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ALLA VIGILIA DEL VOTO EUROPEO. IL DOPOGUERRA NON È MAI FINITO.

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Saggio di:

C. SARCIA'


Comunità Europea inutile e nociva. Economia al collasso. Germania insolente. Il cancro dei Barconi.

 

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UN PAPA INASCOLTATO


A margine dell’Operazione “Mare Nostrum”

ALLA VIGILIA DEL VOTO EUROPEO. IL DOPOGUERRA NON È MAI FINITO.

Comunità Europea inutile e nociva. Economia al collasso. Germania insolente. Il cancro dei Barconi.

(Greccio, 23/05/2014)

L’ITALIA NATA DALLA RESISTENZA E’ UNA NAZIONE AFFLITTA DA PROBLEMI INSANABILI CHE SI TRASCINANO DAL DOPOGUERRA E CHE SONO ALLA BASE DI UNA INARRESTABILE DECADENZA.

Durante la Seconda Guerra Mondiale noi Italiani avevamo un grosso problema, il Fascismo Non vedevamo l’ora che si celebrasse la sua “caduta”, così finiva la guerra e non se ne parlava più. Così non fu. Caduto il fascismo, ci furono morti ammazzati a non finire e la parola “fascista” divenne nell’uso comune un appellativo offensivo e discriminatorio per anni. Di Fascismo e di Fascisti se ne parla ancora oggi, evocandone addirittura il pericolo immanente, ormai, caso strano, in direzione del tutto estranea alla destra. Tra l’altro la destra, in Italia; non esiste più. Prima esisteva la destra “pericolosa” di Almirante, lasciata fuori dall’arco costituzionale, allocuzione inventata appositamente per discriminare una sparuta minoranza considerata, esagerando, un pericolo per la democrazia. In realtà si sperimentavano i paralipòmeni della partitocrazia. Poi nacque la destra di Fiuggi, sdoganata da Fini, che ha fatto la “fini” che ha fatto. Dopo lo sfascio “finale” sono andate sorgendo varie “destrine” in antitesi tra loro per malintesi, presunzioni. Quindi la destra italiana è finita, ma l’antifascismo non è mai finito.

Nel primo Dopoguerra avevamo un altro problema: il Banditismo. Ci furono retate, rastrellamenti, fino a che non fu decretato che la lotta al banditismo era terminata e che non c’erano più banditi. Il segnale fu l’uccisione di Salvatore Giuliano, le cui modalità rimangono ancora oggi avvolte dal mistero, insieme alle modalità dell’uccisione del Duce ed alle modalità della Strage di Portella della Ginestra. Forse il nostro vero problema è che non si sa mai cosa succede veramente, perché succede, chi lo ha deciso e a chi giova.

Un problema che ha visto i natali nel 1948 è il Compromesso Politico, che si è subito radicato nei rapporti tra i partiti e che ha una longa manus nei sindacati, la cui somma espressione è rappresentata dal famigerato Manuale Cencelli che continua ad esercitare la sua influenza sulle coalizioni. Ma il Cencelli non è altro che l’atto ufficiale e introduttivo del “compromesso” che è cosa ben più invasiva e devastante. Si tratta di una sorta di inciucio che ammorba senza posa la politica e la stessa vita degli Italiani, in tutti gli organismi di rappresentanza politica, da quelli europei, a scendere, fino alla Circoscrizione, fino alla Comunità montana, che ammorba le leggi, persino la Costituzione, che ammorba la pubblica amministrazione, i concorsi, le gare di appalto, le carriere. Possiamo definirlo una pratica squallida che ha rallentato il progresso della nazione e mortificato il merito. Ormai il “compromesso” è diventato una spiacevole abitudine. Quando una cosa diventa abitudine, è quasi impossibile eliminarla o modificarla, entra nel patrimonio genetico e diventa pratica di vita, modo di fare. Il compromesso è l’origine, in senso geometrico, di tutti i mali italiani. Da noi è successo che senza compromesso non c’è più politica e quindi assumono rilievo soltanto gli interessi personali o di fazione, o di casta: “Io ti lascio fare quello che vuoi tu e tu mi lasci fare quello che voglio io. Il poderoso debito pubblico che  ci ritroviamo sulle spalle è stato realizzato con questo metodo.

Ma c’è un problema strutturale che assilla l’Italia ed è il  Problema delle  Mafie. Affacciatosi con vigore nel Dopoguerra, è duro a morire. Il problema delle mafie italiane è articolato e ingombrante: mafia in Sicilia, ‘ndrangheta in Calabria, Camorra in Campania (clan dei Casalesi), Sacra Corona Unita in Puglia di cui al momento non si sente parlare. Cittadini e Istituzioni si sono come assuefatti a questo problema. Le medicine sono sempre, più o meno, le stesse. Le indagini si snodano principalmente sul filo delle intercettazioni e dei pentiti a go-go. I processi diventano infiniti: prescrizioni, cassazioni, revisioni processuali, talvolta inspiegabili assoluzioni, sconti di pena, liberazioni anticipate, arresti domiciliari. Un  panorama lugubre che preoccupa gli stessi magistrati. Ma il problema non accenna ad estinguersi, semmai si evolve, dilaga, straripa, occupa e incancrenisce istituzioni e società. Quale il motivo della invincibilità delle mafie? I magistrati pensano erroneamente che per estirpare le mafie bisogna eliminare i capi. Il Legislatore, dal suo canto, imbeccato dai magistrati, ha ritenuto di attribuire valore strategico all’utilizzo dei pentiti di mafia, sempre con l’ottica di eliminare i capi. Questa visione, che nasce da valutazioni di apparato, ci ha portato al punto in cui siamo: da una parte le mafie, che sono diventate più potenti, dall’altra, una miriade di pentiti e  finti pentiti che se la ridono, vuoi perché non devono scontare nessuna pena per gli omicidi commessi, vuoi perché vivono sotto falsa identità stipendiati dallo Stato, o perché hanno usato i magistrati, a loro insaputa, per togliersi dei grossi sassolini dalle scarpe e nei casi limite (se ne sono osservati) hanno preso per i fondelli lo Stato raccontando improbabili “sentito dire” se non addirittura panzane inventate di sana pianta o sapientemente innestate in una narrazione vera che gli è servita da telaio (i mafiosi sono maestri in quest’arte). Ebbene, le mafie non si debellano arrestando i capi. Continuando a colpire i capi, le mafie sono diventate più potenti e feroci, hanno  ampliato il loro campo di azione e si sono industrializzate, hanno ucciso magistrati, uomini delle polizie, giornalisti, politici e oppositori, hanno esportato il sistema mafioso e delocalizzato grosse fette di affari. Le mafie, come ogni mala pianta, devono essere distrutte tagliando loro le radici, non la chioma, che ricresce. Bisogna fare terra bruciata intorno alle radici recidendole organicamente, sottraendo le manovalanze,  occupando i vivai di giovani e le colonie di immigrati, comunque pattugliando capillarmente i “loro” territori, ispezionando ogni giorno le loro residenze, perquisendo e ispezionando famiglie, individui, automezzi, ponendo obblighi, monitorando ogni loro movimento, ogni passaggio di danaro; insomma sottoponendo a controlli continui i sospettati e le loro famiglie, nonché i loro collaboratori.  Per questo è morto il Beato Don Puglisi a Palermo, perché la mafia aveva capito che colpiva organicamente il fenomeno alle radici. Forse le leggi italiane non prevedono questo tipo di attività investigativa e repressiva, perché le leggi sono permissive e confezionate dai politici mafiosi per i mafiosi. Immagino i commenti dei malpancisti di lungo corso. Replico loro dicendo che i magistrati sanno come rendere legale un atto che non lo sarebbe. Durante una lezione ai praticanti avvocati un PM spiegava che quando il GIP gli negava un arresto, lui riformulava la richiesta, aggiungendo nuovi capi d’accusa inesistenti pur di ottenerne l’arresto. Confesso che sono rimasto basito e il magistrato mi è apparso un personaggio squallido, privo di coscienza, irresponsabile, animato da disprezzo verso il genere umano e pericoloso per l’istituzione giudiziaria perché capace di violare le leggi. Ma questo fatto conforta la tesi che se la magistratura decidesse di riconquistare i territori controllati dalle mafie, non troverebbe difficoltà. Potrebbe ficcare dentro mezza Italia. L’aneddoto è a beneficio dei malpancisti, con allegato l’invito a riflettere che quel tipo di trattamento potrebbe essere riservato a qualsiasi cittadino italiano. Prima abbiamo parlato dei delinquenti abituali con precedenti che agiscono nei territori sottratti ai controlli di polizia. I magistrati continuano a ficcare dentro i capi delle mafie. Ma costoro vengono immediatamente sostituiti da altri capi, in una teoria infinita di arresti e sostituzioni. Fanno da contraltare processi infiniti, dall’esito dubbio, spesso imbastiti sulla base di indizi ricavati dalla spremitura di sedicenti “pentiti”. E nello stesso tempo le mafie continuano ad occupare il territorio, a fare loschi affari e gestire il malaffare. Un malaffare che in questi giorni è salito alla ribalta come possibile parametro economico per il calcolo del PIL. Bisogna dunque ammettere che siamo allo Stato nello Stato. Ma non dobbiamo stupirci se poi si verificano le trattative (vere o false?) tra Stato e Mafia. Il fatto che interi quartieri di città grandi e piccole siano vietati alle polizie non fa più notizia. E’ una cosa ormai assimilata. Famiglie di agenti, sindacati di polizia, superiori gerarchici, prefetti, non vedono di buon occhio i morti ammazzati in quartieri malfamati, specie se provocati da un troppo solerte controllo di patente o dall’arresto in flagranza di un piccolo scippatore. Sarebbero etichettati come “coglioni”. Neanche le retate sono più di moda. Le retate le faceva una volta la Celere e l’obiettivo erano quasi sempre le prostitute. Ma erano altri tempi. Ormai le retate sono considerate atti fascisti, roba da Sindaci come Alemanno. Chi glielo fa fare ai Magistrati di ordinare retate per sgomberare pezzi di territorio in mano alle mafie? Chi glielo fa fare ai Magistrati di ordinare retate per liberare strade da prostitute e trans, per catturare immigrati clandestini da scaricare a Bruxelles o a Strasburgo davanti ai palazzi del Parlamento europeo, per liberare abitazioni private e terreni pubblici occupati da zingari abusivi? Capisco che è molto più facile ordinare retate di politici.  Sono innocui, e comunque non sparano. Non è che sia un male arrestare i politici. Magari li arrestassero tutti, fino a quando non la smettono di candidarsi. Anzi, immaginerei un nuovo reato: “presunzione di colpevolezza”, “In dubbio contra reo”, tié. Se arresti i politici non ti sbagli mai. Solo così forse potremmo ripartire, con rappresentanti del popolo, non politicizzati, che facciano l’interesse dei cittadini e che spendano imposte e tasse per i cittadini secondo priorità e bisogni, ma ci vorrebbero dei controllori professionisti poderosi.  I magistrati italiani sono un  bluff per sé stessi e per lo Stato, perché non passano attraverso cicli di formazione e quindi non conoscono le modalità per indagare, per eseguire indagini, per interrogare sospettati e testimoni. Il servizio ausiliario in questo senso era molti anni fa affidato ai Carabinieri in funzione di polizia giudiziaria unica, i quali venivano dall’Arma specificamente preparati e lavoravano in simbiosi con i magistrati, ottenendo risultati che sono sulle cronache degli anni dal 1948 a quando un grande ideologo comunista non pensò di affidare i compiti di polizia giudiziaria presso le procure a tutti i tipi di polizia, anche a quello che fino ad allora aveva studiato funghi porcini e cinghialetti: polizia di stato, guardia di finanza, guardia forestale. Mancavano solo i Vigili Urbani. Molti dubbi sulla preparazione specifica degli agenti preposti. Forse tanta confusione, sgomitate, giacchette tirate. Nessun dubbio sui risultati: deludenti. E’ evidente che bisognerebbe cambiare metodo radicalmente. Oltre alle leggi processuali e sostanziali che sarebbero tutte da riscrivere, almeno i magistrati dovrebbero essere obbligati a frequentare corsi di tattica e strategia, fatte eseguire azioni di guerriglia, incentivare l’acquisizione delle modalità con cui si eseguono le indagini a seconda dei casi, quali sono le priorità sulla scena del crimine, e come si interrogano gli indagati. Inoltre i magistrati dovrebbero seguire la polizia giudiziaria nelle azioni ed essere presenti in ogni fase, disponibili H24. C’erano una volta i Carabinieri. Quei Carabinieri oggi non ci sono più. Sono andati in  pensione e molti di loro sono anche morti. E non c’è più nessuno in Italia in grado di insegnare ai magistrati come si interroga un indagato o un testimone. Mi viene in mente quel magistrato di Bari che si rivolgeva al Misseri, un pericoloso individuo di Avetrana, chiamandolo spesso Miché, forse per captare la sua benevolenza ed estorcergli la confessione. Il magistrato ne ha captata così tanta di benevolenza che alla fine il Miché di confessioni ne ha rese una miriade, ma quale fosse quella buona rimane ancora un mistero, soprattutto per il magistrato.

Un altro problema, quasi una cancrena, assilla gli Italiani, il Potere DiscrezionalePotere discrezionale che forma un’accoppiata indigesta con la Burocrazia, creando una miscela esplosiva devastante che ha ritardato il progresso del Paese e che ha posto la massa dei cittadini in uno stato di sudditanza permanente: da una parte i “servi della gleba”, dall’altra i “bravi”. Problemi, quelli della discrezionalità spinta e della burocrazia crassa, che si riversano ogni momento sulla libertà, sui diritti, sulla vita, principalmente sui rapporti dei privati con  la P. A. Ti negano i più elementari diritti, non ti fanno realizzare i tuoi sogni, ti privano del lavoro, disconoscono il tuo merito. E i soliti raccomandati ti passano avanti. La verità è che questa democrazia, questa politica,  questa repubblica, questa Costituzione, non sono state in grado di eliminare il “potere discrezionale” dalle facoltà concesse ai magistrati, agli amministratori politici, ai dirigenti ed ai funzionari della P. A. I danni che fa ogni giorno la discrezionalità applicata ai diritti del cittadino sono innumerevoli, infiniti, incalcolabili. La discrezionalità, insieme alla burocrazia di cui è matrigna, oltre che produrre danni per il solo fatto di esistere, ne produce di enormi perché è radicata nel sentimento dei burocrati e si intreccia con le leggi, con le procedure, fino a costituire un elemento di arbitrio devastante  e non misurabile. Se un vigile urbano di un paese qualsiasi, magari privo di istruzione e con la coscienza sporca, ti ferma e ti contesta che non indossavi la cintura, hai voglia a difenderti. Per la legge italiana tra la parola di un vigile urbano qualsiasi e quella di un cittadino, vale quella del vigile urbano. Non si può applicare neanche il principio del in dubbio pro reo. Paghi, vieni processato, vieni condannato, vieni incarcerato... fino a prova di falso. E come fai a provare che il vigile urbano ha detto il falso, se non hai testimoni? E se li hai, questi devono stare attenti perché potrebbero essere incriminati per falsa testimonianza. Dipenderà dalla DISCREZIONALITA' del giudice.  Tutti abbiamo guardato alla burocrazia come ad un ente autonomo, come ad una matrioska complicata e tecnologica fatta di regole ad incastro, di leggi sovrapposte e di decreti assolutisti. Si tratta però di un madornale equivoco. La burocrazia sarebbe il male minore se si impedisse ai dipendenti pubblici di esercitare dai loro sportelli il famigerato potere discrezionale che è un tumore, un difetto tutto italiano, che gli altri Paesi non conoscono. Negli USA la chiamano check list : è un elenco fisso di cose da fare per ottenere un risultato, nessuno addetto può modificarlo, tutti gli operatori devono seguirlo alla lettera, nei i tempi e con le modalità prefissate. Chi sgarra paga. E paga subito. Altro che bustarelle, concussioni, corruzioni, ritardi, smarrimento di fascicoli, unzione di ruote. Tutta zavorra italica. La check listi viene primariamente adottata dai piloti prima del decollo. Ogni pilota di elicottero esegue i controlli previsti  check list senza tralasciare nessun punto e decolla quando tutto è risultato in regola. Una lista bloccata delle cose da fare, del come farle ed in quanto tempo farle, sarebbe sicuramente utile ad impedire che si eserciti la discrezionalità ad libitum ed impedirebbe il moltiplicarsi della burocrazia e delle conseguenze nefaste che ne derivano quotidianamente. In Italia si dovrebbe dotare ciascun operatore pubblico di ordini di servizio brevi e precisi, strutturati come le check list dei piloti di elicottero e come quelle americane, in modo tale che possano essere applicati alle pratiche dei cittadini senza uso della discezionalità, senza possibilità di interpretazioni, lungaggini, affossamenti, deroghe. Non è difficile.  Servono protocolli di lavoro draconiani la cui esecuzione possa produrre demeriti per chi non vi si attiene e nessun merito per la loro applicazione, perché il rispetto delle regole nel lavoro non è un merito, è un dovere.   C’è un esempio, che ho fatto altre volte, che illumina il concetto. La legge 241/90 fu salutata con uno smisurato entusiasmo che si rivelo subito profondamente errato. Pareva che il Parlamento avesse finalmente imposto alla P.A. degli obblighi stringenti a favore del cittadino, in fatto di trasparenza.  In quegli stessi anni si concretizzava sulla carta un’altra vergognosa legge che istituiva presso i Comuni la figura del Difensore Civico. Entrambe le leggi sono risultate una solenne truffa: niente trasparenza e niente difesa dei diritti violati. La 241/90 è il capestro dei cittadini. Se qualcuno pensa di poter accedere liberamente ad ogni atto che lo riguardi e da cui possa trarre elementi per dimostrare che sono stati violati i suoi diritti, per far valere le sue ragioni, per far emergere gli errori (sic!) della P. A., ebbene, questo individuo, può starne certo, si è sbagliato di grosso. La P.A., in virtù della solenne patacca che è la Legge 241/90, non fornisce nulla che possa nuocere a sé stessa e che possa favorire l’utente. Fornisce, se le fornisce, ed ha 30 gg. trenta di tempo per farlo, solo carte inutili. Per il resto bisogna ricorrere ai TAR e, capite bene, che, con quel che costano gli avvocati e con quel che costa di diritti e spese una causa al TAR, coi tempi biblici che si prendono i TAR per giungere a sentenza, con le ridicolaggini tipiche dei TAR, per cui sullo stesso fatto una Sezione dà torto alla P. A. e l’altra Sezione dà torto al ricorrente, nessuno potrà mai vedere rispettato il proprio diritto di accesso alle carte che lo riguardano. Forse potrebbero farlo i ricchi, ma in Italia i ricchi hanno molti altri e più convenienti mezzi per bypassare qualsiasi ostacolo si frapponga al conseguimento delle loro richieste. Quanto al Difensore Civico, dopo le interviste rilasciate da ministri inaffidabili e parlamentari di cassetta, che ne celebrarono la portata epocale, tutto cadde nel dimenticatoio per un piccolo, insignificante particolare: i Comuni avrebbero dovuto assumere, ospitare e pagare un Tizio, il Difensore Civico, cui la legge affidava il compito di difendere i Cittadini contro il Comune stesso e contro le altre Pubbliche Amministrazioni.  E’ chiaro che nessun Sindaco che si auto rispetti, per di più autorizzato dalla legge italiana ad esercitare ad libitum il suo “potere discrezionale”,  si sognerebbe mai di stipendiare una “serpe” velenosa, come prometteva di essere il Difensore Civico, introducendosela in seno. Ogni commento è superfluo.

Ma il problema in assoluto più devastante è La Festa della Liberazione che si celebra il 25 aprile di ogni anno. Data funesta, che ricorda la lotta fratricida condotta senza pietà da CLN e Gap dopo la fine della Guerra per eliminare fisicamente, porta a porta, tutti i presunti fascisti  e le loro famiglie, vicini di casa, dipendenti pubblici, persino parenti, etichettando tutti come repubblichini che avevano collaborato coi Tedeschi in ritirata nelle stragi da queste operate. Il 25 aprile è la celebrazione a tutti i costi di una ambigua lotta partigiana che non fu altro che una vera e propria guerra civile di spietati armati contro indifesi disarmati che ha insanguinato l’Italia nel Dopoguerra, cioè l’elevazione di ordinari crimini a livello di atti eroici, premiati con medaglie e scranni, da celebrare ed esaltare. In migliaia ci hanno fatto i soldi e ci hanno costruito carriere politiche e familiari. Ma è servita soprattutto a tenere vivo l’odio, a rinfocolare i rancori, a perpetuare le divisioni e ad impedire la pacificazione e il progresso sociale ed a consentire le ruberie iniziate nel 1948 e non ancora terminate.  La celebrazione del 25 aprile è infatti un problema che serve a mantenere vivo l’odio di classe, l’odio politico, piuttosto che rappacificare gli animi, per cui in Italia si continua a vivere in un clima da Dopoguerra. Mussolini non è stato ancora sepolto del tutto. La salma di Vittorio  Emanuele III rimane esiliata in Egitto e i suoi eredi maschi sono stati fatti rientrare di recente, dalla porta di servizio, privati di ogni loro diritto sui beni di famiglia, proprietà private, non frutti di ruberie e malversazioni. In Italia un cinquanta percento abbondante della popolazione è ritenuto di fede fascista e come tale viene insultato e disprezzato, deriso e discriminato e colpito dalla discrezionalità e dalla burocrazia mediante l’interpretazione soggettiva della norme e la conseguente negazione dei diritti. In una stanza del Capo di un Ufficio ministeriale anni fa leggevo in un quadretto LA LEGGE SI APPLICA PER I CITTADINI E SI INTERPRETA PER GLI AMICI. La frase noin era farina del sacco del Capo Ufficio, ma era stata bellamente pronunciata in un discorso da un Padre Fondatore della Costituzione. Ogni competizione politica, persino ogni talk show si trasforma regolarmente in un ring, in un campo di battaglia, dove volano le accuse reciproche, dove si parlano linguaggi opposti e incomprensibili dall’una e dall’altra parte, dove individui, uomini e donne, manifestano soltanto odio e disprezzo per la parte avversaria e sono incapaci di concordare programmi, di ascoltare, di tentarne l’attuazione condivisa per adempiere allo scopo comune del bene sociale. Su tutto regna l’ignoranza storica più radicale, la menzogna è divenuta l’esercizio di un diritto, il travisamento sfacciato dei fatti è una tecnica di promozione, l’atteggiamento guascone ed impunito di chi occupa spazi di contatto con il pubblico da posizioni amministrative è la faccia del regime che incalza. La classe politica è sempre stata in maggioranza ignorante, buona solo per bivaccare negli anfiteatri parlamentari e votare a comando leggi incomprese e incomprensibili. Ebbene, il livello culturale della classe politica si è andato abbassando così tanto che ai giorni nostri siamo anche costretti a sorriderne con le parodie di Croza il venerdì sera. Il male è che nessuno riesce a mimetizzarsi. Quelli di sinistra, come quelli di destra, ce l’hanno scritto in faccia, lo manifestano nei comportamenti, nelle parole, nelle aspirazioni. L’appartenenza politica è divenuta un fatto di DNA. Per cui sarà impossibile cambiare questo stato di cose. Solo la cultura potrebbe riuscirci, ma questa è ormai interamente nelle mani della sinistra più politicizzata. Eppure, malgrado la dichiarata e dimostrata opposizione politica tra i partiti, i movimenti, nessuno è mai riuscito a controllare l'altro, ma tutti gli schieramenti si sono aiutati tra loro con leggi truffaldine, con l'istituzione incontrollata e inutile di Garanti ed Authority, consentendo che tutti rubassero soldi pubblici a piene mani. Dopo Mani Pulite, si sono fatte leggi (Bassanini ne sa qualcosa) che hanno  modificato le strutture burocratiche, passato di mano responsabilità, investito organi colleggiali di irrresponsabilità oggettiva, per cui si è continuatgo a rubare molto più di prima e meglio di prima.

TRASFORMISMO D'OCCASIONE

Il problema 25 Aprile accompagnerà ancora per tanti anni gli Italiani prima del suo scadimento naturale. Intanto gli Italiani continueranno ad odiarsi e talvolta anche ad ammazzarsi. Non lo risolverà Alfano, il quale, piuttosto che rischiare la volatilizzazione fisica del suo partitello, sta tentando di trasformarsi in ex comunista. La Ministra Lorenzin, col suo bel faccino di bronzo, e il Ministro Lupi, col suo bel faccino da CL, stanno tentando il salto della quaglia verso l’Europa, ben consci probabilmente di essere alla fine della loro parabola  e quindi tentano di assicurarsi altri cinque anni di bengodi ed il vitalizio perpetuo. Alla faccia della tanto osannata necessità quagliarelliana di sostenere l’Italia in crisi, piuttosto che assecondare l’Aventino di Berlusconi. Al mio Paese questo si chiama tradimento, ingratitudine, opportunismo, calcolo, trasformismo. E lo dico anche se Berlusconi non è mai stato quello che potrebbe definirsi il mio idolo.

LO COMUNICO AL MONDO INTERO: LA MAFIA IN ITALIA NON ESISTE PIU’

A giudicare dalle foto apparse sulla stampa mondiale, la mafia in Italia sembra essere stata debellata, infatti la DIA viene ormai impiegata per tradurre in carcere innocue e inoffensive donnine, per la cronaca la Signora Rizzo in Matacena, che si e’ costituita spontaneamente alla Gendarmeria francese e che sicuramente non e’ mai stata e non sarà mai un boss mafioso. Al massimo sarà un’arrampicatrice sociale di bella, bellissima presenza, innamorata delle Ferrari.   Arriviamo al punto. Era il caso di impiegare la DIA per la traduzione  di una detenuta inoffensiva, peraltro consegnatasi spontaneamente ad una polizia straniera, per il solo fatto di essere la moglie di Matacena, senza considerare che si trattava di una donna che non farebbe male ad una mosca e dimenticando che i familiari stretti non sono perseguibili per i reati che le si vorrebbero imputare? Così agendo, potrebbe rimanere il concetto che per tradurre Totò Riina “u curtu” si dovrebbe impiegare un Reggimento di Paracadutisti, una cannoniera della Marina Militare e due caccia bombardieri dell’Aeronautica. Diciamo invece che la Dia non dovrebbe essere impiegata per tradurre donne innocue e di buona famiglia. Fa male alla polizia stessa e soprattutto ai magistrati che hanno ordinato l’operazione, almeno nei termini rivelati dagli organi di stampa. Ci si potrebbe sorridere sopra, ipotizzando addirittura che quindi la mafia non esiste più e per questo motivo alla DIA vengono affidati lavoretti di secondo piano, aggiungendo a comprova che infatti la mafia non becca più neppure gli appalti dell’EXPO, ma se li fa fregare sotto il naso da politici di lungo corso come Greganti e compagni. Ma sarebbe in sorriso veramente amaro. Comunque sia, qualcosa in Italia sta veramente cambiando. Da quando ci sono i PD al Governo la Mafia sembra essere tornata al ruolo gregario ed utilitaristico che aveva nel corso dell’invasione americana e nel primo dopoguerra: intrallazzo, pizzo e pizzini. Non sfugga il fatto che della Banda Greganti, arrestata per i fatti EXPO2015, non facciano parte esponenti della ‘Ndrangheta, della Camorra e della Mafia. E’ la prima volta nella storia delle tangenti e degli appalti truccati che si verifica una cosa simile. Segno evidente che le mafie in effetti non sono mai esistite oppure che i mafiosi sono in fondo teste di legno, prestanome dei politici di professione, che solo talvolta vengono “invitate”, da questi che sarebbero i veri mafiosi, a fare il lavoro sporco, col noto viatico: “Vai avanti tu che a noi ci viene da ridere…”.  Oppure significa che certi politici del passato sono morti solo perché erano come i quaquaraquà di Sciascia e non avevano capito che le promesse da che mondo è mondo si rispettano. Un’altra prova sta nella piega che hanno preso le inchieste palermitane sulla cosiddetta “Presunta Trattativa Stato-Mafia” ormai avvolte da un fumo così cupo e acre che non si era visto neanche ai tempi di Scalfaro. Fumo che partendo dal Quirinale ha raggiunto Palermo, avvolgendo Totò Riina, Mancino, CSM, magistrati, scorte e carri armati. Elementi, quelli afferenti la “presunta trattativa”, di fatto “spariti” dalla scena politica, giudiziaria e giornalistica.  L’offerta del carro armato al Giudice Di Matteo, a me che sono nato militare, fece venire in mente la “storia” triste di Scajola e Marco Biagi : “Una morte annunciata” e un “rompi-coglioni” di meno sulla terra. Persino il Presidente Napolitano ha fornito un’altra involontaria prova della sparizione della Mafia dalla scena politica italiana, allorché da Presidente ormai emerito, ritenne utile, senza per questo subire minacce o pressanti inviti a desistere, insediarsi nuovamente al Quirinale riciclandosi in un secondo incostituzionalissimo mandato. Le ipotesi qui proposte, che potrebberoa qualcuno sembrare bizzarre e  strampalate, sarebbero sicuramente condivise da Falcone, del quale ieri è stato celebrato il 22° anniversario della strage che ne ha causato la morte. E’ evidente che la musica è cambiata. Forse era vero che i diavoli erano il Bibliotecario Dell’Utri, il Trombador Berlusconi e il Malpensante Andreotti. Eliminati costoro dalla scena politica, il PD è andato liberamente al Governo e finalmente è stato risolto il problema annoso delle mafie italiane.

BISOGNA IMPEDIRE LE STRAGI  DEI MIGRANTI NEL MEDITERRANEO. LO DICONO TUTTI. ANCHE PAPA FRANCESCO. MA NESSUNO FA NIENTE.

In migliaia fuggono dalla Siria. Attraversano “a piedi” la frontiera con la Giordania e vengono accolti dalla Giordania in tendopoli, sfamati e curati, in attesa di tempi migliori. La stessa cosa non avviene per i Siriani che raggiungono la Libia per imbarcarsi sulle carrette del mare dei pirati a caccia di facili guadagni. Quasi sicuramente una gran parte di loro non riuscirà a raggiungere le coste italiane e morirà annegata. Ciò è inaccettabile. L’operazione Mare Nostrum non ha impedito del tutto queste tragedie. I morti sono ancora in numero superiore ai vivi “salvati”. E a quali costi? Sicuramente elevatissimi, sproporzionati, dell’ordine di milioni di euro. Senza contare i rischi per le nostre navi e per i nostri marinai.  Il Mediterraneo è la frontiera tra Nord Africa ed Europa. Il confine tra Libia e Italia è in mare e non si può attraversarlo “a piedi” come i migranti possono fare in Giordania, quindi è necessario che l’Europa, se vuole veramente evitare le stragi dei naufragi coi fatti, non con le parole, non ha che una sola cosa da fare: deve andare a rilevare i  migranti direttamente “a terra”, non in mare mentre affogano, quindi in  Libia e negli altri Stati da cui partono i barconi, e trasportare i contingenti presso gli Stati mebri che se ne prenderanno cura. Certo bisognerà costringere gli Stati del Nord Africa  a collaborare con ogni mezzo per impedire le partenze dei barconi, anzi a convogliare i flussi migratori verso appositi siti dove li attenderanno  missioni europee di prima assistenza e soccorso, di verifica dell’identità e di avviamento verso gli Stati di destinazione. Siti e missioni, da predisporre sulla base di un duplice accordo, uno all’interno dell’Europa tra gli Stati membri, l’altro tra gli Stati membri ossia dagli organismi europei eletti e gli Stati rivieraschi del Nord Africa, Libia in testa. Ciò anche a costo di doverlo ottenere con l’impiego di forze armate europee e regole d’ingaggio che prevedano compiti, scopi e funzioni di natura specificamente persuasiva e dissuasiva. L’operazione “mare nostrum” così com’è strutturata, diciamocelo, non e’ un’operazione di solidarietà ma un’ammuina costosa, pericolosa e abbondantemente inutile, oserei dire persino vergognosa e irresponsabile, che consuma risorse italiane, mette a rischio il naviglio e  il personale e se salva, salva modeste percentuali di naufraghi, perché la maggior parte cola ugualmente a picco. Rivela anche la sudditanza genetica e la timidezza diplomatica di Alfano e del Governo di cui fa parte. Una nazione seria, con le palle, governata da persone serie e responsabili, quando è necessario deve esprimere la propria “forza” e le proprie capacità, deve volare alto, altrimenti deve rinunciare alla propria sicurezza e ad un posto onorevole nella società delle Nazioni. Noi, non solo abbiamo rinunciato da tempo alla nostra sicurezza, non solo ce la facciamo addosso per la paura, ma addirittura ci ritroviamo spesso di corvé, comandati da Stati terzi, a fare cose che nulla hanno a che vedere con i compiti delle FF.AA. Non basta acquistare F35 per guadagnare sicurezza, quando poi dobbiamo aspettare lo Zio Sam che ci difenda dai pericoli o ci obblighi a “giocare” con lui e nel frattempo partoriamo topolini spendendo una enormità e ci prendiamo gli sputacchi in faccia da chiunque, pure dai pirati dei barconi, oltre che dagli Indiani. L’Europa può impedire la vergogna degli sbarchi e dei naufragi. Persino l’Italia da sola potrebbe farlo. L’Europa e l’Italia possono anche ficcare in galera i mercanti che sfruttano l’impotenza degli Stati africani e il disinteresse degli Stati membri. I flussi migratori devono essere controllati, guidati, autorizzati a monte, nei Paesi rivieraschi. Non c’è altra via per interrompere i massacri. Se Salvini avesse capito qual era il problema, avrebbe potuto spiegarlo a Bossi, a Fini. A Calderoli e persino a Giovanardi. Invece siamo ancora qui a morderci la coda, a spendere risorse e a seppellire naufraghi, facendo i “Martiri della Merkel”. L’Italia questo deve ottenere, che gli sbarchi vengano immediatamente azzerati. Non impediti, ma resi inutili perché sostituiti da opportunità di trasferimento, gratuite e obbligatorie, in tutte le nazioni d’Europa secondo un piano che deve essere immediatamente concordato con gli Stati membri e gradato secondo parametri che tengano conto della superficie e della popolazione di ogni Stato. L’operazione potrebbe chiamarsi “Ponte sul Mediterraneo” un  po’ simile al ponte aereo che collegò per decenni Berlino Ovest al resto del mondo. Anche al confine tra le due Berlino ci furono morti, quelli sparati dai comunisti della  DDR. Ma i “migranti” che tentavano di scavalcare il muro di Berlino provenivano da Est, da dove cioè gli aerei USA non potevano atterrare. Ma in Libia gli aerei europei possono ancora atterrare. Perché dunque Alfano, Renzi e la Mogherini (la Donnina in rosa pallido Ministra degli Esteri), non s’inventato un guizzo d’ingegno? Perché se la menano tutto il giorno, saldamente inchiodati alle poltrone, sperando che sia la montagna ad andare da Maometto? Per la verità non ci è mai arrivato neanche l’imprenditore Berlusconi a risolvere il problema alla radice, neppure dopo il baciamano tributato a Gheddafi. Gli emuli di Berlusconi sono quasi tutti reclute arruolate da lui, yesman privi di iniziativa, privi di inventiva, privi di cultura manageriale. Cosa si può pretendere da costoro? Eppure i passaggi sono di una semplicità estrema e meriterebbero un dottorato di ricerca in sociologia, se non addirittura il nobel per la pace. Obama lo capirebbe “a volo”. Anche il Sindaco di New York lo capirebbe “a volo”. Ma quella è un’altra sinistra. Alla fine l’ha capito anche Veltroni.

L’EUROPA DEVE ACCOLLARSI IL DEBITO PUBBLICO DEGLI STATI MEMBRI

Bisogna che i nostri politici si convincano che l’Europa e’ la matrigna dei suoi popoli. Che la rinuncia degli Stati europei alla sovranità sulla moneta e su tutte le altre cavolate di Bruxelles deve passare attraverso la costituzione di un’autorità strategica sovra ordinata, dotata di poteri politici, militari e giudiziari, con il conseguente ridimensionamento dello strapotere dei banchieri e degli speculatori. Se no non si va da nessuna parte. Solo concentrando e condividendo il debito di tutti i paesi europei e svalutando l’euro di almeno un punto sotto il dollaro, si può tutti diventare competitivi. Sarebbe l’operazione più furba e pulita di tutti i tempi. Il mondo rimarrebbe a bocca aperta. Il debito serve ad stimolare, incentivate, creare risorse. E’ perfettamente inutile cercare di cancellarlo. Semmai ridurlo. Azzerare il debito sarebbe una gravissima e paralizzante iattura. Bisogna invece sfruttarlo, finché c’è. Di cosa ha paura la Germania. Non siamo forse stati noi Italiani, noi Europei a sostenere i costi della ricostruzione tedesca e i costi dell’unificazione delle due Germanie? La Merkel se lo è dimenticato? Questa non è una partita a “ruba mazzo”. Qui tutti dobbiamo vincere, non solo la Germania. Tocca alla Germania restituire qualcosa all’Europa, anche per il male che ci ha fatto nello scorso secolo, con stragi, deportazioni e distruzioni. Qualcuno avrebbe potuto dirlo alla Signora Angela, invece di farle “cucù” da dietro le colonne. Speriamo che stavolta glielo dica Renzi

L’EURO E’ UNA MONETA ILLEGITTIMA.

Prima di adottare la moneta unica l’Europa doveva diventare Stato sovrano, cioè un popolo unico, stanziato su di un unico territorio, protetto da frontiere inviolabili, difese da forze armate federali, al cui interno doveva operare una polizia federale ed al cui esterno doveva operare un corpo diplomatico federale guidato e controllato da un unico Ministro degli Esteri interlocutore privilegiato nelle crisi di Crimea, della Cecenia, di Nuova Deli (leggasi Marò), di quella permanente di Lampedusa, dell’Iran, della Turchia e dei Paesi del Nord Africa nel corso delle cosiddette Primavere Arabe, ancora non tutte progredite in Estati e in qualche caso regredite ad Inverni.  Così si diventa Stato. Così si diventa Nazione. L’adozione della moneta unica viene a seguire oppure deve essere concomitante. Ma non deve mai precedere una così radicale trasformazione. Questo è il metodo per farsi rispettare nel mondo. Ma a Ciampi, Prodi e Monti non interessava che gli Italiani fossero rispettati nel Mondo.  A loro bastava partecipare alla goduria dei colleghi banchieri e degli amici economisti e speculatori stranieri, pur di acquisire un patentino di banchieri ed economisti europei che avrebbe loro aperto la strada a più prestigiosi incarichi. Così è stato. Se le intenzioni di questi Signori fossero state quelle del bene dei Cittadini italiani e della Nazione italiana, innanzitutto avrebbero preteso un referendum, e comunque sarebbe stato sufficiente che si fossero recati un paio di giorni in Gran Bretagna, magari aumma-aumma, per chiedere a Blair come mai gli Inglesi non adottavano la schifezza dell’Euro. Il passaggio della Tatcher dal Governo inglese è recente. Tutti sanno cosa significa crisi e cosa significa dover dipendere da un debito enorme. In Italia, del passaggio di Quintino Sella si è perso il ricordo e semmai viene mal ricordato per la tassa sul macinato. Ma i Governi Italiani incassano da oltre un secolo le accise per il terremoto di Messina e Reggio Calabria e incassano senza batter ciglio una quantità di altre accise imposte da S.M. il Re e da Mussolini. Per questo l’energia costa cara, per questo le imprese non ce la fanno, per questo siamo in crisi, c’è la disoccupazione e la gente si suicida. Questa Europa sta in piedi su un paradosso. Sembra una federazione di Stati ma non lo è. I suoi organismi di governo (sic!) si comportano come se fossero l’emanazione di una federazione, ma non lo sono. La moneta unica governa le economie mondiali come se fosse la moneta di una federazione, ma di fatto, tra spread pilotati in chiave speculativa, negazione di qualsiasi svalutazione e rifiuto di aumentare il denaro circolante, essa viene usata per fare arricchire i banchieri e gli speculatori mondiali, non solo quelli europei. Al confronto il deprecato conflitto d’interessi di Berlusconi diventa una tartina al caviale. Se questi ignoti Banchieri, forse anche figli di ignota madre, venissero “beccati” da Ingroia e Di Pietro, magari richiamati nei ruoli della magistratura, altro che tintinnar di manette. Per completare il quadro, c’è poi l’incongruenza della normativa europea: non esiste una costituzione federale, la moneta è stata introdotta senza il parere dei cittadini degli Stati membri, non esiste una polizia federale, non esistono forze armate europee, non esiste una politica estera europea. Eppure gli organismi di “governo” europei sono eletti dal popolo e portano proditoriamente avanti la “manfrina” senza privarsi delle ricche prebende e dei generosi rimborsi, soltanto per fare “zum-pa-pà” nelle varie lingue, simultaneamente tradotte nella lingua originale di ciascuno Stato Membro, senza il potere di imprimere un nuovo corso di leggi e provvedimenti coercitivi che vadano a modificare radicalmente le condotte interne degli Stati, ma si devono limitare, come si è più volte spiegato, a misurare la lunghezza delle zucchine, il diametro dei cavoletti di Bruxelles e, a qualcuno piacendo, ad autorizzare la produzione di falsi prodotti italiani (vini, parmigiano, cioccolata, ecc.). Solo la Corte Europea può condannare uno Stato membro. Ma ciò avviene, se avviene, dopo un processo che dura anni e che si può permettere solo un cittadino ben equipaggiato economicamente. Alla fine si otterrà una Sentenza la cui inosservanza costerà soldi ai cittadini, non ai veri responsabili dello Stato, infatti non creerà alcun problema ai Membri del Parlamento i quali se ne sbatteranno altamente della Sentenza della Corte Europea  dei Diritti dell’Uomo, tanto loro non pagano mai. Lo abbiamo scritto tante altre volte. L’euro è una moneta illegittima perché la sua introduzione come moneta nazionale non è stata preceduta da un referendum, ma è stata supinamente subita e imposta con falsi ricatti e improbabili minacce (o così, o così e subito…) provenienti da agenti stranieri (la cosiddetta Troica) il cui interesse era quello di favorire banche e speculatori. E’ necessaria almeno la sua svalutazione ai livelli del dollaro. Inoltre non e’ più rinviabile la trasformazione in titoli di debito europeo, dei titoli di debito degli Stati membri.  Solo così può spezzarsi il gioco sporco dello spread e può ripartire la ripresa economica in tutta Europa. Autori insospettabili tre “grandi” cittadini italiani: (1) un Presidente della Repubblica che sarà ricordato per avere introdotto l’obbligo di cantare l’Inno d’Italia; (2) un Presidente del Consiglio dei Ministri che sarà ricordato per aver saputo da uno “spirito” nel corso di una seduta spiritica che Moro era tenuto prigioniero in Gradoli, senza specificare se in Via Gradoli a Roma o nel Comune di Gradoli in provincia di Viterbo (ovviamente Moro fu cercato in provincia di Viterbo, e nell’intanto i delinquenti lo uccidevano a Roma in Via Gradoli; questa grande operazione politica questa, targata Prodi, entrata nella Storia, che ha segnato una svolta nella politica italiana, cioè, da ora in avanti i problemi li risolve Prodi, consultando i fantasmi;cose da pazzi); (3) un apparentemente normale professore di economia, docente alla Bocconi, cresciuto nelle sale d’aspetto dei principali capi di Stato europei, fatto Senatore a vita da Napolitano per grazia ricevuta, nominato poco dopo Presidente del Consiglio alla caduta di Berlusconi, che passerà alla storia per aver assassinato di tasse gli Italiani nel giro di pochi mesi e creato insieme alla Fornero (appassionata di orti di guerra, nemica di sfigati e bamboccioni e inventora del metodo per l’eliminazione dei pensionati) gli “esodati”, ossia una categoria mai esistita prima che per inventarla bisognava aver fatto in tanti l’università alla Bocconi, se no sarebbe stato veramente difficile pensarci. Tutta gente che nella vita si è sempre fatta i propri cavoletti di Bruxelles.

A PROPOSITO DI “COSTITUZIONE” EUROPEA

Il Presidente  Mitterand ce l’aveva messa tutta, per scriverla, confrontarla, leggerla e farla adottare. Karol Vojtyla ce l’aveva messa tutta anche lui per fare inserire nella bozza della prima Costituzione europea “le radici Cristiane dei popoli europei” lottando strenuamente e inutilmente contro la stupidità Luterana e contro le radici socialiste della ghigliottina francese. Alla fine il compromesso: La Costituzione c’è, ma facciamo finta che non ci sia. L’ammuina borbonica non sparirà mai dalla scena mondiale politica, diplomatica e tributaria. La grande ammuina ha infatti colpito anche la Costituzione Europea. Ma se la Gran Bretagna da circa 350 anni fonda la sua solidità sugli usi, sulle consuetudini e sulle sentenze di illuminati Tribunali, da cosa nasce l’esigenza di una Costituzione europea? Semmai doveva essere deliberata l’ abrogazione delle Costituzioni nazionali. Infatti è più che sufficiente l’adesione completa di tutti gli Stati membri alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo in base alla quale, ancora e per fortuna, vengono “condannati” addirittura gli Stati membri, malgrado le ricche Costituzioni vigenti nei loro Paesi, che vengono sistematicamente violate. Quindi, tanto rumore per nulla.  Come al solito, gli Inglesi la sanno sempre più lunga del resto d’Europa. E la sanno anche raccontare meglio. Peccato che nessuno in tutto il continente ne utilizzi l’esperienza secolare che ne ha fatto un popolo che ha governato il mondo, che tuttora è leader in un poderoso Commonwealth e che conserva, piaccia o meno, l’ambito titolo di madrepatria degli Stati Uniti d’America. Tutti sanno che se gli Inglesi non bevono il tè, vuol dire che il tè è avvelenato. Gli Inglesi si auto governano da 350 anni senza avere mai neanche pensato di adottare una costituzione. Queste persone non sono entrate nel sistema Euro. Forse sono più lungimiranti di Prodi, Ciampi e Monti? Il motivo per cui noi invece ci siamo entrarti è che siamo stupidi, a differenza degli Inglesi che, in patria e nelle colonie, in pace e in guerra, difficilmente li freghi. Però devo ammettere che il fatto che il Principe Carlo d’Inghilterra non ha adottato l’Euro ed io invece me lo sto sorbendo da anni, mi fa tanto incavolare.  L’adozione dell’euro impostaci con l’inganno e la prepotenza da poco illuminati personaggi, mai autorizzati dal popolo, forse animati da interessi partigiani che hanno sabotato lo Stati italiano, ha prodotto una ferita che non si rimarginerà mai.

IN FATTO DI IMMIGRAZIONE E DI NAUFRAGI SPETTA ALL’ITALIA COINVOLGERE GLI STATI MEMBRI. E’ ORA DI MUOVERSI. E’ INUTILE CONTINUARE A GINGILLARSI.

E’ perfettamente inutile fare lunghe premesse, girare intorno all’argomento senza mai centrarlo. Barroso non ha mai detto di no. Schultz, figuriamoci. E’ un volontario nato. Si riempie la bocca di miele quando parla di immigrati, Li ama. La Merkel li invita a casa a natale. Specie i Neri. Tuttavia la Merkel non dichiara, rimane di basso profilo, pronta a bacchettare chi si azzardi a mettere l’argomento all’ordine del giorno. Sappiamo tutti fin troppo bene di cosa parliamo. Ed è anche ora di finirla con la becera propaganda, trasversale e statica, in senso metafisico, cioè che non consente un dialogo in Europa. Eppure ci dobbiamo riuscire a mettere ai primi posti dell’agenda del prossimo semestre europeo, l’argomento immigrazione. In Italia ci sono perfetti ignoranti ed irresponsabili, animati da estremismo radicale, più che da convinta solidarietà (lo si capisce dai toni e dalla terminologia) che si arrogano la facoltà, al pari di professionisti del “tanto meglio quanto peggio”, di irridere coloro che si dicono preoccupati di questa inarrestabile invasione a senso unico che grava unicamente sull’Italia, sol perché i Governi italiani non se la sentono di mettere i cavalli di frisia come hanno fatto gli Spagnoli. Questi Signori dovrebbero preoccuparsi di contestare i politici dell’ultima ora, capaci soltanto di inventare pannicelli caldi che soddisfano la loro personale brama di entrare nella storia (nella storia a fumetti, forse) e che spendono inutilmente i soldi degli Italiani in operazioni tipo “mare nostrum”, continuando a ripetere sommessamente, affinché non vengano uditi oltralpe, che (bla bla bla) “…l’Europa deve farsi carico degli immigrati che sbarcano sulle coste italiane … le coste italiane sono parte della frontiera europea…”. Tutto ciò, senza mai avanzare proposte concrete e progetti a lungo termine e senza porre aut-aut, senza formulare minacce credibili. “Governo Italiano” sinonimo di “Politica estera zero”. Stiamo vedendo, da oltre due anni, cosa ha fatto la politica estera italiana per riportare in Patria i due sfortunati Marò sequestrati in India contro ogni legge internazionale. Se non vado errato siamo al terzo ministro degli esteri. Serve un protocollo d’intesa europeo che stabilisca i numeri e le modalità per un’equa distribuzione diretta e immediata dei migranti negli Stati membri, che progetti e regoli la costituzione di una task force militare europea nel Mediterraneo, davanti alle coste nordafricane, che mostri i denti dell’Europa al mondo e che introduca negli Stati africani rivieraschi missioni intereuropee speciali con compiti di primo soccorso, di controllo e sicurezza, di assistenza e di avviamento all’espatrio dei contingenti nei paesi europei.   L’Italia potrebbe però creare uno stato di fatto, se ne avesse il coraggio morale e politico: potrebbe partire con un semplice preavviso della Farnesina agli ambasciatori degli Stati nordafricani da cui partono i barconi dei migranti, affinché diano comunicazione ai loro Paesi che in Italia è cambiata l’aria e che devono innanzitutto pattugliare le coste, impedire gli imbarchi, concentrare i migranti in zone attrezzate, in vicinanza degli aeroporti internazionali, ove possono atterrare aerei da trasporto passeggeri provenienti all’inizio dall’Italia e successivamente dagli Stati membri dell’Europa. Bisogna costringere l’Europa a smetterla di fare spallucce, con un atto di forza. Agli ambasciatori del Nord Africa va assicurato il sostegno nella predisposizione, presso i suddetti aeroporti, di strutture di accoglienza per i migranti in attesa e per le missioni europee che effettueranno i controlli prima dell’imbarco verso le destinazioni europee. Le commissioni europee di controllo, assistenza e soccorso, dovranno essere accolte presso le strutture predisposte negli aeroporti e verso quelle sedi dovranno essere convogliati i flussi migratori. La protezione delle commissioni (difesa vicina) dovrà essere assicurata dalle polizie locali con il supporto delle forze armate e di polizia europee. Il compito delle missioni, lo abbiamo detto, deve essere quello di raggruppare i migranti per nazionalità, di non separare le famiglie, di fornire cure e assistenza fino alla partenza per gli Stati di destinazione, di assecondare per quanto possibile l’obiettivo migratorio dei singoli, di controllare l’identità di ciascuno, lo stato di salute e gli eventuali documenti e notizie e di predisporre i ruolini con le indicazioni necessarie agli Stati riceventi. Si tratta quindi di istituire ponti aerei con la Libia e con gli Stati rivieraschi per effettuare il trasporto dei fuggitivi, dopo che gli esperti europei avranno vagliato i motivi di fuga, accertato le identità, le condizioni di salute ed economiche, le potenzialità lavorative. Insomma, stop ai centri di accoglienza che hanno ormai assunto il ruolo occulto di inutili campi di concentramento. Non servono prigioni camuffate da alberghi, che aumentano il disagio personale e oltretutto costano risorse umane ed economiche. E’ comunque necessario far comprendere agli immigrati, se possibile fin nei Paesi da cui provengono, che “in mancanza di certezze sull’identità e nell’impossibilità di valutare e controllare provenienza, motivi della destinazione richiesta, non sarà consentito l’espatrio e comunque sarà impedito il traghettamento coi barconi della morte. L’obbligo di rispettare le regole degli Stati europei è il primo passo verso l’integrazione. Più facile di così si muore. Ma Alfano, Renzi e la Mogherini non ci arriveranno mai. Troppo piccoli, troppo gonfiati, troppo impreparati, troppo inadeguati. D’altra parte cosa ci aspettiamo da un Ministro degli Interni che non sapeva nulla della questione Shalabayeva? Da uno cioè che pur di non dimettersi da Ministro, pur di non porre fine ad una indecorosa carriera politica trascorsa come una recluta raccomandata, nelle furerie, nei magazzini e nelle infermerie della DC prima e di Berlusconi poi, ha preferito far credere che il Viminale fosse nelle mani di Procaccini? Come fidarsi di uno che ha firmato il lodo suo omonimo senza condividerne una riga? Lodo peraltro controfirmato da un Presidente, Napolitano di nome e di fatto, che sapeva già come sarebbe andata a finire (se no a che serve essere Napolitani al quadrato?). Nel Paese dei Napolitani in casi analoghi si dice “Accà nisciun’è fesso”. I fessi siamo noi che non siamo nati in Campania.

UN FILO DIRETTO CON IL PRESIDENTE NAPOLITANO

Mi scuso per il gioco di parole del capitolo precedente. Non voleva essere irriverente. Mi rivolgo a Lei direttamente, Presidente Napolitano, per dei suggerimenti dei quali spero vorrà tenere conto. La considero un esperto di politica Interna ed Estera e un fine tessitore di fatti realmente accaduti la cui tempistica non può far pensare ad una semplice casualità.  Posso essere o no d’accordo sulle Sue scelte, ma tant’è, il Presidente della Repubblica è Lei ed a Lei penso sia giusto che mi rivolga. Le chiedo, dunque, cosa si potrebbe fare in un caso come il nostro, Signor Presidente Napolitano, per far uso delle FF.AA. Italiane, senza incorrere in pericolose accuse? Nel 1958, secondo Lei, la Romania poteva tranquillamente essere occupata dall’Unione Sovietica, se ricordo bene. Allora perché non possiamo anche noi occupare oggi la Libia? Cosa è cambiato? Tra l’altro al potere ci siete voi. Chi oserebbe criticarvi? D’Alema nel suo piccolo non se lo è fatto dire due volte. Ha bombardato la Serbia senza batter ciglio, senza contare vittime, distruzioni e risultati. Anche Berlusconi ha condotto l’Italia in guerra ed ha occupato e bombardato territori stranieri senza farsi troppi scrupoli. Le chiamava missioni di pace, in realtà sapevamo tutti che si temeva per le sorti del Petrolio. In Libia Sarcozy addirittura  mandò i bombardieri prima che la NATO desse l’OK alla “strana” operazione di caccia al tiranno Gheddafi. Non crede che dovremmo essere proprio noi Italiani, Signor Presidente, a commissariare la Libia, a condizionarla, a costringerla con il deterrente delle nostre FF.AA. a bloccare questo vero e proprio attacco alla sicurezza del nostro Paese che si concretizza con l’acquiescenza, con l’inerzia, con il consenso a far salpare dalle coste libiche i barconi dei disperati, degli sfruttati destinati quasi sempre al naufragio, colpevoli in diritto internazionale di consentire azioni di pirati e di assecondare l’invasione del nostro Paese? Non mi dica che la missione “mare nostrum” Le sembra una soluzione intelligente, suvvia. Signor Presidente, Lei che è il Capo Supremo delle FF.AA. ed è un fautore convinto della necessità di invadere manu militari i Paesi confinanti quando le loro politiche attentano alla sicurezza, perché non lo spiega al Parlamento prima e al Consiglio di Sicurezza poi? Lei è così bravo ad utilizzare i poteri concessi dalla Costituzione al Presidente della Repubblica, infatti non si fa mancare nulla: invia messaggi al Parlamento, nomina sequele di Capi di Governo non eletti dal popolo e di senatori a vita tutti di sinistra (Monti non lo avrei fatto), si reca in visita da altri capi di Stato, concede “grazie” a condannati a Sua discrezione, si fa ascoltare dal CSM e dalla Corte Costituzionale, è attento a scegliere buoni “cavalli” che poi piazza senza batter ciglio nei consessi sensibili (quella di Amato non ce la doveva fare, Presidente). Perché non prova una volta tanto, da Capo Supremo delle FF.AA. a restituire al Paese la spina dorsale ed a ridare al nome della Nazione quel lustro che merita? A margine, mi permetto di fornire a Lei un altro suggerimento. Non mi capita spesso di conferire con il Capo dello Stato. Argomento: carceri, carcerati e condanne europee per violazione dei principi posti a tutela dei diritti dell’Uomo. Mi piacerebbe che Lei, Presidente, invece di inviare inutili esortazioni alle Camere affinché diano corso a provvedimenti migliorativi della situazione carceraria, facesse una bella cosa, desse cioè una bella lezione di competenza e di stile a Grasso, Boldrini, Capi gruppo di partito, Parlamentari e Governo. Cosa le costa organizzare un bel giro nei penitenziari, facendosi assistere da esperti del Suo Ufficio (il Quirinale ne stipendia una pletora), per analizzare a domicilio, parlando con i Direttori, visionando i fascicoli,  i casi dei carcerati suscettibili di attenzione, e poi, senza tanti complimenti, liberasse, Lei, i detenuti in eccesso, con Atti Individuali di Grazia motu proprio (vi includa anche Berlusconi, sia generoso). Con un po’ di buona volontà vedrà che nel giro di qualche mese renderebbe vivibili le carceri italiane. Il mondo direbbe che ha esercitato un Suo potere, Lei farebbe del bene a tanta gente, renderebbe finalmente felice Pannella, darebbe una lezione storica al Governo e al Parlamento  e, ne sia certo, passerebbe sicuramente alla Storia come uno statista illuminato. Nessuno direbbe che si sia trattato di un golpe, può starne tranquillo, Lei che è così attento ad evitare accuse nazionali ed internazionali di aver attentato alla Costituzione e quisquilie simili. Lei è serio e coerente, Presidente, e non può essere certo paragonato a Dario Fo che da settant’anni non smette di riciclarsi: Volontario parà nella RSI, Comunista del primo Dopoguerra, dissacratore di Cardinali e Generali per necessità di lavoro e premio nobel per la letteratura proprio per la sua capacità di far politica in modo rocambolesco pulcinellando le cose serie, ed ora addirittura simpatizzante Grillino. Signor Presidente, siamo tutti intercettati, anche Lei, a quanto risulta dalla cagnara sollevata dall'ex magistrato Ingroia, che passerà alla Storia come il Fondatore del Movimento Rivoluzione Civile. Speriamo che “qualcuno” mi “ascolti” e Le riferisca. Grazie.


 

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