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OPERAZIONE U.N.C.L.E.

      

   

Cinema

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Recensione di:

Carlo Cerofolini


Gli anni sessanta del muro di Berlino e della guerra fredda

 

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OPERAZIONE U.N.C.L.E.


Un film di Luca Guadagnino

OPERAZIONE U.N.C.L.E.

Gli anni sessanta del muro di Berlino e della guerra fredda

(Roma, 05/09/2015)

Nonostante i capi d’accusa che gli vengono imputati, la pratica del remake non accenna a diminuire, se è vero che proprio ieri il nuovo film di Luca Gaudagnino, rifacimento del celebrato La piscina di Jaques Deray, si è guadagnato un posto nel concorso ufficiale del prossima edizione del festival veneziano. Nella stessa direzione anche se con minor tasso di autorialità si esercitano l'inventiva e la goliardia di Guy Ritchie che per “Operazione U.N.C.L.E.”, rivisitazione opportunamente aggiornata della celebre serie televisiva, decide di riproporre la stessa joint venture che era stata alla base del successo di Sherlok Holmes, con Lion Wigram nuovamente a coadiuvarlo in fase di scrittura e produzione. Rispetto ai lungometraggi dedicati al celebre investigatore, il nuovo lavoro dell’autore inglese mantiene lo stesso spirito; non solo perchè il regista si ritrova a ragionare su un soggetto già visto e su un passato storico - in questo caso gli anni sessanta del muro di Berlino e della guerra fredda - da ricostruire secondo i canoni dei film in costume, ma soprattutto perché, ancora una volta, la componente action, derivata dal fatto che i protagonisti della vicenda sono agenti segreti chiamati a sventare la minaccia di una possibile guerra nucleare, viene innestata su un plot fortemente sbilanciato sul versante della comedy. Tendenza, quella della contaminazione dei generi, diventata una delle caratteristiche principali del cinema contemporaneo e postmoderno, che Ritchie ha utilizzato a partire da Lock, Stock, pazzi scatenati, opera prima in cui l’ex marito di Madonna si divertiva a giocare con i canoni e gli stereotipi della crimestory.
Da questo punto di vista la sequenza che fa da prologo al film costituisce la dimostrazione lampante di quanto abbiamo detto, perché Ritchie in un colpo solo riesce a soddisfare i requisiti del progetto sia dal punto di vista narrativo che dei meccanismi di genere, utilizzando la rocambolesca esfiltrazione di Gaby, organizzata dall’agente dell’FBI Napoleon Solo, brillantemente reso dal superman Henry Cavill, e contrastata da quello del KGB Illya Kuryakin, ottimamente interpretato dall’Arnie Hammer di Lone Ranger, per definire allo stesso tempo il tono della storia e le dinamiche tra i personaggi; con la fantasia di Napoleon opposta alla schematicità di Illya,  esasperate quel tanto che basta per rappresentare in maniera farsesca il corrispettivo confronto tra l'America e la Russia di quegli anni. Dopo un inizio a dir poco folgorante, “Operazione U.N.C.L.E.”  si prende più di una pausa, con i passaggi dedicati agli inseguimenti e alle sparatorie che, paradossalmente, penalizzano per mancanza di ritmo e una certa scontatezza, la qualità di un contesto che invece prende quota ogni volta che lo spettatore si ritrova immerso nelle schermaglie dei due aitanti protagonisti che, destinati a collaborare per il trionfo del bene comune, continuano però a sfidarsi sul piano della moda e del buon gusto.
Espediente tipico dei lungometraggi attraversati dalla volontà di decostruire gli archetipi della narrazione, la post-modernità del film producono un piacere che deriva più dal fatto di riconoscere il mascheramento operato sui campioni originali che da un vero e proprio trasporto emotivo. Più testa che pancia insomma, senza dimenticare il surplus offerto dall’allestimento vintage di ambienti, abiti e accessori  e dalla versione dolce vita della città capitolina, dove si svolge parte della storia.


Carlo Cerofolini

 

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