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LA METAFORA ITALIANA

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


L’Italia come la Costa Concordia. Letta e Saccomanni come Schettino

 

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Naufragi & Rottamazioni

LA METAFORA ITALIANA

L’Italia come la Costa Concordia. Letta e Saccomanni come Schettino

(Rieti, 05/12/2013)

Che popolo siamo? Che destino ci aspetta? Dopo 150 anni di “Unità Nazionale” (1861-2011), dopo 20 anni di “Fascismo” (1922-1942), dopo una Prima Repubblica (1948-1992) cominciata male e finita peggio, dopo un Ventennio di ping-pong tra  “Prodi & Berlusconi” (1992-2012) e ora, intrappolati nelle “Larghe Intese” (le prime della Storia Repubblicana), siamo giunti ad un punto di non ritorno. Il debito pubblico aumenterà fino allo sconquasso totale, la moneta rimarrà ancora quella europea, fino a che non ci sarà più bisogno di moneta perchè si tornerà al baratto (in alcuni Comuni ci siamo già arrivati). Ci vorrebbero uomini con le palle d'acciaio per risolvere o almeno tentare di risolvere il PROBLEMA ITALIA. La storia ci ha insegnato che per governare e per sottoscrivere patti d’acciaio servono “palle d’acciaio”.  Cavour le aveva, infatti ha sottoscritto il patto d’acciaio con Garibaldi, che ha portato all'Unità d'Italia. Anche Mussolini le aveva, infatti, giusto o sbagliato, ha sottoscritto il patto d’acciaio con Hitler. Berlusconi, con la sua “discesa in campo” (non con il “Bunga-Bunga”) ha dimostrato di averle anche lui, infatti ha sottoscritto il patto d’acciaio con gli Italiani, da Vespa, sulla scrivania di ciliegio, che tra alti e bassi, gli ha consentito di occupare la scena per 20 anni. Letta l’ha capito che per governare l’Italia ci vogliono le “palle d’acciaio”, infatti una delle sue prime e più rassicuranti rivelazioni rese alla Stampa nel momento di maggior fulgore  (cioè, dopo una serie tanto “fortunata” quanto “inutile” di incontri all’estero con i personaggi di punta della politica mondiale ed europea) è stata appunto quella di rivelare agli Italiani e al mondo che lui ha le “palle d’acciaio” e quindi gli Italiani possono stare tranquilli. Gli Italiani sono dunque invitati a sostenere ed appoggiare i suoi interventi in Europa, quando va a “battere i pugni sul tavolo” della Merkel e sui tavoli di quelli in Europa che gli si mettono per traverso. Di concerto, è necessario difendere le pregevoli iniziative del simpatico “ministro” Saccomanni quando dice che vuole aiutare quelli che “non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese”; inoltre bisogna lodare lo sforzo attraverso cui il PD e il NCD (uniti) hanno cacciato dal Senato quel rompi “palle d’acciaio” di Berlusconi che si è rifiutato di “fare un passo indietro”. Insomma, le “palle d’acciaio” di Letta sono il presupposto del risanamento della Repubblica Italiana e pertanto vanno capite, sostenute ed appoggiate senza riserva alcuna. Cosa si preoccupano a fare dunque gli economisti, la stampa del settore, i membri della Commissione Europea, la CGIL Camusso, Grillo, e Renzi? Abbiamo la fortuna di avere al Governo un Letta con le “Palle d’Acciaio”; un Alfano che da Ministro della Giustizia e nella recente intricata vicenda Shalabalaya (che ha causato le dimissioni del Prefetto Geppe Procaccini), ha dimostrato di possedere palle d'acciaio al vanadio; un Quaglieriello e un Lupi che, quanto a palle d’acciaio, hanno già dato ampia prova di averne; ne fanno fede il conferimento a Quaglieriello del prestigioso titolo di “saggio” da parte del Presidente della Repubblica e le ripetute comparsate di Lupi in TV quale strenuo difensore delle ragioni del Cavaliere, quando contemporaneamente si accingeva a scendere dal tram di Bwerlusconi; senza dimenticare la costruzione lenta, astuta e penetrante di entrambi, del tradimento del Cavaliere, preparata con cura e attenzione coinvolgendo deputati e senatori che sembravano fedeli a Berlusconi (una vera prova di strategia politica che li premierà alle prossime consultazioni elettorali). I cittadini italiani hanno bisogno di personaggi accorti e lungimiranti come quelli appena citati. Questi sono atti di grande rilievo che presuppongono il possesso indiscusso di “palle d’acciaio” come neanche nel Ventennio Fascista se ne erano viste. Quindi, di cosa ci preoccupiamo? C’è inoltre da dire che la gamma dei politici che sta lavorando al “risanamento” del Paese (Nuovo Centro Destra, Partito Democratico e Scelta Civica) agisce in regime di “larghe intese”, finalmente liberata da un Berlusconi condannato penalmente e messo fuori da tutti i giochi, con un Renzi che se ce la farà a diventare segretario del PD combinerà un putiferio e un Grillo che accusa e minaccia senza tregua e che non promete nulla di buono. Coraggio dunque, Avanti Savoia!... Questa volta ce la facciamo. Il tunnel non è più quel buco nero dove sono annegate le speranze degli Italiani alla ricerca del famoso raggio di luce intravisto dal bocconiano Monti. Al popolo affamato, disoccupato, fallito, esodato, cassintegrato, equitalizzato e suicidato si chiede solo un'ultima oncia di pazienza. Gli acronimi TARSU, TARES, TRISE, TUC, IUC, fatti circolare negli ultimi mesi da Saccomanni e Letta a ridosso delle famigerate ICI e IMU, stanno creando incertezza e preoccupazione nel Paese a causa della proverbiale ignoranza degli Italiani, i quali non sanno che per imporre un tributo che nasconde al suo interno una miriade di altri tributi apparentemente soppressi, è necessario uno studio approfondito da parte di tecnici, ministri, viceministri,sottosegretari e presentarlo con una sigla piaciona che consoli i cittadini al momento di pagare. E' anche necessario dare al Governo il tempo di cacciare o almeno condizionare quel rompi “palle d’acciaio” di Fassina, anche lui bocconiano,  che rimischia sempre le carte a Saccomanni e lo contraddice esaltando la portata delle figure barbine che Saccomanni fa già di suo. Di certo i nostri stanno studiando un nuovo e definitivo acronimo più rassicurante dei precedenti, la matrioska di tutte le matrioske, che comprenderà e assorbirà tasse, imposte, tributi, diritti, canoni, accise, patrimoniali e una tantum. Insomma la Tassa Italiana Volontaria Unica TIVU (da non confondere con la TV della RAI). Anche il  canone Rai sarà inghiottito nel calderone della TIVU, come anche il bollo auto, l’IRAP, l’IVA e l’IRPEF e tutto ciò che deve essere pagato agli enti e allo Stato se si vuole rimanere cittadini italiani senza emigrare in Nuova Zelanda o in Alaska. Così finalmente in Italia tutti pagheranno le tasse, senza possibilità di evasione o di elusione, realizzando la tanto sospirata “uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Il bello è che ognuno se la calcolerà personalmente riempiendo un modulo. L’F24 si potrà pagare col telefonino e non ci sarà più quel fastidioso termine di 60 gg., scaduto il quale si incorreva nelle sanzioni, nelle penali, nei raddoppi e negli interessi da strozzini praticati da Equitalia. Ognuno pagherà quanto può e quando vuole. Si potrà fare a meno dei Commercialisti, dei Consulenti, delle Commissioni Tributarie e persino dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia. Miracoli delle “palle d’acciaio” di Letta e Saccomanni. Grillo alla fine dovrà piegarsi e collaborare col Governo. Se no il Vaffa Day gli si rivolterà contro. Il problema comunque dovrebbe essere risolto dopo l’elezione del Segretario PD, a partire dal 9 dicembre, forse “con un semplice rimpastino” (leggasi: “con un semplice fuori dalle palle d’acciaio”). Ci penseranno Quaglieriello, Alfano, Lupi e Schifani. Letta sarà sicuramente in Europa a “battere i pugni sul tavolo” (alla fine della legislatura, il poverino si sarà beccata l’artrosi deformante ai polsi). Quanto a Saccomanni, oltre che fare tardi la sera nelle trattorie romane e fare sbellicare dalle risate i suoi commensali sputtanando Berlusconi, è anche un grande campione di Gioco dell’Oca e Monopoli. Alla Banca d’Italia non faceva altro. Da piccolo riusciva a fregare persino Dini, Ciampi, Draghi e la Tarantola. Questa delle delle “larghe intese” e delle palle d'acciaio sarà dunque la sua apoteosi e, col dovuto rispetto, l’apoteosi di Letta..

♫♪

Cercherò di spiegare la situazione italiana con una metafora. Negli anni ’60 il popolo italiano, impoverito dalla guerra e dalle distruzioni, si diede da fare per realizzare la ricostruzione post bellica e col lavoro sodo dei nostri padri e dei nostri nonni venne fuori una Nazione orgogliosa, invidiata, solida, con un sistema industriale e commerciale competitivo, con un’elevata capacità di produrre ed esportare prodotti di alta qualità a prezzi competitivi in moltissimi settori, con un sistema agricoltura favorito dal clima e dall’esperienza millenaria, con una capacità di accoglienza turistica invidiabile. Maastricht e Schengen erano ancora da venire e alle frontiere c'eranno ancora i dazieri, mentre in patria si pagava solo l'IGE al 3%. E non scappava nessuno. Qui comincia la metafora. Gli Italiani negli Anni '60 costruirono  una nave solida, con le “palle d’acciaio” come la Costa Concordia, cui diedero il nome benaugurate di “Italia Concordia”, buono per superare e dimenticare quel maledetto 25 aprile che dal ’48 tiene  divisi gli Italiani. Poi anche gli Italiani, come la Costa Crociere, fecero l’errore di affidare il comando della nave “Italia Concordia” a Comandanti come Schettino, di destra, di centro e di sinistra, ritenendoli portatori di “palle d’acciaio” alla stregua di Letta, ma rivelatisi personaggi fatui, insignificanti, vanitosi, parolai, spacconi, incapaci, dilettanti, bugiardi, impreparati, assetati di soldi, di potere e di favoritismi, con il risultato che la nave “Italia Concordia” una bella sera, mentre il popolo banchettava, brindava, ballava e si divertiva, andò a finire squarciata sugli scogli dell’Isola del Giglio (Scoglio Europa, Scoglio Euro, Scoglio Merkel). Ed è ancora là, la nave “Italia Concordia”, mantenuta a galla con tappi di sughero e pannicelli caldi e ribattezzata in extremis “Italia Larghe Intese”, per esorcizzare la paura dell'imminente rottamazione. Di pannicelli caldi in Italia si muore. Agli albori della Seconda Repubblica si fece ricorso ai pannicelli caldi e i salassi di Dini, Ciampi, Amato, Visco e Padoa Schioppa; e si proseguì con gli impacchi e i salassi di Prodi, Berlusconi, Tremonti e Monti.  Ora che siamo prossimi al tracollo, ci blandiscono coi lecca-lecca di Saccomanni e di Fassina e con le “palle d’acciaio” di Letta, Alfano, Quaglieriello, Lupi e Schifani.  Ma sappiamo tutti che l’Italia è una ex nave da crociera che non può più navigare, semiaffondata, pronta per essere rottamata nei cantieri della Merkel, con la collaborazione attiva dell’Europa, dell’America e dei Cinesi. Le palle d’acciaio dei vari Capitani Schettino saranno fuse negli altiforni tedeschi insieme ai rottami dell'  ”Italia delle Larghe Intese, ex “Italia Concordia”.

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Esaurita la metafora, riprendiamo da dove eravamo rimasti. Negli Anni ’60 gli Italiani, lavorarono sodo e, malgrado gli ostacoli che venivano posti dalla classe politica venuta fuori dal 25 aprile, diedero mano alla ricostruzione del Paese, dando vita a quel famoso “miracolo economico” che tutto il mondo ci invidia. Fu uno sforzo gigantesco e, per sostenerlo, si inventò la cambiale, un titolo di credito formale e completo contenente l’obbligazione di pagare o di far pagare una data somma nel luogo e alla scadenza indicati. Tutti gli Italiani, più o meno, rispettarono l’obbligo di onorare quel titolo, senza il quale il miracolo economico non si sarebbe realizzato. Ma quelli degli Anni '60 erano davvero Italiani con le “palle d’acciaio”. Avevano fatto la guerra, avevano subito i bombardamenti e l’invasione degli Americani, le stragi e l’occupazione dei Tedeschi in fuga, erano stati prigionieri dei Tedeschi e degli Inglesi, si erano beccati (chi era riuscito a tornare) la malaria, il vaiolo, il tifo, l’ameba; ma erano forti e onesti, erano stati educati al rispetto dei valori, delle leggi, della famiglia, degli insegnanti, dei datori di lavoro, delle donne, degli anziani, dei minori, della religione e dello Stato. Qualcuno forse ricorda i cartelli in ferro smaltato: “Vietato bestemmiare” e “Vietato sputare per terra”.  A scuola i maestri davano ancora le bacchettate sulle mani agli alunni. Le palestre e i campi sportivi erano per i ragazzi, per i giovani, un appuntamento quotidiano e irrinunciabile. Come minimo, fatti i compiti, si giocava a calcio per strada con le palle di pezza. Non giravano droghe, al massimo ci si fumava mezza  “Africa” dietro al cimitero del paese. Le chiese erano piene di fedeli. Le famiglie, salvo sporadiche scappatelle, rimanevano solidamente unite. I vecchi venivano assistiti dai familiari, in casa, fino all’estremo addio. Le strutture sportive, gli asili, le scuole, le case popolari, gli uffici pubblici, funzionavano a pieno ritmo. Per spiegare l’ottima qualità di un prodotto, si diceva “…è come quello di prima della guerra…”.   La Repubblica Italiana ha quindi beneficiato, nei primi anni di democrazia, di un popolo educato, lavoratore, onestro, forte, rispettoso, obbediente, così formato, piaccia o non piaccia, dal regime fascista e dalla Chiesa. E’ inutile negarlo. Ma questa Repubblica, benché “fondata sul lavoro”, non è stata capace di proseguire quell’azione fondamentale di educazione e di formazione dei cittadini, dei lavoratori, dei dipendenti pubblici, degli insegnanti, dei giovani, delle donne. Non è riuscita a condizionare nè le mafie, nè le caste, anzi talvolta ha trattato con le mafie e con le caste a beneficio della politica più sporca e invasiva. La Repubblica non ha quasi mai indirizzato correttamente i finanziamenti per risolvere i bisogni della gente, per sostenere le iniziative concrete e creare lavoro, per formare dipendenti pubblici e dirigenti onesti, integerrimi e ben pagati; non ha mai combattuto alla radice le raccomandazioni, il nepotismo, i privilegi, gli illeciti arricchimenti, i favoritismi. Gli enti pubblici oltre che proliferare senza controllo (altro che soppressione degli enti inutili...), hanno svolto soltanto la funzione di assumere pletore di raccomandati e far lievitare il debito pubblico. La retorica della Liberazione ha iniettato nei cuori e nei cervelli di una parte di Italiani il virus, la febbre, dell’antifascismo e ha incoraggiato la corsa allo smantellamento delle strutture giuridiche, amministrative, sociali e culturali antguerra, ad eccezione, guarda caso, dei Decreti istitutivi degli Ordini Professionali, rimasti intatti dal 1934. Ci sono voluti 80 anni per varare un riforma forenze che fa piangere, assurda, rafforzativa della lobby, in danno dei cittadini e dei giovani avvocati che rimarranno disoccupati o andranno a fare i benzinai. Grazie Signora Casellati e Company. La Repubblica ha smantellato gradualmente, gramscianamente, egemonicamente, tutte le strutture pre-repubblicane, come se dovesse eseguire una condanna a morte, obbedendo ad una malintesa istanza di antifascismo viscerale, patrimonio genetico di una minoranza che per oltre sessant’anni non è riuscita, comunque, a convincere il popolo, perchè ha continuato e continua ad affidare i più retrivi compiti della politica ad uomini e donne che agiscono come zombi, come robot, senza un cervello e senza un cuore, contro il popolo, contro i cittadini, assassinandoli di tasse, creado burocrazia, agevolando solo i politici della stessa parte, i parenti, gli amici e il sindacato. Mi vengono in mente le parole, i ragionamenti, le conclusioni  dei politici che recentemente hanno accelerato la cacciata del Cavaliere dal Senato: Zanda, Finocchiaro, Lanzillotta. Una vendetta consumata a freddo. Quando li sento parlare, mi si accappona la pelle. Tra le cose “scomode”, politicamente scorrette, che disturbavano il conduttore, fu eliminato l’obbligo del “giuramento” da parte dei dipendenti pubblici. Successivamente si diede luogo alle privatizzazioni selvagge del patrimonio costruito negli Anni ’60 e persino alla privatizzazione dell’impiego pubblico (leggasi: consegna della P.A ai sindacati). Si favorì, anzi si incoraggiò, la penetrazione selvaggia ed invasiva del sindacato nelle strutture ministeriali e pubbliche, nella scuola (il famigerato doppio canale ha creato una classe di insegnanti somari più e quanto gli alunni che vengono loro affidati) e nei corpi di polizia (smilitarizzazione uguale paura del golpe). La prossima botta sarà quella di fondere i CC con la PS. Addio Carabinieri. Berlusconi ci ha pensato tardi a contestare la scelta degli ultimi senatori a vita. Personalmente mi sono domandato in che cosa i senatori a vita nominati da Napolitano avevano illustrato la Patria (cinque compreso il bocconiano Monti co-autore, insieme alla Fornero e agli altri ministri del suo Governo, del colpo di grazia inflitto agli Italiani). Il sillogismo aristotelico dell’uguaglianza tra i cittadini non è stato mai applicato agli organi repubblicani, tanto meno al Presidente della Repubblica. Eppure è semplice: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, il Presidente della Repubblica è un cittadino, quindi il Presidente della Repubblica deve essere uguale agli altri cittadini davanti alla legge.  Ma la Costituzione “più bella del mondo” (sic!...) questo non lo ha spiegato. I Patrigni Costituenti si sono soltanto impegnati a creare privilegi e trabocchetti per ingessare i poteri, esautorare i gangli decisionali, esaltare i partiti e il sindacato, affossare la libera iniziativa privata, ostacolare le capacità produttive del paese, combattere la ricchezza, favorire le clientele e il parassitismo, agevolare anzi incentivare lo strapotere delle lobies, creare e far progredire la burocrazia. La Repubblica Italiana, senza fare troppo  rumore, concesse infatti ai Sindacati ed ai Partiti, l’arbitrio di eludere l’obbligo costituzionale di costituirsi in associazione e di rendicontare alla Corte dei Conti le spese. Il finanziamento ai partiti, i rimborsi elettorali, le quote sindacali, le quote di iscrizione ai partiti, sono denaro pubblico e pertanto dovrebbero, devono, essere sottoposte al sindacato della Corte dei Conti. Ma questo principio costituzionale non viene applicato ai Sindacati ed ai Partiti politici. E nessun magistrato, in oltre 60 anni di Repubblica, ha mai pensato di contestarne la mancata applicazione. Dopo Tangentopoli, in barba ai referendum contrari votati dal popolo, la Repubblica Italiana iniziò a coprire di oro (stipendi, provvigioni, rimborsi, gettoni, diarie, ecc.) senatori, deputati, consiglieri regionali, consiglieri provinciali e persino consiglieri dei Comuni e delle Comunità montane . Fino ai Fiorito, fino ai Lusi, fino ai Penati, fino ai tesorieri dell’Italia dei Valori e della Lega. E' di oggi la notizia della richiesta di rinvio a giudizio dei reatini Nobili e Perilli: esempio di come tra  politici di Destra e politici di Sinistra non ci siano particolari differenze. Vedremo all'esito dei processi (seppure ce ne sarà uno) come i tribunali ricostruiranno le rispettive vicende giudiziarie. La Repubblica, come dicevamo, dalle Alpi a Lampedusa, ha sempre favorito l’assunzione di una pletora infinita di dipendenti pubblici inutili e improduttivi (25.000 nella sola Regione Sicilia). Un Sindaco UDC si vantava nella scorsa legislatura di aver creato posti di lavoro assumendo una pletora di impiegati in un comune di poche centinaia di anime. E' toccato al Sindaco successivo licenziarne al cuni e mettere part-time altri. Non bastavano le migliaia di Deputati, Senatori, Consiglieri regionali, provinciali, comunali che tra stipendi, vitalizi e prebende varie  hanno succhiato e succhiano il sangue degli Italiani. Che poi questi Signori, oltre che beccarsi lauti stipendi senza lavorare, oltre che combinarne di tutti i colori nei settori loro affidati, riescono anche a svolgere attività di lavoro artigianale e simili, in nero, ossia senza pagare alcuna imposta. Infine, per impastoiare definitivamente la Nazione,  la Repubblica, con un  minuscolo emendamento, promosse l’Ordine della Magistratura al rango di Potere creando una pericolosa casta di intoccabili: i 18 mila test del DNA del caso Gambirasio, i millecinquecento processi per violenza a minori rimasti pendenti a Milano in attesa che si concludesse il processo Ruby1, i flop solenni della Procura di Napoli su V.E. IV ed altri VIP, le vicende giudiziarie legate a De Magistris, i milioni di Euro spesi in intercettazioni, ne sono la dimostrazione tangibile. Tutti i magistrati sono intoccabili. Solo Ingroia, quello che si era proposto di fare la  “Rivoluzione Civile”, quello che ha osato tentare di incriminare il Capo dello Stato, è stato lasciato penzolare tra Guatemala e Val d’Aosta, fino alla cancellazione dal ruolo. Senza però provvedimenti giudiziari per sanzionare il rifiuto di assumere l'incarico assegnato. Un Ufficiale dell'Esercito sarebbe stato denunciato, processato e condannato con ignominia. Il caso Di Pietro è anch'esso emblematico: due scivoloni, uno alla fine della sua carriera di magistrato euno alla fine della sua carriera di politico. In entrambi i casi i tribunali (gli ex Colleghi) li hanno assolto. Ma sono rimasti forti dubbi nell'opinione pubblica sulle conclusioni. La creazione delle Regioni è stata un guaio peggiore di tutti. Altro che eliminare le Province. Le Regioni dovrebbero essere eliminate. Sono una delle principali fonti di debito pubblico. La Legge 241/90 è il capolavoro dei sistemi di tortura sociale: una ghigliottina, una garrota, una vergine di Norimberga. La 241/90 è una legge che dietro le finte dichiarazioni di trasparenza nasconde una concertina spinosa invalicabile, un reticolato ad alta tensione che annulla i diritti dei cittadini, li offende, li umilia: “Cosa vuoi? La fotocopia di un atto? Non ne hai diritto. Comunque se te la do, devi prima pagare i diritti e comunque, ho tempo 30 gg. per dartela. E se non ti rispondo entro 30 gg. e protesti, rischi di essere denunciato per violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale; se rinuci alla protesta, puoi solo fare ricorso al TAR, così ci pensano i Giudici amministrativi ad ammazzarti definitivamente”. Quella dei TAR è un'altra invenzione che mette paura. Come si può accettare che sullo stesso fatto: richiesta da parte di una pubblica amministrazione a 250 dipendenti di restituzione di una indennità, una Sezione del TAR del Lazio dia ragione a 125 dipendenti (che avevano scelto un loro avvocato) e un'altra Sezione dia torto ai rimanenti 125 (che avevano scelto un altro avvocato)? Sullo stesso identico fatto, due differenti sentenze. e al Consiglio di Stato non gliene cale alcunché. I secondi hanno dovuto restituire migliaia di Euro, i primi si sono intascati bellamente la cospicua indennità, sfottendo tra l'altro i colleghi. Questa è giustizia?  La prima peggiore cosa che fece la Repubblica Italiana fu quella di innalzare il Presidente della Repubblica al rango di “monarca assoluto”, con uno stipendio smisurato che non ha eguali nel mondo, con privilegi di ogni genere, compreso quello di non dover dare conto di come viene spesa quella massa di denaro pubblico che gli viene elargita senza problemi. Per il Presidente i soldi ci sono sempre. Gli altri tirino la cinghia o mangino “brioches”.   A piedi, dovrebbe andare il Presidente, in taxi o in metropolitana. Lo stipendio dovrebbe solo servirgli ad integrare le sue originarie risorse economiche. A casa sua, dovrebbe dormire e mangiare. Il Quirinale dovrebbe solo servire per i discorsi di rito e le celebrazioni e per ricevere le visite ufficiali straniere. I senatori a vita non dovrebbero avere il diritto di voto e neanche lo stipendio. Al massimo dovrebbero chiedere il rimborso delle spese preventivamente autorizzate dal Senato, da far passare sotto il torchio della Guardia di Finanza prima del rimborso. Infine la Corte Costituzionale, ciliegina sulla Torta Costituzionale,  che fu elevata al rango di Organo Supremo ed ultraintoccabile fino al punto di poter bacchettare sia chi osa offendere il Presidente della Repubblica e sia il Presidente della Repubblica stesso (ieri gli ha detto che la legge elettorale soprannominata porcellum è incostituzionale e che, implicitamente sono incostituzionali la Camera, il Senato, il Governo e Lui stesso). La Corte Costituzionale ha anche il potere infatti di annullare le leggi del Parlamento, che non è poco. Si tratta di magistrati  e di laici con privilegi stipendiali, buonuscite e vitalizi da favola (ora, grazie a Napoliutano, c'è anche Eta Beta che è andato a cumulare il quarto o quinto stipendio milionario). Insomma, la Corte Costituzionale è un ricco sfondato cane da guardia che  morde e fugge.  Alcuni anni fa, poco prima che iniziasse il tracollo della Nazione, la Repubblica Italiana selezionò, il più presentabile fra quei pochi che il PCI e partiti seguenti era riuscito a selezionare, un certo Signor Bassanini, affidandogli il lavoro sporco di concludere e legittimare l’egemonizzazione della Pubblica Amministrazione. C’è riuscito benissimo! Bassanini, concedendo ai funzionari (sic!) degli enti locali i poteri che fino a mani pulite erano stati nelle mani dei politici, è riuscito a moltiplicare fino alla potenza n² (enne al quadrato) i concussori e i corruttori, agevolando la corruzione e il peculato, infilando dietro il finto esautoramento dei Sindaci, il potere di nominare consulenti inutili e costosi (amici, amanti, familiari, trombati e raccomandati). Cose da Bassanini, insomma.  Ma sta anche lui sulla nave “Italia Concordia” che a breve sarà rottamata in qualche cantiere tedesco insieme a Letta, a Saccomanni e agli altri portatori di “palle d’acciaio”. Purtroppo il futuro dell’Italia è destinato a peggiorare. Per l’intanto questo insulso Parlamento si è “beccata” la bacchettata della Corte Costituzionale che  ha deciso di bocciare il famigerato “Porcellum” che nessuno voleva, ma che nessuno osava cambiare, perchè conveniva a tutti, come la legge sul “conflitto d’interessi”, sempre evocata e mai discussa in Parlamento. Sulla inutilità e pericolosità delle Regioni si è accennato prima. Sul punto la Costituzione dovrebbe essere sollecitamente modificata. Prima che sia troppo tardi, deve essere cancellato il folle capitolo dei Governi Regionali e delle Province a Statutop Speciale, greppie senza fondo, tumori sempre in espansione, organismi creatori di burocrazia e posti di lavoro a carico dello Stato. Con le Regioni devono essere cancellate al più presto le Spa di Stato, di Regione, di Provincia e di Comune e i sottoministeri cosiddetti “Autorità”. Per far fronte alle spese sempre in crescita, la Repubblica fece costantemente ricorso alla stampa di biglietti di banca di tutti i tagli senza alcun limite. Tutto per saziare i portatori di voti nel Veneto e nella rossa Emilia Romagna, nella Toscana e nel Lazio, al Sud e nelle Isole, per tacitare le etnie valdostane, altoatesine, siciliane, costrette con gli statuti speciali ad entrare a far parte della Repubblica Italiana, contro la volontà di buona parte dei loro cittadini. Dando così  la stura ad una crescita dell’inflazione senza precedenti ed all’accumulo di un debito pubblico folle che forse potrà essere ripianato solo azzerando le riserve auree (se saranno sufficienti), con le conseguenze che si possono immaginare. Poi, grazie a Ciampi, Prodi e Monti, nottetempo infilarono a nostra insaputa l'Italia nel sistema Euro, a due mila Lire per un Euro, cioè ad oltre il doppio della Germania che ci entrò con un Marco (valore Lire 900) per un Euro. Così dimezzando di colpo il valore dei nostri stipendi, dei nostri beni e dei nostri guadagni. Come si fa ad essere competitivi? Scandaloso! Anzi, delittuoso! La Repubblica è servita ai politici per inventare privilegi di ogni genere e trasformare i sistemi di formazione sociale e lavorativa in greppie e mangiatoie, eliminando, cancellando, annientando in tutti i settori ministeriali e pubblici tutto ciò che era a torto percepito come struttura antidemocratica e illiberale. Uno spoil sistem applicato alle leggi che è durato fino ai nostri giorni. L'ultimo spoil sistem fu applicato dal ministro della funzione pubblica Bersani nel 2006 ai provvedimenti legislativi varati dal ministero Berlusconi. Non si può dimenticare l’abrogazione di molti dei provvedimenti legislativi introdotti da Berlusconi. Una cosa che non si era mai vista in Italia. Un'operazione villana e gretta, paragonabile all'altra gretta e villana operazione di cacciata del condannato Belusconi dal Senato. Dietro il paravento delle tristemente famose “lenzuolate” delle “liberalizzazioni”, Bersani si spense con quelle abrogazioni inconcludenti e insulse, le speranze dei dipendenti pubblici che avevano posto speranze nei provvedimenti del Governo Berlusconi (tratteniemnto in servizio per tre anni degli insegnti che non avevano maturato gli anni per la pensione. In quei giorni si respirò aria da Comintern, da Cremlino e da purga sovietiva. A questa manovra si aggiunse poi quell’insulso accomunare nella protesta tassisti e farmacisti, in un binomio irrazionale e inquietante. Il Re Bersani era nudo e nessuno aveva il coraggio di dirlo. Si dovette arrivare alla campagna elettorale post Monti (2012) perchè Bersani si coprisse di ridiciolo con le sue proprie mani nel tentativo improbabile di smacchiare un giaguaro e popi  sottopon3ndosi alla ripresa in stream coi grillini: inadeguatezza totale. Il PD può sfornare solo tipoi come Bassanini, Visco, Padoa Schioppa, Prodi. La burocrazia italiana ha ormai superato di gran lunga quella dei paesi ex sovietici. In Italia non si muove più nulla, tutto e pervaso dall’immobilismo più spietato. Chi ha la possibilità di farlo fugge all’estero, delocalizza. Chi non ce l’ha, soccombe, talvolta, purtroppo, uccidendosi. Vergogna! La gogna ci vorrebbe. Qualsiasi pubblico dipendente posizionato dietro uno sportello o infilato dentro un’uniforme esprime il potere smisurato e paralizzante della burocrazia: inventa regole, interpreta leggi e regolamenti, respinge istanze, minaccia denunzie e sanzioni, ritarda di emettere atti o addirittura non risponde.


 

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