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Lettera a Granzotto del quotidiano "Il Giornale"

      

   

Editoriali

 Registrazione Tribunale di Rieti n. 5 del 07/11/2002

 

 

Articolo di:

C. SARCIA'


Sull'opportunità di inserire la sua foto nella rubrica riservata ai lettori

 

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Lettera a Granzotto del quotidiano "Il Giornale"

Sull'opportunità di inserire la sua foto nella rubrica riservata ai lettori

(Rieti, Jul 20 2003 12:00AM) Pregiatissimo dottor Granzotto, la Sua immagine sogghignante, da qualche settimana incastonata nella rubrica delle lettere, mi ha fatto pensare che la trovata non era farina del suo sacco. Ho pensato che si fosse trattato di ordini superiori. Poi mi sono detto: Granzotto ci è cascato; neanche lui ha saputo resistere alla lusinga di mostrare ai lettori il volto dell’interlocutore quotidiano designato, alla stregua di altri personaggi che popolano le pagine del giornalismo d’opinione. Visto che la mia non è un’impressione isolata, confortato dall’intervento del lettore Truzzi che considero qualificato, se non altro per l’esperienza accumulata nel corso dei 93 anni che dichiara, Le scrivo ciò che penso in merito. Passi per l’esposizione delle “braciole” del prof. Baget Bozzo; si tratta di un personaggio mediatico che in fondo non riserva sorprese. Transeat per le cuffie dell’Indignato speciale Andrea Pamparana; è risaputo che un sottofondo in cuffia aiuta il fluire delle opinioni. Ma Granzotto no, cacchio. Un Granzotto ridotto ad icona, per di più ridens, non me lo sarei mai aspettato. La novità, secondo me, ha fatto crollare il castello che il lettore sapiens medio si era costruito sul Suo conto. Uno che segue una rubrica come la Sua non vuole avere cognizione delle sembianze dell’estensore dei pareri. I lettori che seguono una rubrica di corrispondenza in realtà partecipano ad un Forum permanente nel quale ognuno spera di prendere prima o poi la parola; intanto leggono gli interventi degli altri e soprattutto centellinano ed assaporano le risposte del Maestro. La condizione percettiva è dunque quella di far parte di un unico corpo formato da individui anonimi. A questa condizione nessuno può sfuggire, tanto meno Granzotto che ne è il principale riferimento. Noi non dobbiamo conoscerci: sono le nostre intelligenze che devono conoscersi e dialogare. E poi, la rivelazione della propria immagine, fa subentrare altri fattori, finisce il senso di libertà, il livello di interesse precipita e la magia del Forum permanente svanisce. E’ necessario quindi che il riferimento primo, cioè Granzotto, non abbia un volto, talché si possa liberamente leggere ciò che egli ha liberamente scritto, senza allegati fotografici caratterizzanti, condizionanti e fuorvianti. In effetti a noi lettori piace figurarci colui che ci risponde da un quotidiano impegnato con le sembianze che la sua risposta ci suggerirà di volta in volta. Potrà quindi apparirci come un cavaliere senza macchia e senza paura che mena fendenti a dritta e a manca, o come un rambo vendicatore di torti, o come un filosofo con barba e occhiali, o come un saggio con saio e bastone. Non importa quanti anni abbia, se è pugliese o piemontese, se distribuisca sorrisi di compiacimento o se dispensi grugniti di disapprovazione. L’importante è che le sue risposte accendano in noi lettori la luce della speranza, che siano condivisibili da un’ampia tipologia di soggetti e, massimamente, che interpretino il comune senso di disgusto per le porcherie che vanno caratterizzando la vita del nostro Paese nel momento storico che stiamo affannosamente vivendo. Anzi, più egli è anonimo e più viene percepito quale interprete dei sentimenti di ciascuno. Mia madre mi diceva sempre: “Ascolta il consiglio degli altri, ma quello tuo non lo lasciare”. Sostituisca quindi la foto come reclama il Truzzi o la tolga per sempre come piacerebbe a me, purché decida con la Sua testa e, se possibile, non lasci ad altri le decisioni. In chiusura, senza voler fare il saputello, a riga sette della risposta al signor Truzzi, rilevo “…e glie ne si dia merito…”. Non mi piace; io avrei usato una delle tre forme seguenti: 1) gli se ne dia merito; 2) se ne dia merito a lui; 3) gli si dia merito di ciò. Con le più vive cordialità.

 

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