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Dopo Prodi bisognerà risarcire Vaccarella e Speciale

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


E speriamo che il Governo abbia almeno capito che anche i Siciliani “non ci stanno”

 

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“Roberto Speciale”


Se lo ricordi, Cavaliere!

Dopo Prodi bisognerà risarcire Vaccarella e Speciale

E speriamo che il Governo abbia almeno capito che anche i Siciliani “non ci stanno”

(Roma, Jun 2 2007 12:00AM)

 

La forza del Giudice Costituzionale Romano Vaccarella e del Comandante Generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale sta nella reazione forte e decisa esercitata da entrambi, sia pure in diverso modo, contro l’illecita ed illegittima ingerenza di questo Governo di peracottai sparpagliati e variopinti nella sfera delle loro funzioni e nell’ambito delle loro prerogative.

 

Dalle vicende Vaccarella e Speciale emerge infatti una pervicace volontà, da parte di qualificati componenti del Governo, di condizionare magistrature e servitori dello Stato, con l’intento di imporre loro comportamenti non condivisibili ed impedendo loro l’esercizio delle prerogative e delle funzioni, comunque ignorando le loro legittime proteste per le indebite intromissioni (Vaccarella), o colpendo i presunti oppositori con provvedimenti di epurazione (Speciale) che ricordano le epurazioni russe delle quali furono maestri Josif Stalin e Lionid Brežnev.  A quel tempo le epurazioni includevano anche le fotografie, infatti venivano contestualmente cancellate le facce degli epurati dalle foto ufficiali. Forse bisognerà melanconicamente controllare se hanno già cancellato la faccia di Speciale dalla foto ricordo del suo corso d’accademia.

 

Dal canto nostro, siamo rimasti ammirati dalla composta fermezza di questi due giganti, che rappresentano forse un anacronismo ai giorni nostri, alle prese con soggetti che si sono mossi come elefanti in un negozio di cristalli. Visco, Padoa Schioppa e Prodi gli attori protagonisti; Fassino ed i giornali di regime, i suggeritori. A nulla sono serviti i richiami e le minacce di Mastella e Di Pietro. La vendetta si è consumata a freddo, senza proclami e senza spargimento di sangue. Essi procedono come carri armati: non conoscono ostacoli.

 

All’estero diranno che siamo matti; tantissimi Italiani purtroppo non capiranno; molti invece trangugeranno come oro colato bidoni di olio di ricino con etichetta “miele millefiori” che la stampa di regime ammannirà loro mediante l’elaborazione di notiziole senza importanza, contrabbandate per verità acclarate.

 

Commovente a questo proposito la tempestività dell’Espresso che già il 31 maggio, a firma di Marco Lillo, ha provveduto a “liquidare” il Generale Speciale, dando corpo al taglia-cuci da cortile, con un pezzo partigiano costruito a tavolino con la collaborazione di “male informati” pettegoli, non compare alcun accenno alla condanna penale subita da Visco per il reato di abuso edilizio da lui commesso a Pantelleria, in parte “sanato” con ricorso al condono edilizio introdotto dal vituperato Governo Berlusconi. Non di meno Repubblica, con un fondo di Claudia Fusani, offre appoggio ai detrattori del Giudice Costituzionale Vaccarella che gettano discredito sulle sue dimissioni, cui viene attribuita “una strana tempistica” (così Prodi), e adombrano, minando la sua onorabilità, accordi sottobanco per far saltare il tavolo della riforma elettorale.

 

Nessuna meraviglia: loro misurano con il loro metro. Questi singolari elefanti recitano in una commedia tutta italiana, delle peggiori che si siano viste dal dopoguerra in poi; persino più inquietante di quella recitata dai cattocomunisti fino allo scocco del golpe “mani pulite”. Ciascuno di loro interpreta una “parte” ufficiale che non ha studiato e che non studierà mai perché contraria alle riserve mentali acquisite da ciascuno di loro nel corso della militanza nel partito comunista, fino alla riconversione della Bolognina e strutturata secondo i canoni del peggiore statalismo. Ciascuno di loro recita perciò maldestramente, improvvisando le battute, inventandosi le entrate e le uscite di scena e persino mistificando ciò che avviene dietro le quinte. I loro migliori suggeritori  svolgono il ruolo di giornalisti di punta nei quotidiani di regime e conducono una regia ossequiente ed allineata che approva senza riserve le loro scelte e fornisce la sponda per sostenere la furia distruttiva del loro operare.

 

Modalità e tipologie di gestione di questo maleodorante Governo denunciano ormai i connotati della crisi fallimentare ed è sperabile che qualche redivivo “franco tiratore” lo mandi sotto, al Senato, quando saranno discusse le mozioni sul caso Visco-Speciale presentate dalla Casa delle Libertà.

 

Se non cadranno stavolta, non cadranno più. Sono infatti in disaccordo su tutto, ma su una cosa sono alleati e solidali, sulla volontà perfida di affamare gli italiani, di ridurre in miseria quante più famiglie sarà possibile e di condurre al fallimento quante più imprese sarà possibile. Per cui non cesseranno di mantenere in piedi la coalizione, allo scopo di continuare imperterriti a razziare le imposte dirette, a dividersi le imposte indirette, a triplicare l’ICI, a sperperare il tesoretto, ad aumentare il debito pubblico, a far lievitare a dismisura i costi della politica, a moltiplicare gli sprechi dell’assistenzialismo e financo ad intaccare -se ne parla di già- le riserve auree della Banca d’Italia.

 

Quando avranno spremuto tutto, quando avranno completato l’egemonizzazione e avranno destituito o licenziato i pochi funzionari ancora legati al centrodestra, livellato le pensioni verso il basso, regalato all’INPS il tesoretto dell’INPDAP,  assunto nelle pubbliche amministrazioni i broglisti ed infine maturato un congruo vitalizio per aver esercitato il mandato parlamentare, essi potranno finalmente cedere a Berlusconi la nave Italia semiaffondata, scassata e sgangherata, per andare a godersi i meritati tesoretti, alla faccia degli Italiani, quelli disperati e quelli contenti.

 

 


 

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