  calmierare gli aspetti pubblici della politica.

 

Ma lei, scusi, una cosa a Diliberto la vuole dire, in risposta alla pesante critica che le ha rivolto? Del resto non è bello sentirsi dire cose del genere.

 

Guardi, non intendo discutere sui gusti personali del signor Diliberto. Nessuno può obbligare nessuno a prediligere una cosa anziché un’altra. La patologia consiste nel fatto che il signor Diliberto ha usato i suoi gusti personali per offendermi pubblicamente, forse per  occupare per qualche giorno uno spazio nelle cronache, ma sicuramente per incitare all’odio di classe indicando ancora una volta chi è, secondo la vulgata comunista, il principale responsabile di tutti i mali italiani.

Capisco quelli che non hanno uno spazio proprio e cercano tutti i mezzi perchè si parli di loro. Ma non c’era ragione che dichiarasse in modo così aperto che faccio schifo. A me per esempio fanno schifo i comunisti, ma non l’ho mai detto davanti alle telecamere. Avrò detto che condanno la loro storia, il loro modo di fare, che condanno le cose che fanno e le loro doppie verità; ma non ho mai detto che fanno schifo. E non dirò mai che Diliberto fa schifo. Al massimo possono farmi schifo le cose che dice.

 

Lei pensa dunque che l’espressione offensiva pronunciata da Diliberto nei suoi confronti rappresenti una evoluzione nello scontro politico? Se così fosse, la prossima volta dovrebbe aspettarsi una pallottola?

 

Lei avrà saputo, spero, che il mio nome, la mia casa e le mie aziende erano iscritti negli elenchi  sequestrati di recente agli arrestati delle nuove Birre tra i quali, come lei sa, ci sono degli  affiliati alla CGIL. Questa, purtroppo, non è una novità. Quindi non è affatto sbagliato quello che lei dice. Del resto il sindacato in genere è un brodo di coltura efficace, proprio per la funzione che svolge, di contestazione mediante slogan scritti sui muri a caratteri cubitali ed urlati dagli arruffa popolo.

Il sistema sindacale, di accusare sempre il padrone e difendere ad oltranza i lavoratori, produce slogan. Gli slogan ripetuti e imparati a memoria dagli attivisti alla lunga producono violenza. Ne hanno fatto le spese Dantona e Biagi. La cosa che più sconcerta, parlo di Epifani adesso e di Cofferati allora, è la sicurezza e la determinazione con cui i capi del sindacato di sinistra ogni volta respingono le loro responsabilità. Addirittura subito dopo la morte della vittima designata, sono i primi a fare le condoglianze alla vedova. Non hanno mai voluto ammettere che se nelle strutture sindacali a livello locale, provinciale  e regionale, si predica l’odio di classe, si applaudono certe manifestazioni al di sopra delle righe, si lasciano senza controllo gli agitatori, non è difficile immaginare che quelle strutture possano diventare potenziali palestre di allenamento per rivoluzionari, per sovversivi e, come abbiamo visto, per sedicenti brigatisti. Guido Rossa, ad esempio, trovò la morte, perché ebbe il coraggio civile di denunziare un brigatista rosso sindacalista della CGIL.

Ma  fu messo da parte dal sindacato e praticamente fu considerato “morto”, almeno come sindacalista, ancora prima che le Birre lo uccidessero.

Ricorderà che all’epoca delle manifestazioni contro l’articolo 18, fu persino aperto un fascicolo su Cofferati con l’ipotesi di istigazione per l’attentato al prof. Biagi.

Cofferati in un memorabile discorso al termine di una manifestazione aveva infatti bollato Biagi come nemico dei lavoratori. E gli slogan pronunciati dai capi, si sa, non rimangono lettera morta. Il procedimento fu poi archiviato. Come si fa a dimostrare la responsabilità diretta in questi casi. Si naviga sul filo delle ipotesi.

Ora forse è il mio turno, mi vogliono far diventare un eroe. Io ho solo indicato agli Italiani i mali che ci affliggono,  ho accusato i responsabili di questi mali ed ho suggerito la cura.

Questa è la mia colpa più grande, dopo quella di essere ricco, naturalmente.

 


 

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