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GLI ULTIMI PADRI

      

   

Inchieste

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Analisi di alcuni fenomeni sociali del nostro tempo

 

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IL BACO DEL SECONDO MILLENNIO


Il Baco del Secondo Millennio

GLI ULTIMI PADRI

Analisi di alcuni fenomeni sociali del nostro tempo

(Rieti - Porto Recanati, Jul 15 2003 12:00AM) In questo strano mondo che si è andato configurando, costruendo e plasmando nei decenni trascorsi, ci si immaginava di aver realizzato tutti i sogni dell’Umanità. Si era creduto di essere forse giunti sul punto di aver eliminato la povertà, le malattie, le ingiustizie, le persecuzioni, la fame, l’ignoranza e forse di essere ormai vicini ad aver costruito una società giusta, saggia, colta, intelligente, concreta, capace, responsabile ed onesta. Alcuni, sia a destra che a manca, si erano addirittura affannati a spiegare ai popoli la propria idea di Paradiso senza però scendere nei particolari, tacendo insomma sulla sorte degli “scarti di produzione”, per rendere più credibile la loro personale teoria. Le Organizzazioni delle Nazioni si sono insediate con grande enfasi, hanno avviato iniziative di pace, hanno esportato la democrazia e moltiplicato gli aiuti umanitari. Ad un certo momento però, quando sembrava che tutto il meglio fosse stato finalmente realizzato, si è verificato un fenomeno che neanche la più accorta sociologia aveva completamente previsto: le idee dei popoli della terra si sono confuse. Tutti parlavano e nessuno ascoltava, tutti avevano ragione, ma non trovavano uno disposto a dargliela; anzi aumentavano sempre di più le schiere di coloro che eccellevano nell’arte di saper dare torto a chiunque. Si è ripetuto, insomma, ciò che accadde a Babilonia: ognuno voleva accreditare la propria lingua, il proprio pensiero, le proprie leggi, con il risultato di creare una irreversibile confusione dei linguaggi, delle culture, delle idee e della ragione. Questo disastro sociale è progredito in modo incontrastato, anzi ne è stata agevolata l’evoluzione in nome del progresso e si è diffuso capillarmente su tutto il pianeta, ci viviamo tuttora dentro ed ha prodotto dei mali la cui portata non è ancora possibile determinare fino in fondo. La congiuntura, lo si creda o no, è stata prodotta dal lavoro subdolo di una sorta di “Baco”, una specie di “Virus” atipico sul quale si è scritto quasi tutto e contro il quale purtroppo non si è fatto quasi nulla. Questo particolare Virus si é insinuato tra la gente, ha varcato i confini delle nazioni, ha contaminato i linguaggi, ha modificato il contenuto dei discorsi e liquidato i significati accreditando evanescenti accostamenti sui quali ognuno ormai può capire ciò che vuole e con i quali si pretende di spiegare qualunque cosa. Stiamo parlando del “Baco del Secondo Millennio”, da non confondere con quello effimero dell’ora Zero dell’anno 2000, perito di morte ingloriosa dopo tanta inutile pubblicità. Si tratta di un Baco sconosciuto, ma destinato a durare; un Baco auto generatosi nello stesso brodo di coltura del quale si è alimentata la società contemporanea, che ha infettato, indisturbato, gli intelletti, ha inquinato le intelligenze, ha oscurato la cultura, ha messo in discussione i valori, la religione, la pietà, la fede, la vita, la famiglia, il matrimonio, la speranza, i figli, il diritto, il dovere, l’autorità, la legge ed ha messo in discussione persino l’uomo. Risultato: la cosiddetta società civile si è arricchita a dismisura di “selvaggi” , mentre gli individui “civili” si sono ormai ridotti ad un’inerme minoranza, dando così luogo ad un incalcolabile squilibrio. Si parlerà, prima o poi, di questo Baco, ma forse se ne parlerà tanto in là nel tempo, che sarà ormai troppo tardi per il vaccino o per l’antidoto; oppure se ne parlerà quando non ci saranno più individui capaci di comprendere e di spiegare cosa sia realmente successo. Allora si dirà che pure in passato ci sono stati inquisitori, tiranni, conquistatori, sfruttatori, imbroglioni ed oppressori. E si ricorderanno i tempi bui, quelli appunto dei “selvaggi”, i tempi in cui la destra non sapeva cosa stesse facendo la sinistra. Quei tempi insomma in cui le trame, i tradimenti, gli abusi, gli stermini, erano l’unica forma di espressione di un potere acerbo che doveva essere affermato ogni giorno, perché se ne potesse confermare l’esistenza. Quello in effetti era un potere che si esercitava in ogni casa, ad ogni ora del giorno e della notte e nell’istante stesso in cui veniva imposto; perciò stesso era un potere comprensibile soltanto ai sopravvissuti che ne avrebbero potuto narrare agli scampati la temibilità. Gli eventi legati all’evoluzione dell’uomo, pur nella loro drammaticità, non hanno però le proporzioni dell’opera che il vile “Baco” ha compiuto. Si è infatti trattato di un’opera capillare e devastante che non ha paragoni. Forse un paragone si potrebbe fare soltanto con il “diluvio universale”, l’evento che ha interessato tutto il pianeta e non ha risparmiato niente e nessuno. Il fenomeno più evidente che anima ancora questo processo si può individuare nella diffusione abnorme dei mezzi di comunicazione che vengono ormai utilizzati indiscriminatamente per inviare in tempo reale qualunque tipo di notizia, immagine o messaggio in ogni angolo della terra. Questo fenomeno ha turbato la serenità e la compostezza che i popoli avevano coltivato e conservato per secoli e ad esso debbono essere fatte risalire le maggiori responsabilità del terrorismo, dell’immigrazione clandestina indiscriminata, della confusione delle razze e della diffusione di particolari malattie e di alcune tipologie di criminalità prima sconosciute al cosiddetto mondo civile. Non è meno preoccupante il fatto che si sia ormai affermata una capacità generalizzata, da parte di Stati anche minori, di acquisire armi di distruzione di massa al di fuori di ogni ragionevole necessità, che sfuggono ad ogni pretesa di controllo da parte delle Organizzazioni soprannazionali. Questo scenario costituisce una minaccia permanente per l’Occidente che è costretto a subirne un ricatto che genera comunque insicurezza negli individui, i quali a loro volta scaricano nella società il loro malessere. Un’altra forma di pressione psicologica, che si colloca fra i fattori di prevaricazione sociologica, è generata dallo sviluppo raggiunto dai sondaggi d’opinione, condotti con l’ausilio di tecnologie investigative del pensiero delle masse, che emettono sentenze di credito o discredito, utilizzate per la conservazione del potere o per la debilitazione mediatica dell’avversario politico, la cui influenza sulla libera formazione delle idee determina disorientamento. Non è infine un mistero che su ognuno di noi vegli ormai Echelon, il Grande Fratello che controlla e registra le comunicazioni dell’intero pianeta. Questi fenomeni epocali, che non erano neanche ipotizzabili fino a qualche decennio fa, a noi della nostra generazione hanno cambiato le carte in tavola. E non ce ne siamo neanche accorti! Nei nostri anni migliori, ruggenti li chiamavamo, abbiamo cercato di costruire una società migliore. Abbiamo educato i figli, insegnato loro il mestiere di vivere, dato loro l’esempio, travasato in loro l’esperienza, configurato pericoli e suggerito comportamenti. Poi, al momento di vedere realizzati i progetti, ci siamo guardati intorno e abbiamo scoperto che il gioco era cambiato. Non si giocava più a padri e figli, non si giocava più a marito e moglie, non si giocava più a guardie e ladri. Non si giocava proprio più. E quelli che sembravano giochi, erano soltanto campioni di vita senza valore, erano brandelli di felicità effimera. I padri e le madri abbandonavano i figli; le coppie si separavano; non c’erano quasi più guardie, ma solo ladri. Al di sopra di questo nuovo assetto sociale, si era collocata la moda dei suoni martellanti nelle discoteche e delle filastrocche “rap” che ripetevano ossessivamente i temi idioti di una filosofia usa e getta. Quando la società civile si è resa conto del fatto che quei decibel incontrollati e quelle filastrocche insulse e demenziali avevano stordito il cervello e forato i timpani di molti giovani, era ormai troppo tardi per correre ai ripari: il Baco aveva compiuto il suo lavoro! Ed aveva anche distrutto i germogli delle coscienze, il volo dei sogni, gli spazi della speranza, la forza dell’intelligenza, le conquiste della maturità. Tutto era stato inesorabilmente e irrimediabilmente ammaccato, sforacchiato e squinternato dal martello e dal trapano di uno stupido Baco che aveva giocato tutti, padri e figli. I figli non erano quelli che i genitori avevano creduto di aver forgiato. Le nuove famiglie duravano lo spazio di un viaggio di nozze, perché erano effimere, non erano nate dall’amore, non si erano fondate sulla tolleranza e sulla reciproca comprensione, ma erano state improvvisate sull’insipienza e sull’irresponsabilità, o basate su un contratto di tipo economico-finanziario. I figli dei figli giungevano di solito indesiderati, oppure non nascevano neanche più perché non c’era tempo; troppe responsabilità, troppi sacrifici, troppe spese e soprattutto, sarebbe finita la vita spensierata. Un esame approfondito del panorama politico che ha caratterizzato questi decenni potrebbe aiutare ad individuare le responsabilità degli amministratori della “cosa pubblica” che hanno tracciato le linee guida e fornito con cedimenti e leggi bipartisan un notevole contributo perché tutto ciò si verificasse. Parallelamente appaiono flebili o inesistenti le iniziative della Chiesa Cattolica contro il progressivo deterioramento della società civile e quindi grandi le responsabilità dei curatori della religione, i preti, che sono spariti dalla società e non si sa dove siano finiti, né cosa stiano facendo. Non ci sono infatti più preti e Dio ci salvi da quelli che sono rimasti e da quelli che frettolosamente vengono ordinati nelle anemizzate Curie. Nel frattempo, solerti Cardinali fanno firmare al Papa lettere encicliche predisposte “a tavolino” (cfr. l’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”), senza pensare che il livello culturale e le possibilità intellettuali di chi dovrebbe leggerle o ne dovrebbe osservare il dettato è eterogeneo, con picchi di non cultura eccezionalmente alti. In Vaticano forse avviene quello che avviene nei Parlamenti dei Paesi democratici occidentali: c’è una corsa sfrenata a produrre leggi ed a regolamentare tutto; si tratta di leggi che non vengono rispettate perché nessuno le conosce, perché sono troppe, perché cambiano continuamente, perché non interpretano lo spirito dei tempi, perché sono in contrasto le une con le altre, perché mancano le sanzioni o mancano i giudici o manca la certezza della pena. In Vaticano, probabilmente, si predica bene e si razzola male. Da una parte, per esempio, si incentivano le frequentazioni dei Cristiani separati da Santa Romana Madre Chiesa Cattolica, dall’altra si sospendono “a divinis” i preti che indulgono a frequentazioni ecumeniste o ne evolvono il concetto spirituale teorico fino a contenervi le pratiche effettive di fede e di culto; la qualcosa, a quanto pare, è ritenuta una scorrettezza talmente grave da meritare la sospensione “a divinis”. Che per un sacerdote equivale al rogo. Amore scambiato per eresia? Ritorno dei tempi di Bruno e Savonarola? Chi può dirlo? Sul punto ci sarebbe da indagare. Intanto, diciamo almeno questo: che la Chiesa Cattolica, pure essa, è stata vittima del Baco del Secondo Millennio e non è sfuggita al progressivo deterioramento dei costumi che ha interessato il mondo intero ed ora tenta di correre ai ripari, magari sbagliando la medicina. E’ anche per questo motivo che siamo alla vigilia della tirannia. La tirannia utilizza infatti i sentieri sotterranei scavati dal Baco e si insinua sottilmente nei regimi democratici travestita da legge parlamentare ed é sostenuta dal consenso popolare estorto alle masse dai maestri dell’investigazione del credito mediatico.

E purtroppo, non si torna indietro se non si è prima toccato il fondo!

Ormai la prima lettera dell’alfabeto non è più la “A”, come Amore, ma la “S”, come Sesso e come Soldi, e per spiegare il valore etico della trasmissione dei geni ai figli e della funzione sociale della famiglia, bisogna chiedere soccorso alla Storia, rifarsi alla “fara longobarda”, evitando, per correttezza civica, ogni riferimento alle famiglie di Cosa Nostra nelle quali, a ben vedere, i legami familiari contano ancora qualcosa. Alle nuove generazioni fa paura il discorso sulla validità della famiglia e viene il voltastomaco soltanto a sentir parlare di figli come continuazione della stirpe o mezzo per realizzare speranze e ideali. Questo mondo moderno, utopico, ancora tutto da conoscere e da capire, in cui non c’è spazio per i sogni, ma solo per il danaro; in cui è più importante avere che essere; in cui tutti devono essere uguali, tutti devono avere tutto, tutti devono essere premiati, tutti devono parlare (non importa cosa dicano); in cui la morte è una notizia e la vita passa inosservata; in cui si fanno leggi per gli animali e si lasciano morire i barboni negli scatoloni; in cui si bruciano boschi come candele; in cui invece di piangere ci si uccide, invece di ridere ci si uccide e ci si uccide per una bugia, per un due in chimica o per una bicicletta negata; in cui si insiste ad insegnare la democrazia a coloro i quali credono che sia un prodotto americano e non hanno mai studiato né greco, né latino, ed i cui genitori potrebbero essere cannibali (ogni riferimento al generale Idi Amin é voluto); in cui una piccola parte del genere umano deve lavorare e farsi un sedere “così”, mentre la restante parte non si è mai rimboccata le maniche ed aspetta che le venga portata a domicilio la sua quota di ricchezza, anche se non ha contribuito e non contribuirà mai a produrne; questo mondo “bacato” in cui alcuni popoli scoprono la religione soltanto dopo che sono stati toccati da eventi drammatici, ed altri popoli, per sopravvivere alla miseria, non trovano niente di meglio da fare che produrre quantità enormi di sostanze droganti destinate agli ignobili mercati delle mafie internazionali che provvedono a distribuirle “spacciandole” per surrogato di Dio; questo mondo, dicevo, sembra un autobus impazzito, una specie di immenso Titanic che viaggia senza conduttore verso l’imminente catastrofe e, nel frattempo, i suoi passeggeri non si curano affatto del loro destino e non hanno neanche l’opportunità di occuparsi del destino dei loro figli perché non ne hanno voluti o perché li hanno abbandonati. Noi siamo dunque gli ultimi padri della Storia occidentale. Escludendo dalla conta i padri del mondo islamico che si riproducono invece regolarmente ed a ritmi sostenuti e che si sono già infiltrati numerosi nell’Occidente e che entro i prossimi quarant’anni prenderanno il nostro posto soppiantando la nostra civiltà, dopo di noi non si produrranno più padri e di conseguenza neanche figli per cui il genere umano occidentale è destinato ad estinguersi. Alla faccia del Baco del Secondo Millennio!

 

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