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Tradizionale parata militare in Via dei Fori imperiali

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Mentre a Roma si celebrava la Repubblica a Pontida si consumava l’inaffidabilità leghista

 

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Le Frecce Tricolori


2 Giugno 2008

Tradizionale parata militare in Via dei Fori imperiali

Mentre a Roma si celebrava la Repubblica a Pontida si consumava l’inaffidabilità leghista

(Roma, Jun 3 2008 12:00AM)

Ministri e sottosegretari hanno occupato i posti di comando. Le truppe parlamentari sono schierate sulla base di partenza e alcuni qualificati rappresentanti del Governo hanno già raggiunto ogni segmento della linea di fuoco (Porta a Porta, Matrix, Ballarò, Annozero, Primo Piano) e hanno sostenuto con successo le prime schermaglie contro governo ombra e giornalisti della sinistra estrema. A parole l’opposizione si dichiara collaborativa e buonista, ma in realtà attende che gli avversari scoprano le carte per attaccarli su ogni singolo provvedimento fin dalla sua enunciazione. L’impressione che se ne ricava è comunque quella di un idillio, di una sorta di luna di miele che, fatti salvi gli interventi fuori dal coro di Casini e Di Pietro, mostra la volontà di profondere ampie dosi di buona volontà da entrambi le parti. Il lupo però perde il pelo ma non il vizio. Così, se un fan di Che Guevara rompe la vetrina ad un Nordafricano che gli aveva rubato il portafogli, la colpa è della campagna xenofoba scatenata dal Governo e del clima di paura che ne è derivato; se Bertolaso, infischiandosene delle ingiustificate proteste di una parte della popolazione, annuncia la riapertura delle discariche e la costruzione dei termovalorizzatori, non si può far altro che accusare il Governo di utilizzare metodi fascisti e antidemocratici che innescano atti di violenza ed impediscono l’esercizio del diritto di protesta; se il Governo annuncia di voler affidare ad un’unica super Procura tutta la questione ambientale italiana, viene seduta stante accusato di compiere atti incostituzionali che delegittimano la magistratura. Si potrebbe continuare a lungo poiché nulla sfugge ai navigati ostruzionisti della minoranza parlamentare perché per partito preso, ciò che fa la maggioranza di governo è sempre sbagliato e quindi bisogna criticarlo. Tutti i salmi però finiscono in gloria, per cui, dopo essersi reciprocamente accusati e rimbrottati, i rappresentanti di maggioranza e opposizione abbassano i toni e si accomiatano scambiandosi saluti, sorrisi ed auguri, salvo a tornare ad insultarsi il giorno dopo. Dal canto suo il generale Berlusconi, che finalmente si guarda bene dall’esporsi, sta zitto-zitto e quatto-quatto. Conclusa positivamente l’azione di ricerca e presa di contatto, si prepara a dare il via all’azione offensiva vera e propria. Asserragliato nella ridotta di Palazzo Chigi e circondato dai fedelissimi, fa i conti con Tremonti e Brunetta, anche se la “coperta da campo” è corta e, come si sa, se copre le spalle scopre i piedi, viceversa se copre i piedi scopre le spalle. Berlusconi sa comunque che i combattimenti che seguiranno saranno cruenti e la battaglia sarà senza quartiere e che ci vorranno forza, decisione e impegno non comuni fin dalle prime battute in ogni fase del combattimento. L’obiettivo rimane quello di portare a termine la legislatura realizzando tutti i punti del programma elettorale, superando gli imprevisti e prevedendo eventuali aggiustamenti in corso d’opera. L’idillio è stato però turbato, ieri 2 giugno Festa della Repubblica, proprio dagli alleati di Governo. Ormai, come si suole dire, ci abbiamo fatto il callo: c’è sempre qualcuno che deve guastarci la festa. La volta scorsa gli Italiani si sono dovuti sorbire Bertinotti che, pur in veste di Presidente della Camera dei Deputati, sfoggiava all’occhiello la bandiera pacifista e stava maleducatamente con le mani in tasca sbuffando e osservando tutto, tranne che le truppe che gli sfilavano davanti salutandolo. Ieri invece sul palco della parata militare in Via dei Fori Imperiali si è dovuta registrare la clamorosa assenza dei ministri leghisti. Guarda caso erano tutti a Pontida in camicia verde a minacciare la rivoluzione, pardon la devoluzione. Che non è una boutade né una questione di scambio di lettera alfabetica. Molti dei Leghisti infatti ci credono veramente, anzi qualcuno ogni sera passa lo scovolo nella canna del fucile da caccia, come del resto fanno da sempre gli Schultzen altoatesini. E’ dunque inutile far finta che non sia vero. Per il leghista medio “devolution” significa “revolution”, che nella lingua locale diventa “Ndè fora da’e bae, Marocchini, Rom, Roma ladrona e Tricolore.” Quando Maroni promette “tolleranza zero su clandestini e sicurezza” non parla a tutti gli Italiani, ma si rivolge (lo ha detto lui) esclusivamente agli elettori residenti al Nord che a suo dire “sono tutti con lui” indipendentemente dalle idee politiche. Nessuno però, tra quanti avrebbero potuto stigmatizzare un’assenza così vistosa ed inquietante, ha commentato la defaiance leghista, forse nell’intento di preservare il clima di tolleranza che sembra caratterizzare i rapporti della politica in questa delicata fase. Persino il Presidente Napolitano ha glissato sulla eclatante “assenza”. Ad un giornalista che gli chiedeva un commento ha risposto sgattaiolando, con arguzia tutta napoletana: “Lei è un ottimo osservatore.” Sic stantibus rebus, a Berlusconi non rimane altro da fare che “vigilare” e non è azzardato pensare che, dopo la lezione da lui complessivamente digerita, su come debba comportarsi un politico che è anche uomo di governo, nel cassetto della sua scrivania a Palazzo Chigi sia già pronto un piano per neutralizzare un eventuale rigurgito secessionista targato Bossi-Maroni-Calderoli-Borghezio. A tal proposito Veltroni, che fesso non è, sa bene che potrebbe essergli chiesto da un giorno all’altro di occupare con una parte del governo-ombra il vuoto pneumatico che si potrebbe verificare in caso di bizze leghiste, per questo fa il menestrello e da buon Romeo canta canzoni d’amore alla sua Giulietta-Berlusconi. Che Dio ce la mandi buona! Non sarebbe comunque la prima volta che gli Italiani vanno a letto monarchici e si risvegliano repubblicani. Nel caso specifico ci addormenteremmo “quasi-di-destra” e ci risveglieremmo “quasi-di-sinistra”, rimanendo però intatta la nostra natura di poeti, artisti, inventori e scopritori, sempre pronti a festeggiare l’epilogo, qualunque esso sia, a tarallucci e vino, come nella migliore tradizione italiana. L’importante, dicono i gatti, è cadere in piedi!

 

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