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USTICA (FILM)

      

   

Cinema

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Recensione di:

Carlo Cerofolini


Un episodio semplice trasformato dai tribunali nel tracciato tortuoso di una storia infinita

 

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USTICA (FILM)

Un episodio semplice trasformato dai tribunali nel tracciato tortuoso di una storia infinita

(Roma, 02/04/2016)

Il grado di civiltà di un popolo si misura anche dall’importanza assegnata alla memoria delle cose passate. Ricordare chi siamo e da dove veniamo ci permette di governare il presente diminuendo il rischio di ripetere errori già fatti. La difficoltà di mettere in pratica tale proposito deriva soprattutto dalla paura di guardarsi dentro e di scoprirsi diversi da ciò che credevamo. Una possibilità di cui è certo consapevole Renzo Martinelli, regista di film discussi e discutibili – Vajont, Piazza della cinque lune - proprio in ragione di un cinema che è sempre stato un mezzo per evocare e fare luce su alcuni degli episodi più tragici e oscuri della vita repubblicana e a cui appartiene di diritto Ustica, il suo nuovo film ispirato agli avvenimenti che il 27 giugno 1980 provocarono la morte degli 81che viaggiavano a bordo del DC 9 della compagnia aerea Itavia inabissatosi tra le isole di Ponza e Ustica per circostanze ancora lontane dall’essere chiarite. Rispetto alle tre ipotesi che si sono avvicendate nel corso degli anni – cedimento strutturale e abbattimento causato da un missile sono le altre due - il regista sceglie quella emersa dalle circa tremila pagine redatte da Giancarlo Priore, il giudice incaricato di occuparsi del caso. Integrando il materiale processuale con le informazioni provenienti dalle interviste ai familiari delle vittime e le perizie degli esperti Martinelli procede in senso opposto rispetto alla tendenza con cui il cinema del reale si rivolge all’ambiente circostante. Così se è vero che molte delle opere documentarie del panorama italiano e internazionale hanno fatto propri la forma e i codici tipici del cinema di finzione, Ustica è il risultato di un’ibridazione di segno opposto. I protagonisti della storia, per l’appunto, non sono né persone reali, messe davanti alla macchina da presa per assolvere alla loro funzione testimoniale, né attori sociali, chiamati a portare sullo schermo sé stessi e la propria vita, come per esempio accade nei film di Marcello e Minervini. Così sia il politico di Marco Leopardi, deciso a fare luce sui depistaggi operati per occultare la verità sulle cause della sciagura, che la giornalista impersonata da Caterina Murino, distrutta dal dolore per la perdita della sua bambina e per questo disposta ad unirsi all’uomo nel tentativo di identificare i colpevoli, sono prima di tutto personaggi di finzione, creati dalla penna del regista per soddisfare le esigenze drammaturgiche e di spettacolo tipiche del cinema di intrattenimento, ma sono anche il mezzo utilizzato dall’autore per dare voce alle carte processuali, parafrasate nelle parole e ricostruite nelle azioni poste in essere dai protagonisti durante lo svolgersi della vicenda. Tenuto conto che Ustica è un prodotto indipendente e low budget il risultato è degno di nota non solo perché l’esposizione dei fatti è tanto agghiacciante quanto puntuale nella dimostrazione della tesi sostenuta e cioè che la tragedia di Ustica fu causata dall’impatto del DC 9 con un caccia americano impegnato ad intercettare un Mig libico infiltratosi in territorio italiano. Infatti, dando per scontato che in termini di pathos il film di Martinelli non può prescindere dall’oggetto dei propri contenuti, bisogna dire che Ustica funziona bene anche come thriller grazie a una regia che evitando di mostrare la violenza in maniera diretta, utilizza i fuori campo per rielaborare sul piano artistico la mancanza di risposte rispetto alle responsabilità dell’immane tragedia. Davvero un bel traguardo per un film che nessuno voleva fare e che invece sarà da domani nelle sale italiane per impedirci di dimenticare. Voto sei e mezzo.


Carlo Cerofolini

 

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