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QUALCUNO VOLEVA METTERLO “IN GINOCCHIO”

      

   

Costume

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

L'Osservatore Sarciastico


Alla fine dell’avventura la paradossale gaffe del Governatore Megagalattico: “Orate Leones”

 

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LA VIA CRUCIS DE NOANTRI


Dove va il Distretto Lions 108L ?...

QUALCUNO VOLEVA METTERLO “IN GINOCCHIO”

Alla fine dell’avventura la paradossale gaffe del Governatore Megagalattico: “Orate Leones”

(Rieti, 30/05/2013)

Dopo l’illuminante articolo di Giampiero Peddis su LION di maggio (pag. 36) “Valori, uomini e proposte” e dopo l’incauta diffusione, senza verifiche preventive e senza un barlume di senso critico, di una Email in cui un fantomatico Vescovo di Valparaìso in Cile invitava a “pregare” per la cessazioni di improbabili stragi di Cristiani in India, non si può più tacere. Un tonfo scontato, questo delle preghiere, e tuttavia imperdonabile, che rivela quanto il Re fosse nudo, sostenuto soltanto da una Corte di nani, saltimbanchi e ballerine, grazie ai quali è riuscito comunque ad incidere negativamente su molti aspetti della vita del Distretto, che ha condizionato il naturale progresso di alcuni club, che ha inciso sulla vita e sulle libere scelte di alcuni Lions, che ha manovrato cariche e diffuso discordia e antagonismo, che ha scalato quasi tutti i gradini della piramide peddissiana, e alla fine fermato sul filo dell’ultimo ambìto traguardo, poi conquistato in sua vece da persona risultata forse più convincente per coerenza, impegno e capacità. Ormai questo Distretto e’ diventato una spugna: assorbe tutto. Lentamente, goccia dopo goccia, rospo dopo rospo, si continuano a digerire fatti e misfatti come fossero caramelle, senza che alcuno si perori di battere i pugni sulle tavole imbandite, di avviare la cacciata dei reprobi, o di suonare la ritirata dei traffichini. Sono l’unico socio fondatore del mio club, sopravvissuto a tutte le diaspore. Dopo 20 anni di attività operosa ed incisiva mi viene spontaneo fare un confronto fra il tono che aveva il Distretto 20 anni fa e quello che ha adesso, cui si è giunti per effetto del deterioramento della qualità dei nuovi soci, avvenuto negli ultimi anni... infilati dentro i club a forza... senza selezione, senza formazione, per miserabili interessi personali e addirittura privi di quel minimo di dignità che dovrebbe portarli almeno a pagare le quote associativa mensili. Un bilancio forse scomodo per qualcuno, purtroppo fondato su fatti ed esperienze reali e dolorosi. C’era allora il GWA PDG Osvaldo de Tullio (e per fortuna c’è ancora). Dirigeva Lionismo. Gli aveva dato una veste tipografica nobile e vi pubblicava contenuti di alto livello morale, redatti con competenza linguistica e sintattica, orientati soprattutto a diffondere la morale lionistica, a censurare gli eccessi ed a sottolineare le irregolarità. Mai vi si sarebbero potuto leggere resoconti autocelebrativi o di caratura modesta. La porta della palestra (delle idee) era socchiusa e ben custodita. Non si poteva abusare del diritto di pubblicazione a prescindere, solo in virtù di un incarico scaturito da valutazioni partigiane, o da sollecitazioni motivate da opache pretese. Sia chiaro che questo mio ricordo non vuole togliere nessun merito all’attuale edizione riformata dal probo Direttore di Lionismo, PDG Carlo Padula, la cui voce rimane altrettanto autorevole. Mi ha appassionato leggere la “riflessione sul nostro mondo” di Fabrizio Carmenati sul recente numero 4, che trovo in linea con le mie convinzioni. Il Distretto nella sua attuale configurazione mi trasmette l’impressione che ormai le Annate si accavallino, tutte uguali, tutte monotone e ripetitive. Mai un guizzo di vera innovazione, di intelligente creatività, di reale coinvolgimento della base. Solo assuefazione e caparbia resistenza alle novità, alle idee, alla ragionevolezza, al buonsenso. Ormai ci siamo abituati: musi lunghi, occhiate trasversali, nuvolette di puzza sotto il naso e tanta, tanta supponenza. I comitati d’affari un tanto al chilo si susseguono, chiusi a riccio, impenetrabili, omertosamente legati da propositi inquinati dallo scambio di favori. La trasparenza è soltanto un liquido buono per riempirsi la bocca. Le cordate scalano indisturbate le vette e nei consessi distrettuali semideserti si assiste alla ripetizione apatica di formule decadenti, in un’atmosfera disinformata, distratta e assenteista, caratterizzata dallo “squaglia-squaglia” generale. I Club, oltre che perdere i migliori soci, delusi per il tradimento delle promesse, per l’inconsistenza dei programmi e per l’assenteismo costante e generalizzato, continuano ad essere alimentati mediante la “precettazione” di individui indaffarati e sfuggenti che non hanno alcuna intenzione di fare i Lion, di prestare cioè parte del loro tempo libero per stimolare la solidarietà e per coinvolgere le istituzioni, ma che hanno solo fretta di indossare un distintivo che, per sentito dire, dovrebbe fornire loro un prestigio che non hanno. Peraltro restii a pagare le quote e raramente presenti alle conviviali. Senza tacere che un buon numero di soci viene cooptato per fare numero ed aderisce esclusivamente per non “scontentare” l’autore della proposta. Sanno loro il perché di tali sudditanze. Quanto alla formazione, noto che si sbandierano improbabili e non verificati successi. Ma siamo sicuri di aver scelto i relatori giusti? Un relatore-formatore dovrebbe offrire un eloquio brillante, avvincente, interessante. Ho sentito invece vuote cantilene che hanno alimentato la sonnolenza, oppure accenti militareschi di basso profilo, protervi e minacciosi e deglutito aride sequele di slade non correlate a riflessioni e commenti, né riferite a fatti e situazioni, che non riescono a coinvolgere la platea. Risultato? Meno di zero. Manca il metodo, manca lo stile, manca soprattutto la motivazione. Tenere conferenze o lezioni e avvincere l’uditorio con un eloquio brillante non è di tutti, è un dono. Pochi sono in grado di farlo. Invece chiunque arraffi una carica si sente autorizzato a proporsi come relatore, coi risultati che si osservano. E’ evidente l’urgenza di riformare tutta l’organizzazione lionistica, o almeno adeguarla ai tempi, magari osservando cosa succede nelle altre nazioni europee. Con l’auspicio che l’esposizione della bandiera europea nei consessi, al di là della retorica, trovi uno scopo incisivo e produttivo. Se l’innovazione non coinvolge la base, se non si raccolgono le istanze del miglior “popolo lion”, l’Organizzazione è destinata ad apparire sempre più una fabbrica di soldi, piuttosto che un’associazione di servizio.   Il quadro che offre oggi il Distretto a chi possieda un minimo di conoscenza degli scopi del Lionismo e sia animato da una seria volontà di prodigarsi senza cercare la lode o il riconoscimento e senza pretendere di passare alla storia sgomitando e spintonando chi collabora, non è dei più esaltanti.  Lo ha spiegato ampiamente Giampiero Peddis nell’articolo sopra citato. Ci si aspetterebbe una svolta, una presa di coscienza, un mutamento radicale delle procedure di selezione dei “dirigenti” distrettuali, di scelta delle tecniche di formazione degli officer e di moltiplicazione delle occasioni di contatto “a domicilio” tra la base e i vertici. Le dispersive e inutili riunioni che si ripetono con la medesima scaletta, piuttosto che proporre interesse e produrre risultati sembrano prigioniere di un cliché ormai superato nel comune sentire. Ci si aspetterebbero infatti delle novità sostanziali in fatto di coinvolgimento dei club e degli officer, idonee a stimolare nei soggetti interessati uno stile alto, indirizzato a nobilitare gli interventi mediante la divulgazione capillare e mirata di procedure idonee ad incentivare il lavoro di gruppo, la collaborazione, il collegamento della base coi vertici. Bisogna dare la parola a tutti, senza travalicare l’oggetto degli interventi. Bisogna stimolare le proposte, costituire comitati che le esaminino, senza mai stancarsi di sollecitare la partecipazione. Ogni lion dovrebbe sentirsi parte attiva ed integrata di un organismo amico e aperto. Invece si stendono cortine impenetrabili, si creano mafiette nei club stessi, nelle zone, nelle circoscrizioni soprattutto... mentre il mondo va avanti. I delegati sono un trabocchetto maleodorante che dovrebbe essere soppresso. L’elezione delle cariche distrettuali deve avvenire sulla rete. Tutti devono potersi candidare e tutti devono obbligatoriamente partecipare alla votazione. Tutti devono poter partecipare. Tutti devono poter valutare, giudicare e scegliere attraverso la conoscenza curricolare dei candidati. Tutto ciò costa sacrificio, toglie potere, scompagina le cordate, sovverte l’ordine costituito, è vero. Ma il lavoro di équipe è sempre stato il più efficace, tanto più se eseguito sulla traccia di moduli innovativi di facile utilizzazione. Il presupposto della semplicità e della trasparenza è ancor più necessario proprio per supplire alla scontata diversità delle persone, ai diversi modi di sentire, alle differenti esperienze, alla diversa estrazione sociale, alla inevitabile modulazione stratificata delle culture e delle capacità. Caratteristiche queste che vanno vieppiù accentuandosi, allorché si introducano nei club nuove realtà quali la diversità delle religioni e l'appartenenza a ceppi stranieri orientali, mediorientali ed africani. Il gruppo di lavoro unisce e amalgama le diversità ed opera sulla base di presupposti condivisi e di obiettivi comuni. Non si può comunque raggiungere nessun obiettivo se non si è prima lavorato sulle persone. Non è accettabile, anzi è squalificante, che vengano posti nelle mani di gente inadatta e impreparata, financo arrivista,  poteri, facoltà, incarichi di direzione, di formazione e di coordinamento. Gente che si rivela adatta solo a stravolgere il significato dell’impegno assunto, per imperizia, perché animata da interessi personali, o per motivi talvolta anche politici o professionali. Chi non ha ricevuto propaganda elettorale al proprio indirizzo lion? Sul punto, pur essendo evidente che gli indirizzi personali siano stati tratti dall'annuario, non risulta che siano stati attivati interventi repressivi e risolutori. Bisognerebbe pensare ad un programma di lungo termine che, gradino dopo gradino, faccia emergere le eccellenze, piuttosto che mortificarle per dare spazio all’amico dell’amico, o a personaggi malati di protagonismo.. riconoscibili dalla prosopopea e insieme dalla vuotezza. I Governatori, past, in carica e vice, spesso si muovono tra le quinte, navigano nel cono grigio della congiura e della cospirazione. Talvolta si sono anche “scannati” fra loro per agguantare un osso spolpato che è un reperto archeologico, pur se ricoperto da qualche migliaio di euro la cui destinazione rimane spesso fumosa. In molte occasioni infatti la destinazione dei fondi ha evidenziato dispendiosi errori organizzativi, caparbi personalismi, imperizia gestionale e organizzativa. E’ inutile fare nomi. Comunque non sono questi i metodi per dare il buon esempio. Poi ci si lamenta se non vengono rendicontate le feste di circoscrizione che il compianto Fuduli aveva promesso di eliminare. E’ necessario invece riflettere sul fatto che il male principale da combattere è la litigiosità, a tutti i livelli. La litigiosità deve essere ostacolata, impedita, non incentivata. Invece è avvenuto che della litigiosità si è fatto un pretesto per colpire personaggi emergenti, fastidiosi per la loro correttezza, per la loro integrità e per il loro forte senso di appartenenza all’Organizzazione. Tutti ormai sanno che sono esistiti e forse esistono ancora, soggetti che presidiano seggiolini eletti al rango di poltrone, che hanno condizionato  il progresso e l’evoluzione del Distretto, che hanno  spettegolato e tramato ai danni di un singolo super partes che ha resistito all'assimilazione delle correnti. Costoro non possiedono un solo centimetro di spina dorsale e talvolta sfruttano la platea per illuminarsi di luce riflessa, per diffondere eventi che nulla hanno a che fare con il lionismo, per l’effimera gloria di postare un proprio libro, per predisporre improbabili “arrampicate”. Mi fermo qui. In conclusione, viene da chiedersi da che pulpito siano scaturiti certi vuoti e inconcludenti predicozzi che per quieto vivere, volenti o nolenti, abbiamo dovuto ascoltare in questi ultimi anni.


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