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ANCH'IO NELLA BUFERA

      

   

Recensioni

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Recensione di:

C. SARCIA'


Distinto Conterraneo Fine Pensatore Promotore di Cultura

 

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Arcifa a Wietzendorf nel ‘43


Un libro di Alfio Arcifa

ANCH'IO NELLA BUFERA

Distinto Conterraneo Fine Pensatore Promotore di Cultura

(Greccio, Sant'Elena, 23/01/2011)  

Lettera ad Alfio Arcifa, autore del libretto autobiografico “Anch’io nella bufera” che ripercorre i dolorosi anni che lo hanno visto combattente nelle zone di operazione in Croazia e, dopo il famigerato ”8 settembre 1943”, prigioniero in Germania nel Campo di Wietzendorf.

 

Caro Arcifa,

nel contesto di una vita sempre più caotica e faticosa, ove i rapporti umani si sono ridotti a mera finzione e nella quale gli impegni quotidiani, sempre più pressanti e complessi, rubano tempo alle piacevolezze di un tempo, ho, tuttavia, raccolto lo stimolante  invito a riscontrare i contenuti del libretto di cui cortesemente mi hai fatto dono. La conoscenza dell’altrui pensiero induce a considerazioni e fa nascere nuove idee. Peccato si sia persa l’abitudine di scambiarsi corrispondenza. Si è perso il piacere della reciproca conoscenza. Se penso alle lettere d’amore che ci scambiavamo con la ragazza dei nostri sogni. Al confronto, gli SMS che si scambiano oggi i ragazzi col telefonino sono impalpabili granelli di polvere senza peso e senza senso, dei quali non rimarrà nulla.

 

Ebbene, le mie impressioni sono innanzitutto di partecipazione alla vicenda umana che Ti ha segnato, della quale porti ancora vivo il ricordo. Nello scorrere le pagine del libretto ho percepito tutta la tempesta (“la bufera”) che i fatti della giovinezza hanno scatenato in Te e mi è parso che il ricordarli e scriverli ha semmai contribuito a risvegliarli, piuttosto che ad acquietarli. Leggendo ho partecipato al dolore e alle speranze di quei tristi giorni, alle delusioni e ai tradimenti ricevuti, alle violenze subite e all’oppressione patita. Ho percepito chiaramente, nel procedere della Tua narrazione, il fluttuare disordinato dei pensieri che sgomitavano per venire alla luce dal profondo della Tua coscienza e in questo sgomitare, le parole si sono sovrapposte, la punteggiatura è divenuta superflua, il discorso mi è apparso quello di un uomo impaurito, addolorato, deluso, straziato, meravigliato.

 

Noi, caro Arcifa, siamo figli di quella Magna Grecia che ha partorito filosofi, cantori e drammaturghi, ma anche conquistatori e tiranni. Ci portiamo dunque dietro l’esperienza millenaria che ci hanno trasmesso i nostri avi. Così, il nostro linguaggio risulta insieme sobrio e appassionato e il nostro dolore non sarà mai completamente sofferto se non sarà condiviso con coloro che ci circondano. Ho tratto dal tuo racconto una sensazione appena percepita, un sottofondo che accompagna la Tua ricostruzione, come la eco dei lamenti che sovrasta le rappresentazioni greche delle tragedie. Mi è parso infatti di percepire, talvolta con turbamento, il tragico crepitare della mitraglia, lo sferragliare sordo della tradotta sulle rotaie, gli accenti duri dell’idioma straniero che sferzavano l’aria fredda nel chiuso del filo spinato. Sono passati tanti anni da quei giorni, Arcifa,  ed è necessario finalmente acquietarsi, cercare di superare lo smarrimento che,  con l’avanzare dell’età, riaffiora prepotente e ripropone tutto il suo dolore e la sua irragionevolezza. Ciò che hai vissuto è comunque alle Tue spalle ed è diventato ormai una storia d’altri tempi.

 

Il Tuo giudizio sulla Guerra è del tutto condivisibile. Ci dovrebbe confortare “La Giornata della Memoria” che invece  ci rinnova quelle spiacevoli sensazioni. Ma tutto il daffare che si danno il Parlamento europeo, il Governo, la Televisione, per mantenere vivi quei ricordi, non mi pare che serva a tanto. La carneficina nel mondo non è mai cessata. Le salme dei soldati di oggi, morti in Iraq o in Afghanistan, non sono diverse da quelle dei soldati di ieri. E le persecuzioni, le torture, le stragi sono all’ordine del giorno in Medio Oriente come in Estremo Oriente ed in Africa. Bisogna però farsene una ragione. Te lo dico da vecchio militare, ma anche da osservatore e da pensatore.

 

La guerra è parte dell’uomo. Il Pacifismo è un’utopia pericolosa che si alimenta del “germe della guerra”, infatti il Pacifismo è Guerra alla Guerra. Le operazioni di “peace-keeping” che gli eserciti occidentali conducono in Medio Oriente alla ricerca della pace e della democrazia, sono Guerra. Questa è un’assurdità che insieme alla Giornata della Memoria, genera ipocrisia ancorché riveste di un’aura eroica le operazioni in difesa della Pace.

Ciò che hanno fatto all’Italia le Truppe Alleate non è più bello di quello che le hanno fatto i Tedeschi. E’ solo diverso. Mentre ciò che hanno fatto le bombe atomiche americane in Giappone sicuramente supera le due cose messe insieme.

Non facciamoci dunque illusioni. L’avventura dell’Uomo sulla terra non è altro che una lunga guerra, inframmezzata da brevi periodi di pace, durante i quali ci si prepara alla guerra prossima ventura.

 

I Romani l’avevano ben compreso: “Si vis pacem, para bellum”. La storia della guerra è cominciata con Caino che uccise Abele, per futili motivi. Poi tutto è continuato, senza sosta, per millenni. La Guerra è nella natura degli esseri viventi, degli animali, come dell’uomo. L’uomo è perennemente in guerra, perché deve difendere sé stesso, la famiglia, la casa, il territorio, perché deve procurarsi gli alimenti e vendicare i torti subiti. E ciò lo porta inevitabilmente a dover affrontare dei “conflitti”: per difendere il posto di lavoro, per difendersi dal  superiore cattivo e dal collega invidioso, per difendere i suoi diritti allo sportello dell’Agenzia delle Entrate, persino per difendere il turno al supermercato.

 

Talvolta c’è guerra tra marito e moglie, tra genitori e figli e tra fratelli. Dunque non stupirti della guerra. Anche Tu ogni sera metti il fermo alla porta di casa, anche Tu tieni stretto il portafogli quando ti trovi in un luogo affollato. Non c’è momento nella vita in cui l’uomo non debba difendersi  quindi combattere o prepararsi a farlo.

Inoltre la guerra è un fenomeno che si è accompagnato al progresso dell’uomo, alle esplorazioni, alle scoperte, alle idee nuove e diverse, al diffondersi delle religioni e per far ciò ha escogitato mezzi di guerra sempre più sofisticati, è partito dalla clava e dalle sassaiole per giungere ai bombardamenti, ma anche ad occupare lo spazio coi satelliti e le stazioni orbitanti.

 

Se anche fossimo pacifiche pecorelle al pascolo, ruminanti nei verdi prati, dovremmo essere sempre pronti a subire la violenza di un lupo affamato che all’erba preferisce la carne di agnello. L’agnello non fa nulla per difendersi e viene quindi ucciso e mangiato. Altri animali invece combattono, ed hanno sempre un buon motivo per farlo e alla fine c’è un vincitore e un vinto. La stessa cosa accade per l’uomo, ma quasi sempre a vincere, più che la forza, vince l’intelligenza. Basta guardare la Germania. È stata praticamente rasa al suolo, spartita in due e privata della capitale e a dispetto della solenne sconfitta, oggi è leader in Europa e nel mondo. I Tedeschi sono progrediti anche perché non hanno inventato un 25 aprile e quindi non festeggiano la Liberazione, cioè la Guerra Civile. Anche gli Spagnoli si sono pacificati ed hanno eretto un mausoleo dove sono sepolti al centro Franco e ai lati i morti delle due fazioni che si sono fronteggiate.

La nostra classe politica invece ha pensato bene di rimanere in guerra e guarda dove siamo arrivati. Siamo eternamente divisi tra nord e sud, tra berlusconiani e antiberlusconiani, tra proletari e capitalisti, tra cattolici e laicisti. La guerra civile non è mai terminata del tutto e secondo me, non è lontano il giorno in cui succederà in Italia ciò che sta succedendo in Tunisia e Albania. Anche perché la Lega vuole la secessione e c’è in atto un’invasione di stranieri che condizionerà sempre più la nostra esistenza.

 

Quanto al giudizio sui Comandanti disonesti, stupidi e cattivi che hai incontrato nella Tua esperienza militare, hai perfettamente ragione, ce ne sono sempre stati. Nella Prima Guerra, come nella Seconda, e ancora oggi è probabile che ce ne siano. Personalmente ne ho conosciuti alcuni, tanto che, su questo argomento ho iniziato anche a scrivere un ambizioso Saggio di Sociologia Militare, dove affronto i fenomeni di questa particolare comunità.

Ma una cosa voglio dirtela. Le mele marce esistono e sono esistite in ogni realtà umana, ma non per questo si deve buttare via con l’acqua sporca anche il bambino. Bisogna valutare di volta in volta. Apprendiamo ogni giorno di preti pedofili, di politici disonesti, di medici traffichini e di baroni nell’Università. Se tiriamo le somme, i militari non sono peggiori e poi, ogni cosa va giudicata “cum granu salis”. Per fortuna  Tu di buonsenso ne hai da vendere.

Certo di averTi  fatto cosa gradita, Ti saluto cordialmente e Ti ringrazio per aver, col Tuo interessante libretto, suscitato in me queste riflessioni.


 

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